Magic: Illusione e delusione

Lee sbaglia il layup a 6 decimi dalla fine dei tempi regolamentari, cambia il destino dei Magic…

Ad un passo dal colpaccio. Ad un passo dalla fine del sogno.

Tutto parte, passa e finisce con quell'acrobatico tentativo di layup di Courtney Lee sul fantasioso passaggio di Turkoglu. Se va dentro, Orlando ribalta serie e scenari. Se va fuori, i Lakers si salvano e possono prendere l'overtime come trampolino di lancio verso il 2-0 e quel titolo che manca nella città  degli Angeli dal 2002.

Il tiro, con l'ausilio del tabellone prende il ferro con Gasol che dopo l'inutile schiacciata a tempo scaduto di Howard sbuffa tra lo spaventato ed il sollevato mentre la faccia delusa e rigida di Lee è la più trasparente di tutte, nonostante la sua maschera protettiva.

La storia chiama Orlando. Orlando non risponde, malgrado il suo magico modo studiato da Van Gundy di volerci entrare.

L'overtime non ha storia. Troppo decisi e concreti i Lakers per vedersi sfilare dalle mani una gara 2 che avevano visto più volte colorata con le tinte bianco-blu.

Ma è 2-0. Con i Magic che ora, per tenere in vita i sogni di titolo, devono centrare 3 vittorie consecutive alla Anway Arena, gli stessi Magic che sono ancora alla ricerca della prima vittoria in una Finale NBA (siamo a 6 sconfitte consecutive).

"Abbiamo avuto la possibilità  di vincere ma non abbiamo sfruttato l'occasione" dice uno scontato e laconico Stan Van Gundy, che ora nel breve lasso di tempo che separa le due squadre da gara 3, dovrà  lavorare di pura e semplice psicologia, di testa e soprattutto deve rinfrancare l'umore e la fiducia di un gruppo che ha visto la vittoria in faccia e che è salita sull'aereo per Orlando con un 0-2 difficile da digerire.

Ma guai a dare per finiti i Magic e soprattutto una serie che dal punto di vista spettacolare stenta a decollare, nonostante questo emozionante epilogo di gara 2. La storia e l'albo d'oro delle Finals NBA ci viene in soccorso con tre rimonte da 0-2 completate e trasformate in anello. L'ultima a compiere l'impresa è stata proprio una squadra dello stato della Florida. Quella Miami (per un pò anche di SVG) che aveva completamente bucato le prime due (quasi tre) partite contro Dallas. C'era Wade al comando della rivoluzione. Quella rivoluzione che vogliono attuare anche i Magic.

Turnovers

20 palle perse. Il vero e determinante motivo della sconfitta di gara 2. Più dei tiri falliti da Lee, del 41% dal campo, delle 20 triple sbagliate e dell'inconsistenza di Howard in certe fasi del match.
E le parole di Van Gundy confermano questa teoria.

"Se la combinazione è di 20 TO e 41% dal campo, non è una gran combinazione. E' chiaro che dobbiamo fare molto meglio con la palla in mano. Se tiri con queste percentuali e perdi 20 palloni, è tutto più difficile

La fotografia di questo concetto è il primo quarto, dove i Magic nonostante abbiano messo sul campo il miglior periodo difensivo della serie, hanno chiuso i primi 12 minuti di gioco sul 15 pari, essenzialmente per colpa di 8 palle perse.

Una vera occasione persa, visto soprattutto il dominio di Howard nel pitturato con i rimbalzi, la sterile transizione dei Lakers e un Kobe Bryant ancora in fase di riscaldamento da 3 punti e 1/4 dal campo.

Nel secondo e terzo quarto le spaziature sono diventate più valide, il ritmo offensivo è sensibilmente aumentato e con loro anche la qualità  dei raffinati giochi d'attacco nonostante uno stagnante Howard a centro area. Ma sono proprio tre palle perse, nel parziale di 5-0 a favore dei Lakers (da 79-81 a 84-81), a riproporre il problema principale di questa gara 2.

I sanguinosi errori forzati (e non) degli Orlando Magic riempiono anche l'inizio dell'overtime con 3 TO nei primi 5 possessi con Howard che perde il pallone dopo la principesca pressione di Gasol. Subito dopo, tocca a Turkoglu, disinnescato dall'ottimo Ariza e forse, la più pesante in termini di risultato, l'immaginifico tentativo di passaggio schiacciato (in area) di JJ Redick per Howard, letto come un famoso best-seller dall'esperto Derek Fisher.

I rimpianti in questa gara 2 si traducono con solo due lettere, T-O.

Che Rashard!

Se c'è un giocatore che può passare, senza fare una grinza, dal 2/10 di gara 1 all'eccezionale gara 2 da 34 punti, questo giocatore non può che chiamarsi Rashard Lewis. Lo score è allucinante: doppia doppia da 34 punti con 11 rimbalzi conditi da 7 assist e 6 triple.

Approccio perfetto. Selezione di tiri mirata ed intelligente, con la scelta di penetrare all'inizio prendendo ritmo con le conclusioni intermedie e successivamente con un vero e proprio bombardamento dall'arco che ha fruttato 4 triple consecutive nei suoi 18 punti dei 20 complessivi targati Magic.

C'è da dire che la qualità  mediocre dei closeout (a differenza di gara 1) e i tanti errori negli assegnamenti da parte della difesa dei Lakers hanno favorito la grande serata di Lewis che ha avuto il merito di entrare in ritmo prendendosi la partita in mano, lottando (e forte) a rimbalzo e facendosi trovare sempre libero per tentare il suo tiro da 3.

Oltre alla grandinata di canestri, c'è un numero (7, gli assist di Lewis) che fa sorridere/preoccupare Stan Van Gundy. Lewis è l'unico in casacca Magic che da il pallone nei tempi giusti al tanto servito Dwight Howard. E' l'unico che mette il ritmo Turkoglu, attraverso il loro unico e (a volte) immarcabile pick 'n roll. La qualità  di molti giochi d'attacco dei Magic dipende esclusivamente dal passaggio e dai tempi dello stesso, di Lewis. Aspetto che in gara 1 è totalmente venuto a mancare e che ha lo stesso peso del suo tiro da 3.

Stan Van Gundy, genio e qualche perplessità 

Il -25 di gara 1 giustifica ampiamente la serie di numerosi aggiustamenti prodotti da Van Gundy e dal suo staff. Pronti via, i Magic dopo soli 6' di gioco, complice anche i 6 falli combinati di Pietrus, Lee e Lewis, varano un super-quintetto mai visto in regular season e nelle precedenti serie di playoff: doppio lungo con Howard da 5 e Gortat da 4 (al posto di Lewis) con Alston, poi sostituito da Nelson e la coppia Turkoglu/Redick che si alterna su Kobe Bryant.

Nel brevissimo periodo, il cambiamento tattico di Van Gundy funziona con Bryant che viene efficacemente limitato da due fattori: un buon lavoro di Redick ed il riempimento dell'area con i lunghi a presidiare il canestro. Il quintetto si alza ancora di più con l'ingresso in campo di Battie.

"Non penso di avere un altro quintetto da provare. Le ho provate davvero tutte" sono le parole di Van Gundy che ripropone l'esperimento dei due lunghi tra la fine del 3° quarto e l'inizio del 4° con risultati decisamente negativi.

Il problema di giocare con Howard e Gortat risiede nel semplice fatto di non poter applicare questo sistema con uno dei due (principalmente e forzatamente, Gortat) da 4. La dimostrazione è un superba azione costruito con lo scarico sul polacco che da 6 metri ha tirato, per meglio dire, passato il pallone ai lunghi dei Lakers. L'applicazione del sistema è la base degli Orlando Magic, il che dipende a sua volta, principalmente dagli uomini che sono in campo, che sono si interscambiabili (Turkoglu può giocare i ruoli da 1 a 4) ma che devono rispettare i dogmi di un sistema educato e quasi scientifico.

Come scientifico è il genio tattico di Van Gundy che nella giocata che poteva portare i Magic in parità  nella serie, ha dato dimostrazione di vera e propria classe e fantasia attraverso il suo pennarello nero.

Già  il primo timeout chiamato sul primo tentativo di rimessa per sbirciare gli adeguamenti dei Lakers è una mezza furbizia di alto livello ma la seconda rimessa disegnata dall'ex coach dei Miami Heat è una vera e proprio gemma, a prescindere dallo sfortunato e contestato (interferenza di Gasol?) esito. Poi il resto è merito di Turkoglu, delle sue morbide mani e della sicurezza di fare sempre la giocata giusta sotto pressione. Stesso discorso vale per la rimessa fatta e disegnata a pennello per la tripla che parzialmente riapre l'overtime di Lewis.

Orlando abbiamo un problema. Anzi due.

Di certo dopo le prime due gare (soprattutto gara 2) l'uomo franchigia dei Magic, Dwight Howard non può lamentarsi per il numero di palloni toccati. Ed è altrettanto chiaro che l'attacco dei Magic, una volta esplorata la soluzione più gettonata, quella del post-basso (a prescindere da che momento nei 24") dipenda dall'uso del pallone di Howard in questa determinata condizione tecnica. Gasol, dal punto difensivo sta disputando una serie di altissimo livello, forse superiore alle aspettative ma le responsabilità  del centro degli Orlando Magic navigano alla stessa velocità  di crociera dell'efficacia difensiva del catalano.

Troppo fermo, troppi palleggi, troppa staticità  che hanno favorito gli aiuti del solito Odom e che hanno vanificato più volte il vantaggio immediato che si crea dopo un raddoppio prodotto dai Lakers su di lui.

Se riceve e nell'arco di due secondi si libera, principalmente con un movimento spin (quello che soffre di più sia Gasol che Bynum) allora lo scenario dei Magic si fa molto più interessante (vedi i 4 assist smistati) ma se una volta presa la palla, la difesa ermetica dei Lakers si chiude su di lui non fornendo ad Howard nessub altra alternativa che forzare un tentativo a canestro, sono solo due le possibilità : palla persa (7, molte contro Gasol) o il rumore del ferro (5 errori al tiro).

E' paradossale come un giocatore del calibro di Howard e del suo impatto prettamente statistico alla gara, possa diventare uno dei problemi della squadra. Stiamo parlando di un centro di 23 anni che alla sua seconda gara di finale della sua carriera butta giù cifre del genere: 17 punti, 16 rimbalzi, 4 assist, 4 recuperi e 4 stoppate.

Ma i suoi post-bassi sono stati la chiave difensiva della vittoria dei Lakers.

Un altro scabroso e fastidioso problema è la gestione e soprattutto l'impatto della coppia di playmaker Alston/Nelson. Van Gundy non ha ripetuto lo stesso errore di gara 1, garantendo un minutaggio adeguato alle condizioni fisiche di Nelson, cercando allo stesso tempo di far entrare nella serie uno stralunato Rafer Alston.

Non c'è minimamente riuscito.

Alston ha continuato a sparacchiare sul ferro tutti i tiri presi dal perimetro, aggiornando i parziali della serie ad un pessimo 3/17 dal campo. Nelson, dal canto suo ha messo in difficoltà  Fisher ma mai quanto lo stesso play dei Lakers abbia evidenziato le lacune difensive e fisiche dell'ex Saint'Joseph's.

Cosa fare ora?
Dare in mano la squadra a Nelson? Continuare con Alston, sperando nell'effetto Anway Arena? E se Van Gundy, provasse a rispolverare Johnson che finora ha sempre garantito qualità  e quantità ?

Nel frattempo, il titolo va verso Los Angeles, le speranze (non moltissime) prendono in volo, insieme ai Magic, verso la Florida.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *