Non c'è pace per i Clippers

Chissà  per quanto ancora Clipper Darrell vestirà  i colori blu e rosso…

Tra le poche soddisfazioni del pubblico dei Clippers durante questa stagione c'era quella di andare allo Staples Centre ed essere sicuri di trovare in tribuna uno dei più indemoniati tifosi di tutta la Nba, nonché il più celebre della franchigia californiana: Darrell Bailey.

Molti di voi si chiederanno chi sia codesto personaggio che negli ultimi giorni è stato al centro dell'attenzione dei media americani: questo 39enne ex venditore di auto è la vera e propria anima del pubblico losangelino, il primo ad intonare i cori per la propria squadra ed ad inventare metodi stravaganti per deconcentrare gli avversari in lunetta. Bene, ai tifosi dei Clips probabilmente verrà  negata anche questa, seppur piccola soddisfazione.

Infatti pare che Mark Cuban, poliedrico ed ingegnoso proprietario dei Dallas Mavericks, abbia fatto un'offerta irrinunciabile a "Clipper Darrell": trasferirsi nella città  texana e continuare a fare ciò che faceva a Los Angeles, solo alle sue dipendenze e dietro un lauto compenso.

Il nostro Darrell non ci ha pensato due volte e, se è vero che ha promesso che sarebbe comunque rimasto in cuor suo tifoso dei Clippers, ha subito accettato la proposta di incontrare Cuban e discutere di questo affare: grazie alla geniale idea dell'ex ballerino, oggi proprietario di numerose emittenti televisive, si avrà  in Nba il primo caso di tifoso "a pagamento" nella storia dello sport.

Ma la perdita, pur di un preziosissimo alleato come Darrell, è l'ultimo dei problemi della squadra californiana in questo momento: infatti la franchigia sta attraversando uno dei momenti più bui degli ultimi anni, forse peggiore rispetto anche allo scorso. Il record racconta di 14 vittorie a fronte di 28 sconfitte, ultimi nella loro Dvision, la Pacific e 13esimi nella Western Conference.

Sin da inizio anno si era intuito che la stagione 2007/2008 sarebbe stata di transizione, visto l'assommarsi della lunga degenza per infortunio di Elton Brand, che probabilmente salterà  l'intera regular season, a quella precedente di Shaun Livingston, ormai in via di recupero e probabilmente a disposizione entro marzo.

Il ritorno in campo del giovane play-maker, classe 1985, dovrebbe porre le basi per la prossima annata, sperando che la mala sorte non continui a sostare dalle parti di Los Angeles e che la squadra non venga nuovamente falcidiata dagli infortuni: durante la regular season infatti, seppur si sia superata di poco la boa di 41 partite, oltre ai soliti Brand e Livingston, sono mancati per 1 o più partite Sam Cassel, Cuttino Mobley, Tim Thomas, Corey Maggette e Chris Kaman, il che ha impedito a coach Dunleavy di creare amalgama all'interno dello spogliatoio e di trovare quella continuità  di rendimento e prestazioni essenziale per una squadra che sta cercando risposte importanti soprattutto dai suoi uomini chiave.

Tra le note positive spiccano sicuramente la definitiva esplosione del centrone bianco da Central Michigan, che sta collezionando cifre da All Star (17,2 punti e 13,9 rimbalzi a partita) e il ritorno dell'ex Blue Devils Corey Maggette agli standard a cui ci aveva abituato, miglior marcatore della squadra con 20,9 punti a partita, rispetto ai 16, 9 della scorsa stagione, mantenendo sempre delle ottime cifre a rimbalzo per un esterno (5,90 rodmans catturati).

Da questi due giocatori e dal ritorno in campo degli infortunati si deve ripartire, cerando di trovare una modalità  di gioco che riesca a far coesistere Kaman e Brand, cosa che non è riuscita lo scorso anno, con Chris che visse all'ombra del più talentuoso Elton, e trovando un leader vero che trascini questa squadra a traguardi importanti: infatti il coach ha fatto ben capire che, finche siederà  su quella panchina, la parte del condottiero che porta alla vittoria non verrà  mai interpretata da Maggette, ragazzo di sicuro talento ma fragile psicologicamente e con cui i rapporti non sono certo idilliaci, Sam Cassell è un vincente nato ed è anche l'unico all'interno della squadra che porti al dito l'anello di campione Nba, ma è ormai al suo 14esimo anno nella lega e non si potrà  contare ancora per molto su di lui, sia per ragioni di età , sia per l'accostamento del suo nome in numerose trade, specie con i Boston Celtics, Kaman non sembra proprio che abbia le stimmate del leader ed un ruolo del genere pare non interessargli particolarmente e Livingston è ancora troppo giovane e inesperto per poter interpretare questo ruolo e riuscire ad avere voce in capitolo in uno spogliatoio ricco di veterani.

Non rimane che affidarsi alla speranza che il solito Elton Brand sia in grado di caricarsi la squadra sulle spalle nei momenti difficili e che coinvolga anche i compagni durante le fasi cruciali delle partite, proteggendoli sotto la sua ala protettrice e dando fiducia al gruppo.

Le previsioni per questa seconda metà  di stagione si allineano a quelle della prima parte: la squadra sicuramente terminerà  la regular season con un record negativo, non riuscendo ad approdare ai play-off: gli obbiettivi sono quelli di cercare di dare più spazio ai giovani, come il rookie Al Thorton, piuttosto discontinuo nelle sue prestazioni, ma capace di grande serate in fase realizzativa come mercoledì notte contro i Memphis Grzzlies, contro i quali è stato autore del suo career high, 33 punti e di 2 stoppate.

Inoltre è importante concentrarsi sulla fase offensiva del gioco, poichè attualmente stazionano al 23esimo posto per punti segnati in tutta la lega, con una media di 94,57 a sera ed un poco onorevole 33% di squadra nel tiro da 3 punti (27esimi nella lega).

Se, con l'aiuto di qualche trade e buone scelte al draft, si riuscirà  a costruire un roster di livello intorno ai veterani del gruppo, le premesse per far bene sin dal prossimo anno ci sono, sempre sperando nella buona sorte…

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