Europei in NBA

Bargnani è uno dei simboli del nuovo corso della NBA

Europei in Nba?
Uno scioglilingua per molti, per molto tempo. Nulla di più.

E che dire degli altri? Argentini, brasiliani, cinesi: ormai la Lega di basket più importante del mondo parla uno slang diverso dal passato, ma che sta diventando familiare.

Non più solo quello dei guys cresciuti nei leggendari campetti metropolitani, e divenuti miti anno dopo anno, prima del college e poi della Nba: ora, tra i protagonisti assoluti, ci sono anche "facce nuove", atleti formati in realtà  cestistiche fino a pochi anni fa non troppo conosciute, ma in costante miglioramento.

Ormai è ufficiale, dunque: nella Nba qualcosa sta cambiando" e se qualcuno aveva ancora qualche dubbio, dopo la stagione 2006/2007 può mettersi il cuore in pace.

Il "nostro" Andrea Bargnani prima scelta assoluta (primo europeo a raggiungere questo obiettivo), protagonista di una stagione certamente positiva e con un futuro roseo davanti; Dirk Nowitzki, Mvp della stagione, premio stradiscusso e criticato, ma pur sempre importante; Tony Parker, il francesino eletto miglior giocatore delle Finals, ancora una volta un europeo insignito per la prima volta di questo riconoscimento (meritato, come lo sarebbe stato per Duncan, ndr).

Segnali importanti di cambiamento, per la Lega americana, che meritano di essere approfonditi, anche in relazione a temi di cui si discute molto, di recente: finali con scarso appeal in patria (un po' meno all'estero), partite noiose, poco spettacolo e, di conseguenza, paragoni sempre più frequenti con il basket europeo.

Piatto ricco, non c'è dubbio.
Ma il confronto regge?

Come per mille altri temi di discussione, anche qui ognuno di noi avrà  la sua idea"
La mia, per esempio, è che in questo momento, e non prima, il basket europeo è più vicino, per tecnica e spettacolarità  alla Nba, ma che non abbia ancora raggiunto la meta, ammesso che ciò possa mai accadere.

Il basket Fiba e l'Eurolega, sono cresciuti tantissimo (anche grazie a tanti americani"), tatticamente come in atletismo. A mio parere, non in spettacolo: qui c'è da fare ancora tanta strada.

Questo tema stuzzicante è diventato argomento di discussione, anche accesa, soprattutto dopo le ultime Finals, che non hanno tenuto incollati alla tv tifosi ed appassionati com'è invece sempre accaduto, in passato" ma qui occorre qualche precisazione.

San Antonio è una squadra vera, solida, organizzata, dove tutti sono stati e sono importanti, e dove tutti hanno dato il loro contributo, anche piccolo.
I Cavs di oggi sono una bella realtà , e con qualche aggiustamento potranno riprovarci, in un futuro neanche troppo lontano, trascinati dal loro leader, Lebron James. Ma per ora basta la Finale.

Risultato? Non una sfida noiosa, a mio parere, ma semplicemente una gara tra una squadra pronta ed abituata a vincere, ed una che ancora non lo è. Tutto qui.
Avrebbero perso anche i Pistons, se fossero arrivati in Finale, ma non 4-0, e forse ora non saremmo qui a discutere di questo.

Partite noiose dunque? Mah, può darsi, se paragoniamo la serie a quelle mitiche, dove i protagonisti erano i vari Jordan, Magic, Bird e compagnia.

Eppure, alzi la mano chi non ha apprezzato la straordinaria impostazione di gioco degli Spurs, il definitivo exploit di Parker, le qualità  difensive di Bowen o l'incredibile concretezza di Tim Duncan, vero e proprio capo dinastia per la franchigia texana.

Tutto questo non è noioso, ma è una sorta di manifesto di promozione del basket, non solo giocato ma anche pensato ed organizzato, gestito con capacità  e attenzione.

Resta il fatto, perdonate questo lungo preambolo, che nella Nba attuale, gli europei hanno ormai una grande importanza, ma non è detto che per questo si debba forzare la rima tra basket europeo e giocatori europei.

Perché non dimentichiamoci che quelli giocano nella Lega non sono solo gli europei, sono i migliori europei, atleti che spesso da soli (come il Mago) rappresentano un intero Paese.

Tuttavia in questo la Nba è stata lungimirante, come altri hanno fatto ben prima: giocatori dalle grandi qualità  tecniche, siano europei, sudamericani o asiatici, arricchiscono le squadre (come è stato per il basket italiano e il calcio, dove adesso si sta un po' esagerando") e contribuiscono a diffondere un'immagine nuova della Lega, anche in luoghi dove prima arrivava solo di tanto in tanto, sotto forma di trefiletti sul quotidiano della capitale, o di sparute immagini sulla tv nazionale un paio di volte l'anno.

Più rappresentatività , più seguito: lo spettacolo" beh, quello arriverà .
Poi chissà , forse un giorno anche negli States si comincerà  a discutere di limiti al numero di stranieri, e si invocherà  più spazio per i talenti di casa: da noi è già  accaduto e probabilmente accadrà  ancora, tutto il mondo è paese.

Intanto, da oggetto misterioso (salvo poche eccezioni nel decennio precedente) gli europei più che gli altri, sono ormai diventati una realtà : qualcuno (Nowitzki, Gasol, in parte Parker) è il pilastro su cui si regge la propria squadra, altri sono elementi fondamentali per il proprio coach, con tanti punti nelle mani ed una personalità  in crescita e per nulla intimorita dall'impatto con la Lega (vedi il Bargnani "dopo-ambientamento").

Nel draft sono presenti in numero crescente, e a "certificarne" definitivamente la qualità , ci sono anche le dichiarazioni di Baron Davis, presente per un Camp qualche giorno fa a Treviso: il Barone lo ha detto chiaramente: "Gli europei ormai sono una parte importante della NBA e lo saranno sempre di più". E se lo dice lui"

E c'è di più.
Da un paio d'anni è nata una nuova iniziativa, frutto proprio della riconosciuta e crescente importanza dell'Europa, delle sue migliaia di appassionati di basket a stelle e strisce e del miglioramento degli atleti del vecchio continente: l'Nba Europe Live Tour sbarcherà  ad ottobre in Italia, Turchia, Spagna e Gran Bretagna con le sue franchigie (tra cui i Celtics e i Raptors di Bargnani) e il suo entusiasmo.

Insomma, i giocatori europei occupano un ruolo sempre più importante, così come qualche allenatore, alcuni manager e diversi campionati (Italia, Francia, Spagna, Russia): qui gente con anni e anni di Nba alle spalle, ha scelto di chiudere la carriera (Trevis Best è un esempio) invece di fare il dodicesimo in franchigie da lotteria o nelle leghe minori, in patria.

Anche questo è un segnale, frutto di una crescita qualitativa e tecnica del basket europeo, della sua visibilità  e, non ultimo, delle sue possibilità  economiche, lontane anni luce dalla Nba, ma in crescita rispetto al passato.

Dunque la geografia del basket cambierà ?
In parte sì, sta già  cambiando, ma io non penso che sarà  un processo in costante divenire.
Adesso è così, ma non sarà  per sempre.

In questo momento Paesi e continenti che, per anni, non hanno prodotto talenti in grado di varcare l'oceano stanno senza dubbio crescendo.
Ciò che occorre chiedersi, tuttavia, è quanto durerà  questo processo.

Anche la nazionale statunitense di calcio è migliorata, negli ultimi anni, grazie all'approdo di tecnici e giocatori stranieri, ma sarà  difficile vederla primeggiare in mezzo a selezioni in grado di schierare, anno dopo anno, nuovi e straordinari atleti.

Così l'Europa del basket è cresciuta grazie ai suoi tecnici, ai suoi giocatori, ai cestiti stranieri, soprattutto americani; ma in terre dove il calcio è praticamente una religione, non è pensabile che si formino, decennio dopo decennio, così tanti grandi talenti da riempire e trasformare la Nba.
Potranno cambiarla, ma solo un po'.

Oggi come oggi tanti, tantissimi meriterebbero una chance nella Lega, in Italia come da altre parti, e che forse un giorno o l'altro l'avranno.
Ma domani, chissà "

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