Brutto stop per i Celtics

Doc Rivers manda messaggi agli arbitri dopo qualche chiamata dubbia.

La storia dice tante cose.
La storia dice che Phil Jackson quando vince Gara1 di una serie ha un record di 47 serie vinte e 0 perse.
La storia dice che su 10 casi, quando in finale si è 1 a 1, 10 volte chi ha vinto Gara3 ha portato a casa l'anello.

La storia, però, diceva anche che Gara3, da quando il formato delle finali è 2- 3-2 è solitamente favorevole alla squadra che gioca in casa. Ora tocca ai Celtics ribaltare quello che dice la storia e riportare la serie nella loro direzione, in quella che più che una finale NBA sembra una lotta tra due pugili che si danno un pugno a testa al meglio dei 7 round.

Per Boston è fondamentale vincere le prossime due gare casalinghe dopo la sconfitta di martedi notte, portarsi sul 3 a 2 vorrebbe dire aver due match point in trasferta invece che concederne due ai Lakers tra le mura amiche, e questo fa tutta la differenza del mondo.

Molto frustrante

Queste sono le parole utilizzate da Kevin Garnett nel post partita per fare il punto dell'incontro: “E' molto frustrante. Molto frustrante quando non riesci a giocare bene offensivamente”.

A dire il vero Kevin è stato l'unico Celtic a dare un contributo in questa Gara3. Con 25 punti, frutto di un ottimo 11 su 16 dal campo, e 6 rimbalzi, l'ex Minnesota ha infatti lasciato la sua impronta sulla sfida, dopo esser stato criticato per le sue scialbe prestazioni in California.

Il bigliettone però è stato l'unico a dare un contributo offensivo di livello per i suoi, e tutti gli altri hanno trovato grosse difficoltà  a trovare la via del canestro, come testimonia il 36% dal campo degli altri celtici.

Delle difficoltà  offensive di Pierce, alle prese con la marcatura di uno dei migliori difensori della lega, si è già  scritto nelle gare precedenti, e anche nella prima parte di Gara3 il trend è stato il medesimo, salvo poi trovare più continuità  negli ultimi due quarti, quando i Celtcs hanno ritrovato il contatto nel punteggio fino al meno due a 2 minuti dal termine con l'inerzia della gara che sembrava favorirli.

Poi il gioco da tre punti di Fisher che ha nuovamente girato la partita e ha rispedito Boston nel baratro, soprattutto emotivamente.

La serataccia di Ray

48 ore dopo essere entrato nella storia del gioco per aver segnato 8 triple in una gara di finale, Ray Allen ha fatto registrare una delle prestazioni peggiori della sua carriera, senza segnare neppure un canestro dal campo.

Il suo 0 su 13 gli ha evitato di pochissimo di non entrare nella storia anche dalla parte sbagliata. Nel 1948 e nel 1978, ere geologiche fa cestisticamente parlando, Chick Reiser e Dennis Johnson fecero peggio, con 0 su 14 al tiro, un solo tentativo in più di Allen.

Prestazione eccezionale quella di domenica, prestazione eccezionale quella di martedi notte, perchè come ricorda il suo diretto avversario Derek Fisher, vero mattatore della serata, “Ray non sbaglierà  sempre tutti quei tiri. Giovedì notte non succederà “

E ovviamente su questo fa affidamento tutta Boston, a partire da Coach Rivers, che conoscendo Ray assicura: “Questo è il basket. Ed è il motivo per cui non bisogna preoccuparsi della prestazione di stasera. Ray tornerà  in palestra mercoledì e si saprà  preparare per la prossima gara. Molti dei suoi tiri erano buoni tiri, ma sono finiti corti e avevano poca parabola, probabilmente era un po' sulle gambe. Capita a tutti, anche ai migliori”.

Niente da aggiungere ovviamente a quanto detto da Rivers ovviamente, la disamina è perfetta, ed il motivo della mancanza di gambe è probabilmente da ricondurre al viaggio Los Angeles – Boston fatto a fine Gara2.

A dire il vero anche durante la partita, giustamente, Allen ha sempre preso i suoi tiri, convinto di trovare prima o poi il ritmo giusto, supportato in questa convinzione dall'atteggiamento dello staff tecnico che nonostante le difficoltà  ha puntato su di lui tenendolo in campo per 42 minuti.

I problemi a rimbalzo

Ancora una volta ha portato a casa la partita la squadra che ha catturato più rimbalzi. Boston ne ha catturati 35 contro i 43 di Los Angeles, che ha però avuto un contributo meno importante da parte di Pau Gasol.

Il problema è che per un Gasol in ombra, i Lakers possono contare su Bynum, che nonostante l'infortunio al ginocchio ha giocato una solida partita, e su Lamar Odom, che pare entrato nella serie dopo aver sonnecchiato nelle prime due partite.

Proprio quest'ultimo è stato, insieme a Fisher, l'ago della bilancia per i campioni in carica, come si evince anche dal suo plus/minus che recita un ottimo +14. Odom è il tipo di giocatore che se diventa produttivo genera continui problemi alle difese avversarie, ma è anche capace di isolarsi dal gioco e diventare un corpo estraneo all'interno della sua squadra. Boston dovrebbe cercare quindi di tenerlo lontano dal gioco, facendolo lavorare molto in difesa e cercando di lasciargli solo spazi sul perimetro in attacco, senza concedergli vie facili per il canestro.

Per arginare i lunghi di Los Angeles, e per cercare di farli lavorare maggiormente in difesa, oltre al ritrovato Garnett, che però come detto da Kobe Bryant “E' tornato ma non se ne era mai andato” i verdi avrebbero bisogno di qualcosa in più da parte di Kendrick Perkins, un po' troppo ai margini in questa serie, come dimostra lo spazio che coach Rivers concede a Glen Davis, anche nei momenti chiave della partita.

Mind Games

Come è solito fare il suo diretto avversario, anche Doc Rivers ha voluto lanciare più di un messaggio agli arbitri: “Ci sono molte situazioni in cui ci dovrebbero essere delle chiamate arbitrali che non sono arrivate. Lontano dalla palla non si può trattenere l'avversario o impedirgli di prendere posizione muovendosi. Se succede, bisogna fischiare”.

Poi, riferendosi ai problemi di falli in cui sono incorsi i suoi big (Allen in Gara1, Garnett in Gara2 e Pierce nella scorsa partita) il coach ha dichiarato “E' dura. In ognuna delle tre partite abbiamo avuto uno delle nostre stelle con problemi di falli. Anche l'altra sera Pierce non ha avuto modo di entrare in ritmo, e anche quando era in campo non riusciva a fare quello che voleva per paura di vedersi fischiare un altro fallo. E' difficile giocare così”.

Non viene risparmiato nemmeno Phil Jackson nelle dichiarazioni del coach di Boston “Se Phil si lamenta di qualcosa il giorno prima della gara, e poi quello che dice si avvera, spero non abbia niente a che fare con l'arbitraggio”

Di solito lamentarsi per l'arbitraggio è sintomo di preoccupazione e di insicurezza. In questo caso, però, Boston ha semplicemente voluto far sentire anche la propria voce sul tema arbitraggio, esplorato più di una volta dalla squadra avversaria. una sorta di monito a voler continuare ad arbitrare senza condizionamenti esterni, come accaduto finora, dato che gli errori nelle chiamate dei grigi, seppur numerose, hanno fin qui danneggiato indipendentemente ora l'una ora l'altra fazione.

Looking Forward

Boston è ovviamente al bivio più importante della stagione. Sotto 2 a 1 e con due partite in casa, ha la necessità  di vincere entrambe le gare e di portarsi in vantaggio prima di spostarsi nuovamente ad Ovest.

E lo deve fare buttandosi subito alle spalle l'ultima sconfitta, arrivata dopo una rimonta e in un momento in cui l'inerzia della serie pareva essere dalla loro parte, guardando subito avanti e partendo da quello che è necessario fare per ricominciare a vincere.

Le dichiarazioni dei giocatori vanno proprio in questo senso.
Come dichiarato da Glen Davis: “Quello che è successo in gara 3 è recuperabile. Sappiamo quale sia la chimica giusta per vincere, dobbiamo solo andare in campo e farlo.”.

Anche Ray Allen è ottimista per il futuro e pare aver ben chiaro in testa il mantra che il suo coach ha più volte ripetuto durante questi playoff: insieme.

Tutti gli interventi di Rivers infatti sono sempre stati incentrati sul concetto di giocare di squadra, di fidarsi dei compagni e di remare tutti nella stessa direzione per portare a casa le partite, e l'ex Seattle lo sa: “Stare insieme. Stare insieme e sapere che possiamo batterli, giocando di squadra. Solo un po' più di fiducia. E stare insieme”.

Un refrain che pare quasi un disco rotto, ma sicuramente l'unico modo per Boston di portare a casa la prossima sfida.

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