Le Finals alla lavagna

Le Finals saranno una partita a scacchi, e Jackson è un maestro degli aggiustamenti in corsa…

“Per comprendere il futuro bisogna conoscere il proprio passato”.
E' un motto tradizionalmente attribuito a Confucio, che si adatta benissimo a qualsiasi branca dello scibile umano e, nel nostro piccolo, è determinante anche per cercare di prevedere cosa ci riserverà  questa serie da un punto di vista tattico, guardando a quello che hanno fatto le due squadre in questi playoffs e, più in generale, in tutta la stagione.

Andiamo quindi a vedere quali potrebbero essere le costanti tattiche della serie per le due formazioni, le sfaccettature che potrebbero far pendere la bilancia da una parte o dall'altra.

CELTICS: contro i Lakers bisogna correre.

Avrete sentito dire da più parti che i precedenti stagionali, giocati prima dell'avvento di Gasol in gialloviola, non possono essere una valida cartina di tornasole in vista delle Finals: è vero, ma solo fino ad un certo punto.

Certamente i Lakers sono cambiati notevolmente dopo aver acquistato il catalano (e, contestualmente, perso Bynum); però, se da un lato non possiamo prendere come oro colato tutte le indicazioni venute fuori da quegli incontri, alcune costanti rimangono valide e particolarmente interessanti.

La più sorprendente è il ritmo della partita: i Celtics, che per tutta la stagione hanno giocato un basket offensivo a bassa velocità  (89.6 possessi a gara), nelle due sfide di regular con i gialloviola hanno tenuto un ritmo ben più sostenuto (94 possessi nella prima occasione, 101 nella seconda) senza perdere in efficacia (rispettivamente 113.8 e 108.9 punti per cento possessi, in linea con la loro media stagionale).

Di primo acchito verrebbe da pensare che quelli di Hollywood siano una squadra a cui piace correre, e i nipotini di Red e Russell siano invece più a loro agio se c'è da giocare un basket controllato: la realtà  è differente, perché i Celtics non sono una squadra particolarmente fluida in attacco, e per rendere al hanno bisogno di trovare canestri facili nei primi secondi dell'azione; i Lakers, per parte loro, a difesa schierata sono molto più tosti di quanto si possa pensare, e sono invece deficitari nella difesa in transizione.

LAKERS: il panchinaro ti dà  una mano

Rivers e Jackson sono molto differenti quanto a background, palmarès, atteggiamenti, filosofia di gioco: hanno però un punto in comune, cioè la gestione delle sostituzioni.

Nessuno dei due si comporta come quei coach (ad esempio Popovich) che cambiano freneticamente i propri giocatori, quasi sempre uno alla volta, talvolta per pochi secondi, spesso di azione in azione; entrambi preferiscono invece una gestione "hockeystica" delle sostituzioni: titolari e riserve sono due unità , due "linee", spesso distinte, che giocano un determinato numero di minuti in determinate situazioni (per Jackson, preferibilmente all'inizio del secondo e all'inizio del terzo periodo; per Rivers, all'inizio del secondo e del quarto) a prescindere da come sta andando la gara.

Bene, in entrambe le sfide di regular season i Celtics hanno preso la testa della corsa subito, e non si sono più voltati indietro: ma, in entrambe le occasioni, tutte le volte in cui sono scese in campo le riserve dell'una o dell'altra parte, i Lakers hanno piazzato dei parziali in loro favore (e questo andazzo si è ripetuto più volte in questi playoffs).

La panchina dei Lakers è giovane, atletica, talentuosa, e ha svariati giocatori con parecchi punti nelle mani in pochi minuti: quella dei Celtics è più esperta, più dura, più "cattiva", ma anche, inevitabilmente, più vecchia, più lenta, meno esplosiva.

I Lakers devono sfruttare i minuti in cui ci sono in campo le seconde linee per piazzare dei parziali consistenti.

CELTICS: how to stop an exploding man?

Per ogni squadra NBA, contenere o quantomeno infastidire esterni tecnicamente e fisicamente onnipotenti nell'1vs1 come Bryant o LeBron è un rebus quasi irrisolvibile; ma Thibodeau, come il colonnello Hannibal Smith dell'A-Team, ha un piano ben preciso per difendere contro questi temibili avversari in tali situazioni, ed è convinto di riuscire a farla franca, se i suoi ragazzi lo eseguono come si deve.

Il piano è rappresentato sostanzialmente dalla c.d. "packline defense" , che consiste nel lasciare il Kobe o LeBron di turno in marcatura singola, senza raddoppiarlo, e contemporaneamente tenere gli altri quattro difensori a 2-3 metri di distanza dal rispettivo uomo, formando una specie di semicerchio a ridosso dell'area pitturata: non troppo distanti dal proprio avversario diretto da non riuscire a recuperare se il portatore di palla scarica in suo favore, ma abbastanza arroccati nel pitturato da "intasare" tutte le linee di penetrazione dirette che la stella avversaria ha a disposizione per andare verso il canestro; ah, già : sui blocchi, si passa sempre dietro.

E' una strategia che concede al fenomeno avversario tutti i tiri in sospensione che vuole dai 6/7 metri, ma gli preclude qualsiasi sbocco verso il canestro (a meno che non sia disposto ad andare comunque all'avventura in mezzo a tre o quattro avversari): se me ne segni 50 tirando in sospensione bravo tu, ma non avrai facili layups o tiri liberi.

E' una strategia che i Celtics hanno adottato continuativamente, sia contro Kobe nelle sfide di stagione regolare, sia contro LeBron ai playoffs, ed ha pagato fruttuosi dividendi; contro questi Lakers, inoltre, presenta un ulteriore, indubbio vantaggio: la packline defense costringe i giocatori di post basso a prendere tiri frontali, rendendo quasi impossibili le giocate in avvicinamento a canestro, e la coppia Gasol-Odom è molto efficace quando può andare verso il ferro, ma inaffidabile quando i due sono chiamati a mandare a bersaglio il jumper con una certa continuità .

Con queste premesse, Thibodeau sembra già  destinato ad impersonare i panni del colonnello Smith con tanto di classici guanti di pelle, classico sigarone e classicissima frase ad effetto ("love it when a plan comes together"); attenzione però, perché tutto questo gameplan ha un solo punto debole: le percentuali del 24.

Nelle due disfide stagionali, questo tipo di soluzione ha permesso di tenere Kobe a 15/46 complessivo dal campo (32%); nella serie contro gli Spurs, che adottavano una strategia molto simile (e per di più avevano Bowen, un difensore che non ha eguali nel roster di Boston), l'MVP ne ha segnati 64/120 (53%), la sua miglior percentuale ogni epoca in una serie di playoffs.

Trasformare il suo tiro da fuori nell'ago della bilancia dell'intera serie può rivelarsi un'arma a doppio taglio: ma per catturare un Mamba, devi avere il coraggio di prenderlo alla gola.

LAKERS: difendere lo scarico, non la penetrazione.

I Celtics, a differenza di squadre come Lakers, Spurs o gli stessi Hornets, non adottano una strategia offensiva monocorde, e nell'arco di una stessa partita variano parecchio i loro schemi: un po' di early offense D'Antoniana, per portare KG in posizione profonda nei primissimi secondi dell'azione; qualche serie di blocchi sulla linea di fondo, per sfruttare Allen alla Reggie Miller; alcuni giochi a due tra Pierce e KG stesso, e qualche postup del faraone nero; qualche accenno di dribble drive motion qui e là .

Nel loro attacco, però, c'è una costante: il giocatore che va in penetrazione (dopo aver battuto il proprio uomo, o sfruttando un bel blocco) non sempre, anzi quasi mai, punta dritto e deciso verso il ferro, ma punta a far muovere la difesa e trovare l'uomo libero per lo scarico; questo è vero soprattutto per Rondo, che ha l'esplosività  necessaria per battere qualunque play di questa lega (e a maggior ragione un leone anziano e stanco come Fisher), ma converte le opportunità  nel pitturato con un angosciante 39%: se gli si concede una penetrazione, e si fa in modo di costringerlo a tirare da sotto anziché scaricare per uno dei big three, la difesa è praticamente sicura di aver fatto un buonissimo affare.

Più in generale, quasi il 70% delle conclusioni dei Celtics è rappresentato da tiri in sospensione: molti di questi derivano dai raddoppi avversari sui portatori di palla, che però hanno quasi sempre buon gioco a scaricare su Garnett: KG, con i suoi centimetri, la sua mobilità  ed il suo senso tattico, è una valvola di sfogo facilissima da trovare quando si viene raddoppiati, ed è maestro assoluto degli "extra pass", ovvero il passaggio in più che un giocatore già  in posizione buona per segnare effettua per trovare un compagno che segna, in modo ancora più facile, sfruttando il tentativo di adeguamento della difesa (il che è negativo nei momenti decisivi, ma nell'arco di una partita garantisce tiri facili a profusione per i compagni).

Come detto, i Celtics vanno in 1vs1 per attirare i raddoppi e scaricare, creando tiri facili con uno o anche due extra pass, piuttosto che per cercare direttamente il canestro: ogni raddoppio ed ogni aiuto difensivo possono trasformarsi in un facile tiro da tre o dalla media, in un roster in cui quasi tutti i giocatori sono a loro agio piedi per terra (lo stesso Rondo, spesso criticatissimo, è in realtà  statisticamente più efficace nei jumper che non nelle penetrazioni): al contrario, solo Pierce è veramente efficace quando c'è da attaccare il canestro sul serio; tutti gli altri (compreso KG) sono ben poco affidabili nel pitturato.

Purtroppo per loro Coach Zen è probabilmente l'allenatore NBA che più di chiunque altro rifugge i raddoppi sistematici e gli aiuti difensivi troppo insistiti, e c'è da attendersi che il santone con la barba, dopo aver già  avuto successo con gli Spurs, continui a concentrare le sue attenzioni sul difendere forte il perimetro, piuttosto che sul portatore di palla: in questi playoffs i Lakers stanno concedendo un asfittico 37.9% agli avversari nei tiri in sospensione, la miglior prestazione di tutto il lotto, migliore anche degli stessi Celtics.

CELTICS: difendere il tabellone.

Due dei capisaldi della strategia difensiva di Thibodeau in questa stagione sono stati rappresentati dal raddoppio sistematico sugli angoli del campo e sulla tremenda efficacia e velocità  nell'aiuto e recupero: in questo specifico settore possono vantare il miglior esecutore della lega, e probabilmente di tutti i tempi, l'MVP difensivo Kevin Garnett, ma l'aiuto e recupero è anche la specialità  della casa di Kendrick Perkins, semplicemente favoloso, a dispetto della stazza, quanto a rapidità  e tempi tecnici di esecuzione di questo fondamentale.

Due punti di forza che, però, contro i Lakers rischiano di rivelarsi controproducenti: il raddoppio sistematico nell'angolo è terribilmente efficace quando si affrontano cattivi passatori o squadre con una brutta spaziatura difensiva; quelli di Hollywood, però, hanno probabilmente il roster migliore della lega quanto ad abilità  nel passaggio, e sicuramente, grazie al triangolo, sono quelli che si dispongono in campo con la migliore spaziatura; raddoppiare Childress, McDyess o Ben Wallace è una cosa, ma se il raddoppio arriva su gente come Gasol, Odom o Walton, il pallone ne esce troppo velocemente e in modo troppo pulito anche per i miglior esecutori del recupero dopo l'aiuto e delle rotazioni difensive.

C'è un altro elemento da considerare, quando si parla di aiuto e recupero: i Celtics sono stati molto solidi a rimbalzo difensivo per tutta la stagione; le seconde chance concesse agli avversari nella postseason, però, sono diventate il vero tallone d'Achille dei biancoverdi, che hanno letteralmente regalato decine di punti agli atletoni degli Hawks, ai ruvidi lunghi dei Cavs, a McDyess e Maxiell.

Nessuno dei lunghi col trifoglio sulla maglia, a parte PJ, è un maestro di tagliafuori (lo stesso KG è un rimbalzista d'istinto, di rabbia e di pura elasticità  muscolare, piuttosto che di posizione); i Lakers, per parte loro, arrivano da una serie in cui hanno tirato male, anzi malissimo se togliamo il contributo di Kobe, ma hanno letteralmente ucciso gli Spurs con i rimbalzi offensivi: Gasol e Odom sono tra i primi 20 rimbalzisti offensivi della lega, ma anche gente come Walton e Radmanovic, che pure ha grosse carenze complessive nel proprio gioco, è particolarmente efficace a strappare i rimbalzi altrui (senza dimenticare Kobe e i suoi balzi irreali).

Thibodeau rabbrividirebbe a sentire una cosa del genere, ma contro una squadra strutturata come i Lakers può essere meglio che i singoli difensori si concentrino maggiormente sulla difesa del proprio canestro dal rimbalzo offensivo dell'attaccante di propria competenza, piuttosto che sui raddoppi sistematici e sugli aiuti insistiti.

LAKERS: più difesa che showtime

Lo abbiamo già  detto, probabilmente ne avete sorriso e non ci avete fatto troppo caso, e allora è necessario ripeterlo: questi Lakers vincono con la difesa; vincono adattando la loro difesa all'avversario che incontrano.

L'unica eccezione è stata la serie con i Jazz, il cui movimento ossessivo senza palla e la cui tremenda forza fisica a rimbalzo offensivo si accoppiavano malissimo con le caratteristiche dei giocatori gialloviola.

Ma, dopo aver annullato uno degli attacchi più esplosivi della lega, contro gli Spurs hanno messo su un vero e proprio capolavoro difensivo; gli ormai ex campioni del mondo sono stati tenuti a 98.9 punti per 100 possessi, un risultato semplicemente straordinario: 10 punti in meno rispetto all'efficienza degli Spurs in regular season (dopo aver fatto scendere di 7 quella dei Nuggets, da 112 a 105), un risultato migliore di quello della miglior difesa della regular season (100.2, ovviamente i Celtics), un risultato migliore di chiunque altro in questi playoffs (Cavs e gli stessi Celtics sono a 103)

Contro i Nuggets la parola d'ordine era "defensive overload", situazione in cui il marcatore del tiratore avversario meno pericoloso si sposta sistematicamente, non appena l'attacco inizia a svilupparsi, sul lato forte, creando una superiorità  numerica che impedisce, o rende quantomeno molto difficile, sia la penetrazione che la ricezione in post basso (sostanzialmente la stessa strategia adottata dai Pistons, con Billups che abbandonava sistematicamente Rondo sul lato debole per andare a raddoppiare Pierce o KG sul lato forte).

Contro gli Spurs e la loro circolazione di palla, la musica è cambiata radicalmente: troppo pericoloso concedere un uomo agli Spurs, che hanno tiratori letali e una circolazione di palla impeccabile, molto meglio tenere ferme le marcature singole, lasciarsi fare anche una valanga di punti da Duncan dal post basso ma non concedere nulla agli altri, ed eventualmente, se proprio si doveva raddoppiare il 21, farlo solo e soltanto con l'uomo del tagliante; nel contempo togliere sia a Ginobili che a Parker le penetrazioni di mano sinistra, mandandoli sistematicamente a destra dove sono meno efficaci.

E per affrontare i Celtics?
I biancoverdi sviluppano quasi tutte le loro azioni offensive con Pierce e KG contemporaneamente sul lato forte, e Rondo sul lato debole: una situazione apparentemente ideale per l'overload dell'uomo di Rajon sull'altro lato" la serie con i Pistons, però, ha dimostrato che questa può essere una strategia vincente soltanto a piccole dosi, per piazzare qualche parziale capitalizzando su uno slump di tiro, ma non può essere la soluzione per tutta una serie: KG al gomito è semplicemente troppo pericoloso come triple threat, Pierce è troppo bravo a scaricare immediatamente appena vede arrivare il raddoppio, e, come detto, i Celtics nel loro complesso (persino Rondo) sono molto più efficaci piedi per terra che non spalle a canestro o in avvicinamento, e meno pericolosi quando devono costruirsi un tiro da soli (e soprattutto andare a concluderlo).

Una strategia possibile potrebbe essere quella di stuzzicare i Celtics a prendere tiri apparentemente più invitanti, ma che non sono abituati a prendere: togliere a KG il jumper dal gomito, e costringerlo ad entrare in area in avvicinamento; lasciare a Rondo le linee di penetrazione, ma chiudergli quelle di scarico; invitare Allen a mettere palla per terra facendolo seguire lateralmente dall'uomo del bloccante, senza lasciargli il catch and shoot appena uscito dai blocchi; e, più in generale, usare il difensive overload soltanto nei momenti cruciali, e per il resto, come detto già  in precedenza, restare con gli esterni e non raddoppiare nel pitturato.

Un altro fattore cruciale sarà  la scelta del momento più adatto in cui mettere in campo l'arma segreta, in attacco come in difesa, di PJax, vale a dire il quintetto con Kobe da 3 e Vujacic da 2: lo starting five tipico con Radmanovic o Walton su Pierce rappresenta un matchup troppo facile per Double P, ma essere costretti a spendere troppo a lungo Kobe su Pierce potrebbe caricare di falli l'MVP; e allora non stupitevi se, in un momento-chiave della serie, il giocatore più importante tra i 24 chiamati in causa potrebbe essere il carneade Ariza, che ha sfruttato la settimana di riposo per ritrovare la condizione dopo un lungo stop per infortunio, e rappresenta il miglior atout per i gialloviola per difendere su Pierce senza essere costretti a regalargli i raddoppi che nutrono l'attacco dei Celtics.

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