Concorrenza spietata

Nic è tornato!

I numeri non mentono e il rischio è reale: Portland potrebbe non comparire nel tabellone dei playoff 2010.
Ottavo ed ultimo posto valido per qualificarsi ai playoff e meno di due vittorie di vantaggio su tre pericolose inseguitrici.

Gennaio è il primo mese dal bilancio negativo (7-8) nelle ultime due regular season ed alla flessione di risultati positivi corrisponde uno scivolone in classifica. Il fiato sul collo dei Blazers è quello dei soliti Rockets, raggiunti dalla marcia sorprendente dei Grizzlies e della resurrezione degli Hornets.

Un vero peccato non essere riusciti a gestire il gap accumulato in autunno, quando una squadra colpita da numerosi infortuni ha trovato insperate risorse nei giocatori di seconda e terza fila. Meno belli di un anno fa, ma ugualmente concreti i Blazers hanno retto a lungo attorno al 60%, poco sotto i Nuggets. Ma alla lunga questi sforzi sembrano venuti a presentare il conto.

L'esemplare Juwan Howard continua a fare straordinari eccessivi per un veterano da oltre mille partite nella Lega. Non è bastato il rientro di Rudy Fernandez a far rifiatare Martell Webster, in quattro occasioni in campo più di 44 minuti.

Incerottati e affaticati, il 20 gennaio i Blazers hanno dovuto subire l'ulteriore beffa di perdere anche il loro miglior giocatore. Brandon Roy ha lasciato il campo a metà  della sfida contro i Sixers per il riacutizzarsi di uno stiramento al polpaccio destro, e da allora è rimasto in borghese. Senza di lui il bilancio è di 3 vittorie e 5 sconfitte e neppure questa notte, contro gli Spurs, sarà  a disposizione.

Forse perché ormai abituata a fare i conti con una lista di infortunati lunga e pesante, la squadra è riuscita a reagire ed a trovare risultati importanti, come le recenti vittorie su Charlotte e Dallas. I giocatori del supporting cast si sono dati il turno nel fornire prestazioni del tutto eccezionali per supplire all'assenza di Roy: irripetibili i 52 punti di Andre Miller conquistatore a Dallas, decisivi i 28 con cui Martell Webster a forza di triple ha costretto alla resa i Pistons, necessari i 18 di Bayless nella sfortunata ma vittoriosa trasferta a Philadelphia, inutili i 25 con cui Fernandez ha tenuto in bilico il risultato a Houston.

Il ruolo del go-to guy è toccato ovviamente a LaMarcus Aldridge, passato dai quasi 17 punti di media in stagione ai 21 delle ultime nove partite. Eppure nel suo caso non è una mera questione di statistiche. Proprio alla vigilia dell'infortunio che ha bloccato Roy in cima alla “Top Ten dei Deludenti” stilata da Eddie Jordan compare il texano al quarto anno nella Lega.

Il numero 1 è lui perché sarebbe un All-Star ogni anno se solo lo volesse. Quando gioca è troppo soft e più la partita si fa fisica, più lui arretra lontano dal canestro. Ha un gioco in post decente e un tiro dalla media distanza eccellente, ma non sa ancora come alternarli. Questo diventerà  un problema importante dato che stiamo per entrare nella seconda parte della stagione. Aldridge dovrebbe essere un giocatore da alte percentuali realizzative – come Amare Stoudemire. Ma la statistica più sorprendente è quella che ci dice che è un pessimo stoppatore. I Blazers hanno perso i loro due centri e ora è tempo che Aldridge diventi un giocatore più duro o faticheranno parecchio per raggiungere i playoff.

Un giudizio molto severo, ma affatto visionario.
Pendergraph ha dimostrato di poter sostituire più che dignitosamente Przybilla e Oden per caratteristiche difensive ed intensità , ma pare che McMillan non si fidi a lasciarlo troppo sul parquet. E altro a roster non c'è.
Non è solo una questione difensiva. Anche quando si tratta di incrementare il punteggio Portland è ancora una squadra di tiratori perimetrali pressoché priva di una dimensione interna, garantita in modo efficace solo dall'assente Roy e dalle penetrazioni di Bayless e Miller.
Un problema questo non nuovo in questo team report.

Portland ha appena subito la terza lezione in altrettanti confronti dai ragazzi del maestro Jerry Sloan. Nella partita di ieri neppure l'assenza di Carlos Boozer (che pochi giorni prima aveva sotterrato gli oregoniani con 20 punti ed altrettanti rimbalzi) è sufficiente a rendere la contesa più incerta. Jerryd Bayless funge da vice-Roy, prendendo stabilmente posto in campo al fianco della point guard. È più credibile nel tiro da fuori rispetto alla stagione da matricola, quando poteva essere battezzato senza troppi patemi, ma non abbastanza affidabile e continuo. In difesa spetta a lui la marcatura della guardia più pericolosa.

Rudy Fernandez passa alle cronache per l'episodio del timeout durante la partita giocata a Dallas, quando due donne l'hanno raggiunto e abbracciato per dirgli – Rudy, I love you. Nice to meet you. Good game.

Ma la copertina dei Blazers di oggi se la merita senza alcun dubbio il francese con il numero 88, Nicolas Batum. L'infortunio alla spalla non gli ha permesso di debuttare nell'attuale regular season prima del 25 gennaio, ma queste prime sei presenze sono state perfino più eccitanti delle pur lusinghiere statistiche.

Tra i più entusiasti Dwight Jaynes, che vede in Batum un nuovo Pippen per doti tecniche e capacità  di essere ugualmente determinante in entrambe le metà  campo. NESSUNO dei giovani Blazers ha il potenziale di Batum. Non riesci a staccargli gli occhi di dosso. Nelle ultime tre partite ha difeso su Aaron Brooks, Dirk Nowitzki e Stephen Jackson e lo ha fatto alla grande. In attacco ha la mano rovente, segna sia che tiri da fuori sia che concluda nei pressi del canestro.

Per inciso: quasi 10 punti e 5 rimbalzi in 21 minuti di media, tirando con il 67% dal campo ed il 50% dalla lunga distanza. Ma è la seconda parte della sua analisi che mi trova completamente in sintonia.

Mi sconcerta il fatto che sia stato solo il terzo ad alzarsi dalla panchina la scorsa notte e mi restano incomprensibili le ragioni per cui coach McMillan continui a usare due point guard contemporanemente. Lasciamo perdere questa storia di quanto è valida la “second unit” e preoccupiamoci dei titolari – cioè dei ragazzi che giocano più minuti.
Nic Batum deve giocare tutti i minuti che le attuali condizioni fisiche gli permettono. La franchigia può crescere se lui può migliorare, perché il ragazzo ha il potenziale per essere quel braccio destro di Brandon Roy che LaMarcus Aldrdige appare riluttante a divenire.
E tienilo in campo con Andre Miller il più a lungo possibile. Miller cerca il ragazzo, che è in costante movimento, e lo trova al momento giusto. Batum ha capito che se si fa trovare libero, Miller lo ricompensa: disporrà  di un sacco di lob da schiacciare e riceverà  palla oltre la linea dei tre punti completamente libero. Una ragione in più per cui Batum deve entrare nel quintetto titolare.
Non c'è neanche da pensarci: fallo giocare e fallo giocare tanto.

Che McMillan ti ascolti Dwight!

Con il rientro d Batum, quello prossimo di Roy (forse già  domenica contro i Lakers) e quello di Travis Outlaw, possibile già  alla ripresa del campionato dopo la pausa dell'All Star Game, Portland può recuperare energie preziose e tornare ad assomigliare di più alla versione entusiasmante di un anno fa. Quando si sognavano grandi traguardi e non si guardava al back-to-back con Thunder e Suns in termini di scontri diretti per le ultime posizioni nella griglia dei playoff.

PLAYOFF RACE

1. LA Lakers 76,0% [38-12]
2. Denver Nuggets 67,3 % [33-16]
3. Dallas Mavericks 63,3 % [31-18]
4. Utah Jazz 62,5% [30-18]
5. San Antonio Spurs 59,6% [28-19]
6. Phoenix Suns 58,8% [30-21]
7. Oklahoma City Thunder 57,1% [28-21]
8. Portland TrailBlazers 56,9% [29-22]
9. Houston Rockets 54,2 % [26-22]
10. Memphis Grizzlies 54,2% [26-22]
11. New Orleans Hornets 53,1% [26-23]

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