La flessione di San Antonio

Per Duncan e compagni si preannuncia un periodo impegnativo…

L'ultima partita giocata e persa contro i Denver Nuggets rappresenta una fedele e chiara fotografia dell'opaco momento dei San Antonio Spurs. Volenterosi, diligenti ma perfidamente inefficaci e perdenti.

E' questa San Antonio. Squadra troppo logora mentalmente per allontanare quell'immagine cosi reale, dove il capolinea di una splendida e fausta era, appare sempre più vicino.

Le sei partite consecutive giocate in quell'ex fortino dell'At&t Center dovevano essere la spinta migliore per affrontare nel migliore dei modi e con una pressione minore, l'imminente "Rodeo Trip" che gli Spurs inizieranno con la trasferta di mercoledi a Sacramento, con il lungo pellegrinaggio in giro per gli Stati Uniti, che quest'anno si vestirà  ancor di più da giudice, per le ambizioni della banda di Popovich.

Problemi offensivi, difficoltà  difensive e soprattutto una mancanza di identità  da un punto di vista gestionale che Popovich non sembra ancora in grado di risolvere. Troppi quintetti sperimentali, troppe ondivaghe manifestazioni di fiducia, troppe altalenanti prestazioni di squadra che fanno tremare un progetto architettato, studiato e destinato a raccogliere risultati non nel breve ma nel brevissimo periodo.

Nel mese di Gennaio, sono state addirittura otto le sconfitte incassate dai nero-argento, tutte contro squadre con un record vincente e tutte con uno scarto superiore ai 5 punti (8.6 di media) e ben 5 sul parquet amico.

Pesante, da un punto di vista psicologico, il trittico di sconfitte subito in 5 giorni contro Jazz, Rockets e Bulls dove la difesa ha concesso più di 106 punti di media.

Gli unici "highlights" sono stati i primi tre quarti della sfida contro i Mavericks, la vittoria contro i Lakers (con Bryant a metà  servizio) ed i sofferti ma convincenti blitz a Oklahoma City e New Orleans, dove la squadra è apparsa in grado di regalare quello "step-up" che finora non si è lontanamente visto.

Il motivo? Il solito Gregg Popovich prova a sintetizzarlo a suo modo: "Se non fai canestro, non vinci".

Numeri di una flessione

Record dei San Antonio Spurs, alla vigilia dell'annuale "Rodeo Trip".
2002/2003: 28-15
2003/2004: 31-18
2004/2005: 36-10
2005/2006: 34-10
2006/2007: 31-14
2007/2008: 28-14
2008/2009: 32-14
2009/2010: 27-19

La tabella parla chiaro. La squadra di Popovich vive la stagione più difficile da quando sono costretti a vagabondare per 20 giorni lontano dal Texas. Le 19 sconfitte sono ancora più rilevanti negativamente se si considera che finora gli Spurs, hanno giocato più del 63% delle loro gare all'At&t Center, dove hanno raccolto un magro bottino di 19 vittorie e 10 sconfitte.

Ed ora la lunga serie di trasferte. La parola a Tim Duncan: "Per qualsiasi ragione, abbiamo sempre usato questa lunga trasferta come un punto di svolta. Speriamo di essere una squadra migliore di quello che siamo oggi, al nostro ritorno."

Ma quali sono i motivi di queste 19 sconfitte e del conseguente malumore che circola intorno all'ambiente San Antonio? Attacco o difesa?

Per Popovich non ci sono dubbi. E nella metà  campo offensiva, che gli Spurs hanno mostrato i più adulti problemi e dove non sono riusciti a fare quello step necessario per diventare una serie contendente al titolo. Opinione legittima, rispettabile e prettamente vera ma che stride rispetto alla visione dei 4° quarti, giocati all'At&t Center, contro Dallas e Denver, a distanza di quasi un mese.

L'efficacia offensiva è in netto calo (e successivamente vedremo il perché) ma è principalmente in difesa che gli Spurs non riescono a fare la differenza, o perlomeno, a restare in gara. Nella sfida del 8 gennaio, da un punto di visto tecnico, i ragazzi di Popovich (espulso ad inizio 2° quarto) hanno giocato i tre quarti più belli della propria stagione con una grande difesa di squadra ed individuale (vedi Jefferson su Nowitzki) ed un attacco con percentuali superiori al 60% e fatto di buona distribuzione di palla e tanta transizione con Parker ed Hill sugli scudi.

Tutto bene fino al risveglio dei Mavs (e del tedesco) e ad un contemporaneo black-out difensivo che nel 4° quarto a permesso ai Mavericks di realizzare la bellezza di 42 punti in 12 minuti. E, per quanto Popovich possa aver ragione, è balzato agli occhi, più il ripetitivo ritardo di Bogans sulle uscite di uno scatenato Terry che la presunta sterilità  offensiva.

Sotto questo aspetto, si spiegano i punti subiti nel secondo tempo contro Utah (60), Houston (61) e Denver (58) con i Nuggets capaci di piazzare un esiziale 16-4 di parziale negli ultimi 3' del 4° quarto in un mese di Gennaio dove una delle migliori difese sul tiro da 3 della lega, concede quasi il 47% dagli avversari. Cifre non da San Antonio.

La scarsa efficacia del sistema offensivo, principale imputato di Popovich, della appannata stagione degli Spurs, si riassume con un netto calo in tutte le categorie di riferimento. Ancora più rimarchevole è la contrapposizione, rispetto al mese di dicembre, con un calo di 2 canestri segnati a partita ed un corrispondente aumento di 5 canestri tentati.

Da un punto di vista tecnico, le soluzioni offensive appaiono, nonostante l'acquisizione di Jefferson, ancora più limitate. L'involuzione produttiva di Parker, le ottime cifre ma con diversa efficacia di Duncan, il visibile e preoccupante calo di Ginobili rendono l'attacco dei San Antonio Spurs più prevedibile e meno efficiente di quello degli scorsi anni, quando con partite ai 110 punti riuscivano a mascherare limiti e ritardi difensivi, implementati nella fisiologia della regular season.

George Hill: il nuovo che avanza

Sono già  lontani i tempi del noviziato NBA. George Hill, uscito fortificato dall'impegnativo primo anno sotto le grinfie del sergente Popovich, sembra già  un giocatore navigato ed esperto, in grado di prendersi quelle responsabilità  che sembra già  chiamato a raccogliere.

E' lui (decisamente e per distacco) l'aspetto maggiormente positivo di questi Spurs.
Nelle ultime 12 partite, ben 32' di media con 11 doppie cifre a 13.6 di media. Cifre quasi triplicate rispetto a quelle della passata stagione giocata da rookie quando era essenzialmente il cambio di Parker. Oggi è qualcosa di più. Più minuti da guardia (il suo vero ruolo, soprattutto per competenze difensive), più minuti da play e ancor più impatto sulla combo defence/offence.


MAPPA DEL TIRO - 08/09 - 09/10
Jumper (EFG%) - 63%(35) - 67%(44)
Inside - 37% - 33%
EFG%: percentuale reale (xx)

Migliorato nel tiro in sospensione, George Hill deve compiere un altro step in avanti, riguardo il tiro dall'arco (34%) che potrebbe far ampliare ancora di più, il suo arsenale offensivo, in un sistema che prepara e utilizza fino allo sfinimento il famosissimo tiro da 3 dall'angolo.

Che il suo jumper sia migliore, lo testimonia anche il dato in sensibile aumento, rispetto allo scorso anno del 72% dei suoi canestri, preceduti ad un assist. Molto bene anche in situazioni "crunch" dove l'ex IUPUI tira nel 45% delle situazioni, ricavando quasi 4 dei suoi 10.3 punti a partita.
In questo mediocre gennaio nero-argento, si è anche distinto per le signore difese messe sul parquet contro calibri come Kobe Bryant e Chris Paul, in parte (soprattutto il secondo) disinnescati dalle lunghissime braccia di Hill. Difesa tecnica, buona posizione a livello di corpo nell'uno contro uno, deve migliorare nella difesa in post, come dimostrato dalle giocate da professore di Chauncey Billups, ma il futuro è tutto dalla sua parte.

Unico neo è la scarsa propensione all'assist, pur giocando svariati minuti nella posizione di playmaker. Solo 1 assist ogni 11 minuti di gioco con una carestia di 92 minuti consecutivi senza un'assistenza a cavallo tra le trasferte di Charlotte, Memphis e New Orleans.

Coming soon

Tim Duncan l'ha definito il "Rodeo Trip" più significativo della storia recente dei San Antonio Spurs. Analizziamolo nel dettaglio:

3/2 @ SACRAMENTO
4/2 @ PORTLAND
6/2 @ LA CLIPPERS
8/2 @ LA LAKERS
11/2 @ DENVER
17/2 @ INDIANA
19/2 @ PHILADELPHIA
21/2 @ DETROIT

Da un punto di vista logistico e agonistico, è un viaggio meno impegnativo degli altri anni, a favorire tale accezione, è la pausa dell'All Star Game e la soffice seconda parte del "Rodeo Trip" da spendere nel poco competitivo Est Americano. Più serie le trasferte a Portland, Los Angeles (2 volte) e Denver. Qualcuno azzarda un 7-1, oggettivamente è più probabile un 5-3.

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