I soliti Clippers

Corey Maggette è all'ultimo anno di contratto: difficile una sua permanenza ai Clippers…

Con il venticinquesimo record della Lega (21-44), i Los Angeles Clippers si apprestano a tornare a lottare per le posizioni alte della lottery per il prossimo draft. Ecco che quindi, ricominciano a essere denominati come 'la seconda squadra di Los Angeles', dopo che nella stagione 2005/06, con il record di 47-35, i ragazzi di Dunleavy erano riusciti ad approdare fino alla semifinale di Conference, potendo guardare dall'alto verso il basso i cugini più titolati.

Il passato

Quella stagione è stata l'unica che ha visto i Clippers andare ai playoff negli ultimi dieci anni, una statistica a dir poco imbarazzante, per una franchigia che ha visto passare dalle proprie parti, in questi anni, giocatori quali Odom, Chandler, Andrè Miller e Quentin Richardson, ma che ha sempre fatto fatica a trovare una chimica vincente.

I motivi di questa mancanza di risultati sono molti, dalla cattiva gestione dei giocatori, con alcuni scambi piuttosto difficili da capire, e la mancata firma di altri, passando per gli errori di scelta ai draft, fino ai svariati infortuni, che hanno minato la squadra californiana in tutte le stagioni.

Gli errori di scelta al draft e gli scambi effettuati, sono stati il vero problema della gestione della squadra del proprietario Sterling: da McDyess, subito scambiato con Denver per Rodney Rogers e Brent Barry, a Olowakandi (probabilmente la peggior prima scelta assoluta di sempre a un draft), da Odom, che viene lasciato libero, a Wilcox (dopo di lui a disposizione c'erano Amare Stoudemire e Butler), e ancora Livingston e poi Korolev, una scelta alquanto misteriosa.

Certo è vero che il draft non è assolutamente una scienza esatta, e non è mai facile trovare i giocatori giusti, che si adattano allo stile di gioco o ai ritmi Nba, ma è anche vero, che con un po' più di accortezza, forse qualche scelta potrebbe essere stata più intelligente, o almeno qualche mossa di mercato sarebbe potuta essere più conveniente ai Clippers che non alle altre squadre.

Il presente

Nella stagione attuale, il record è sicuramente influenzato dalla mancanza del giocatore simbolo, Elton Brand, fuori per tutto l'anno a causa della rottura del tendine d'Achille, cui si aggiunge anche l'infortunio di Livingston, su cui il front office puntava molto, o quello che ha costretto Cassell ai box per molto tempo, o ancora, anche se in maniera minore, quelli di Tim Thomas e Kaman, arrivato, quest'ultimo, nel momento migliore della sua stagione.

La mancanza di Brand rimane, ad ogni modo, il problema più grande per coach Dunleavy, che ha dovuto trovare una nuova formula di gioco, senza il miglior realizzatore e rimbalzista della squadra di cinque degli ultimi sei anni; Brand, diventato un All-Star a tutti gli effetti già  da due stagioni, ha contribuito alla causa, l'anno scorso, con 20.5 punti e 9.3 rimbalzi, permettendo ai Clippers di arrivare noni in classifica, a sole due partite dai cugini Lakers.

Le buone notizie di quest'anno, poche a dire la verità , sono la netta crescita di Chris Kaman, che ha sfruttato al meglio l'assenza di Brand, per aumentare i suoi minuti di gioco e il numero di palloni giocati (ma c'è anche molto lavoro estivo dietro a questa maturazione), arrivando a toccare una doppia-doppia di media, con 16 punti e 13 rimbalzi, rispetto ai 10 punti e 8 rimbalzi della stagione passata; e le cifre costanti di Maggette (22 punti e 6 rimbalzi), che però non sembra riuscire a fare il salto di qualità  per diventare un All-Star.

La terza nota positiva è la maturazione di Thornton, che sebbene abbia trovato poco spazio all'inizio della stagione, ora sta cercando di guadagnare minuti e fiducia (la pressione per i Clippers, a questo punto, è molto inferiore rispetto a quella dell'inizio). Le sue cifre dall'inizio di gennaio dicono 15.3 punti e 4.9 rimbalzi, nettamente superiori a quelle dei primi due mesi di Nba, nei quali l'ex giocatore di Florida State faceva registrare solamente 7 punti e 3.3 rimbalzi.

Il futuro

Dopo cinque stagioni a capo della squadra, Mike Dunleavy Sr. non ha ottenuto i risultati sperati, come abbiamo detto, in tutte le stagioni si è dovuto far fronte ai vari infortuni, ma la dirigenza non sembra essere troppo convinta di far continuare l'avventura del tecnico ex Portland e Golden State, sulla panchina della franchigia losangelena, soprattutto dopo le parole rilasciate dal proprietario Sterling:

Io non sono felice, e non lo sono neanche i tifosi, e non possono esserlo se non vedono giocare i loro giocatori in maniera motivata. Io voglio rendere i tifosi orgogliosi di questa squadra, ma se Baylor e Dunleavy non ci riescono, non avrò altra scelta che fare dei cambiamenti.

I rapporti, inoltre, non sono dei migliori già  dalla passata stagione, quando il tecnico chiedeva la cessione di Maggette (facendo arrivare proprio figlio in scambio), mentre la società  non ne era molto felice, e anche quest'anno, quando il proprietario Sterling ha chiesto (imposto?) al coach di far giocare di più Thornton, che era finito in uno degli ultimi posti della panchina, per far posto a Quinton Ross. Il suo futuro, quindi, sembra molto incerto.

Un altro problema che Baylor dovrà  cercare di risolvere durante l'estate, è quello della possibile partenza di Brand, in quanto il giocatore ha un'opzione sul prossimo anno di contratto da 16.440.000$; se dovesse decidere di uscire e diventare free-agent, ci sarebbe la coda di squadre disposte a fargli firmare un contratto, e per i Clippers sarebbe un bel problema, in quanto perderebbero il loro giocatore franchigia.

Lo stesso discorso si può fare anche per Maggette, che è nella stessa situazione di Brand, con l'opzione sul prossimo anno di contratto da 8.400.000$, anche per lui Sterling dovrà  fare dei sacrifici economici, almeno per ottenere una sign-and-trade, e quindi non perderlo senza avere nulla in cambio.

Queste le sue parole a riguardo:

Sono sempre felice di essere a Los Angeles. I rumors di eventuali trade sono di competenza della dirigenza, io non ho il controllo su di esse. Il mio lavoro è solo quello di andare sul campo e giocare più intensamente possibile.

La situazione salariale, inoltre, è buona, quest'anno i milioni spesi per i contratti sono circa 65, mentre l'anno prossimo, con la scadenza di Cassell (tagliato pochi giorni fa e già  accasatosi a Boston) e Aaron Williams, si libereranno otto milioni di dollari, che dovranno essere spesi per rifirmare qualche atleta di minore importanza, ma soprattutto per cercare di convincere qualche grande giocatore ad accasarsi a Los Angeles.

Conclusioni

La strada è ancora lunga per questi Clippers, intanto questa estate sarà  decisiva per vedere le condizioni di Brand e Livingston dopo gli infortuni, per cercare di trattenere i campioni che ci sono nel roster, e per trovare un buon rookie da aggiungere alla rotazione, sperando di avere un po' di fortuna alla lottery per il draft, poi il resto verrà  da sé, o almeno così sperano i tifosi dei Clippers, per non sentirsi più chiamare 'la seconda squadra di Los Angeles'.

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