Red Sox: Anatomia e Pagelle

Papelbon salta: ha appena chiuso con uno strikeout, Boston è campione!

I Red Sox hanno appena vinto il loro secondo titolo negli ultimi 4 anni, ed il terzo negli ultimi 90. In totale, è il settimo titolo della loro storia. Nel baseball moderno, quello del nuovo millennio, c'è molta competitività  e sicuramente non si può parlare di dinastia, ma loro sono quanto di più vicino ci possa essere. Rispetto all'ultimo titolo, quello del 2004, sono rimasti solo 7 giocatori nel roster ed è cambiato quasi tutto il coaching staff, ma non è cambiata la forza di una squadra che ha saputo utilizzare tutto il possibile per rafforzarsi: forza finanziaria (secondo monte stipendi in MLB), scouting, analisi statistica e crescita dei giovani del farm system.

Il punto di svolta della franchigia è arrivato probabilmente tra le stagioni 2001 e 2002, quando John Henry e Tom Werner l'hanno comprata per 700 milioni di dollari. Da lì, la crescita è stata inarrestabile. Dopo un'annata di analisi ed assestamento, è stato assunto il nuovo GM, Theo Epstein, giovanissimo stagista all'interno dell'organizzazione, ed è iniziata la rivoluzione. La squadra ha assunto un atteggiamento sabermetrico (dall'inglese "sabermetrics"), basato sull'analisi oggettiva del baseball e sull'analisi statistica. E' stato assunto anche il guru statistico Bill James. Quest'attitudine è stata derisa da tanti analisti di lungo corso, che ritenevano che le statistiche non potessero dire più di tanto. Cinque anni dopo, si può chiaramente dire chi abbia avuto ragione.

Nel 2003 Boston ha perso solo in gara 7 dell'ALCS, dopo dei sanguinosi errori del manager Grady Little, immediatamente silurato. Sono arrivati altri giocatori, il monte stipendi si è gonfiato ulteriormente ed Epstein ha avuto completamente carta bianca. Il risultato è stato evidente: titolo delle World Series nel 2004, con sweep ai danni dei forti Cardinals. Nel 2005 sconfitta al primo turno dei playoffs contro i caldissimi White Sox e nel 2006 niente post-season. E' stata proprio quest'ultima stagione a dare fiato alle tante critiche al mondo statistico ed analitico: guardando il solo risultato finale, si poteva dire che i giovani non crescessero, che l'analisi non funzionasse, e che il titolo fosse casuale. Guardando un po' meglio però, la situazione appariva chiara: i Red Sox alla trade deadline avevano il secondo record MLB in assoluto, prima di essere colpiti da una serie impressionante di infortuni, che l'avevano affondata. Era stato un caso, ed infatti con qualche ritocco poco più che marginale in questa stagione, e con l'ossatura uguale all'anno scorso, Boston è tornata a vincere il titolo divisionale scappando sin dai primissimi giorni di aprile, e mantenendo il miglior record MLB fino alla fine, prima di diventare calda ai playoffs e vincere nuovamente un titolo a dir poco meritato.

I playoffs non sono stati esattamente una passeggiata, o meglio, l'ALCS non lo è stata. Cleveland è andata avanti 3-1 prima di subire una tremenda rimonta (con un parziale di 30 punti a 5 nelle ultime 3 partite) che non le ha lasciato scampo. Gli Indians si sono dimostrati formidabili avversari, ma alla fine neanche loro hanno potuto nulla contro una squadra più completa e quadrata. Si sono presi gli scontri ravvicinati ed hanno dovuto cedere tutti gli incontri in cui i Sox hanno messo in campo la loro potenza di fuoco accoppiata allo straordinario pitching. Le World Series invece sono state le più noiose e dominate dalla storia. La differenza punti (+19) inflitta da Boston a Colorado è stata la più larga della storia (considerando le serie terminate in 4 partite), e le speranze dei Rockies (mai domi, ma purtroppo non all'altezza) si sono accese e spente molto rapidamente solo in gara 2. Mai c'è stata l'impressione di competitività  da parte dei campioni della National League.

Parlavamo di differenza punti. Forse è proprio lì la chiave della dominazione dei Red Sox in quest'annata. I Red Sox hanno avuto il terzo migliore attacco della propria lega, ed il miglior pitching, concedendo meno punti in assoluto. Hanno superato tutti come "run differential" ed erano probabilmente molto più forti di quanto il loro stesso record (96 vittorie) lasciasse presagire. Nei playoffs la forza è venuta fuori ed è la prima volta dal 1998 che la squadra col miglior record porta a casa le World Series. Quando la squadra migliore diventa calda al momento giusto, non ce n'è per nessuno ed è esattamente ciò che è accaduto

Ma i Red Sox hanno anche elevato ad arte l'analisi statistica. Prima ci si limitava allo scouting tradizionale. Boston invece ha puntato sulla sabermetrica, sull'analisi oggettiva che passa attraverso i numeri (indiscutibili, al contrario delle opinioni astratte) ed ha cambiato tutta la propria attitudine nei confronti delle tradizionali osservazioni dei giocatori e delle altre organizzazioni MLB. In questo modo è stato possibile catturare prospetti sottovalutati come Youkilis e Pedroia, che formano il lato destro dell'infield, è stato possibile prelevare David Ortiz, forse il battitore più minaccioso in circolazione, abbandonato dai Twins ed ignorato da tutte le altre squadre. I Sox analizzano al computer ogni situazione, ogni lanciatore, ogni battitore, ogni difensore. Niente ha segreti per loro. La maggior parte delle organizzazioni MLB ha alcuni scouts tradizionali e un paio di advance scouts. Gli "advance scouts" sono responsabili dell'analisi dettagliata delle squadre da affrontare nella serie successiva. In genere viaggiano separatamente dalla squadra e cercano di annotare tutti i trends e tutto quanto possa far brodo sulla squadra avversaria. I Red Sox hanno un advance scout per ogni organizzazione MLB, che viene dunque seguita durante tutta la stagione. Non solo, ci sono due advance scouts che seguono i Sox stessi, come se fossero avversari, per cercare di comprendere quali possano essere i propri difetti e migliorarli o nasconderli per non dare punti di riferimento.

E' stato il lavoro degli scouts a permettere ai Red Sox di dominare gli avversari. Qualsiasi cosa accadesse, erano pronti. Il pickoff di Holliday in gara 2 è stato chiamato direttamente dal bench coach Brad Mills dal dugout. Lo scouting diceva che Holliday prende molto vantaggio in prima base contro i closers avversari ad inizio conto, perché in genere questi ultimi si curano poco dei corridori. Papelbon ha effettuato il pickoff con una facilità  impressionante, ed è stato il primo della sua carriera: completamente figlio degli advance scouts, delle informazioni avanzate su cui Boston poggia tutta la propria filosofia.

Un altro punto di forza indiscutibile è la gioventù della squadra. Al contrario del 2004, i Sox sono adesso una squadra giovanissima, ricca di giovani della farm. Al di là  dei rookies (solo nominalmente tali) Matsuzaka ed Okajima, erano sul roster Ellsbury (forse il vero MVP delle World Series), Pedroia, Youkilis, Papelbon, Lester, Delcarmen, tutti al primo o al secondo anno pieno in MLB e tutti assolutamente fondamentali. Oltre a loro, è sempre molto giovane Josh Beckett superasso prelevato prima del 2006 dai Marlins. Questa squadra ha un grande futuro. Ha la possibilità  l'anno prossimo di promuovere giovani come Jed Lowrie o Clay Buchholz (autore di un no-hitter alla seconda partenza in carriera in MLB!). Ha la possibilità  di scambiare altri prodotti della farm in cambio di grandi campioni, come Beckett e Lowell stessi o pure di Gagne. E anche quando una mossa non funziona (come quest'ultima), poco male perché ci sono tanti altri giovani pronti a prendere il posto di chi è partito ed il patrimonio tecnico non viene scalfito in maniera seria.

La squadra è ricca, finanziariamente e tecnicamente. Ha un grande presente ed un grandissimo futuro ed è facile prevedere che i Red Sox rimangano in prima linea negli anni a venire. Gli avversari fanno bene ad essere spaventati. In questo 2007 dominato sono stati più i giocatori "deludenti" (relativamente), come Drew, Lugo, Matsuzaka stesso, Manny Ramirez, Crisp che quelli autenticamente sorprendenti, come Lowell o al massimo Okajima, mentre gli altri hanno giocato sui propri standard. E' ben possibile che il semplice ritorno di tutti i giocatori sui propri valori medi migliori ulteriormente la squadra senza la necessità  di mosse particolari, e comunque siamo ben sicuri che il management cercherà  di fare ancora altro perché c'è sempre da migliorare.

I Voti

La Proprietà : 10 e lode. Henry e Werner continuano a fare soldi con la squadra, ma investono benissimo e non hanno il braccio corto. Hanno capito quale sia il modo di fare affari e non intervengono nel lato tecnico dell'organizzazione, lasciando tutto in mano al GM. Cosa si può pretendere di più di un proprietario che investe e da' carta bianca ai propri dipendenti?

Theo Epstein: 10 e lode. Artefice della rivoluzione nei Red Sox. Ha capito tutto e si fida delle proprie intuizioni anche quando anni negativi come il 2006 potrebbero mettere dubbi nell'anima. Fa crescere i giovani, crea un futuro roseo e soprattutto permette che i tanti soldi dei Red Sox vengano spesi nella maniera ideale. Avere un Pedroia o un Papelbon non solo permette alla squadra di essere più forte, ma le permette anche da avere più soldi da dare agli eventuali free agents. Giovani cresciuti in casa e fenomeni prelevati sul mercato, anziché tanta mediocrità  infruttuosa. Splendido e fenomenale, ha dimostrato davvero l'importanza della sabermetrica.

Terry Francona: 9,5. Chi ci conosce saprà  sicuramente che non coviamo una grandissima stima del manager dei Red Sox. Commette errori su errori, ed anche nelle World Series in gara 3 e gara 4 il suo discutibile utilizzo del bullpen ha permesso ai Rockies di rientrare ed avere una possibilità . Ma è amato dai suoi giocatori, è amato dai suoi tifosi ed è una brava persona. Non è un buon manager, ma almeno non commette disastri come il suo predecessore, Grady Little. Alla fine ha vinto 2 World Series in 4 anni, e sebbene l'abbia fatto con meno facilità  di quanto il suo roster gli avrebbe permesso (nonostante tutto), e sebbene pare che abbia un segreto contratto di sponsorizzazione coi cardiologi del New England, coi risultati non si discute. Rimane un manager pessimo nella gestione delle partite, ma è bravo abbastanza da permettere che alla fine i valori in campo si mostrino. C'è di meglio, ma tutti sommato va bene così. Vogliamo bene anche a lui.

Jason Varitek: 8. Il suo valore offensivo sta declinando regolarmente. Riesce però a gestire molto bene il pitching staff e le sue chiamate sono sempre eccellenti. E' un maniaco dello studio col video, lavora a stretto contatto con gli scout e l'attitudine statistica ed analitica dell'organizzazione gli è entrata nelle ossa. E' una bandiera, ma soprattutto è un ottimo gestore dei pitchers. Da un ricevitore non ci si aspetta di più.

Kevin Youkilis: 9. Un fenomeno sottovalutato. Per alcuni vecchi scout degli Athletics (pre-sabermetrici) era solo un terza base "ciccione" senza futuro. I Red Sox ne hanno analizzato i pregi ed i difetti ed hanno capito che la sua grande capacità  di ottenere basi su ball e la sua ottima difesa lo rendessero sottovalutato. Ha avuto una grandiosa annata offensiva, prima di calare nella seconda metà  (in coincidenza con un inspiegabile spostamento nel lineup) e crescere nuovamente nei playoffs (quando è stato riportato davanti agli sluggers) e difensivamente ha giocato da Gold Glove. Un lottatore incredibile su ogni turno di battuta.

Dustin Pedroia: 10. Dire che sia stato l'MVP in campo è probabilmente esagerato, ma al di fuori della dirigenza di Boston, pochissimi credevano in lui. Altro prospetto sottovalutato dagli scout (ma non dalle statistiche). Molti volevano la conferma di Loretta, e Baseball America non lo ha messo tra i migliori 100 prospetti in arrivo in MLB. Lui ha risposto giocando in maniera fenomenale sia in attacco che in difesa e probabilmente andando a prendersi un meritatissimo titolo di Rookie of the Year. Ha lanciato un messaggio importantissimo in gara 1 delle World Series col leadoff homerun contro Jeff Francis: Boston non si è più guardata indietro.

Julio Lugo: 6. La sufficienza è di stima più che altro. Corridore eccellente, difensore sopra media, ma con la mazza ha deluso notevolmente. Guardando meglio, è stato il suo inizio atroce (in particolare giugno, con .089 di BA!) a penalizzarlo. Da lì in poi ha prodotto esattamente quanto ci si aspettasse ed è riuscito anche a produrre .385/.500/.462 nelle World Series. Deve migliorare ma ha dimostrato di poterlo fare senza troppi problemi.

Mike Lowell: 10 e lode. E' uno dei due sopravvissuti al cancro, in squadra. Ha giocato la migliore stagione della carriera senza dubbio, senza calare nella seconda metà  come sua abitudine. La sua difesa è un po' peggiorata, ma continua ad essere un aspirapolvere, solo con range molto più ridotto. E' stata la sua mazza però a fare la differenza. Sarà  un free agent a fine stagione e molti lo rivorrebbero firmare. E' relativamente difficile che accada, ma a lui va un grande applauso. E' stato l'MVP delle World Series, ma è stato più che altro un premio all'intera stagione da lui giocata.

Manny Ramirez: 8,5. Peggiore stagione da quando è a Boston. I suoi totali non rispecchiano le sue abilità  e ci si chiede se stia iniziando a declinare. Poi si guardano le sue prestazioni nei playoffs, si vede che sia diventato il leader di ogni epoca per fuoricampo nella post-season e si vede che tutto sommato abbia saltato tutto settembre (abbassando i totali) e si capisce che uno dei più grandi hitters contemporanei abbia ancora molto da dare al baseball, si spera a Boston. Manny è diventato un ottimo difensore anche davanti al muro (fuori casa è ancora pessimo però) di Fenway. Con la mazza, sono davvero pochissimi i battitori che potrebbero sostituirlo.

Coco Crisp: 7. Ha iniziato la stagione in sordina, a dir poco. Pessimo, poi si è ripreso e finalmente ha mostrato perché i Red Sox l'abbiano acquisito l'anno scorso. E' una pedina di scambio e dovrà  lasciare il posto al giovane fenomeno Ellsbury (come ha fatto da gara 6 dell'ALCS in poi), ma si è comunque fatto valere prima di calare nuovamente a settembre ed ottobre. La sua difesa spettacolare in ogni caso fa brillare gli occhi. Meraviglioso, un giocatore che anche senza mazza ha un valore molto elevato grazie al guanto.

JD Drew: 7,5. Drew è stato criticatissimo a Boston. Ha sostituito l'amatissimo Nixon, ed è stato un upgrade sia offensivamente che difensivamente. Il suo cattivo inizio di stagione (quando il figlio neonato ha rischiato la vita ed è stato sotto i ferri prima di essere ingessato su tutto il corpo) e la sua attitudine molto fredda e composta lo hanno messo in cattiva luce agli occhi dei tifosi che non l'hanno preso in simpatia puntando sempre il dito verso il suo contrattone. Il suo settembre splendido ed in particolare il Grande Slam di gara 6 dell'ALCS contro Cleveland però probabilmente hanno fatto cambiare loro idea. Ha chiuso con .360/.385/.520 nell'ALCS e .333/.412/.467 nelle World Series. Non saremmo sorpresi di vederlo esplodere definitivamente l'anno prossimo.

David Ortiz: 10. Grandioso come sempre con la mazza. Leader MLB per valide da extra base. Terzo in AL per fuoricampo, primo per doppi, primo per OBP. Tra i leader per tutte le statistiche offensive (tranne le basi rubate). Ha fatto tutto questo con un ginocchio dolorante, con iniezioni periodiche di cortisone. Ha perso molta potenza perché non ha potuto caricare come fa sempre sulle gambe, e nonostante ciò è stato un flagello per i pitchers avversari, migliorando la propria OPS per il settimo anno di fila (mai accaduto in MLB prima di lui). Si farà  operare durante l'off-season, ed è stato il solito leader offensivo. Insostituibile.

Jacoby Ellsbury: 9. Che prospetto! E' velocissimo, fortissimo in difesa ed ottimo al piatto. Ha avuto un settembre meraviglioso ed è stato probabilmente il vero MVP delle World Series quando finalmente Francona lo ha utilizzato per rimpiazzare un Crisp in pieno slump. La sua presa nella parte bassa del nono in gara 4 ha evidenziato ancora di più il suo valore. L'anno prossimo sarà  titolare e concorrente al Rookie of the Year (non ha esaurito lo status). Esplosivo ed è un piccolo simbolo della gestione dei Red Sox.

Alex Cora, Doug Mirabelli, Eric Hinske, Wily Mo Pena, Bobby Kielty: Eccellenti come rimpiazzi. Spesso non hanno fatto rimpiangere i titolari, ed il fuoricampo di Kielty, determinante alla fine in gara 4 delle World Series, ha dimostrato come la panchina dei Red Sox sia stata importantissima per il successo finale.

Josh Beckett: 10 e lode. Forse il miglior pitcher dell'American League (solo Sabathia può essere incluso nella discussione, e solo per la Regular Season). Superstar durante i playoffs e meritatamente MVP dell'ALCS. Ha vinto tutte le proprie partite dominando in tutto e per tutto. Deve ancora perdere una serie in post-season, in cui ha 1.73 di ERA in carriera. E' dominante, per tutta la stagione i Red Sox si sono affidati a lui, non venendo mai traditi. In questi playoffs non ha mai concesso più di 2 punti (e ne ha concessi 2 solo una volta peraltro). C'era praticamente la certezza che se si fosse andati a gara 5, lui l'avrebbe portata a casa.

Curt Schilling: 9. Non è più quello di una volta. La fastball l'ha abbandonato, ma lui si è riciclato ed ha dimostrato di essere intelligentissimo. E' un fanatico (come Varitek) dell'analisi statistica e video di tutti gli avversari, si è trasformato in uno strepitoso lanciatore di controllo. La sua età  e la sua forma fisica portano a pensare che possa aver giocato l'ultima partita in carriera coi Red Sox. Sarebbe un peccato, ma forse è giusto così. Ha vinto il terzo anello, dopo il ritiro andrà  dritto a Cooperstown dove la Hall of Fame lo attende. E' stato meraviglioso e nonostante le difficoltà  fisiche, nei playoffs è stato una sicurezza.

Daisuke Matsuzaka: 8. Eccellente fino a fine agosto, per le sue prime 26 partenze. Poi ha avuto un crollo fisico notevolissimo, peggiorando di quasi un punto intero la sua ERA fino a fine settembre. In pratica ha iniziato a finire la benzina intorno all'ottantesimo lancio, venendo quasi massacrato successivamente. Con più abitudine ed una migliore condizione, l'anno prossimo probabilmente durerà  di più. In ogni caso nei playoffs è stato più che adeguato, lanciando benissimo nella sua partenza alle World Series. E' giovane e può solo migliorare. Col talento eccezionale che ha, non è difficile prevedere un futuro roseo.

Tim Wakefield: 7. Il knuckleballer da' quello che può. La sua ERA è nella media della propria lega. Da' tanti innings, vince il suo numero di partite (quest'anno più del solito grazie all'aiuto del lineup) ed è sempre pronto a rinnovare coi Red Sox per 4 milioni, un contratto davvero ridottissimo per uno dalle sue qualità . Non ha giocato nelle World Series per acciacchi fisici e questo deve far pensare, ma sicuramente potrà  dare il suo contributo anche in futuro. E' il secondo titolo anche per lui, ed è meritato come non mai. E' indispensabile nei Red Sox attualmente.

Jon Lester: 7,5. Grandissima partenza in gara 4 delle World Series. E' stato tolto troppo presto probabilmente. E' l'altro sopravvissuto al cancro (con Lowell). Ha avuto parecchi problemi nel ritrovare la fastball e la forza del braccio dopo un inverno di chemioterapia, ma il talento è cristallino ed indiscutibile. Deve ritrovare un po' di controllo, e poi sarà  un'altra stella in rotazione.

Jonathan Papelbon: 10 e lode. Il miglior closer in Major League probabilmente. L'anno scorso ha chiuso con un'ERA inferiore ad 1. Quest'anno un po' più su, ma con sole 3 salvezze bruciate ed in carriera non ha mai concesso punti nei playoffs. Alla fine la sua prestazione lo ha messo nella discussione per il titolo di MVP, ma quel che conta è che abbia ottenuto il suo anello. Può tornare a ballare per le strade. La sua fastball semina autentico terrore. Uno dei più pazzi e talentuosi lanciatori in circolazione.

Hideki Okajima: 10. Nessuno si aspettava granchè da lui, ma è stato eccezionale e per pochissimi soldi. Un setup efficientissimo. Come il connazionale Matsuzaka, anche lui a fine stagione è crollato fisicamente, non abituato ai ritmi e carichi americani, ma ha dimostrato di poter davvero dominare tutti i battitori avversari. Anche nei playoffs ha dato il suo contributo, prima di mostrare (nelle partite in Colorado) che la benzina non si fosse magicamente formata di nuovo. Uno dei più stanchi, ma anche uno dei più bravi in assoluto.

Mike Timlin: 8. Lo Schilling dei rilievi. La sua media di strikeouts è crollata, i suoi lanci non hanno più un grande movimento, ma è riuscito comunque a rendersi utile. Il voto è decisamente gonfiato dalla stima, anche perché probabilmente dopo il quarto anello e la millesima partita in MLB si ritirerà . Non è più quello di una volta, decisamente, ed è il momento giusto per chiudere prima di crollare rovinosamente, ma ancora una volta è riuscito a dare un contributo professionalmente elevatissimo alla squadra.

Manny Delcarmen: 8. Ha chiuso con un'ERA in Regular Season migliore di Okajima, dopo essere partito in AAA ad inizio stagione. Bravissimo anche lui, ha dimostrato che il bullpen dei Red Sox sia a posto per i prossimi anni, anche se, come l'anno scorso, pure lui a fine stagione ha mostrato segni di affaticamento. La qualità  c'è, gli strikeouts pure. E' un rilievo di grande qualità .

Javier Lopez: 6–. Come si fa a non dare la sufficienza ad un campione del mondo? Beh, lui ha provato in ogni modo possibile ed immaginabile a non ottenerla. Uno specialista mancino che non elimina mancini? E' incredibile che possa avere un ruolo in MLB. Francona l'ha comunque utilizzato ad oltranza e lui ha fallito con regolarità  sconcertante, specie nei playoffs. Alla fine è andata bene, ma se dobbiamo pensare ad uno che potrebbe non ritrovarsi nel roster l'anno prossimo, lui è il primo che ci venga in mente.

Kyle Snyder: 7. Professionale, era sul roster per le World Series ma non ha lanciato neanche una volta. Tutta la stagione a fare il rilievo lungo, mangiando innings ed aiutando la squadra in modi oscuri quanto fondamentali. Merita tanti applausi. Non è un fuoriclasse, ma sa quale sia il suo ruolo ed alla fine si è davvero guadagnato l'anello anche lui.

Julian Tavarez: 7. Ad inizio stagione ha lanciato in rotazione. Non era abituato a farlo da anni ed alla fine ne ha risentito fisicamente, rimanendo fuori dal roster per i playoffs. Ma il suo apporto tra aprile e giugno è stato assolutamente chiave. Sarà  quasi certamente confermato, e la sua capacità  di lanciare sia da partente che nel bullpen lo rende molto importante.

Eric Gagne: 6–. Come Lopez. Con l'attenuante di aver passato pochissimo tempo a Boston. E' stato un'acquisizione fallita alla fine, ma non ha pregiudicato le chances di titolo dei Red Sox. E' stato particolarmente sfortunato nei primi innings lanciati, poi è progressivamente peggiorato, chiudendo la stagione però con un acuto, senza concedere punti nelle ultime 2 settimane di gioco. Nei playoffs gli sono stati attribuiti 2 punti contro e la sconfitta in gara 2 con Cleveland, ma lui si era limitato a mettere gli uomini in base. A farli entrare ci aveva pensato l'ineffabile Lopez. In fin dei conti però ci si aspettava di più da lui.

Kason Gabbard, Clay Buchholz, JC Romero, Joel Pineiro e gli altri. Importanti i giovani, importanti i veterani, anche quelli come Pineiro che non hanno trovato più spazio. Gabbard è andato ai Rangers nell'affare Gagne, ma non c'era comunque spazio né nel presente né nel futuro per lui in squadra. Buchholz l'anno prossimo invece sarà  in rotazione, a deliziare i tifosi dei Sox, che hanno visto i suoi lampi nel famoso no-hitter nella sua seconda partenza in carriera, contro gli Orioles.

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