Verso Il Super Bowl: i quarterbacks

Drew Brees si misurerà  con Peyton Manning in una sfida potenzialmente esplosiva.

Il quarterback. Il QB è il ruolo più importante di una squadra, colui che fa girare l'attacco, colui che tutti i compagni guardano in campo, che ascoltano nell'huddle. È il ruolo più difficile di questo sport, ed uno dei più difficili in senso assoluto. Di riflesso, chi lo ricopre è anche il giocatore più osannato dai tifosi, molto spesso è il simbolo della squadra, ma è anche quello che finisce di più sotto i riflettori dei mass media, e il primo a cui si rivolgono pensieri accusatori quando i risultati non arrivano.

Nel Super Bowl spessissimo quella tra i QB è la sfida nella sfida. Quest'anno non sarà  differente e anzi, poche volte si sono affrontati due QB così evidentemente determinanti per i destini delle proprie franchigie.
Da una parte Peyton Manning per Indianapolis, dall'altra Drew Breese per New Orleans. Due uomini dalle storie molto diverse.
Tralasciamo i commenti tecnici in questo articolo, perchè comunque andremmo solo a cercare delle sfumature sul gioco di due dei migliori interpreti del proprio ruolo che vi siano in circolazione attualmente, e ci concentriamo sulle storie estremamente affascinanti che si nascondono dentro uno spettacolo che non non avrebbe bisogno di ulteriori spunti per diventare ancora più interessante.

Il primo,Peyton, è un predestinato. Figlio di Archie Manning QB proprio dei New Orleans Saints, viene indirizzato fin dalla tenera età  verso la palla ovale come i fratelli Cooper ed Eli, e si capisce fin dall'high school che il ragazzo ha il talento per emergere. L'iter che lo porta sino in NFL ha fatto aggiornare libri interi di record ad ogni livello, e nel draft del 1998 lui e Ryan Leaf erano in lizza per la prima scelta assoluta. Adesso fa sorridere anche solo pensare di accostare Leaf ad un QB qualsiasi, ma all'epoca la decisione era meno scontata di quanto non si possa ora immaginare, tant'è che Leaf venne scelto come secondo assoluto da San Diego e già  parlava di come le preoccupazioni che dovevano avere i Chargers erano solo quelle di organizzare le parate celebrative dei prossimi titoli che lui avrebbe fatto vincere alla squadra.
La storia poi ha emesso sentenze ben diverse. Uno è disperso ad allenare QB in college minori, mentre l'altro si sta giocando il secondo anello.

Però anche Manning ha avuto periodi difficili. Che il talento ci fosse lo ha sempre dimostrato. In 12 anni di NFL ha portato la sua squadra ai playoffs in 10 occasioni, ha un rating in carriera di 95.2 e ha lanciato più di 50 mila yards. Negli stessi playoffs, vi sono state occasioni in cui ha dimostrato uno strapotere imbarazzante. Nel 2003 elimina nelle wild card Denver lanciando 22 su 26, 377 yards e 5 TD con un rating perfetto di 158.3. Nella partita seguente registra 22 su 30, 304 yards e 3 TD. Va quindi a giocare al Foxboro di Boston, con le grafiche della tv americana che titolano "ma è possibile fermare Manning?". La risposta arriva da Brady e compagni che vincono 24-14 e Peyton viene intercettato per ben 4 volte.

L'anno dopo si ripete la storia, Denver demolita con 27 su 33, 457 yards e 4 TD. Per poi schiantarsi ancora contro il muro Patriots.
Il 2006 sembra l'anno buono, i Colts sono la testa di serie numero 1 in AFC, i Patriots vengono clamorosamente eliminati dai Broncos.. ma ad Indianapolis vince Pittsburgh.
Per il terzo anno consecutivo i Colts vengono eliminati, ma questa volta la sconfitta è ancora più pesante perchè arriva proprio quando sembrava essere stata trovata la quadratura e con New England fuori gioco.
Dopo 8 anni di NFL, dopo anni di record e di amare sconfitte nella post season, dopo Brady con 3 anelli e l'astro nascente Roetlisbergher che centra il titolo al secondo tentativo, qualcuno inizia a mugugnare che Peyton sia uno dei più forti perdenti di sempre. Lo pensano persino i tifosi dei Colts quando all'half time del Championship 2006, all'ennesimo assalto al titolo ancora da favoriti, i Patriots stanno vincendo proprio ad Indianapolis per 21-3, e fischiano sonoramente i propri giocatori mentre questi rientrano negli spogliatoi.
Ne seguirà  la più grande rimonta di sempre in un Championship e il primo e tanto desiderato titolo contro i Bears.

Questo però non basta per garantirsi la pace. Nei due anni successivi arrivano due eliminazioni contro San Diego, una volta addirittura dalle riserve dei Chargers che erano decimati dagli infortuni nei ruoli chiave, e i detrattori tornano a parlare di Peyton come di un perdente, ed il titolo 2006 era solo il risultato di aver incontrato i Patriots più deboli degli ultimi anni, con un pacchetto ricevitori a disposizione di Brady ridicolo, e che quei Bears erano squadra monodimensionale, troppo debole con Grossman come QB titolare per poter essere una contender credibile.

Critiche che quest'anno potrebbero essere sepolte per sempre. Manning ha preso in mano un pacchetto ricevitori fatto da un veterano, Wayne, e poi un secondo anno Garcon, e un Rookie, Collie. Li ha portati a sfiorare la stagione perfetta, ha vinto 8 partite in rimonta, la squadra ha subito pesanti infortuni eppure è arrivata sino al grande ballo.
Purtroppo quando si è grandi e talentuosi come Peyton, quello di vincere diventa un imperativo. E ad ogni prestazione negativa a cui segue una sconfitta, i detrattori o chi cerca facili argomenti mediatici, getta l'ombra del crollo psicologico, dell'essere un perdente nelle situazioni difficili.. la pretesa è quella che lo standard elevatissimo delle prestazioni di stagione regolare rimanga tale in tutte le partite più impegnative contro gli avversari più forti della post season. Ma questo è ovviamente impossibile per chiunque.

Il secondo ha storia molto diversa. Anzitutto perchè per Drew Brees non era nemmeno sicuro dello sport che avrebbe scelto. Infatti era un tennista eccezionale, tanto che ha battuto per 3 volte Roddick, ma alla fine i risultati raggiunti con la palla ovale e le origini texane di Dallas, patria del football, gli fecero decidere di abbandonare la racchetta ed indossare il casco. Al draft venne scelto al secondo giro nel 2001, un anno in cui a livello di QB non uscì assolutamente niente di lontanamente presentabile per lo spot se escludiamo Vick. Quindi ci si trovava distanti da un predestinato, anche perchè vi erano dei dubbi sul suo fisico, che essendo uno 6-0 risultava un po' troppo basso per un QB, più che altro perchè deve riuscire a vedere il fondo del campo per capire le secondare anche quando le linee difensiva ed offensiva stanno combattendo. San Diego provò comunque la scommessa valutando le sue indubbie doti di lancio, però i primi 3 anni risultano piuttosto difficili, tanto che il computo TD-intercetti fu di 29 a 31.

Il suo secondo anno da starter si conclude con sole 4 vittorie che mettono San Diego nella condizione di scegliere come prima assoluta, così i Chargers decidono di non poter lasciar andare uno dei due franchise QB di presunto grande talento disponibili quell'anno. Scelgono il fratello di Peyton, Eli, poi scambiato con NY per Phillip Rivers anche a causa della volontà  di Eli di giocare nel mercato newyorkese.
La sorte di Brees è quindi già  segnata a San Diego, nonostante le due stagioni seguenti in cui Drew esploda letteralmente, lanciando più di 6500 yards, 51 TD a fronte di 22 intercetti.
Ma nessuna squadra può permettersi il lusso di tenere in roster due QB potenzialmente titolari. Soprattutto se in panchina hai un giocatore che ti è costato così tanto e con il carattere di Rivers. In più un infortunio grave alla spalla del braccio destro con cui Brees lancia toglieva a San Diego le certezze che la guarigione li mettesse al sicuro da possibili future ricadute. Allora la scelta fu semplice.

La sua seconda vita da professionista iniziava ai Saints che si stavano rivoluzionando dopo l'ennesima stagione negativa. Ad attenderlo un coach giovane, Sean Peyton, votato all'attacco, un vero genio offensivo, talvolta addirittura troppo spregiudicato, ed un RB appena draftato e che al college aveva mostrato doti atletiche fino a quel momento mai viste su di un campo da football, Reggie Bush.
Lo attendeva anche una città  semi-distrutta dall'uragano Kathrina che cercava di risollevarsi anche moralmente, e lo sport ha questo dono, quello di regalare sorrisi alla gente almeno per qualche ora, staccandoli da più tristi realtà .
La sua stagione di debutto sembra rispondere ad una favola. I Saints indovinano una stagione meravigliosa, passano dal 3-13 della stagione precedente al 10-6 e raggiungono la finale di conference contro i Bears, in cui passano anche in vantaggio e che sembrano poter vincere, ma che poi perderanno. Vedendo sfuggire così l'occasione di andare al Super Bowl. Che si giocò a Miami, come questo. Che per la AFC giocarono i Colts, come questo.

Dopo quell'annata ne sono seguite due di difficoltà , una da 7-9 e la seguente da 8-8, mancando in entrambi i casi la qualificazione per i playoffs, quando ad inizio anno invece le aspettative per questi Saints erano molto alte.
Nonostante questi risultati poco soddisfacenti rapportati alle premesse stagionali, Brees è diventato più che il semplice QB della squadra. In questi pochi anni è diventato un simbolo anche della città . Ha combattuto affinchè non venisse nemmeno presa in considerazione la possibilità  di spostare la franchigia dopo l'uragano, pericolo realmente esistito visto che il proprietario dei Saints ha il suo centro di interessi economici a San Antonio che dispone di uno stadio pronto ad ospitare il football ma manca di una squadra. Drew ha inoltre continuato ad abitare in centro città  dopo la devastazione, ed ha fatto tutto quanto fosse in suo potere per aiutare la comunità  a risollevarsi. Tutti questi fattori lo hanno fatto entrare nei cuori della gente di New Orleans molto più più del record di yards totali lanciate in un anno da Dan Marino sfiorato per un solo completo.

Finalmente questo 2009 ha illuminato agli occhi di tutti Brees, con una stagione regolare in cui non ha replicato le cifre della stagione precedente, ma nella quale è riuscito a guidare la sua squadra prima al miglior record della NFC e quindi alla vittoria della conference.
Questa stagione è stata il coronamento di tanti sforzi fatti in carriera e il raggiungimento di un ruolo da protagonista, cosa che sembrava difficile ipotizzare al suo sbarco nella NFL e difficilissima da realizzare quando ha accettato le proposte dei Saints, all'epoca una delle 3 peggiori squadre della lega.

Storie diverse di due uomini che si incontrano per questa grande partita, una finale che è stata sfiorata nel 2006, e che ora diventa realtà .
Colts contro Saints significa anzitutto Manning contro Brees. Per uno ci sarà  l'occasione della definitiva consacrazione e di legittimare il suo posto nell'olimpo del football, l'altro invece lotterà  per entrarvi. Noi da spettatori non possiamo far altro che augurarci che questi protagonisti diano vita ad uno spettacolo bello tanto quanto le premesse ci fanno attendere.

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