I Cardinals domano le tigri

I Cardinals ringraziano il cielo e conquistano gara 1!

Partono contro pronostico queste World Series 2006 con i Cardinals che si impongono con disarmante facilità  per 7-2 nella gara inaugurale giocata la notte scorsa al Comerica Park di Detroit. Partita segnata dalla spettacolare prova del rookie Anthony Reyes (1-0, 2,25 ERA) che ha letteralmente dominato le mazze dei Tigers concedendo due soli punti in otto inning, arrivando fino ad eliminare diciassette battitori consecutivi tra la fine della prima e l'inizio della settima ripresa. Risultati opposti per l'altro rookie, quello più quotato e famoso, Justin Verlander (0-1, 10,80 ERA) che soffre particolarmente un lineup dei Cardinals che non ha avuto difficoltà  nel leggere le sue palle veloci (a dir la verità  meno veloci del solito con punte massime di 93 - 95 mph). Dal punto di vista offensivo ottima la prova del cuore dell'ordine di battuta dei Redbirds (Pujols, Edmonds e Rolen) che va 5 su 11 con un doppio, 2 HR e 4 RBI.

La partita

Dopo un primo inning in cui i Tigers erano riusciti a mettere pressione a Reyes con un doppio ed un singolo rispettivamente di Craig Monroe e Carlos Guillen che sbloccavano il risultato portandolo sul 1-0 per i padroni di casa, i Cardinals reagivano in maniera veemente già  a partire dalla parte alta del secondo. Un solo homerun di Scott Rolen ristabiliva così la parità  nella prima valida concessa da Verlander. La rimonta dei Cards si completava nel terzo inning con un singolo di Yadier Molina che a sua volta veniva spinto a casa da un doppio del DH Chris Duncan per il momentaneo 2-1. Albert Pujols, il successivo battitore al piatto, sfruttava il secondo errore di un Verlander piuttosto nervoso e spediva la palla oltre le recinzioni fissando il risultato sul 4-1, che sarà  anche il punteggio con cui si chiude la terza ripresa.
La partita prosegue senza sussulti per due inning con Reyes che, lancio dopo lancio, sembra diventare intoccabile e Verlander che riesce ad arginare le mazze avversarie con buona autorità  (alla fine saranno 8 gli strikeout in 5 + inning).
Nella parte alta del sesto si capisce chiaramente che per Detroit non è proprio serata quando, con Pujols in prima grazie ad una base per ball, Verlander cerca un improbabile pick off che non raggiungerà  mai il guanto del prima base, terminando goffamente nell'ampia zona di foul dietro Guillen, consentendo così al corridore di arrivare comodamente in terza. Seguiranno una valida di Jim Edmonds, che porta casa Pujols, e un doppio ancora di Rolen che determina di fatto l'uscita di Verlander (5+ IP, 6 ER, 2 BB e 8 K). Con Jason Grilli sul monte a cercare di arginare l'emorragia, è la volta del terza base Brandon Inge di commettere la topica difensiva scagliando (con corridori in seconda e terza) una rimbalzante di Juan Encarnacion a circa due metri dall'impotente catcher Ivan Rodriguez (permettendo una facile segnatura a Edmonds) per poi commettere ostruzione su Rolen (che stava avanzando dalla terza a casa base) a cui verrà  assegnato dall'arbitro il punto del 7-1 che chiude virtualmente la partita.
Da questo momento in poi non succederà  quasi nulla se non vedere concludersi la magnifica partita di Reyes nella parte alta del nono, dopo solo 91 lanci, a seguito di un solo shot di Craig Monroe che fissa il risultato dell'incontro sul definitivo 7-2 per la squadra del Missouri.

Coming up

Questa notte (alle ore 1.30 ora italiana) si disputa gara 2 delle World Series ancora una volta sul diamante del Comerica Park di Detroit. I Tigers si affideranno all'esperienza del veterano Kenny Rogers (2-0, 0,00 ERA postseason; 17-8, 3,84 regular season) che sta attraversando un'eccezionale momento di forma con 15 shutout innings nei playoff. Per i Cardinals salirà  invece sul monte Jeff Weaver (2-1, 2,16 ERA postseason; 8-14, 5,76 regular season) che a dispetto di una pessima stagione, sembra essere rinato nella postseason con due importanti vittorie. Leggero vantaggio per la squadra del Michigan sia in virtù del fattore campo che per il momento magico di Rogers, ma l'equilibrio è tale che un solo lancio sbagliato può invertire l'inerzia della gara.

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