Bucks verso i Play-Off

La meccanica di tiro di Redd è particolare ma molto efficace

Dopo circa 30 partite di regular season, iniziano ad uscire i primi exit-poll riguardo alle squadre che quest’anno potranno permettersi di entrare nelle prime otto della lega e quelle che verosimilmente, a meno di enormi sconvolgimenti, faranno più fatica a partecipare alla post-seson.

Guardando nella parte Ovest, la classifica risulta ben delineata, con otto squadre che si contenderanno gli ultimi sette posti rimanenti perché pare ormai chiaro che i Lakers facciano corsa a sé rispetto agli altri.

Meno definita appare invece la Eastern Conference, dove le prime quattro posizioni (in particolare la prima!) sono occupate da franchigie che hanno ben altro passo rispetto alle restanti, mentre dal quinto all’undicesimo – dodicesimo posto può ancora accadere di tutto, con la dovuta eccezioni per quanto riguarda Detroit che difficilmente non giocherà  le partite di maggio.

Tra le possibili candidate ad un posto nel paradiso dei Play-Off c’è anche una squadra che ha passato gli ultimi anni cercando di costruire, sempre con risultati alterni per non dire deludenti, un nucleo solido intorno al suo giocatore franchigia: questi sono i Milwaukee Bucks.

Il team del Wisconsin durante la scorsa estate ha cercato di affiancare a Michael Redd giocatori che gli potessero essere complementari, scegliendo un allenatore che ne potesse sfruttare al meglio le doti di tiratore, per uno stile di gioco incentrato principalmente su una solida base difensiva, lasciando ai propri esterni grande libertà  in attacco, sempre all’interno di un basket ordinato.

Si spiega così la scelta di Scott Skiles, allenatore che aveva fatto vedere cose egregie in Illinois, a Chicago, salvo poi permettere che Paxson distruggesse la chimica di una squadra ormai pronta per il definitivo salto di qualità , lasciando poi ricadere la colpa sul proprio allenatore, ormai da tempo in rotta con spogliatoio e dirigenza.

Il gioco dell’ex Orlando Magic per quanto riguarda la fase offensiva è fortemente incentrato sulla capacità  di mettere punti a referto da parte del proprio back-court; predilige infatti un play-maker che faccia girare la squadra con ordine e precisione, utilizzando i lunghi soprattutto per bloccare e tagliare forte verso canestro o aprirsi per un tiro da oltre l’arco e posizionando gli esterni al di là  della linea da 3 punti, per uno scarico che permetta un tiro piazzato od una penetrazione a difesa ormai mossa e con minori possibilità  di recupero.

Oltre al già  nominato Michael Redd, il quintetto è composto da Luke Ridnour, play puro che predilige giocare un basket strutturato a metà  campo: le sue cifre parlano di 10,5 punti messi a referto, non certo la specialità  della casa, oltre i 5 assist a partita a fronte di sole 2 palle perse.

Non sarà  il play realizzatore con ottime percentuali da tre che Skiles aveva ai tempi di Chicago in Hinrich, ma porta sempre il suo importante contributo alla squadra e compie pochi errori, lasciando le responsabilità  maggiori alle stelle.

In ala piccola troviamo Richard Jefferson, portato via in estate ai Nets in cambio dello scontento cinese Yi Jianlian, ottimo secondo violino che porta in dote una grande dose di aggressività  verso il canestro, in grado di penetrare oppure tirare dalla media e lunga distanza con ottimi risutlati (43% da tre), un giocatore completo insomma, forse non in grado di trascinare una squadra al titolo ma essenziale elemento di complemento per una franchigia che ha già  altre stelle in squadra (ricordiamo i Big Three di New Jersey).

Il reparto lunghi è forse quello con i maggiori problemi: la coppia Villanueva – Bogut sulla carta sembra ben assortita, infatti il primo è un 4 tiratore, che predilige stazionare oltre l’arco dei tre punti e giocare pick and pop piuttosto che pick and roll, con poca predisposizione per i rimbalzi (6,8 a partita) ma mani molto educate anche dalla media.

Il secondo invece, prima scelta assoluta del draft del 2005 è un centro classico, forte a rimbalzo (10,7 rpg) e molto fisico. I suoi movimenti in post sono decisamente migliorabili ma riesce comunque a dare un apporto in attacco di più di 11 ppg.

I problemi però risiedono soprattutto nel poco carattere che hanno questi due giocatori: Villanueva ormai parte stabilmente dalla panchina ed entra a gara in corso come sesto uomo di lusso, probabilmente il suo reale ruolo all’interno della Lega, lasciando il posto e minuti al rookie da UCLA Mbah a Moute, giocatore iper-atletico con mani da non disprezzare, che aggredisce il ferro con decisione e porta a casa ben 6,4 rimbalzi a partita, a fronte dei soli 27 minuti giocati.

Se da una parte l’esplosione di questo rookie può essere una notizia positiva, dall’altra ci si chiede come possa occupare il posto in quintetto per un team che punta ai Play Off un giocatore scelto al secondo giro del draft, non dotato di un talento spropositato e con limitata comprensione del gioco, che in attacco si affida principalmente al suo atletismo ma che perde per centimetri e peso contro quasi tutti i lunghi della lega.

Il ruolo di star è coperto ormai da parecchi anni da Michael Redd, guardia da Ohio scelto al secondo giro del Draft del 2000 alla numero 43, un vero e proprio furto del draft da parte dei Bucks. Le sue doti da realizzatore sono eccezionali, ha una percentuale del 38% in carriera nel tiro da 3 punti con un numero di tentativi elevatissimo, è capace di costruirsi un tiro partendo da un pick and roll oppure ricevendo la palla da uno scarico.

Se non si possono mettere in discussioni le sue doti in fase offensiva, si può aprire un dibattito per quanto riguarda la sua consistenza mentale, la capacità  di migliorare i suoi compagni e la freddezza nei momenti decisivi del match.

Infatti, nonostante le sue statistiche nel corso degli anni siano migliorate sempre di più sino a raggiungere dei livelli da All-Star, non ha mai portato Millwaukee al superamento di una singola serie di Play-off. Inoltre sul campo da basket ha necessità  di avere spesso la palla in mano per riuscire ad essere incisivo e questo non aiuta affatto i suoi compagni, che non seguono la leader-ship del loro capitano e non riescono ad esprimere quella dose di talento in più che porta la squadra alla vittoria.

In questa stagione, dopo un inizio un po’ travagliato in cui ha giocato solo 16 partite, ha iniziato a sistemare le cifre ed ora mette a referto 19 punti a partita, conditi da 2,6 assist e 3 rimbalzi. Non ha ancora raggiunto la forma fisica dello scorso anno in cui segnava più di 22 punti ad allacciata di scarpe, ma se continuerà  a giocare regolarmente senza essere tormentato da ulteriori problemi fisici, non si potrà  prescindere dal suo apporto per il raggiungimento di Play-off.

Buon apporto dalla panchina arriva da un giocatore del secondo anno che si è messo in mostra alla fine dello scorsa stagione vista l’assenza del play titolare Mo Williams: Ramon Session è il back up di Ridnour ma ha un minutaggio molto simile a quello del titolare (27 minuti per lui, 30 per Luke) ed entrando dalla panchina infila 12 punti e distribuisce quasi 5 assist. È più realizzatore rispetto al collega e meno distributore di gioco ma ha un atletismo davvero straripante e riesce spesso a cambiare la partita in corsa.

Il resto della panchina non è di livello altissimo, per lo più occupato da veterani che possono dare una mano al resto del team senza incidere più di tanto nelle sorti del match: il più positivo rimane l’olandese Gadzuric, che riesce a dare un contributo importante in termini di energia e rimbalzi.

Il record parla di 14 W a fronte di 17 L, l’attacco produce 97,5 ppg mentre la difesa concede agli avversari 97,2 punti (16esimi in entrambe le statistiche). In questo momento occupano l’ottava piazza ad Est, ad una partita dai Nets, terzi nella Central Division e con buone possibilità  di rimanere nelle prime 8 della classe.

Sarà  necessario per un definitivo salto di qualità  migliorare le prestazioni lontano dal Bradley Center, in cui il record è di 6 W e 12 L e riuscire a trovare maggiore fluidità  in attacco, dove spesso il gioco ristagna nelle mani di un solo giocatore che tiene a lungo la palla ferma con palleggi, arrivando allo scadere dei 24 senza aver creato ancora nulla.

Ma a questo penserà  Skiles che vuole portare avanti un progetto importante, lasciando magari fuori dalla corsa alla post season proprio la sua ex tanto odiata squadra.

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