Tutti a Miami…

Alex Gonzalez, sempre più che positivo per i Cubs…

Alla fine non può che sorridere il vecchio Jack McKeon: con la serie che lascia Chicago per trasferirsi a Miami ed i suoi Florida Marlins con la possibilità  (per quanto remota") di timbrare sul diamante amico del Pro Player Stadium il biglietto per le World Series.

"Siamo contenti di tornare a casa in una situazione di parità  contro una squadra veramente forte"è molto difficile andare in trasferta e vincerne due di fila"" dichiarava un soddisfatto Jack McKeon forte di una entusiasmante vittoria in gara 1 in grado di rendergli meno amara la debacle di gara 2 sul prestigioso diamante del Wrigley Field.

Una gara 1 intensa come poche altre, vedeva i Cubs scuotere sin dal primo inning il partente avversario, Josh Beckett, con quattro punti a seguito di un fuoricampo da due di Moises Alou, di un RBI triple da parte di Grudzielanek favorito da un'incertezza difensiva di Juan Pierre e un doppio di Gonzalez che mandava a segnare Aramis Ramirez. Ma se Beckett, riusciva a superare un inizio difficile per poi rimettersi in carreggiata, il giovane Carlos Zambrano, partente per i padroni di casa, subiva un trattamento ancora più duro nella terza ripresa.

Con Pierre e Castillo sulle basi, Pudge Rodriguez sbatteva la palla fuori sul conto di un ball, nessuno strike e un solo out, ed una eliminazione più tardi, Cabrera (con i suoi venti anni) diveniva il secondo giocatore più giovane a mettere a segno un home run nella postseason dopo Andruw Jones, mentre il solo homer di Juan Encarnacion sanciva il sorpasso sul punteggio di 5 a 4. Una volata di sacrificio di Conine nel sesto inning consentiva a Cabrera di andare a casa per il 6 a 4, ma la gara era riequilibrata dal fuoricampo da due punti di Alex Gonzalez (quello dei Cubs") che colpiva ancora un Beckett non nella sua migliore serata.

Gonzalez si produceva anche in una grandissimo giocata difensiva quando riusciva a bloccare una violenta grounder di Sosa per eliminarlo nella sua corsa verso la prima. I Marlins si riportavano avanti nella nona ripresa, quando su una rimbalzante di Castillo, Grudzielanek pasticciava nel tentativo di mettere a segno un doppio gioco, toccando Pierre diretto verso la seconda base per poi tirare in prima. Castillo arrivava salvo sul cuscino mentre l'arbitro di seconda, Culbreth, annullava la giocata di Grudzielanek in quanto questi non avrebbe mai avuto il possesso effettivo della palla.

Con le basi piene era ancora Ivan Rodriguez a mettere punti sul tabellone per i Marlins con un singolo in campo opposto contro Joe Borowski che riportava avanti la squadra della Florida. Con i Cubs in attacco Lofton trovava un doppio che lasciava la prima base libera, mentre sul piatto si presentava un Sammy Sosa il cui record in carriera contro il closer Ugueth Urbina (1-11) sembrava avvalorare la scelta di non concedergli la base intenzionale. Sosa però spediva sul conto pari, la palla direttamente in Waveland Avenue, dove centinaia di tifosi finivano per contendersi il prestigioso cimelio.

Ma non era destinato ad essere Slammin' Sammy l'eroe della partita e nell'undicesima ripresa, il blast vincente era quello di Mike Lowell, che nella nuova veste di pinch hitter, sbatteva fuori un lancio di Mark Guthrie per dare ai Marlins quel punto di vantaggio che Braden Looper conservava, regalando a Urbina la vittoria.

"Sentivo di poter giocare, – dichiarava Lowell – non mi sono mai trovato in questa situazione prima dell'infortunio alla mano"sono un giocatore importante ma non sono nel lineup"ma stiamo giocando bene e non è mia intenzione essere una distrazione per la squadra. Farò tutto quello che Jack mi chiederà  di fare"".

"E' stata una grande partita e vincere è stato ancora più importante visto che adesso dovremo affrontare Prior e Woods"" aggiungeva Looper, facendo esplicito riferimento a quella che per molti è la chiave della serie, ovvero come i Marlins riusciranno a far fronte all'ispiratissimo duo di Chicago, nella prospettiva di doverlo affrontare due volte, nel caso che la serie si protragga sino alla sesta e settima partita.

Proprio Mark Prior, in gara 2, dava una dimostrazione di quello che potrebbe essere l'andamento della serie e pur non nella sua migliore uscita della stagione, risultava il lanciatore vincente, limitando a tre punti il fatturato avversario, in una serata in cui le mazze dei Cubs apparivano sempre più calde.

Se Beckett in gara 1 aveva ricevuto un brusco trattamento nell'inning d'apertura, ancora peggio andava a Brad Penny, che concedeva sette valide e sette punti in poco più di due riprese, costringendo Jack McKeon a ricorrere al bullpen dopo soli 54 lanci da parte del proprio partente. Confermato dal proprio manager, anche per l'eventuale gara 6 ("non sotterro qualcuno solo perché ha avuto una paio di cattive partite""), Penny palesava una serata problematica in fase di controllo, soprattutto con la propria breaking ball, finendo regolarmente in svantaggio nel conto contro gli ispirati battitori avversari.

8 a 0 il punteggio dopo tre innings, 11-0 dopo cinque, Prior poteva gestire un vantaggio addirittura insperato che finiva per influenzare la propria concentrazione: i back to back homers subiti nella sesta ripresa da Derrek Lee e Miguel Cabrera ne erano la perfetta testimonianza; proprio Lee tendeva a giustificare Prior nel dopo partita sostenendo che "non è stata la sua miglior partita ma quando hai un simile vantaggio pensi solo a tirare strike ed eliminare più battitori possibile"".

Dopo sette riprese lanciate, due punti concessi e cinque strikeouts, Prior veniva fatto scendere dal monte da parte di Dusty Baker, chiamato poi a giustificare la propria decisione di non togliere prima la sua stella, in modo da preservarne le forze per un possibile utilizzo in gara 5.

Ma Baker ribadiva la propria determinazione nel non voler impiegare un pitcher dopo soli tre giorni di riposo, confermando di aver piena fiducia in Clement e Zambrano; la consapevolezza di non disporre di un bullpen straordinario e la volontà  di non rischiare un big inning da parte dei Marlins, che potesse in qualche modo riaprire la partita, giocavano senza dubbio un ruolo importante nella decisione del manager con lo stecchino, che se prima di queste Championship Series veniva invocato come un dio da tifosi e stampa di Chicago, è andato incontro a non poche critiche dopo le prime due partite contro Florida.

Nella messe di punti conclusasi col punteggio di 12 a 3 per i Cubs, da segnalare il secondo home run della serie da parte di Sammy Sosa, che nel secondo inning sbatteva la palla a 495 piedi di distanza per il 5 a 0 e che confermava come pensare a un "trattamento Bonds" per la stella di Chicago, come qualcuno aveva azzardato alla vigilia, non fosse un'idea così peregrina.

Alla causa contribuiva anche lo shorstop Alex Gonzalez, già  autore di un fuoricampo in gara 1, che con i due messi a segno nella seconda partita, si dimostrava uno streak hitter di eccezionale livello, come dimostrato nel mese di maggio, prima di incorrere in un periodo di bassissima produttività  offensiva, che non ha peraltro mai messo inficiato le sue grandi doti difensive.

Proprio a casa di Gonzalez, di origini cubane ma cresciuto a Miami, si sposta adesso la serie e il partente di gara 3, Kerry Wood, troverà  al Pro Player Stadium circa sessantamila persone pronte a sostenere i propri beniamini. Le 55 vittorie a fronte di 28 sconfitte ottenute in casa da parte dei Marlins ne fanno un cliente molto scomodo, ma con un Sosa entrato da protagonista nella serie, coadiuvato da un supporting cast in grandissima forma e con una rotazione partenti con pochi eguali nelle Majors, i Cubs sembrano ancora i favoriti per continuare la caccia a quel titolo che manca ormai da 95 anni.

Pronostici non se ne fanno ma chi volesse andare sul sicuro potrebbe chiedere all'hitting coach dei Marlins, Bill Robinson, il quale alla vigilia delle Championship Series dichiarava: "non vedo alcuna gara ad alto punteggio"niente che possa superare i 4/5 punti"".
Aridatace er pendolino"

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