Trionfo USA in Gold Cup

Landon Donovan avvolto dalla bandiera a stelle strisce datagli dai ragazzi del Sam's Army

La 2007 CONCACAF Gold Cup è a stelle e strisce. Gli USA hanno battuto gli arcirivali del Messico e hanno così alzato il trofeo per la seconda volta consecutiva. Per la nona volta in 12 partite e per la nona su 10 match in terra americana gli Stati Uniti hanno battuto i messicani nel loro sport nazionale. Oltre tutto è la prima volta che gli USA vincono contro la Tri dopo essere andati in svantaggio. E così, considerando anche il modo in cui è arrivata questa sconfitta, decisamente netta, al Messico rimane ben poco da recriminare, e la supremazia sul Centro America è ormai affermata.

La vittoria per 2-1 è stata anche la risposta agli interrogativi che molti si erano posti, noi compresi, prima della Gold Cup. Dubbi come quelli relativi alla capacità  di Bob Bradley di gestire il match in corso d'opera con le giuste sostituzioni, all'adattabilità  dei giovanotti senza esperienza messi in campo dall'inizio, alla risposta del gruppo all'addio dei "senatori". A questo punti i dubbi si sono sciolti: gli USA sono campioni CONCACAF.

L'aspetto più sorprendente della finale di ieri è stato che gli americani hanno fatto il gioco dei messicani, non limitandosi quindi a ripartire in contropiede, ma hanno sviluppato un gioco abbastanza arioso, costruendo anche più occasioni da gol del Messico nel primo tempo. Il Messico, in letargo e deludente per buona parte del torneo, hanno comunque messo duramente alla prova gli USA, schierando tutti i migliori. C'era il capitano, il difensore del Barcellona Rafa Marquez, all'esordio in Gold Cup. C'era il dribblomane Nery Castillo, fantasista dell'Olympiakos Pireo, che ha creato non pochi problemi sulla fascia di Jonathan Bornstein. C'era giocatore più pagato ($1.8 milioni) del Messico, il portiere Oswaldo Sanchez, che ha compiuto due grandissime parate. E non mancava Jose Guardado, freccia di sinistra, uno sul taccuino di Manchester United, Real Madrid e PSV Eindhoven, andato anche in gol.

Ma, nonostante la presenza in campo dei pezzi grossi messicani, gli USA ce l'hanno fatta. Ce l'hanno fatta anche se DaMarcus Beasley ha messo la palla sulla traversa aìda tre metri senza portiere sul 2-1. Ce l'hanno fatta anche senza gli squalificati Frankie Hejduk e Michael Bradley e nonostante la fatica abbia messo fuori gioco il cuore del centrocampo, Pablo Mastroeni, e una brutta testata involontaria, abbia costretto all'uscita dal campo Jonathan Spector, tornato ieri il giocatore tanto voluto dal West ham, capace fino all'uscita di controllare la fascia destra nonostante le folate di Guardado.

Il CT messicano Hugo Sanchez, grande giocatore che però da allenatore deve ancora dimostrare molto, come già  a febbraio dopo la sconfitta in amichevole non ha saputo giustificare il risultato negativo della siua Nazionale se non accusando l'arbitro Carlos Batres di aver dato assegnato agli USA un rigore per un, secondo lui, inesistente fallo su Brian Ching del difensore Jonny Magallon, peraltro anche ammonito e che non ha nemmeno protestato. Il rigore per gli USA è arrivato mentre erano sotto 1-0, a causa del gol di Jose Guardado al 34'. Al tiro va Landon Donovan, che in Gold Cup aveva già  messo a segno 3 rigori, tutti piazzati più o meno in mezzo, dove forse Sanchez se lo aspettava. Ma Donovan si dimostra ancora una volta dotato di grande freddezza, e alla "danza" modello Dudek di Sanchez, va a piazzare la palla alla sinistra del portiere. Per lui è il 34° gol in Nazionale: raggiunto Eric Wynalda in testa alla classifica marcatori all time della Nazionale USA.

Tornando a Hugo Sanchez, ancora una volta l'ex centravanti di Real Madrid, UNAM e San Diego Sockers (NASL) non ha voluto dar credito ai meriti degli americani, e al fischio finale lui, come anche i vari Cuhatemoc Blanco e Rafa Marquez, hanno circondato l'arbitro e i suoi assistenti proprio mentre gli americani festeggiavano. L'unico messicano ad ammettere la sconfitta è stato Oswaldo Sanchez, che ha detto pubblicamente come non ci fossero dubbi sul rigore, e come fosse la sua squadra a dover incolpare sé stessa per la sconfitta. Come lui il difensore dello Stoccarda Carlos Salcido, che ha anche scambiato la maglia con Landon Donovan. Si dirà : normale. Non tra Messico e USA, visto che i messicani anche stavolta hanno rifiutato di stringere la mano agli avversari a fine partita e che i loro tifosi, in grande maggioranza al Soldier Field di Chicago, hanno fischiato sonoramente l'inno "Stars & Stripes", finendo poi anche per picchiarsi tra loro. Ma Hugo Sanchez, nonostante le scuse, dovrà  stare attento in Copa America. Un altro pessimo risultato, che andrebbe ad aggiungersi al tonfo in Gold Cup, potrebbe essergli fatale. E in Venezuela gli mancheranno anche molti degli "europei""

A dispetto di tutti gli scettici, tra cui noi, Bob Bradley è quindi riuscito a vincere il suo primo torneo, continuando così a seguire le orme del suo predecessore e maestro, Bruce Arena, eriuscendo anche a mantenere l'imbattibilità  da quando ha assunto l'incarico. Importante poi per gli USA l'aver, grazie alla vittoria, conquistato un posto per la FIFA Confederations Cup, torneo che si giocherà  in Sud Africa l'anno prima dei Mondiali, che vedrà  opposte le Nazionali campioni dei rispettivi continenti.

Dopo ieri, ma anche dopo gli ultimi 12 confronti tra USA e Messico, sono pochi i messicani che possono ancora sostenere la superiorità  della Tri. Certo, presi uno ad uno parrebbe non esserci quasi confronto tra i giocatori delle due Nazionali, come anche tra i campionati. Ma il risultato non è altro che la rappresentazione di come gli USA in Nazionale riescano ad essere più squadra, in questo caso capace anche di giocare meglio, con la splendida botta dalla distanza del giovane centrocampista dell'Amburgo Benny Feilhaber ciliegina di una torta preparata perfettamente da Bradley. Certo il Messico ha tenuto la palla più a lungo, ma non ha mai dato l'idea di poter vincere, con gli americani invece tranquilli nel rompere e ripartire, come anche nel costruire gioco grazie al lavoro dei vari Mastroeni e Feilhaber ed ai movimenti di Donovan e Beasley, arrivando varie volte vixino al gol. Sicuramente, comunque, è stata la più bella partita del torneo.

In prospettiva Copa America e Mondiali 2010, i segnali per gli USA sono stati sicuramente buoni. Quando Arena è stato "dimesso", e Claudio Reyna, Brian McBride ed Eddie Pope hanno lasciato la Nazionale, non era assolutamente chiaro chi e come avrebbe potuto sostituirli e quanto tempo ci sarebbe voluto. Pur non lasciandosi andare ad entusiasmi eccessivi, ciò che è chiaro dopo 7 mesi di gestione Bradley è che quantomeno gli USA hanno davanti un ottimo futuro. La generazione di ricambio infatti sembra esserci ed essere quasi pronta ad esplodere. A cominciare dall'autore del gol vittoria, quel Feilhaber che in Nazionale si sta dimostrando giocatore in grado di reggere il passo di gente dall'esperienza ben più ampia, e che credo quest'anno vedremo spesso in Bundesliga. C'è poi Tim Howard. L'ex MetroStar, poi Manchester United e oggi Everton, autore di una parata miracolosa nel finale che ha salvato il risultato, ha certo tranquillizzato quelli che credevano non si potesse fare a meno di Kasey Keller, 37 anni e ancora comunque in grado di dire la sua, come si è visto nelle due partite che ha giocato in Gold Cup. Fuori Keller, il nuovo capitano era Carlos Bocanegra, centrale di lungo corso ma con ancora molti anni davanti: per lui sarebbe forse necessario qualche fallo in meno. Ma di lui gli USA non possono proprio fare a meno. C'è la nostra passione, il centravanti hawaiano Brian Ching che, nonostante gli USA siano alla continua ricerca del grande goleador mai avuto nella loro storia (lo diventerà  Jozy Altidore?), per il momento possono consolarsi con una copia di ottimo livello del McBride degli ultimi anni. Ieri, dopo un primo tempo sottotono, come peraltro gran parte del torneo a causa di qualche guaio fisico, nella seconda metà  ha creato molti grattacapi alla difesa messicana, andandosi prima a procurare il rigore poi realizzato da Donovan, e vedendosi quindi negare il gol solo dal palo. Tra l'altro Ching-Donovan al momento sembra la coppia perfetta, visto anche come i due si cercano e si trovano. Un'intesa che risaler ai tempi in cui Landon e Brian facevano coppia in avanti nei San Jose Earthquakes campioni MLS 2003. Si è dimostrato partner d'attacco interessante Clint Dempsey, che poco si era visto in questo ruolo in passato (e che poco ha fatto ieri, finendo anche sostituito). Ma Dempsey rimane una delle punte di diamante di questa nazionale. Ma, come anche Oguchi Onyewu, deve riuscire a tornare ai livelli mostrati in passato, in Nazionale e nel club d'appartenenza.

In un torneo vittorioso, ovviamente tante sono le note positive. Una in particolare però crediamo vada spesa per Ricardo Clark. Centrocampista degli Houston Dynamo, potente, ma anche capace di giocare la palla, in Gold Cup ha dimostrato una maturità  nello stare in campo forse inaspettata, riuscendo anche a tener calmi certi ardori che lo contraddistinguono, pur mantenendo la grinta che lo ha portato sino a questo punto. Sarà  uno dei pilastri del gruppo per la Copa America e finirà  presto sotto gli occhi di qualche osservatore europeo. Magari anche italiano, visto che la Copa America, come già  semifinali e finale di Gold Cup, sarà  trasmessa da Sportitalia, con cui cogliamo l'occasione di complimentarci per l'ottima copertura e la competenza dei telecronisti.

Comunque, finalmente grazie a questa vittoria in Gold Cup e alle fantastiche partite in arrivo con la Copa America (di cui parleremo nei prossimi giorni) non si parlerà  più dei brutti Mondiali di Germania o delle tristi e inutili amichevoli organizzate dalla Federazione contro squadre di basso profilo. Per ora gli americani possono gustarsi una vittoria dal sapore buonissimo, anche perché non del tutto attesa. Ma la degustazione dovrà  durare poco e la concentrazione dovrà  essere affinata molto presto, perché si ricomincia giovedì. E non contro una Nazionale qualunque, ma gli Usa, con un gruppo di sbarbatelli, scenderà  in campo in Venezuela contro l'Argentina di Juan Riquelme, Hernan Crespo, Juan Sebastian Veron e Carlos Tevez. God save the USA.

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CONCACAF Gold Cup - Championship Game
24 giugno, 2007 – Soldier Field - Chicago, Illinois
USA vs. Messico 2-1

Marcatori:
MES - Jose Andres Guardado (Nery Castillo) 44.
USA - Landon Donovan (rig.) 62.
USA - Benny Feilhaber 73.

USA 1-Tim Howard;16-Jonathan Spector (15-Frank Simek, 72'), 22-Oguchi Onyewu, 3-Carlos Bocanegra (cap.), 13-Jonathan Bornstein; 8-Clint Dempsey (20-Taylor Twellman, 69'), 5-Benny Feilhaber, 4-Pablo Mastroeni (19-Ricardo Clark, 46), 7-DaMarcus Beasley; 11-Brian Ching, 10-Landon Donovan. Non entrati: 18-Kasey Keller, 9-Eddie Johnson, 12-Jay DeMerit, 14-Steve Ralston
CT: Bob Bradley

MESSICO:1- Oswaldo Sanchez, 2- Jose Jonny Magallon, 3-Carlos Salcido, 4-Rafael Marquez (cap.), 5-Ricardo Osorio, 7- Alberto Medina (10-Cuauhtemoc Blanco, 78), 8- Pavel Pardo, 9-Jared Borgetti (19-Omar Bravo, 40'), 16-Jaime Lozano (23- Adolfo Bautista, 81'), 18-Jose Andres Guardado, 21-Nery Castillo. Non entrati: 13-Guillermo Ochoa,14-Fausto Pinto, 20- Fernando Arce, 22- Francisco Rodriguez,
CT: Hugo Sanchez

Ammoniti:
USA - Carlos Bocanegra 9.
MES - Alberto Medina 18.
USA - Pablo Mastroeni 33.
MES - Jose Jonny Magallon 60.
USA - Brian Ching 76.
USA - DaMarcus Beasley 85.
USA - Frank Simek 86.

Arbitro: Carlos Batres (GUA)
Assistenti.: Leonel Leal (CRC) e William Torres (SLV)
Quarto uomo: Walter Quesada (CRC)
Man of the Match: Landon Donovan
Spettatori: 60,000

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