Focus: Jason Kidd a Dallas

Prime immagini di Kidd nuovamente in maglia Mavs

Era nell'aria da tempo che Capitan Kidd mollasse gli ormeggi, alzasse le vele e prendesse il largo verso nuovi lidi, ed ora la notizia è ufficiale. Il capitano coraggioso è andato a Dallas, fra i pozzi di petrolio, lontano dall'Atlantico e dal New Jersey, in cambio di giocatori nuovi e spazio salariale.

Era un anno che Jason aveva comunicato la sua decisione a Rod Thorn, ed a dire il vero non si hanno notizie che il management dei Nets si sia strappato i capelli. Dopo le due finali consecutive di qualche anno fa, perse contro i Lakers ed gli Spurs, in cui a dire il vero vinsero solo due partite su dieci complessive, i Nets non sono più stati in grado di tornare a lottare per un anello, sembravano tutt'ora assolutamente inferiori ad almeno quattro squadre all'est, se non a cinque, e non c'erano possibili scambi in vista che potessero realmente far fare il salto di qualità  alle retine del New Jersey.

Thorn ed il suo nuovo assistente, Kiky Vandeweghe, hanno provato a prendere Jermaine O'Neal, che però è ricaduto nei suoi mille problemi fisici, hanno sondato vari lunghi, ma alla fine hanno deciso definitivamente per la ricostruzione.

A Dallas invece due anni fa i Mavericks di Mark Cuban, il più estroso dei proprietari di franchigia, hanno annusato l'anello, ma se lo sono visti sfilare dal dito dagli Heat mentre già  se lo stavano misurando, lo scorso anno sono andati benissimo nella stagione regolare ma disastrosamente nei play off, avevano bisogno di qualche addizione per poter realmente sperare nella vittoria finale.

Principalmente, il gioco fatto di soli isolamenti e giochi a due non sembrava abbastanza vario per permettere di percorrere per intero il cammino nei play off, serviva una guardia, o meglio un play, più fantasioso del pur bravo Harris ed in grado di variare il gioco, oppure un lungo bravo spalle a canestro in grado di adattarsi bene a giocare con Dirk Nowitzki.

Di lunghi adatti sul mercato non ce n'erano, il play ideale invece si, Jason Kidd, i Mavericks erano la squadra con la possibilità  di effettuare l'offerta migliore, dal primo momento in cui Kidd è entrato sul mercato, un anno fa di questi tempi, si è subito pensato che l'affare fosse scontato. Invece c'è voluto un anno.

Nel febbraio 2007 sembravano aver messo la freccia i Los Angeles Lakers, che apparivano ad un passo dalla conclusione dello scambio, ma non si sono sentiti di inserire Bynum, mentre i Nets volevano a tutti i costi il giovane centro. L'affare è saltato e Kobe Bryant, il leader dei Lakers, è andato su tutte le furie, in quanto ormai era convinto di poter giocare con Kidd, ed ha chiesto la cessione, salvo riappacificarsi con la sua dirigenza dopo due mesi di continue frecciate dai giornali.

I Mavericks, anziché cogliere al volo l'occasione di essere diventati gli unici pretendenti credibili per ottenere le prestazioni di Kidd, hanno tentato di prendersi proprio Bryant, fallendo il colpo.

Nella sessione invernale attuale poi a Kidd si sono interessati i Cleveland Cavaliers, che però si sono dovuti render conto di non avere le contropartite necessarie, ed i Denver Nuggets, che hanno sperato finchè non è stato diagnosticato un tumore al brasiliano Nenè, che avrebbe dovuto entrare nello scambio. Pur augurando ogni bene e pronta guarigione allo sfortunato brasiliano, diventava evidente a tutti che anche i Nuggets uscivano dalla corsa.

Nuovamente i Mavericks tornavano ad essere l'unica pretendente ai servigi di Kidd, o meglio l'unica squadra con possibilità  di prenderlo, e si sono riallacciati i fili della trattativa.
Con tutta evidenza se a Dallas si cercava il play californiano era per puntare all'anello subito, quindi Cuban ed il suo fido Nelson erano disposti a mettere sul piatto solo un giocatore del quintetto base, Devin Harris, giovane play solido e molto valido ma ovviamente meno leader dell'esperto rivale, e giocatori della panchina, ma che non la svilissero troppo.

Si era pensato quindi ad un pacchetto formato dai giovani Ager e Diop e dagli esperti Stackhouse e George. I Nets erano d'accordo, l'affare sembrava fatto. Dopo gli annunci, nell'attesa dell'ufficialità , sono però iniziati i problemi. Devean Gorge, l'ala che ha giocato quasi tutta la carriera ai Lakers, senza mai brillare per altro, si è accorto che avrebbe perso i suoi Bird Rights, cioè la possibilità  che la squadra lo potesse rinnovare aumentandogli il salario del 25% senza che questo pesasse sul tetto salariale, ed ha quindi rifiutato il passaggio, cosa appunto consentita a tutti i giocatori nell'anno in cui maturano i cosiddetti "early Birds rights". Facile immaginare come l'abbiano presa i dirigenti texani.

Dopo le pressioni di rito sul giocatore ribelle, quando George si è convinto ad accettare, Stackhouse, cui evidentemente l'esperienza non ha insegnato che la parola è d'argento ma il silenzio è d'oro, si è lasciato andare a dichiarazioni ingenue, affermando davanti ai giornalisti che era già  d'accordo con i Nets, avrebbe transatto il contratto e sarebbe tornato a Dallas.

David Stern, il commissioner dell'NBA, aveva fatto approvare in estate una norma per evitare questo, abbastanza ambigua, che i Mavericks erano convinti di poter aggirare, ma di fronte a queste dichiarazioni diventava difficile proseguire su una strada che avrebbe richiesto riservatezza.
Avery Johnson, il coach dei Mavs, in più affermava di avere assoluto bisogno dell'esperto tiratore.

In aiuto è venuto il GM dei Lakers, Mitch Kuptchak, il quale aveva appena concluso una transazione per acquisire lo spagnolo Pau Gasol con un diverso escamotage, firmando Aaron McKie, ritirato dopo aver giocato l'ultima stagione in gialloviola, ed aggiungendolo al pacchetto come contratto in scadenza.

Così Cuban e Nelson hanno raggiunto Van Horn fra le nevi del Colorado, dove viveva dopo essersi ritirato in seguito alla delusione per la finale persa un anno e mezzo fa, e l'hanno firmato con un contratto di 4 milioni da qui alla fine della stagione regolare, spedendo lui in New Jersey, ad assistere ben pagato agli allenamenti dei Nets.

Alla fine sono andati a Dallas Jason Kidd, per l'appunto, la giovane ala Antoine Wright ed il lungo Malik Allen, in cambio di Devin Harris, Maurice Ager, Desagana Diop, lo specialista difensivo Trenton Hassell, Keith Van Horn, le prime scelte del 2008 e del 2010 e 3 milioni in contanti, più il licenziamento del giovane lungo Nick Fazekas, necessario per firmare Van Horn.
Oltre 10 milioni in più di quanto Mark Cuban aveva preventivato. Ma per un anello questo ed altro, quelli dell'NBA mica li vendono da Bulgari, quindi il pirotecnico Cuban ha potuto esclamare "It's done!".

Ora i Mavericks avranno la possibilità  di effettuare due assalti al titolo NBA davvero pesanti, con la squadra che due anni fa perse la finale e lo scorso anno vinse la stagione regolare quasi al completo ed in più Jason Kidd, il leader che mancava, l'uomo dal polso fermo in grado di prendere in mano la situazione quando la palla scotta davvero, il fantasista in grado di trovare soluzioni alternative quando il pick & roll fra Terry e Nowitzki non rende, l'assistman in grado di far segnare qualche punto in vernice persino al finora deludente Dampier, l'ostetrico in grado di estrarre tutto il talento del duttile Josh Howard.

Il quintetto è già  molto completo di per se, dalla panca sono pronti gli esperti Eddy Jones, Jerry Stackhouse, Devean George e Juwan Howard, tutti in predicato in momenti diversi di andare ai Nets, Malik Allen ed i giovani Antoine Wright, Brandon Bass e Jose Juan Barea, che senza avere il talento per diventare fuoriclasse sono però discreti prospetti come ala piccola, lungo e play. Vista l'età  dei vari Kidd, Jones, Stackhouse, persino Terry, c'è tempo per un paio di assalti al titolo, ma due o tre assalti con possibilità  molto maggiori di quelle che c'erano prima dello scambio.

I New Jersey Nets rinunciano ai sogni di gloria, che a dire il vero si erano fatti alquanto vaghi, ma hanno un gruppo di giovani molto buoni, anche se fra di loro non c'è nessuna stella, con i play Devin Harris, molto solido ed affidabile, e Marcus Williams, estroso e ricco di visione di gioco, l'atletica ala Maurice Ager ed i lunghi Nenad Kristic, mano morbida di scuola europea, Josh Boone e Sean Williams, pieni di atletismo e grinta, e Desagana Diop, gigantesco ed ottimo in fase difensiva ed a rimbalzo.

Richard Jefferson sembra essere il leader designato, mentre Vince Carter sembra essere agli sgoccioli della sua avventura fra le retine. Squadra solida e completa, in cui mancano solo i leaders, in cui mancherebbe un Kidd giovane (caratterialmente, s'intende, come ruolo serve più una guardia che un play!).

La merce non è semplice da trovare, ma lo spazio salariale dovrebbe consentire la rincorsa ad un buon free agent, e chissà  che nel 2010 non sia il tanto agognato Lebron James, l'oggetto dei desideri neanche tanto nascosti della dirigenza dei Nets.

Ad est un'altra squadra che sta ricostruendo con acume e con un progetto a lungo termine, ad ovest un'altra squadra ricca di talento pronta a gettarsi nella mischia nei play off, che nei quarti di finale dell'ovest si prospettano come i più ricchi di talento ed aspettative da tanto tempo a questa parte.

In ordine sparso i Mavericks di Kidd, Terry e Nowitzky, gli Spurs di Duncan, Parker e Ginobili, tre volte campioni negli ultimi cinque anni, i Lakers di Bryant, Gasol ed il giovane Bynum, gli Hornets di Paul, Stojakovic e West, i Jazz di Williams, Boozer e Kirilenko, i Suns di Nash, O'Neal e Stoudemire, i Rockets di McGrady, Yao ed il nuovo arrivato Scola, i Nuggets di Iverson, Anthony e Camby, la grande sorpresa dello scorso anno, i Warriors di Baron Davis, Jackson ed Harrington, tutte con un buon cast di supporto e con un buon allenatore, una addirittura resterà  fuori dai play off, quasi tutte devono sbrigarsi a tentare di vincere, prima che l'età  dei leader le tagli fuori.

Signori, buono spettacolo a tutti.

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