La crescita dei Jazz

Le potenzialità  di Ronnie Brewer sono ancora tutte da scoprire…

Se dovessimo creare il profilo di una squadra nella Lega che durante l'estate non ha subito grandi stravolgimenti in roster, limitandosi solo a consolidare le grandi certezze della scorsa stagione, questa descrizione si adatterebbe perfettamente perfetta al team di Salt Lake City, gli Utah Jazz.

In questo inizio di calendario, gli uomini di coach Sloan sono partiti da antiche certezze, sicuri di poter fare meglio di quanto fatto la scorsa stagione, recitando un ruolo da protagonista nell'intera Regular Season e puntando forte alla finale di Conference, magari per prendersi la rivincita su quei Lakers che tanto hanno fatto soffrire i lunghi mormoni durante gli scorsi Play-off.

L'avvio della stagione è stato ottimo, nonostante la forzata assenza della stella della squadra Deron Williams, out per le prime 6 partite a causa di un infortunio all'anca. Il play scelto al draft del 2005 è stato degnamente sostituito da un veterano NBA che ha sempre dimostrato il suo valore ogni qual volta è stato chiamato in causa in qualsiasi squadra abbia militato: Brevin Knight.

L'ex Clippers, scambiato con il cavallo di ritorno Jason Hart quest'estate, ha dimostrato di poter dirigere gli uomini in campo con grande intelligenza, prendendosi qualche responsabilità  in attacco ma soprattutto fornendo un buon numero di assist (4,5 apg). Attualmente il record parla di 6 W a fronte di 4 sole sconfitte, che vale il secondo posto nell'intera Western Conference e il primo nella non irresistibile Northwest Division.

Si sta ritagliando minuti preziosi nel ruolo di point guard anche Ronnie Price, partito titolare per ben 8 volte ed in grado di portare alla causa il suo importante contributo, sia in termini difensivi che di playmaking. Il giovane che ha militato nel college locale di Utah Valley State ha mostrato netti progressi rispetto alla passata stagione, le sue capacità  di ball-handling sono migliorate notevolmente ed anche la sua visione di gioco si è considerevolmente ampliata.

Le novità  in quintetto riguardano soprattutto il ruolo di ala piccola, occupata stabilmente al momento della palla a due dall'atletico C.J. Miles, che ha permesso ad AK47, al secolo Andrei Kirilenko di entrare a partita in corso come sesto uomo di lusso. I minuti importanti del match vengono ovviamente affidati al russo e questa strategia sembra lo abbia rivitalizzato completamente, dopo un paio di stagioni in cui non è riuscito ad esprimersi come sa. Ora è sicuramente uno dei più accreditati candidati al ruolo di Sesto Uomo dell'Anno.

In 31 minuti di utilizzo infatti Andrei mette a referto ben 14 punti, con quasi 7 rimbalzi, 3 assist e 1,4 stoppate di media a partita, applicandosi sempre con la solita dedizione difensiva e contribuendo non poco ad intimidire gli avversari sotto il proprio canestro. Se riuscirà  a mantenere stabili queste cifre per tutta la stagione, senza esser colpito dalle consuete amnesie e dal rendimento ondivago, si potrà  togliere parecchie soddisfazioni ed essere il valore aggiunto di una squadra che punta forte al titolo.

Per quanto riguarda il reparto lunghi in casa Jazz, ci si affida a due cavalli di razza come Mehmet Okur e Carlos Boozer: entrambi i giocatori sono in scadenza di contratto ed a giugno avranno la possibilità  di scegliere se esercitare l'opzione per un altro anno oppure uscire dal contratto e diventare Free-Agent in attesa di allettanti proposte delle altre squadre NBA. Il loro rendimento è costante rispetto al 2008, stanno dimostrando di poter essere ancora dominanti nonostante li si accusi di scarsa mobilità  e poca aggressività  sul difensore.

Il turco, che non sta tirando bene da fuori, si prende tiri in avvicinamento a più alta percentuale, segnando più di 15 punti a partita e catturando poco meno di 7 rimbalzi. È importante che trovi una dimensione più interna rispetto agli anni passati perché le partite di Play-off si vincono soprattutto sotto le plance quando magari il tiro da fuori non entra e la possibilità  di avere questa doppia dimensione potrà  risultare molto utile in futuro.

Il giocatore proveniente dall'Alaska, fresco vincitore della medaglia d'oro alle Olimpiadi con il Team Usa, durante l'assenza del suo compagno DW8 si è caricato il peso dell'attacco sulle spalle, segnando ben 20,5 punti a partita e non diminuendo affatto la sua aggressività  a rimbalzo (11,4 rpg), il che lo renderà  uno dei FA più appetibile della prossima estate, in attesa del 2010 in cui scadranno i contratti delle grandi stelle scelte al draft del 2003.

In posizione di guardia sta confermando quanto di buono fatto vedere la scorsa stagione Ronnie Brewer: 11,5 punti, 3,1 rimbalzi e 3,6 assist sono un ottimo fatturato per il quarto se non quinto violino della squadra, i miglioramenti nel tiro da oltre l'arco sono evidenti sin dalle prime partite (46% da tre); a mio modesto parere questo giocatore ha ancora ampissimi margini di miglioramento, specialmente in attacco poiché grazie alla sua grande fisicità  potrebbe, se riuscisse ad esprimere tutto il suo enorme potenziale, risultare addirittura decisivo.

Chi invece il suo potenziale lo sta esprimendo appieno sul campo da gioco è la sorpresa (poi non tanto) dell'anno in casa Jazz: Paul Millsap. in 25 minuti di utilizzo, il ragazzo da Lousiana Tech mette a referto la bellezza di 11 punti e 6 rimbalzi a partita, con l'aggiunta di poco più di una stoppata per partita, specialità  della casa da quando è entrato nella NBA.

Questa giovane ala, nonostante sia leggermente sottodimensionato per il ruolo che occupa (2,03 m), impone la propria grande fisicità  su tutto il parquet, è devastante in campo aperto, si sta costruendo un discreto tiro frontale dai 4/5 metri e qualche (pochi a dire il vero) movimenti in post basso che potrebbero farlo risultare un fattore di grande interesse nel resto della stagione.

Non dimentichiamo che sul pino siede anche un certo Kyle Korver, che porta la sua dose di triple annuali sempre con sé, ed anche per questo non sembra esagerato considerare Utah una delle più ambiziose squadre della Western, sicuramente capace di contendere fino alla fine lo scettro di regina dell'Ovest ai Lakers. Rispetto alle altre squadre denuncia ancora un po' di morbidezza in fase difensiva, in particolar modo fuori dalle mura amiche, in più non è stato ancora trovato un cambio affidabile di Okur, nonostante qualche sporadica apparizione del rookie Koufos, incapace per adesso di prendersi questo tipo di responsabilità .

Miglioramenti nella propria metà  campo se ne possono ancora fare anche se nelle prime 10 gare sono riusciti a mantenere gli avversari a 93 punti di media; il record in casa è, come al solito, strepitoso, con 4 W e 0 L. Lakers e Houston sembrano ancora essere qualche gradino sopra nella costruzione di una squadra per arrivare in fondo ma siamo sicuri che, dopo aver raggiunto le 1000 vittorie in NBA, coach Sloan farà  di tutto per conquistare la sola cosa che gli manca in carriera: il titolo di campione della Lega.

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