Cleveland in difficoltà 

Lebron ha subito il trattamento speciale che gli ha riservato la difesa Spurs…

La prima delle (teoriche/possibili) sette partite della Finale 2007 se n'è già  andata, lasciando un po' l'amaro in bocca ad una Cleveland che ha pagato forte lo scotto con la prima finale della sua storia.

Una squadra composta da novellini, a questi livelli, non può che reagire all'atmosfera della finalissima in modo diametralmente opposto rispetto ad una squadra come San Antonio, che invece potrebbe scrivere un trattato su come si gioca una finale NBA.

Gara due sarà  ovviamente importante, perché i Cavs devono dare un segnale di vita molto più forte della comparsata in una gara 1 nella quale non sono sembrati aver impensierito più di tanto gli Spurs. L'obbligo è quello di non lasciarsi condizionare dalle statistiche che dicono che la squadra che ha vinto il primo match della serie finale ha portato a casa anche l'anello diciassette volte negli ultimi ventitre anni.

Da dove cominciare, dunque, per cercare di espugnare uno dei campi più difficili dell'NBA?
Per prima cosa sarà  fondamentale limitare il Parker devastante dell'altra sera, devastante non tanto, o non solo, per i ventisette punti stampati in faccia ai Cavs, ma soprattutto perché tanti di questi punti sono venuti in area.

Il francese è entrato in area per tutta la gara; non si può colpevolizzare al solo marcatore di Parker (Hughes generalmente), ma piuttosto tutta la difesa perché costantemente, battuto il suo uomo, Parker trovava pochi altri ostacoli (sottoforma di aiuti) sulla sua strada verso il canestro.

Le difficoltà  di Hughes a contenere il francese, dovute anche ad una limitata mobilità  laterale dovuta all'infortunio al piede subito contro i Pistons, non porteranno però a un rimescolamento delle carte da parte di coach Brown, che ha comunque deciso ed affermato che sarà  Hughes a partire in quintetto, mentre Gibson, nonostante un'altra ottima partita (16 per lui), dovrà , almeno inizialmente, sedersi sul pino.

La risposta contro Parker deve essere trovata in un maggiore sforzo di squadra per cambiare le abitudini di Parker e farlo pensare un po' di più, come dicono anche coach Brown: "Parker è stato terrificante per tutta la serata, arrivava sempre al ferro. Dobbiamo tenerlo fuori dall'area e farci battere con il tiro da fuori" e Hughes "Guarderemo un filmato per cercare di capire come non concedergli buoni angoli di penetrazione e non lasciargli tanto spazio per concludere una volta che è entrato in area".

Il secondo punto fondamentale per portare a casa gara 2 e tornare in Ohio sull'1-1 è ovviamente avere un Lebron diverso da quello sceso in campo nel primo match. Non ho nessuna intenzione d'iniziare o dare spazio alle solite discussioni da bar che si creano in questi casi, Lebron non ha sfavillato ma di sicuro il valore di un giocatore nelle finali non lo si giudica dopo solo quarantotto minuti. La deludente gara di James porta con sé queste cifre: 14 punti, 4/16 dal campo, cuattro assist e sei perse.

E' ovvio che Lebron deve giocare meglio ma, come lui stesso ha detto, non è il caso di fare drammi: "Mi sento tranquillo. Insomma, non ho giocato bene, ma questo non è il torneo NCAA, in cui perdi un partita e sei fuori. Loro sono stai bravi a riempire l'area e coprire il campo. Quelle sei palle perse non sono da me, ma ho forzato molti passaggi. Devo giocare molto meglio se vogliamo vincere" .

Gli Spurs hanno svolto al meglio i compiti assegnati loro da Popovich, avendo avuto anche avuto un bel po' di tempo in più dei Cavs per preparasi alla finale e per capire con chi avevano a che fare, come ha detto Brent Barry: "Tutti noi, visto che la nostra serie era finita, abbiamo avuto la possibilità  di vedere gara 5 contro i Pistons e di capire che avremmo giocato contro qualcuno speciale".

Sulle critiche che di sicuro James dovrà  sorbirsi dopo una gara 1 al di sotto dei suoi standard Barry ha la sua, come sempre colorita, opinione: "E' ridicolo. Non puoi, il giorno prima, parlare di lui come fosse Superman e poi, il giorno dopo, pensare che sia Clark Kent".

La ricetta usata dagli Spurs contro James è spiegata a fine gara da P.J. Carlesimo: "Per prima cosa, mettere sempre le mani in faccia a Lebron quando tira in sospensione. Numero due, non si accettano schiacciate senza che arrivi un aiuto difensivo. Numero tre, se passa Bowen, per arrivare al ferro deve trovare sulla strada almeno i nostri due lunghi, a scelta tra Duncan, Horry, Oberto o Elson, a seconda di chi sarà  in campo. Più persone deve superare per arrivare al canestro, migliore sarà  la difesa".

Altro punto sarà  cercare di risolvere l'ormai annoso problema dei terzi periodi, decisamente indigesti per i Cavs dall'inizio della postseason. Anche giovedì notte hanno perso il parziale (24-14), tirando molto male dal campo (6/16). Non puoi regalare una frazione di gioco agli Spurs, una squadra con troppa esperienza per non approfittarne.

Da questi tre punti si deve partire Cleveland per impensierire gli Spurs in gara 2. Vediamo come andrà  a finire.

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