Warriors: prove di rivoluzione

David Lee, 27 anni, nuovo acquisto dei Golden State Warriors.

Tempo di grandi cambiamenti all'ombra del Golden Gate Bridge.
A poche settimane dall'inizio del training camp, in vista della stagione 2010-2011, i Golden State Warriors appaiono come un cantiere aperto.

Dopo 16 anni ed una sola partecipazione ai playoffs, con tanto di prima storica vittoria di una testa di serie n. 8 contro una testa di serie n. 1 (4-2 nella serie contro i Mavs di Dirk Nowitzki e Mark Cuban nel 2007), il proprietario del team californiano Chris Cohan ha ceduto la franchigia ad un gruppo di investitori guidato da Joe Lacob, già  socio di minoranza dei Boston Celtics, e Peter Guber, CEO di Mandalay Entertainment, per la cifra record di 450 milioni di dollari.

La somma investita ed il peso mediatico e finanziario dello sconfitto nella corsa alla proprietà , Larry Ellison, CEO di Oracle già  sponsor dell'Arena di Oakland nonchè uomo fra i più ricchi del pianeta, forniscono già  un indice di quali possano essere le intenzioni dei nuovi proprietari, decisi a rendere il team vincente e ad alimentare il calore dei fans, tra i più caldi dell'intera NBA.

Il passaggio del testimone al timone della franchigia, ancora in attesa di ratifica da parte della NBA, si è materializzato a mercato già  iniziato, ed ha quindi cambiato in corsa i programmi tecnici della società , tanto da indurre a dubitare circa l'eventuale permanenza del criticato coach Don Nelson alla guida della squadra.

Nelson, all'ultimo anno di contratto con i Warriors, ha lasciato intendere che se la nuova proprietà  avesse intenzione di cambiare la guida tecnica del team, sarebbe pronto a farsi da parte. Quest'ultima, al riguardo, in attesa di definire gli adempimenti burocratici inerenti l'acquisto del club, non si è ancora pronunciata, ma è chiaro che si stia guardando intorno.

Nelson, infatti, era l'uomo dell'ormai ex proprietario Cohan, colui che aveva contribuito, ormai un anno fa, alla cacciata dell'ex GM Chris Mullin. Dopo la storica qualificazione ai playoffs nel 2007, i Warriors nel 2008 si sono resi protagonisti di un'altra ottima stagione, condita da 48 vittorie, in cui hanno mancato i playoffs soltanto per l'estrema competitività  della Western Conference.

Nelle ultime due stagioni, invece, la franchigia californiana è risultata una delle peggiori dell'intera lega, collezionando appena 29 e 25 vittorie.

Il gioco "Run&Gun" di coach Nelson, le sue continue bizzarrie, i rapporti tesi con alcuni giocatori, la totale mancanza di attenzione alla fase difensiva e l'assenza di lunghi a riempire l'area sono diventati, negli ultimi tempi, le malattie croniche di una squadra che non ha più un'identità  e che deve ricostruire partendo dalle sue stelle Monta Ellis e Stephen Curry.

Una ricostruzione che, passando per la nuova proprietà , sta provando a prendere corpo già  in questa estate 2010, nella quale i Golden State Warriors sono risultati molto attivi sia in entrata che in uscita.

Il colpo pià  eclatante è certamente stato l'arrivo in California dell'All-Star David Lee dai New York Knicks, uno dei free agent più ambiti del mercato, in cambio di Ronny Turiaf, Kelenna Azubuike e Anthony Randolph. Un innesto che porta punti (20.2. di media lo scorso anno), rimbalzi (11.7 nel 2009/2010), qualità  e personalità  nel roster di Don Nelson e che pare sposarsi bene con il gioco tutto attacco e velocità  della squadra.

L'arrivo dell'ala 27enne va a diminuire il deficit a rimbalzo, ma non colma la mancanza di un vero e proprio 'big man' sotto canestro.

I Warriors si sono inoltre liberati della presenza ingombrante di Corey Maggette, spedito a Milwaukee senza rimpianti, in cambio di due buoni cambi come Charlie Bell e Dan Gadzuric; la sesta scelta assoluta al draft 2010 ha portato in dote Ekpe Udoh, ala di 2.11m da Baylor, il quale dovrà  però rimanere fermo ai box almeno 6 mesi, a causa di un infortunio al polso; Dorell Wright, altro buon giocatore di rotazione, visto anche nei playoffs 2010 con la maglia dei Miami Heat, è arrivato come free agent, così come Jeremy Lin, playmaker e rookie da Harvard.

Se ne sono andati, invece, Anthony Morrow, direzione New Jersey Nets del tycoon russo Prokhorov, e C.J. Watson, che va a completare il roster degli ambiziosi Chicago Bulls. Detto del ritorno di Valdimir Radmanovic da Charlotte, i Golden State Warriors si presentano alle porte della nuova stagione con un roster rinnovato ed ancora incompleto, che dovrà  faticare prima di arrivare ad un livello sufficiente a poter pensare ad un ingresso nei playoffs.

Le basi sono gettate ed un quintetto con Steph Curry, già  un idolo alla Oracle Arena e selezionato per il team USA che parteciperà  ai mondiali in settembre, Monta Ellis, il giocatore più rappresentativo e prima opzione offensiva della squadra, Reggie Williams, sorprendente scoperta dell'ultima parte della scorsa stagione e della recente summer league di Las Vegas, David Lee ed un ritrovato Andris Biedrins potrebbe cominciare a togliersi qualche soddisfazione e incrementare il magro numero di vittorie delle ultime stagioni.

Se poi dovesse cambiare la guida tecnica della squadra, con un gioco più strutturato e accorto, i Warriors potrebbero recitare un ruolo ancor più credibile come mina vagante nella difficilissima Western Conference.

I Playoffs probabilmente dovranno aspettare, ma la rivoluzione, nella Bay Area, è appena cominciata.

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