This is my house!

Semplicemente straordinario!

Tradotto: questa è casa mia. Firmato: Dwyane Wade.
Una frase nata sull’onda emotiva del successo, in rimonta, di fine febbraio sui New York Knicks.

A fine gara Flash spiegò così la straordinaria grinta e la voglia di vincere, che consentì agli Heat di conquistare la vittoria.

Miami Heat @ Cleveland Cavaliers 89-99 L
Miami Heat vs Chicago Bulls 130-127 W
Miami Heat vs Boston Celtics 109-99 W
Miami Heat vs Utah Jazz 140-129 W
Miami Heat @ Philadelphia 76ers 77-85 L

Un andamento troppo discontinuo rischia di complicare i piani dei Miami Heat.
Tre vittorie e due sconfitte nel periodo analizzato: a voler considerare solo gli avversari, il bilancio sarebbe certamente buono. Lo è un po’ meno in ottica quarto posto, che per il momento resta il principale obiettivo, cui presto, però, potrebbe affiancarsene un altro: quello della difesa dell’attuale quinto posto dal ritorno dei Sixers, in serie positiva e non troppo distanti.

Rischiano di scappare, invece, gli Atlanta Hawks: striscia vincente aperta da 5 gare e ora Miami dovrà  dar fondo a tutte le sue energie se vorrà  concludere la regular season davanti alla franchigia della Georgia, e di conseguenza avere dalla sua il fattore campo almeno nel primo turno di playoff.

Pur non avendo una panchina lunghissima, non è un segreto che coach Spoelstra stia cercando di tenere i suoi sulla corda, come dimostrano i frequenti cambiamenti di scelta nelle rotazioni di squadra.
A turno, Diawara, Magloire, Head, vengono inseriti per diversi minuti in partita, in aggiunta ai 7 uomini che formano il nucleo principale della squadra.

Negli ultimi 10 giorni, la squadra tutto sommato si è ben comportata, in particolare nel trittico di gare vincenti contro Bulls, Celtics e Jazz, pirotecnica gara chiusa al terzo supplementare con il cinquantello di Wade.
Peccato per la sconfitta contro i Sixers, dove certamente Miami ha pagato la stanchezza e le fatiche dei 3 overtime della gara disputata neppure 24 ore prima. Con 9 soli punti segnati nell’ultimo quarto, del resto, non si poteva pensare di andare lontano. A fine gara, lo stesso D-Wade, tornato sulla terra e autore di “soli” 18 punti, ha confessato di non avere abbastanza benzina nel motore. Capita, ci mancherebbe, con 82 gare di regular season!

Stratosferico Dwyane!

Flash ha vestito i panni del supereroe ed ora non sembra volerli più smettere.
Aldilà  della mostruosa media di 43 punti a partita nelle 3 vittorie in fila che, settimana scorsa, avevano messo le ali ai piedi degli Heat, c’è una leadership in continua e costante crescita.
Quando i compagni lo assistono a dovere, e quando la difesa funziona, Miami diventa una squadra velenosa, pericolosa anche per le franchigie con ambizioni da titolo.

Lo dimostra la gara contro i Celtics, definita da qualcuno persino troppo sofferta: forse varrebbe la pena di ricordare a questo qualcuno che un successo contro i campioni in carica, pur privi di Rondo e Garnett, è comunque e sempre motivo di prestigio. I campioni in carica, in corsa per il bis, non lo sono per caso.

Insomma, il successo è stato importante, così come il rendimento di un giocatore per il quale si stanno esaurendo gli aggettivi.

Si continua a parlare di Mvp, il diretto interessato dice di pensare al campo, ma intanto è diventato il miglior realizzatore nella storia della franchigia, superando Alonzo Mourning, a bordo campo proprio durante la gara del “sorpasso”, contro i Jazz.

Mi stupisce, piuttosto, quel che si legge da qualche parte, riguardo al fatto che Wade non potrà  comunque vincere il premio di mvp: non basta, secondo me, tirare in ballo il record della sua squadra, troppo lontano da quello degli altri principali candidati, Kobe e Lebron.

Questo, forse a torto, è spesso considerato uno dei fattori principali nella scelta. Ma con Wade non ci sono solo i numeri: come dicevo prima c’è una crescita che l’ha portato a raggiungere quel famoso gradino, quando un grande giocatore arriva ad acquisire uno status superiore. Non solo una stella, uno che sposta gli equilibri della squadra, ma anche uno che contribuisce al miglioramento dei compagni.

Lo dicono i risultati, e soprattutto l’impostazione di una squadra che si sta costruendo un mattone alla volta, con pazienza e attenzione. Per questo non c’è un premio, ma quello di mvp sarebbe meritato.

Mid-march

Detto dei risultati, passiamo ad analizzare l’andamento e i progressi della squadra.
Con Jamario Moon in posizione 3, i Miami Heat hanno trovato l’impostazione definitiva, con la quale li vedremo da qui a fine stagione. Poi, per l’anno prossimo, se ne parlerà .

Per l’ex Globetrotter (in tutti i sensi, visto che ha cambiato una maglia dopo l’altra nei primi 6 anni di carriera) si tratta dell’ennesima consacrazione, dopo un lungo viaggio nelle leghe minori americane.

Il suo ruolo all’interno del gruppo è ormai ben definito; manca solo un po’ di continuità , ma Moon si sta già  rivelando un elemento prezioso del roster.

Non al meglio della condizione Daequan Cook, contrariamente a quanto sta invece avvenendo per le sue statistiche. Dall’arco, il prodotto di Ohio State sta tornando agli strepitosi livelli di inizio stagione. A marzo è tornato a tirare con il 44.8% da 3, un dato incoraggiante che potrebbe rivelarsi decisivo in sede di post-season.

Stabile nei numeri, e sostanzialmente anche nel rendimento anche O’Neal, in crescita come presenza nel pitturato (più stoppate) e a rimbalzo, soprattutto in attacco. Il centro ex Raptors, ultimamente, si prende più tiri ed è quasi infallibile anche dalla linea della carità : 93% a marzo con 30 liberi tirati. Non male.

Capitolo rookie: da valutare Michael Beasley, che partendo dalla panchina, è tornato sopra i 14 di media a marzo e contribuisce alla causa nelle battaglie sotto canestro. L’ala cresciuta a Kansas State sta lentamente salendo verso il 50% al tiro, una crescita costante da inizio stagione che mostra come, partita dopo partita, il giocatore stia imparando a prendersi i tiri giusti.

Restano, per carità , tutti i limiti di un primo anno, che tuttavia stanno facendo storcere il naso a qualcuno. Non tutti sembrano soddisfatti del suo rendimento ma anche qui, forse, ci si dimentica troppo in fretta che stiamo parlando di un rookie.

Beasley è una seconda scelta assoluta, sta lavorando per migliorare in difesa, ma soprattutto per evitare di commettere falli stupidi in attacco, dove comunque non rinuncia a un tiro, se può prenderselo.

Lo si è visto spesso, e questo potrebbe essere un fattore fondamentale per la sua carriera e per il futuro degli Heat.

Costante anche il rendimento di Mario Chalmers; a marzo 13.6 punti e oltre 2 recuperi e mezzo, come il compagno-guida Wade, secondo assoluto nella classifica degli “steals”. Il ragazzo sa difendere come si deve (pur considerando, anche in questo caso, che si tratta sempre di un rookie), e in fase offensiva il suo compito lo svolge.

Non è il primo violino, o almeno non più come ai tempi del college; i ricordi di quella tripla che portarono all’overtime finora più importante della sua carriera (quello che poi portò al titolo Ncaa) sono ormai lontani, ma Chalmers ha capito benissimo qual è il suo ruolo all’interno della squadra. Spoelstra gli ha affidato un compito importante e lui lo sta svolgendo bene.

Schedule

Fine marzo particolarmente duro, per gli Heat, che si preparano ad affrontare tre trasferte in cinque giorni (Boston, New Jersey e Detroit). Si torna in casa per affrontare i Grizzlies, la sera dopo l’impegno ad Auburn Hills, e poi altre due trasferte, Indiana e Chicago.

Marzo si chiuderà  poi con le sfide casalinghe a Milwaukee ed Orlando.
Due settimane che potrebbero essere decisive.

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