Gestire il talento di Anthony è il compito n.1 per coach George Karl…
Quali Nuggets scenderanno in campo nel primo turno dei PO, con ogni probabilità contro i San Antonio Spurs? Viene spontaneo chiederselo dopo la partita di questa notte giocata contro i Memphis Grizzlies e persa malamente 131-118, con la squadra del Colorado andata sotto nel quarto periodo, nel quale ha subito un parziale di 14-33.
“Ho detto ai miei giocatori che in queste due partite che mancano non voglio vedere cali di concentrazione come lo scorso anno; – ha dichiarato a fine gara uno deluso Karl – giocheremo con la giusta mentalità scendendo in campo per competere e vincere. Che nessuno pensi, vista la qualificazione ai PO, di calare la propria intensità che avevamo nelle partite precedenti a questa”.
La squadra che arrivava da otto partite vincenti consecutivi di cui una splendida contro gli Utah Jazz, di colpo ha trovato un team che ne ha messo in mostra alcuni difetti tra cui la difesa che concede 104.6 a gara agli avversari, piazzandosi in questa statistica al 26esimo posto nella lega; e che concede sempre agli avversari di tirare di media con il 46% dal campo. E questa situazione è al momento bilanciata dai 105.2 punti segnati, con i Nuggets terzi in tutta lega per la produzione del proprio attacco.
Dopo la gara contro Memphis è suonato più di un campanello d'allarme per coach Karl, mentre la squadra manifesta in apparenza tranquillità che può essere molto pericolosa. Alla fine della stessa gara per esempio Carmelo Anthony ha dichiarato: “Siamo entrati in campo con l'intenzione di vincere e non abbiamo trovato gli avversari che ci aspettavamo. Ma sono cose che succedono. E' stata semplicemente una di quelle serate in cui proprio niente va bene”.
E questa è proprio una di quelle dichiarazioni che il coach non vorrebbe sentire, senza nessuna ammissione di responsabilità specie da quello che in teoria, anzi no; proprio del giocatore che dovrebbe “strigliare”(passatemi il termine) la squadra dopo certi black-out. E cosi tocca a Karl dire le cose come stanno: “Non abbiamo giocato in difesa. Non ho visto attitudine difensiva dal primo minuto. Memphis ha voluto vincere molto più di quanto lo volevamo noi, inutile girarci tanto intorno”.
Urge alla svelta un giro di vite da dare al gioco della squadra se come detto in precedenza, l'avversaria al primo turno dei PO sarà la corazzata San Antonio. “Non sarebbe un problema, – ha dichiarato un apparentemente convinto Anthony – siamo pronti per fare il nostro dovere e lo faremo. Siamo in grado di vincere più di una gara contro Dallas, San Antonio o Phoenix. E lo faremo”.
Dopo questa dichiarazione è stato riportato dai media di Denver come al momento il ruolino di marcia della squadra racconti una storia diversa. Denver ha si vinto contro Dallas e Phoenix in stagione, ma non ha ancora battuto gli Spurs, team contro il quale è 0-2 in questo campionato. Tra parentesi avremo un 'anticipazione del duello mercoledi nell'ultima gara di stagione con la trasferta dei Nuggets in Texas.
Preoccupa molto questa gara lo staff tecnico; con gli Spurs che in sede di PO ritrovano di solito energie insperate e aumentano di solito ancor più l'efficacia di una difesa che al momento concede cristianamente 89.8 punti di media agli avversari, ed è la seconda nella lega per esempio nella difesa sul tiro da tre con la media concessa di .329 al momento.
Ed è questo uno dei motivi per i quali George Karl non si fida dei 105 punti di media segnati. Ha ben presente che nelle due gare perse con gli Spurs la sua squadra ha segnato solo 81.5 punti tirando con un 42% circa dal campo.
E in proiezione Spurs, George Karl fa molto affidamento su Linas Keiza, piacevole sorpresa della stagione; per le sue percentuali stratosferiche da tre e per la sua attitudine al lavoro, qualità che fa salivare un coach del suo stampo.
“Mi ha colpito molto – aveva dichiarato un convinto Karl ad inizio stagione -, è uno dei migliori giovani giocatori che io abbia mai allenato. Mi ricorda per certi versi Detlef Schrempf. Arriva sempre agli allenamenti con la giusta attitudine (e qui a qualcuno saranno fischiate le orecchie…) “.
Kleiza al momento tira col 38% da tre e segna 7.2 punti a partita, ma come ha dichiarato in un dopo gara di recente il suo allenatore: “Non guardate solo le sue statistiche. Io guardo la crescita progressiva della sua percentuale mese per mese, passate nel suo primo mese di stagione da un 14.3% ad un attuale 46%. Questo per me è più importante. E il suo impegno anche in difesa mi ha convinto ha farlo giocare quei 18 minuti attuali di media al momento”.
Di sicuro questa inaspettata efficacia ha aiutato il giocatore: “Mi sento bene. Tutte le mie fatiche in allenamento sono state ricompensate. Tirare cosi bene mi ha facilitato, perchè scendo in campo e so come posso fornire il mio contributo alla squadra.”
Intanto sale la febbre playoff dei tifosi dei Nuggets. La squadra ha venduto ben 15,000 biglietti per la prima gara dei PO nel solo primo giorno in cui era possibile acquistarli.
Il pargolo
E' opinione comune che la nascita del primo figlio faccia maturare le persone come poche cose altre cose al mondo. E questa è, anche la mal celata speranza di un coach Karl, che oramai la butta sul psicologico per ottenere l'ultimo e per lui atteso salto di qualità tecnico da parte della sua stella: Carmelo Anthony. Ed è in questo contesto si aggiunga anche, che la nascita del piccolo Kiyan(pronuncia kye-ann) dovrebbe soddisfare uno dei desideri più grandi di Carmelo Anthony; quello di diventare padre.
Ora coach Karl aveva minacciato di mandare in panchina Anthony verso l'inizio di marzo, dopo averlo ripreso tante e tante volte in allenamento: “Cosi non va bene, tu non mi ascolti e mi costringi a passare dalla fase di democrazia a quella di dittatura. Se questo può servire a farti giocare come voglio, da parte mia non ci sono problemi a farti stare anche in panchina”.
Rimane in sospeso il chiarimento tra i due; con il coach che ha fatto apertamente capire come gli urti il comportamento di Anthony; capace di segnare 30 punti in un amen, ma di non sacrificarsi abbastanza per i compagni.
A George Karl, fin dai tempi di quella dichiarazione al vetriolo rilasciata come detto ai primi di Marzo al Denver Post, e sempre attuale; non interessano i 30-40 punti segnati; ma la sua inconsistenza in difesa e il suo basso numero di assists pari a 3.8 a gara; con i compagni in attesa dei suoi scarichi che arrivano molto meno di quanto potrebbe visti gli spazi che crea con i suoi movimenti e con le difese che collassano su di lui.
Con Allen Iverson, al momento calato nell'interpretazione tecnica che il coach gli ha chiesto: alto numero di assists, che mantiene sui 7 abbondanti al momento; rispetto rigoroso dei dettami della panchina; e precedenza in campo ad Carmelo; la spina sul fianco di Karl rimane Anthony, per un primo turno di PO in cui competere fino alla fine.
Ed è lo stesso coach a non giustificare il momento del giocatore, nonostante le preoccupazioni personali manifestate dallo stesso giocatore ultimamente per i fatti che gli succedeono intorno.
Ultimo in ordine di tempo, l'incidente capitato al giocatore ed ad un suo amico di nome Rahcine Craig, mentre erano in un negozio. Secondo quanto raccontato da Anthony, è stato avvicinato da una persona di nome Brandon James Herrera che gli chiedeva un autografo, Anthony lo firmava; ma in seguito veniva minacciato di morte da Herrera, che chiedeva addirittura aiuto per telefono ad un amico per farlo fuori.
Scappato dalla scena per sincerarsi che la sua fidanzata in auto stesse bene; al suo ritorno scopriva che Smith aveva picchiato Herrera, per difendere il giocatore; e in seguito forniva una strana dichiarazione alla polizia accorsa sul luogo.
Al di la del fatto in questione, solo l'ultimo in ordine di tempo per il giocatore protagonista della famosa scazzottata newyorkese; è emerso chiaramente lo stato d'animo negativo del giocatore nelle sue dichiarazioni: “Non è facile, faccio di tutto per non farmi coinvolgere; ma sono arrivato al punto di uscire sempre con qualcuno e mai da solo. Vi ricordate di Julius Hodge? E ultimamente della morte di Darrent Williams? Ed ora sono preoccupato anche per mio filgio”.
Vere o presunte che siano le minacce ad Anthony, rimane il fatto che lo stesso giocatore non è stato rasserenato dalla nascita del figlio. Non è tranquillo come manifesta negli allenamenti, tra le mura dello spogliatoio e spesso nella sua vita pubblica. E ai Nuggets serve alla svelta un Anthony all around, non quello visto nell'ultimo quarto contro Memphis, tenuto a zero punti dal campo dai Grizzlies; quando mancano due partite al termine della stagione, ed il demone dei PO deve essere esorcizzato.
Note dalla rete
La società come ci si aspettava ha firmato sia Anthony Carter che Von Wafer per il resto della stagione. Potrebbero cambiare le intenzioni di Nene. Mentre in un primo momento aveva detto che non avrebbe partecipato alle qualificazioni olimpiche con il Brasile questa estate; ora nelle ultime settimane ha lasciato intendere di voler giocare.
Per l'ultimo arrivato in casa dei Nuggets Von Wafer di prospetta un'intensa estate con la squadra alla summer-league team. Lo staff tecnico ha intenzione di valutarlo attentamente per inserirlo nel roster della prossima stagione. Stessa situazione anche per Ricky Sanchez e Axel Hervelle, che ora gioca nel Real Madrid.