La vittoria dei gregari

Il quintetto dei Celtics che ha vinto la gara. Ray Allen l'unico titolare in campo.

Vitale vittoria dei Celtics in Gara4 al TD Banknorth Garden nella notte tra giovedì e venerdì e pareggio della serie sul 2 a 2.

Continua quindi quella che sembra sempre più una lotta tra pugili piuttosto che tra due squadre di basket, con botta e risposta da una partita all'altra e un gioco molto fisico che va a scapito dello spettacolo, o meglio, che produce uno spettacolo diverso da quello che la maggior parte dei tifosi vorrebbe, perchè vedere un Kobe costretto a segnare tiri impossibili dalla grande difesa dei due Allen o vedere Big Baby lottare sotto canestro e strappare rimbalzi ai lunghi gialloviola si può considerare spettacolo.

Boston ha vinto la gara con una difesa spettacolare, e un ultimo quarto da 36 punti, in cui la second unit ha scavato il solco di 11 punti poi rivelatosi fondamentale per portare a casa la partita.

Big & Small

Due nomi su tutti, due protagonisti inattesi, soprattutto dopo le loro disavventure in Regular Season: Big Baby Davis e Nate Robinson.

Il primo a inizio anno aveva saltato 2 mesi di Regular Season dopo essersi rotto una mano in un alterco con il suo miglior amico facendo storcere il naso, eufemismo, a Doc Rivers e al suo staff.
Il secondo, poco dopo il suo arrivo da New York, era stato trattato proprio dal coach come un appestato tanto da sconsigliare a tutti i membri della squadra un qualsiasi legame con Kryptonate.

E se Davis al suo rientro aveva comunque trovato spazio anche grazie alla sua abilità  in un reparto lunghi in perenne necessità  di energia, Nate aveva visto il suo minutaggio annullarsi completamente, restando spesso e volentieri ancorato alla panchina dei verdi, per poi essere scongelato proprio durante i playoff dove ha saputo dimostrare di fare bene l'unica cosa che ha sempre saputo fare in un campo da basket: canestro. Che poi sarebbe sempre l'obiettivo di questo gioco.

A distanza dunque di poche settimane, immaginare i due decisivi in una Gara4 di finale era difficilmente pronosticabile, nonostante alcuni interessanti segnali dei due nelle partite precedenti.

I 18 punti conditi da 5 rimbalzi di Big Baby e i 12 punti segnati dall'ex Knicks invece sono state le fondamenta su cui si è basata la vittoria dei Celtics, soprattutto perchè molte giocate di energia dei due sono arrivate nell'ultimo decisivo quarto, quando Rivers si è visto costretto a lasciare Rondo, Pierce, Garnett e Perkins in panchina.

Lo stare in campo così a lungo ha stupito anche Glen Davis, che ha dichiarato: “Guardavo il cronometro e pensavo: Ma quando ci toglie? Invece Rivers è stato coraggioso e ci ha lasciati in campo. Ho apprezzato molto la sua fiducia, mi sentivo una bestia, che nessuno poteva domare”.

Robinson tradisce invece un po' del suo ego “Abbiamo semplicemente giocato più intenso che potevamo per più tempo che potevamo. Ecco cosa proviamo a fare quando entriamo in campo. Solo che il mondo sta aprendo gli occhi solo ora per come abbiamo giocato”

Intensità  difensiva

Se Robinson e Davis sono stati fondamentali soprattutto nella metà  campo offensiva, il resto della second unit è stata protagonista nella propria area, chiudendo tutte le linee di penetrazione e giocando anche in 1vs1 in modo ineccepibile su tutti gli avversari.

Rasheed Wallace, tecnico a parte, ha decisamente limitato Gasol, mandandolo fuori giri e concedendogli tiri difficili che si sono trasformati in canestri solo per l'enorme classe del catalano.

Tony Allen ha preso in consegna Bryant ed è stato il miglior marcatore della serie su di lui, mettendogli ripetutamente la mano in faccia su ogni tiro preso dal Mamba, che ha preso la metà  dei 22 tiri totali da oltre l'arco, segno della difficoltà  avuta nell'attaccare il canestro.

Poco importa, difensivamente parlando, che 6 di quegli 11 tiri siano andati a bersaglio, perchè dal punto di vista della difesa quelli sono i tiri a più bassa percentuale concedibili. Il connubio tra l'efficienza offensiva di Nate e Big Baby e quella difensiva di Wallace e Tony Allen, con He got game a fare da ottimo collante tra le due fasi, ha permesso alla second unit di essere decisiva e come ha ammesso il capitano

Paul Pierce “E' stato bellissimo vederli dalla panchina. Sembravamo delle cheerleaders a bordo campo”.

E il primo ad essere contento di questo è stato Doc Rivers che da inizio playoff predica il concetto di essere una squadra “Questa è un'ottima squadra. Rondo e tutti gli altri erano in panchina a fare il tifo e continuavano a ripetermi di lasciarli dentro”

L'impronta del coach

Su Doc Rivers si è scritto molto in questi anni, soprattutto dopo la vittoria delle Finals. C'era chi attribuiva gran parte dei meriti delle vittorie dei Celtics a Thibodeau e alla sua impronta difensiva, c'era chi lo rimproverava di essere semplicemente un player's coach e che gli attacchi che disegnava non erano all'altezza della difesa, e c'era chi sosteneva che con tre stelle del calibro di Allen, Pierce e Garnett e un quarto violino in ascesa come Rondo fosse facile vincere le partite.

Ora, può anche essere che qualcuno dei critici possa avere ragione su alcuni punti, l'attacco dei Celtics vincitori del titolo nel 2008 non era particolarmente articolato e gran parte dei giochi iniziavano da Garnett mascherato da play a smistar palla dal post e una gran circolazione di palla per un tiro di Allen o una penetrazione di Garnett.

Se però guardiamo tutto il triennio, vediamo come la difesa dei Celtics sia sempre attiva anche con interpreti diversi da due anni fa, quando un Robinson sarebbe stato impensabile in campo con questo sistema. Ma soprattutto vediamo come sia variato il tipo d'attacco che i Celtics sono in grado di produrre.

Con un Rondo in rampa di lancio il gioco è diventato molto più rapido che in passato e il numero di possessi è aumentato e l'equilibrio dei possessi è cambiato con le gerarchie di squadre, spostandosi da un KG molto più cavalcato 2 anni fa rispetto ad ora a Rondo ed Allen, anche lui notevolmente più coinvolto rispetto all'anno del titolo.

Con l'arrivo di Wallace, poi, si è potuto anche utilizzare un lungo che aprisse il gioco oltre l'arco dei tre punti, sfruttando conseguentemente gli spazi lasciati liberi in area. Ovviamente Rivers rimane comunque un gran comunicatore e un allenatore che sa motivare una squadra come pochi. E proprio in Gara4 è arrivato il capolavoro sotto questo punto di vista, quando in campo a fare la differenza c'erano 3 giocatori con cui Doc aveva seriamente avuto da ridire.

Perchè oltre a Robinson e Davis, i cui motivi di diverbio son stati spiegati in precedenza, il coach ha litigato anche con Rasheed Wallace, peraltro impresa non proprio complessa. E come interpretato da Steve Aschburner nell'intervista a Phil Jacson, quando quest'ultimo dichiarava “La loro panchina ci ha uccisi” il loro e il ci nominati da Coach Zen deve necessariamente includere Doc Rivers, nella parte del “loro”, e se stesso, nella parte del “ci”.

Perchè è vero che l'unica mossa di Rivers è stata quella di dare fiducia a una second unit che stava giocando bene, ma questa semplice mossa, come detto sopra, è una mossa che parte da lontano, e a cui Jackson non ha saputo controbattere, come dimostra anche il suo non voler rilasciare dichiarazioni sulla partita di Davis e Robinson.

Gara5: Fondamentale

Inutile ricordare che sul 2 pari per Boston è fondamentale vincere la prossima gara in casa, domenica notte, per avere a disposizione due match point in casa dei Lakers. La buona vittoria in Gara4 e la ritrovata fiducia di tutta la squadra farebbe pensare che i Celtics abbiano un leggero vantaggio per Gara5 e che il famoso Momentum sia dalla loro parte.

Ma esiste davvero il Momentum?
C'è un bellissimo articolo di J.A. Adande per ESPN che spiega perchè in realtà  non esista e di come quello che viene identificato come tale sia frutto di una serie di variabili che poco hanno a che fare con l'esoterismo, l'allineamento planetario o la cabala ma che abbiano riscontro nelle piccole variazioni del gioco.

Ad esempio, dopo aver fatto 8 su 11 da tre in Gara2 Ray Allen in Gara3, dove ha fatto 0 su 13 non ha perso il Momentum, ma semplicemente è stato vittima di una serie di aggiustamenti difensivi dei Lakers, che gli hanno concesso tiri più difficili, con il lungo più coinvolto nelle uscite, o gli hanno negato rifornimenti così invitanti come quelli di Rondo in Gara2.

C'è del vero in quello che scrive Adande, sicuramente alcuni aggiustamenti difensivi hanno complicato la vita ad Allen, come sicuramente il gioco è molto più influenzato da scelte tattiche e tecniche dei giocatori rispetto alle sensazioni degli stessi, ma chi ha giocato a basket sa quanto sia importante, per esempio, il ritmo.

Prendere un tiro in ritmo o entrare nel ritmo offensivo per trovare canestri facili fa tutta la differenza del mondo, e più si entra in ritmo più aumenta la fiducia, cala la convinzione degli avversari e su prende l'inerzia di una gara, entrando in quello che si può definire Momentum, che si può anche chiamare in altro modo, ma sempre un periodo temporale in cui si è più produttivi e si trovano le soluzioni migliori rimane.

Come in Gara4 quando due giochi consecutivi da tre punti di Boston intervallati a 2 tiri liberi per fallo tecnico sbagliati dai Lakers un po' sfiduciati hanno spostato l'inerzia completamente dalla parte dei padroni di casa. Domenica notte si scoprirà  se l'inerzia continuerà  ad essere dalla pere dei Celtics e se il Momentum della panchina continuerà  per dare lo stesso contributo di giovedi notte.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *