Viva i Cardinals!

Walt Jocketty e Tony LaRussa: Coppia Vincente!

Hanno vinto i St. Louis Cardinals! La squadra del Missouri è riuscita a coronare il proprio sogno: era dal 1982 (4-3 ai Brewers, allora nell'American League) che non portavano a casa il titolo. Era arrivato il grande Tony LaRussa e si era preso la maglia numero 10, proprio come l'obiettivo dichiarato: la decima vittoria nelle World Series, ma negli ultimi anni, nonostante eccellenti prestazioni, il premio finale non era arrivato.

Il GM Walt Jocketty ha costruito senza dubbio una corazzata, che negli ultimi anni si è comportata benissimo. Furono 105 le vittorie nel 2004, ma poi, dopo la conquista della National League, i Cardinals vennero travolti da una Boston che andava incontro al destino dopo 86 anni. Nel 2005 invece "solo" 100 vittorie in Regular Season, ed una National League strappata dagli Houston Astros nelle Championship Series, come rivincita dell'anno prima.

Cos'è successo quindi quest'anno? Beh, difficile da dire, ma cerchiamo comunque di spiegarlo.

Pre-Season

Ai nastri di partenza, i Cardinals si sono presentati come sempre tra le squadre favorite. La nostra preview sottolineava:

L'organizzazione dei Cardinals è solida, il GM Walt Jocketty ha fatto il possibile per ridefinire la squadra senza sconvolgerla troppo ed il manager Tony La Russa non si discute (in carriera ha un record di 2214 vinte e 1908 perse). Hanno in casa il Cy Young Award ed l'MVP uscenti quindi le aspettative sono davvero buone.

La squadra era stata dunque ridefinita ma non sconvolta. I punti di forza, ossia il Cy Young Chris Carpenter e l'MVP Albert Pujols c'erano ancora, e si contava sui soliti nomi, Scott Rolen e Jim Edmonds, più sulla vincita di un paio di scommesse, come Ponson, Bigbie e Spivey. A queste condizioni, come sempre, i Cardinals si sarebbero giocati il titolo della National League Central e poi magari avrebbero lottato nella post-season.

Regular Season – Pitching

Le partenze di Matt Morris dalla rotazione, Julian Tavarez e Ray King dal bullpen ma soprattutto di Larry Walker e Reggie Sanders dal lineup sembravano comunque difficili da assorbire, ed effettivamente così è stato.

La rotazione è stata ancorata da un Chris Carpenter che potrebbe ripetersi come Cy Young Award Winner per il secondo anno consecutivo, nonostante le sole 15 W (ma nessuno nella National League ha superato quota 16). Il talento del New England ha dominato gli avversari in casa, giocando in maniera adeguata fuori e neanche un infortunio l'ha fermato: 32 G, 15-8, 221.2 IP, 3.09 ERA le sue eccezionali statistiche finali, con la chicca della centesima vittoria in carriera.
Dietro di lui, Jeff Suppan è emerso come numero 2 di buon valore, ma senza far impazzire: 12-7, 4.12 ERA sono statistiche presentabili, ma per un numero 3 o 4. Il vero "2" doveva essere Mark Mulder, ma il mancino ha lottato con problemi fisici tutto l'anno, e dopo essere partito bene (3.53 ERA ad aprile) ha avuto un cedimento strutturale nella spalla, che l'ha portato a lanciare solo 2 volte dopo il 20 giugno, con esiti disastrosi, verso fine agosto. La sua stagione si è chiusa in anticipo con statistiche tutt'altro che incoraggianti: 17 G, 6-7, 7.14 ERA. Mulder sarà  free agent, difficile che venga rifirmato dai Cards.
Con Mulder in queste condizioni, ci si aspettava di più dai back-end starters: Jason Marquis e Sidney Ponson. Marquis invece ha lanciato in maniera assolutamente vergognosa, riuscendo a fare bottino di vittorie solo grazie al miglior run support in MLB, chiudendo con 14-16, 6.02 ERA. LaRussa l'ha giustamente e prevedibilmente lasciato fuori dal roster per le Championship e World Series, conscio del fatto che non avrebbe potuto apportare niente alla causa dei Redbirds.
L'originario di Aruba, Ponson, è stato allontanato dalla squadra in quanto non solo non apportasse niente dal punto di vista tecnico (4-4, 5.24 ERA), ma fosse persino un disturbo nello spogliatoio.

In queste condizioni, tutte le scommesse erano state perse. Come andare avanti? Solo sulle spalle di Carpenter e Suppan? LaRussa ha provato a promuovere in MLB il rookie Anthony Reyes, che, pur dimostrando tanto talento, si è anche dimostrato tenero ed acerbo per una stagione in MLB: 5-8, 5.06 ERA per lui. La carta finale era dunque quella di un trade. Nell'American League gli Angels avevano un lanciatore che stava deludendo, a dir poco, lanciando in maniera oscena: Jeff Weaver. Jocketty ha creduto in lui, affidandolo alle cure del pitching coach Dave Duncan. Weaver ha deluso anche una volta tornato nella National League, ma ha dato segni di ripresa qui e lì, finendo con 5-4, 5.18 ERA nel solo periodo coi Cardinals.

Riassumendo, la rotazione finale era composta da un Cy Young Winner, da un solido numero 3-4 e da 3 pitchers la cui ERA ondeggiava tra 5.06 e 6.02. Un disastro, specie perché nei playoffs si sa che vinca il pitching.

In compenso, il bullpen è stato eccellente durante tutto l'anno. Un po' scomposto magari proprio il closer Jason Isringhausen, con ben 10 BS, ma un'ERA accettabile di 3.55. Molto positivo però il lavoro dei setup men Braden Looper, Brad Thompson ed in particolare quello di Adam Wainwright (3.12 ERA), messo a chiudere nelle fasi finali della stagione (3 salvezze per lui) dopo l'infortunio di Izzy.

Regular Season - Lineup

Nel lineup si temevano le defezioni dei grandi veterani Grudzielanek, Sanders e Walker. Diremmo, con ragione. In seconda base Spivey, Luna e Miles si sono rivelati palesemente inadeguati al ruolo di titolare, stabilizzato solo dall'arrivo di Ronnie Belliard da Cleveland alla trade deadline (proprio in cambio di Luna). I due posti da corner infielders sono rimasti a loro volta vacanti molto a lungo. I titolari dovevano essere Bigbie ed Encarnacion, ma il primo si è fatto male ed ha chiuso la stagione sulla DL, il secondo ha giocato poco oltre la sufficienza, rendendo obbligatorio il vaglio di altre soluzioni.

Skip Schumaker non era pronto, So Taguchi invece è bravo difensivamente ma leggero con la mazza e John Rodriguez non è stato valutato più che una buona riserva. La soluzione, anche in questo caso, è arrivata in corsa con l'acquisto di Preston Wilson dagli Astros e con la promozione in pianta stabile di Chris Duncan (figlio del pitching coach Dave): 3 uomini (con Encarnacion) a giocare in 2 posizioni e tutto sommato la quadratura del cerchio è stata trovata.

Solita stagione da MVP per Pujols, mentre Eckstein ha fornito quanto ci si aspettasse. Yadier Molina ha deluso con la mazza, ma entusiasmato col guanto. Rimanevano Jim Edmonds e Scott Rolen. Il primo ha deluso, colpito da ripetuti infortuni che ne hanno inibito le prestazioni, mentre il secondo è andato bene, prima di infortunarsi a propria volta verso fine stagione.

Alla fine i playoffs sono stati acciuffati proprio all'ultimo giorno, con sole 83 W (peggiore prestazioni in assoluto dagli anni '70 per una squadra alla post-season). I Cards hanno segnato 781 punti, subendone 762, contro il saldo di 805-634 di appena un anno prima, a testimonianza delle proprie difficoltà  in entrambe le fasi di gioco. Tutto sommato il titolo della NL Central è stato vinto anche e soprattutto grazie all'assoluta mediocrità  divisionale, dove gli Astros hanno iniziato a giocare troppo tardi ed i Reds hanno smesso troppo presto (stendiamo un velo pietoso sulle altre 3): i Cards hanno chiuso 1.5 partite sopra media .500!

Playoffs

I Cardinals, faticando, sono entrati nei playoffs. Solo 83 vittorie, 7 sconfitte nelle ultime 10 partite. In più, Edmonds e Rolen con acciacchi, Isringhausen e Mulder persi per tutta la post-season ed una rotazione che faceva paura - a LaRussa. Chi avrebbe mai scommesso sull'unica squadra che avrebbe avuto certamente, per tutta la durata dei playoffs, lo svantaggio del fattore campo? Forse solo l'ineffabile Tony.

E cos'è successo nella post-season? E' successo che il signor Jeff Weaver ha finalmente, improvvisamente, tirato fuori tutto il proprio talento. Splendido, intoccabile, sia contro San Diego, sia contro i Mets, sia poi nelle World Series. Dominante davvero, un autentico numero 2. Carpenter ha continuato a lanciare da par suo, ed altrettanto ha fatto Suppan, specie in casa. Con le prospettive completamente rivoluzionate da una rotazione improvvisamente (ed imprevedibilmente) funzionante nei primi 3 uomini, LaRussa in tutta la post-season ha dovuto affidare la palla a Reyes (preferito a Marquis) solo 2 volte: una contro i Mets, ed una contro i Tigers. Reyes peraltro ha mostrato il proprio talento in quelle due occasioni, tenendo la sua squadra in partita contro New York e totalmente dominando i Tigers.

Il pitching dicevamo. Beh, trovato! Post-season raggiunta a singhiozzo, con tanta, ma proprio tanta fatica e senza il monte di lancio. Nei playoffs però la metamorfosi di Weaver e Reyes è stata sufficiente a trasformare la peggiore squadra, tra le magiche 8, nella migliore. Il bullpen è rimasto eccellente, e Wainwright ha tirato fuori tutto il proprio carattere, cogliendo ben 4 salvezze nei playoffs (record eguagliato per un rookie), sostituendo Isringhausen in maniera egregia, non facendo neanche sentire la sua mancanza.

Il lineup non è stato scintillante, ma ha segnato i punti che doveva segnare, trovando protagonisti inaspettati. Jim Edmonds ha fatto il suo, Rolen ha innalzato la qualità  delle proprie prestazioni e Pujols ha martellato con costanza pur non mostrando i picchi di cui è capace.

In tutto questo, applausi per Yadier Molina che ha iniziato a battere come un forsennato, mettendo a segno l'importantissimo 2-run HR nel nono inning di gara 7 coi Mets, che ha determinato l'accesso alle World Series. Splendido David Eckstein, poi nominato MVP delle World Series. Insomma, il lineup ha portato i punti necessari, ed ha sfruttato in maniera adeguata gli errori degli avversari e le grandissime prestazioni dei propri pitchers.

Un bravo anche a Tony LaRussa, che ha vinto il duello con Leyland, preferendo Weaver a Reyes in gara 5, scelta rivelatasi vincente e decisiva, esattamente come quella di Carpenter in gara 4 contro San Diego. Non ha sbagliato una mossa lo stratega di St. Louis, motivando e tenendo concentrati dei giocatori che alla fine hanno avuto il piacere e privilegio di festeggiare davanti ai propri tifosi. Il Busch Stadium è diventato il primo stadio dal 1912 (Fenway Park) a vedere i propri giocatori festeggiare le World Series (nell'anno di debutto dello Yankee Stadium, gli Yankees tornarono al Polo Grounds a disputare l'atto finale).

Il decimo titolo dunque si è tramutato in realtà , nel peggiore anno degli ultimi 3, in quello più disastrato dal punto di vista degli infortuni e della continuità  in campo, proprio perché la quadratura del cerchio trovata al volo si è rivelata vincente. Bravo LaRussa a trovare la giusta chimica, bravo Jocketty a prendergli Belliard, Weaver e Wilson. Brava la farm a permettere a giocatori come Duncan e Reyes di venire su e contribuire in corso d'opera (senza dimenticarci dello splendido Wainwright, che però era lì sin dall'inizio). Applausi a tutti.

Le World Series non sono state francamente esaltanti, e si ha l'impressione che abbia vinto non la squadra più forte, ma quella che ha fatto meno errori. E' comunque un merito, e bisogna dire che di certo il recente titolo deve essere considerato anche un premio ad un biennio precedente straordinario e sfortunato, in cui quella che era probabilmente (in base ai risultati della Regular Season) la più forte e completa franchigia di Major League era arrivata solo ad un passo dal coronamento di un sogno e di un obiettivo, che è stato finalmente raggiunto nell'anno meno preventivabile e grazie a dei protagonisti che nessuno si sarebbe mai aspettato: Weaver, Reyes, Eckstein, Molina prima ancora (ma con l'ausilio) di Pujols, Edmonds e Rolen.

Complimenti ai Cards, World Series Champions 2006.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *