Doppio Match point Celtics

Paul Pierce. La sua gara5 è stata la migliore nella serie.

Chi scherza con il fuoco prima o poi rischia di bruciarsi. E se il fuoco è quello dei Celtics la scottatura è assicurata.

Boston in Gara6 infatti ha approfittato di un inspiegabile calo di intensità  da parte dei Lakers e si è portata 3 a 2, guadagnandosi due match point e la certezza di giocare almeno Gara7.

I match point saranno a Los Angeles, per cui non sarà  una passeggiata di salute per i verdi, almeno non quanto la sfida giocata domenica notte a Boston, terminata 92 a 86, anche se l'equilibrio del punteggio non ha riflettuto a pieno una netta superiorità  di Boston a livello di gioco.

Migliora la difesa

Una delle chiavi di lettura di questa serie è stata, come previsto, la difesa di Boston. Dopo una prima puntata della serie in cui Los Angeles ha segnato più di 100 punti, gli adattamenti difensivi di Tim Thibodeau hanno messo in grossa crisi i meccanismi offensivi dei campioni in carica.

Un dato su tutti, dopo i 102 punti di Gara1, sono arrivati: 94 punti in Gara2, 91 in Gara3, 89 in Gara4 e 86 in Gara5.

I numeri dell'attacco di Kobe e soci sono in costante calo e le difficoltà  a trovare la via del canestro sono palesi, così come è palese la tipologia delle scelte difensive dei Celtics, ovvero chiudere l'area, soprattutto sulle penetrazioni, vera spina nel finaco dei verdi in Gara1.

Kobe soprattutto è costretto a prendersi molti più jumper, trovando sempre intasatissima la strada per il ferro anche perchè Boston è riuscita a giocare al ritmo prediletto, facendo attaccare i lacustri a difesa ben schierata, come spiega il capitano Paul Pierce: “Siamo riusciti a farli giocare a metà  campo per la maggior parte del tempo. E questo è il tipo di gioco che piace a noi. Sarebbe molto più difficile vincere in una gara ai 120 punti”.

La Verità  fa male

Nello spettacolo di Gara5 c'è stato un attore protagonista atteso da parecchio tempo. Il capitano Paul Pierce, fino a questo punto della serie ben marcato e contenuto da Ron Artest, ha giocato una partita davvero ottima, rispondendo colpo su colpo a Kobe Bryant, che per i suoi aveva preso in mano le redini della gara.

Come però ammette anche Pierce, “Non ero in un duello personale con Kobe”.

Ovviamente soddisfatto della prestazione del suo capitano Coach Rivers: “Paul è stato terrificante. Ha attaccato il canestro tutta la partita. Ha attaccato dall'isolamento, da pick&roll e dal post. E' stato perfetto”.

Sulla varietà  del gioco offensivo delle sue giocate anche Pierce è d'accordo: “Volevo essere aggressivo dall'inizio. Il coach ha chiamato un pick&roll per me che è andato subito bene, poi ha deciso di continuare per tutta la gara. I miei compagni sono stati bravi a trovarmi liberi e a lasciarmi gli spazi giusti per andare a canestro, e il tutto è arrivato seguendo il flusso dell'attacco, senza forzature. E' stato grande”.

Lontani dalle provocazioni

Kendrick Perkins ha iniziato questa serie con la spada di Damocle della gara di sospensione dovuta al numero di tecnici presi durante i Playoff. Ancora una “Grande T” nella prossima Gara6 e il centro titolare dei Celtics sarebbe costretto a saltare la decisiva Gara7, ovviamente in caso di vittoria dei Lakers questa notte.

A lui, dopo Gara4, si è aggiunto, manco a dirlo, Rasheed Wallace che quando c'è da protestare difficilmente fa un passo indietro.

Le dichiarazioni degli interessati sembrano voler far credere che i due non si facciano influenzare dalla situazione: “Non ci penso durante la gara. Cerco di fare la mia partita e di giocare fisico, cercando però di non farmi trascinare in provocazioni”, assicura il numero 43 dei verdi.

“Ci puoi fare poco, se decidono di fischiarti un tecnico, gli arbitri te lo fischiano”, conferma un laconico Wallace. Ciò nonostante, soprattutto Perkins sembra trattenersi molto dal suo standard, parecchio polemico di indole, e sembra che eviti contatti che possano risultare superflui. E questo nonostante Gasol abbia più volte cercato di provocare Perkins inducendolo alla reazione che gli costerebbe il settimo tecnico della post season.

Ovviamente Phil Jackson nega che questa sia una strategia studiata a tavolino: “Non è nello spirito del gioco. Non sarebbe un atto di fair play, e noi vogliamo giocare secondo quelle regole”, assicura coach Zen, trovando però la risposta poco convinta del suo avversario, Doc Rivers: “Penso che nelle scorse gare Pau abbia provato a far reagire Kendrick per fargli prendere il tecnico della sospensione, nonostante i Lakers dicano il contrario. Però ovviamente fanno bene, sanno che per noi Perkins è un elemento importante e non averlo in partita sarebbe un problema. Lui però è stato bravissimo a rifiutare ogni tipo di extra contatto. E' sicuramente un nuovo Perk”.

La speranza è che in Gara6 si riesca a mantenere la calma e che un'eventuale Gara7 si possa giocare con tutti gli effettivi a disposizione da ambo le parti.

I problemi di Ray

Dopo una grandissima prestazione in Gara2, una deludente prestazione in Gara3 e qualche alto e basso durante le successive sfide, in questi giorni è emerso un particolare della vita di Ray Allen che mette in una luce differente le sue prestazioni.

Il figlioletto, Walker, era ricoverato in ospedale a causa di alcune complicazioni dovute alla forma di diabete giovanile di cui il giovane Allen soffre ed è stato dimesso solo nella giornata di sabato, quando la situazione ha iniziato a migliorare.

Ray, dunque, oltre ad avere la testa impegnata in pensieri poco sereni, ha anche dormito ben poco nelle giornate precedenti a Gara5, e sebbene i Celtics gli avessero dato il permesso di stare a casa a riposare, ha voluto lo stesso presentarsi in palestra con i compagni per preparare al meglio la partita.

Dopo la gara, in cui ha segnato 12 punti giocando più di 40 minuti, proprio Ray ha raccontato i momenti di paura vissuti prima del ricovero del piccolo: “Conoscendo la situazione clinica di nostro figlio, sappiamo che dobbiamo lottare contro la sua malattia. Era quasi l'una di notte e il suo tasso di zuccheri nel sangue era molto sotto il limite. Aveva sonno, ma non potevamo lasciarlo addormentare. Come genitore, devi provare a non farti prendere dal panico, ma in queste situazioni è difficile. Siamo corsi in ospedale sperando di non essere fermati dalla polizia e siamo riusciti a farlo ricoverare all'1.30. Ora sta meglio e speriamo che la situazione rimanga quella di oggi. A lui non piace perdersi le partite del padre”.

He Got Game ha quindi giocato non al meglio, ma ha avuto un tifoso speciale, che lo ha anche costretto a dipingersi le unghie di verde.

Chiuderla in fretta

Paul Pierce appena vinta Gara2 dichiarò che non voleva tornare a Los Angeles, chiudendo la serie nelle tre partite a Boston, perchè sapeva perfettamente che vincere un'altra gara allo Staples è tutt'altro che semplice.

La sconfitta in Gara3 però è costata cara da questo punto di vista e ora se Boston vuole arrivare all'anello deve per forza strappare una partita a casa di Bryant. Meglio se la prima ovviamente, perchè giocarsi la stagione in una decisiva Gara7 diventa ancora più pericoloso.

Ne sa qualcosa proprio Doc Rivers che nel 1994 si è presentato nelle Finals a Houston in vantaggio 3 a 2 con i suoi New York Knicks, salvo poi perdere entrambe le gare e la possibilità  di portarsi a casa l'anello.

Da quando le Finals si giocano con la formula 2-3-2, oltretutto, la squadra che è andara a giocarsi in trasferta il match point sul 3 a 2, o ha vinto in Gara6 o ha perso in Gara7. Questo perchè, come spiega Joe Dumars “Quando arrivi a tre vittorie in finale, la ricerca spasmodica della quarta ti consuma, e se perdi la prima occasione, poi rischi di perdere fiducia e di non riuscire ad arrivarci”.

Coach Rivers infatti punta molto su Gara6: “Abbiamo l'opportunità  di portare a casa il titolo sia in Gara6 che in Gara7 ovviamente, ma il mio passato mi ha insegnato che è molto difficile. Da quando abbiamo perso Gara3 in casa abbiamo giocato ogni gara come se fosse una Gara7. Questo è lo stesso approccio che dovremo avere martedi notte per portare a casa Gara e Serie”.

Non ci resta quindi che attendere qualche ora per scoprire se almeno da allenatore Rivers riuscirà  a sfatare il suo tabù.

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