I Magic sono vivi

Howard, sempre un sorriso per tutti in conferenza stampa…

Come da titolo: i Magic sono vivi. Questa è la sintesi di gara-3 delle Finali NBA.

Nei due giorni precedenti la partita si era discusso molto di quello che sarebbe potuto succedere ad Orlando. I padroni di casa avrebbero reagito al 2-0 subito in quel di Los Angeles? Oppure i Lakers, con tutta la fiducia acquisita fino ad ora, si sarebbero portati sul 3-0, facendo calare il sipario sulla serie?

Ebbene, ancora una volta in questi play-off i Magic non hanno tradito le attese, ed hanno accorciato le distanze dai loro avversari mantenendo viva la serie ma, soprattutto, giocando una partita di grande qualità .

Dopo aver perso nettamente gara-1 e dopo l'amarissima sconfitta di gara-2, la pressione era tutta sui giocatori di Stan Van Gundy. Invece di lasciarsi schiacciare, i ragazzi della Florida hanno fatto lievitare il proprio rendimento, specie in fase offensiva, dove hanno messo a segno punti con una facilità  disarmante.

Attacco infuocato

Spesso i numeri e le statistiche sono ingannevoli, ma un dato è inequivocabile e non può essere ignorato: 62% dal campo. Questa la percentuale al tiro dei Magic, e alla fine del primo tempo erano addirittura al 75%, percentuale più alta mai realizzata in un tempo nella storia delle finali.

Come detto giustamente dal commentatore americano della ABC Mike Breen, i padroni di casa ieri notte si trovavano semplicemente "in a red-hot zone", infuocati come non mai e pronti a segnare in tutti i modi e da qualsiasi posizione, con qualunque giocatore.

Non solo. Quando c'era da mettere un canestro pesante, la retina veniva puntualmente gonfiata, tanto è vero che i Lakers nel secondo tempo hanno rincorso i propri avversari in una gara a chi segnava di più, senza riuscire ad uscirne vincitori.

Un altro dato impressionante salta all'occhio quando andiamo a vedere il tabellino dei punti. Cinque giocatori di Orlando sono andati in doppia cifra, e fino a qui niente di eccezionale. Ben più interessante è notare come nessuno di questi cinque giocatori sia sceso sotto i 18 punti segnati!

Pietrus e Turkoglu hanno finito con 18, Alston con 20, Lewis e Howard con 21. Insomma, dei cinque titolari "effettivi" nessuno ha deluso le aspettative in fase offensiva.

Van Gundy chiama, Alston risponde

Subito dopo gara-2, coach Van Gundy aveva individuato la ragione principale per la quale i suoi ragazzi si trovavano sul 2-0. Le guardie presenti in squadra avevano deluso le aspettative.

Alston tirava e sbagliava quasi sempre, Redick non riusciva a trovare il giusto ritmo, Lee pagava l'inesperienza dovuta al fatto di essere un rookie e a Nelson, al rientro da un lungo infortunio, non si poteva chiedere di più.

Ebbene, Rafer Alston ha risposto alla grande. I suoi compagni si sono assestati più o meno allo stesso livello raggiunto nella partita precedente, lui invece è salito decisamente di tono ed ha messo a segno 20 punti, con un ottimo 8 su 12 dal campo.

A fronte di un Alston ritrovato, J.J. Redick non ha mai messo piede in campo. Non era la partita per lui, la squadra girava troppo bene per poter alterare gli equilibri inserendo un tiratore, in una serata in cui tutti sembravano degli specialisti nell'andare alla conclusione.

Attacco oltre i 100… e anche la difesa

Fino a qui abbiamo parlato degli aspetti positivi. A fronte di un attacco spettacolare, c'è però una difesa che non è parsa imperforabile, tanto è vero che pur tirando con il 62% e superando i propri avversari sia nella percentuale dal campo, sia in quella dalla linea dai tre punti sia in quella dei liberi, la partita è stata in bilico fino agli ultimi secondi.

L'attacco dei Lakers non è facile da limitare, ma Orlando ha il dovere di riuscirci se vuole vincere altre gare in cui difficilmente le percentuali offensive rimarranno così elevate. Bryant ha dimostrato di essere un problema per la difesa di Howard e compagni, così come Gasol. In questo senso sono già  arrivati i primi aggiustamenti di coach Van Gundy.

Lee e Pietrus si sono spesi molto su Kobe in gara-3, e giustamente il coach li ha tenuti in campo alternandoli, senza puntare su Redick che rappresenta un'incognita da questo punto di vista.

Chi ha sorpreso in positivo è stato Dwight Howard, che ha fatto la voce grossa sotto canestro, strappando 14 rimbalzi (su 29 totali della sua squadra) e mettendo a segno una giocata decisiva su Bryant alla fine della partita.

La parola ai protagonisti

Grande euforia nelle parole dei Magic, come è giusto che sia. Vediamo quali sono state le reazioni a caldo dei protagonisti dopo la prima vittoria assoluta della franchigia in una finale.

Stan Van Gundy: "L'ho detto nel corso di tutta la stagione e nel corso dei play-off. Si può dire tutto a questa squadra, tranne che non sappia reagire quando si trova di fronte a delle difficoltà "

Dwight Howard: "Ci siamo costruiti tiri migliori rispetto a gara-1 e a gara-2. Siamo stati più aggressivi, e da questo punto di vista Alston ha fatto un grande lavoro, attaccando il canestro per poi scaricare la palla ad un compagno meglio piazzato. Un conto è tirare con un uomo possente che ti contesta il tiro, come ad esempio Odom o anche Gasol, e un altro conto è tirare più liberamente com'è successo stasera"

Rafer Alston: "Non ho niente di personale contro coach Van Gundy. In gara-1 avevo giocato come mai mi era capitato, e non sono riuscito a trovare il ritmo. In gara-2 ho giocato in modo più regolare ma non riuscivo a fare canestro, mentre oggi ho messo a segno i tiri che mi sono preso"

Li metterà  anche in gara-4?

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