Buon anniversario, New York Knicks!
Tra qualche settimana migliaia di tifosi dei Knicks sparsi per tutto il globo terracqueo potranno - se lo vorranno – celebrare un anniversario davvero particolare…
Il prossimo 23 dicembre saranno trascorsi quattro lunghi anni dal preciso istante in cui – quell'ex fenomenale point-guard dei Bad Boys – ha messo piede nella stanza dei bottoni del Garden, arrivando – in seguito – persino ad allenare la franchigia più blasonata e… frastornata della lega.
Conserviamo ancora oggi la copia del “NY Post” che annunciava il lieto evento: ll “nostro” posava accanto al dissennato boss Jim Dolan fasciato da un impeccabile completo color crema e sfoggiando il suo consueto sorriso a trentacinque denti talmente luminoso da far impallidire – al confronto – persino quello di un notissimo imprenditore delle nostre parti…
Ai famelici reporter di “Gotham” Zeke diede in pasto il seguente slogan: “Playoffs? Da quando sono entrato a far parte di questa lega il mio unico obiettivo è stato quello di vincere il titolo; lavorerò in questa direzione…”
Bando ai facili sberleffi, uno con il suo pèdigree non poteva certo pronunciare ovvietà calcistiche del tipo “Sarà dura risalire la china, serve un programma serio ed i tifosi dovranno pazientare”
Giammai…
Prima di proseguire il nostro racconto è opportuno però sottolineare in che penoso stato si trovassero quei Knicks reduci dalla devastante gestione di Scott Layden (estate del 99-22 dicembre 03).
L'allora coach Don Chaney aveva il privilegio… di allenare quella che era la franchigia più costosa della lega, ma anche quella più vecchia, meno atletica e futuribile dell'intero panorama NBA…
Accanto alla stella Allan Houston – che di li a poco avrebbe conosciuto la famigerata micro-frattura al ginocchio – vivacchiavano mediocri gregari quali Eisley, Anderson, Doleac , uno zoppo McDyess, un ruspante… Mutombo ed uno come Van Horn: non certo un cuor di leone…
Ah! Quasi scordavamo Othella Harrington…
Il Garden era talmente avvilito che in una recente visita dell'amatissimo ex Sprewell non esitò a fare il tifo per i suoi Wolves…
Potete dunque ben immaginare l'ondata d'euforia che pervase l'ambiente il 6 gennaio 2004 quando Ward, Eisley e McDyess vennero spediti nella “valle dei Suns” in cambio di un Penny Hardaway da rottamare ma anche di un certo Steph Marbury.
Isiah venne subito incensato dalla stessa stampa che – da due anni a questa parte – lo schernisce quotidianamente.
Il traballante coach Chaney ricevette il ben servito a favore del veterano Wilkens.
Il giorno dell'All Star Game a casa di Shaq – che ancora per qualche mese avrebbe sostato dalle parti di Malibù – Van Horn prese la via del Wisconsin in cambio di Tim Thomas e Nazr Mohammed.
Nel frattempo la squadra si risollevò dagli abissi dell'Atlantic e con un colpo di coda riuscì a disputare la post-season, della quale - tuttavia – i vicini del New Jersey mostrarono ben presto l'uscio alla squadra della Grande Mela.
Dal Draft arrivò Ariza, una pepita - letteralmente – scovata dalle acque limacciose del secondo giro.
A meno di una anno di distanza dunque, New York aveva una squadra rispettabile in grado persino di superare di ben… due gare il “par” del 50% di successi (cosa che non accadeva dal dicembre del 2001…).
Ma propio quando i tifosi festeggiavano una roboante vittoria contro Minny (vice-campione dell'Ovest in carica) uno dei ragazzi di Wilkens deliziò la platea con la seguente musicale affermazione: “Beh… son so voi, ma io mi ritengo la miglior point-guard della lega…”.
Non ci è dato sapere se anche lo spogliatoio fosse dello stesso avviso, ma di lì in poi una spirale di otto sconfitte consecutive travolse i Knicks che chiusero - così – l'annata tra la delusione generale.
Ma l'epicentro dell'uragano non era ancora passato…
Nell'estate del 2005 Thomas offrì un ricchissimo poliennale ad un allenatore di fama acclarata reduce da un anno sabbatico.
Quest'ultimo - tuttavia – declinò educatamente l'invito preferendo ri-accasarsi dalle parti di Marina Del Rey in compagnia della graziosa figlia del proprietario della squadra per la quale aveva deciso di firmare.
A questo punto il “povero” Isiah aveva due sole alternative:
– Confermare Herb Williams – che aveva sostituito Wilkens poco dopo la rivendicazione della presunta miglior point-guard della lega – o rivolgersi ad un altro stimatissimo coach reduce - peraltro – da un fresco titolo ed un secondo posto conseguiti nella città di Eminem…
Lo sventurato optò per l'opzione B, anche se ad anni di distanza Jim “finchè papà stacca gli assegni… comando io!! ” Dolan si è preso la piena responsabilità per quella – logica ma inseguito funesta – scelta.
Tra scene di giubilo generali venne così celebrato il connubio con Larry Brown che definì i Knicks: “Il lavoro dei sogni miei…”
Intanto il roster per la stagione 05-06 si era arricchito della gioventù di Frye, Lee, Robinson, della classe di Q-Rich e della stazza di Curry.
Per ottenere quest'ultimo il “nostro” cedette ai Bulls Tim Thomas e la prima scelta del draft successivo (più i diritti per uno scambio ulteriore di scelte nel draft 07).
Zeke pensò che mai e poi mai il suo talentuoso roster affidato ad uno dei migliori allenatori della storia avrebbe fallito l'approdo ai playoffs.
Condivisibile; ma è pur vero che anche il Titanic - all'epoca – venne definito inaffondabile…
Nei mesi successivi l'”uragano Larry” generò danni di bibliche proporzioni: cambiò quintetti con la stessa frequenza tipica dei litigi tra Spike Lee e Reggie Miller nel mese di maggio, violò ripetutamente il rigido regolamento interno che vietava di condividere con la stampa i subbugli del gruppo (che certamente non erano esigui…) e per concludere si mascherò da GM architettando occulti scambi di mercato in giro per l'Nba.
In mezzo a questo autentico manicomio cestistico, in pochi rammentano - però – che la squadra agli albori del 2006 trovò comunque la quadratura del cerchio vincendo sei partite consecutive, anche contro Mavs e Suns…
Ma la sfortuna – da sempre affezionata alle sorti dei blu-arancio- era in agguato.
Proprio mentre Marbury sembrava esser entrato in sintonia – seppur minima – con il coach, egli si lussò dolorosamente la spalla rimanendo fuori per un numero di partite tale da far colare il suo amato team a picco.
La storia recente è nota a tutti: Isiah viene insignito dei gradi di head-coach mentre Brown viene allontanato con ignominia dopo un pernicioso arbitrato che constringerà Dolan a versargli 18 dei rimanenti 40 milioncini del faraonico contratto stipulato solo un anno prima.
Dopo la consueta orribile partenza novembrina, i Knicks nella passata stagione andarono sostanzialmente a due infortuni marzolini – accorsi a Q-Rich e Crawford – dal prolungare il loro campionato: sarebbe bastato infatti pareggiare il 40-42 di Orlando.
Quest'estate ringalluzzito da un sostanzioso rinnovo contrattuale (24 milioni per 4 anni) l'ex bad boy è tornato a far sul serio con gli scambi – dopo più di un anno di inattività – facendo atterrare a Manhattan Zach Randolph in compagnia di Fred Jones e spedendo in Oregon l'inutile Francis (preteso da Brown per liberarsi della sua nemesi di Coney Island…) ed il tenero Frye.
Questa mossa ha reso i Knicks ancora più profondi – sono uno dei teams con più alternative della lega – e soprattutto ha concesso loro il lusso di avere due lunghi pericolosi in pitturato, cosa alquanto rara in un contesto Nba nel quale parecchie squadre – chiedere a Dallas – faticano ad averne anche uno soltanto…
La presunta rissa in alta quota con il suo ex protetto e l'indescrivibile umiliazione ricevuta a casa di KG non fanno che regalare ulteriori episodi imperdibili per gli estimatori della “drama series” che va in onda dal Garden… ma ci preme sottolineare come almeno l'Isiah versione GM abbia nel complesso e – tenendo conto della disastrosa situazione ereditata da Layden – operato decorosamente.
Chiaro, ha commesso diversi errori: tra tutti, preferì Frye a Bynum e regalo' le scelte a Chicago per il solo Curry… ma è innegabile come la squadra allestita sia da – almeno due anni – talentuosa e futuribile, l'esatto contrario di quella costruita da chi l'ha preceduto.
E' inoltre doveroso rammentare come non sia certo colpa sua se Wilkens si dimostrò incapace di gestire lo spogliatoio dopo il delirio auto-celebrativo del numero tre, così come non è colpa di Isiah se Jackson preferì allenare Kobe e Brown gestì gruppo e ambiente in maniera allucinante.
Immaginiamo che neanche i ripetuti infortuni che hanno tartassato il roster di Ny negli ultimi anni siano da addebitare al grande escluso dal Dream Team del 1992…
Come vedete le attenuanti sono tangibili e più che dalla scrivania siamo decisamente convinti del fatto che i tanti mali di questa sgangherata franchigia siano generati dalla perdurante assenza dalla panca del Madison di un coach che sia di spessore non solo sulla carta…
Wilkens ha miseramente errato, Brown ha …perseverato e Isiah – da mediocre coach qual'è – non può certo fare miracoli…
Il Garden attende di festeggiare un'avanzamento in post-season dalla primavera del 2000, quando i time-out – da queste parti – era solito chiamarli un certo Van Gundy…
Sarà un caso che il puntiglioso ma abile Jeff riuscisse ad ottenere successi pur con un roster meno talentuoso di quello allestito dall'attuale coach dei Knicks ?