Spurs col pilota automatico

Tony Parker sta giocando da MVP. In gara2 30 punti per il franco-belga

Dopo gara1 avevamo parlato di un super Tony Parker e di San Antonio ai massimi livelli possibili. Ci sbagliavamo. Perché in gara2 gli Spurs hanno elevato ancora di più il loro gioco, mettendo in mostra, sui 28 metri del parquet, una qualità  e una quantità  difficilmente raggiungibili da qualsiasi altra squadra sul pianeta. Perché Tony Parker sta giocando una serie da MVP, oscurando per una volta la stella di Tim Duncan.

Il franco-belga, infatti, ha messo in piedi una prestazione da 30 punti, innalzando notevolmente i suoi numeri: 28,5 punti di media, 58% dal campo, 4,5 assist e 3 rubate nelle sole prime due partite della serie. Statistiche impressionanti soprattutto se messe a confronto con quelle delle finali 2003 e 2005 unite insieme: 13.9 punti, 42.5% dal campo, 3.8 assist e 4 rubate di media. Numeri da MVP, da protagonista assoluto.

La forza degli Spurs, però, a differenza di quanto accade a Cleveland (e nel resto della NBA) non è solo quella di avere una star, ma di possederne tre (più relativa panchina), che per 48 minuti interi (e se serve anche oltre) hanno la capacità  di giocare a livelli impossibili per qualsiasi altra formazione. Nel match di domenica, ad esempio, per tre quarti e mezzo, gli Spurs sono stati praticamente perfetti, con il francese ad imperversare su due lati del campo aiutato dai soliti Tim Duncan e Manu Ginobili, per non parlare di uno stoico Robert Horry, autore della più bella ed intensa partita di playoff dell'anno.

Per i Cleveland Cavaliers non c'è stato scampo e già  nel primo quarto, dopo i due repentini falli di Lebron James, è iniziato il calvario: -29 il massimo svantaggio per i bianco-rossi che non sono riusciti a trovare rimedi alle rapide penetrazioni di Parker. I problemi, però, non sono solo questi: difesa porosa, inconsistenza di Larry Hughes e Zydrunas Ilgauskas, James in balia della difesa nero-argento ed incapace di mantenere i suoi a contatto. Ancora una volta a nulla è servita la rimonta finale, se non per lenire ferite che i Cavs sperano almeno di ricucire in gara3. O gli uomini di Mike Brown vincono, o ci troveremo di fronte alle finali meno combattute della storia.

Eppure, la grandezza degli Spurs è anche quella di trovare la pagliuzza o il pelo nell'uovo in una gara a dir poco perfetta. Tony Parker, nel dopo gara, ha manifestato grande soddisfazione per il 2-0, ma ha anche sottolineato: "La rimonta finale dei Cavs ci deve far riflettere. Non bisogna mai rilassarsi, mai dare per scontato nulla quando di fronte hai una squadra NBA. A volte è meglio non prendere grandi vantaggi perché mentalmente puoi rilassarti troppo. Nell'utlimo periodo Lebron e i Cavs hanno giocato molto bene e ci hanno messo in seria difficoltà ".

Dello stesso avviso coach Gregg Popovich che ha mostrato tutta la sua insoddisfazione per l'ultimo periodo alla camomilla dei suoi: [/]"Abbiamo giocato bene per tre quarti, ma nell'ultimo ci siamo completamente rilassati. L'importante è comunque aver vinto anche se in futuro non dobbiamo commettere gli stessi errori".

Dopo la gara di domenica molti parlano di finale a senso unico, senza storia, ormai già  decisa e conclusa. Possibile. La verità  è che ora la serie si trasferisce a Cleveland, Ohio, per tre gare consecutive, nella casa di Lebron James dove 20.562 "testimoni" saranno pronti a sostenere i loro idoli. Il clima sarà  davvero infuocato e gli Spurs dovranno dare il loro meglio per poter uscire vincitori, anche solo una volta, dalla Quicken Loans Arena. Il nuovo formato delle finali (2-3-2), infatti, lascia ancora molte speranze ai Cavs che finalmente potranno giocare con la mente libera e sciolta senza più dover pensare, come accaduto nei primi due episodi della serie, di dover ritornare prima o poi fra le mura amiche.

Inoltre, se si pensa alle finali 2005, gli Spurs andarono in vantaggio 2-0 contro i Pistons, ma poi dovettero aspettare gara7 per vincere l'anello e poter alzare l'ambito trofeo all'At&t Center. D'altra parte gli stessi Cavs, già  nella finale della Eastern Conference, giocata proprio contro Detroit, erano andati sotto 0-2 nella serie per poi vincere quattro partite di seguito e accedere così alle finali NBA.

Non ha dubbi in proposito Manu Ginobili, il quale dall'alto della sua esperienza sa che si può cominciare a festeggiare quando sono quattro le partite vinte e non due: "Mi ricordo quello che accadde contro Detroit. Eravamo troppo sicuri di noi stessi. Non dobbiamo commettere gli stessi errori, ma anzi approfittare di quell'esperienza e cercare di fare del nostro meglio a casa loro

Come già  avvenuto in gara1, anche nel secondo episodio della serie è stato il "Big Three" il tema dominante: Parker (30 punti, 4 rimbalzi e 2 assist), Duncan (23 punti e 9 rimbalzi) e Ginobili (25 punti, 6 rimbalzi e 3 rubate) hanno totalmente dominato la scena decidendo la partita a turno. Nel primo tempo è stato il momento del francese, poi quello del caraibico, infine dell'argentino di Bahia Blanca, il quale, grazie ad un gioco da quattro punti inaspettato, ha ricacciato indietro i tentativi di rimonta dei Cavaliers.

E proprio l'alternanza di elevatissimo spessore che gli Spurs possono mettere in gioco (Ginobili e Barry dalla panchina solo per fare due esempio) è uno dei principali elementi che sta permettendo a San Antonio di dominare la serie. Tony Parker: "Il fatto che Manu possa entrare in campo quando io o Duncan ci sediamo è importantissimo perché ci consente di mantenere alta l'efficacia offensiva, ma anche a noi di riposarci. In realtà  non stiamo facendo nulla di speciale, stiamo solo giocando alla grande in attacco, stiamo muovendo la palla bene e ci stiamo prendendo i tiri giusti".

Senza contare il notevole impatto, come dicevamo all'inizio, che Robert Horry ha avuto in gara2 dimostrando, ancora una volta, di poter essere decisivo. Dalla panchina, il sei volte campione NBA, ha messo a referto la bellezza di 9 rimbalzi, dominando nel proprio pitturato e rendendo la vita complicata anche in zona offensiva ai vari Ilgauskas e Gooden.

Questa notte (diretta Sky Sport2, 16/9 e HD con il commento del duo Buffa/Tranquillo) arriva gara3. Per i Cavs è una partita senza ritorno. Lo saranno tutte le gara in casa. Se vogliono avere un chance di titolo Lebron James e soci sono costretti a portare la serie sul 3-2 e tornare nel Texas con nuove convinzioni e nuove formule. Più che un'impresa sembra una missione impossibile. King James come Tom Cruise? Staremo a vedere.

Stay tuned

10 pensieri riguardo “Spurs col pilota automatico”

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