Il meglio e il peggio dell’NBA

L'ira funesta di Robinson e Smith.

Promossi

L'EQUILIBRIO DI NASH
Il 18 Novembre scorso, a Salt Lake City, i Suns subivano la sesta sconfitta consecutiva crollando a 3-6: Steve Nash era in panchina per problemi alla schiena.
Nella partita successiva, il 20 Novembre contro i Warriors, Steve Nash era regolarmente in campo, guidando i suoi ad una vittoria risicata contro il suo ex allenatore Don Nelson.

Premete il tasto “fast forward”, ed esattamente un mese dopo la situazione è ben differente, perché da allora i Suns non hanno più perso: 14 vittorie consecutive, record assoluto per la franchigia (una striscia che, al momento in cui “va in stampa” questo articolo, è tuttora in corso).

Ovviamente i Suns sono uno splendido collettivo allenato in modo egregio, ma il merito di tutto ciò non può che andare al loro leader tecnico ed emotivo, che ormai ad ogni estate induce tutti i commentatori e gli appassionati al classico “eh beh, grandissimo anche quest'anno, ma l'anno prossimo il suo rendimento calerà , è naturale”… e ogni anno, all'incirca attorno a questo periodo, ci rendiamo tutti conto che il più serio candidato al titolo di MVP è ancora lui, semplicemente perché ogni sua annata è migliore di quella precedente.

Se siete appassionati di statistiche non perdetevi la minuziosa analisi di John Hollinger su espn.com (http://snipurl.com/154ed per i più pigri) che mette a confronto il suo rendimento con quello di altri play ultratrentenni; se vi accontentate di un breve riassunto, sappiate che l'anglo-canadese sta viaggiando al 52,3% dal campo, 48,5% da tre, 91,5% ai liberi, ed è in linea per un “career year” in minuti giocati, punti, assist, percentuale dal campo e da tre.

CARON BUTLER
Da quando Hughes ha lasciato la capitale, ai Wizards non è rimasto che affidarsi totalmente alle lune di Arenas e Jamison. Nelle ultime partite, invece, a completare un inedito “big three” ci ha pensato Caron Butler, che nelle ultime stagioni si era un po' perso.

Nelle ultime cinque gare 20+11 rimbalzi, 17+10+5, 26+9+7, 30+9, 27+5; il tutto tirando il 49,4% complessivo dal campo che, per un giocatore da 43% in carriera, è davvero notevole; non stupisce che, avendo trovato un tale, inatteso apporto, i Wizards si siano tirati su con cinque vittorie consecutive dopo un periodaccio.

SEAN MAY
L'ex Tar Heel e All-American era da molti considerato troppo basso e non abbastanza atletico per affermarsi nella lega, ma nelle ultime partite si stava rivelando determinante anche a questi livelli: due doppie-doppie in due gare consecutive (dopo averne messe a segno tre in tutto nel resto della stagione), prima della clamorosa esplosione da 32 punti in 31 minuti (alla seconda gara di un back to back), che rappresentano la miglior prestazione per un Bobcat uscendo dalla panca e che hanno regalato ai suoi una bella vittoria contro i Magic.

“Stava”, dicevamo, perché poi ha rimediato un infortunio alla caviglia contro i Celtics che non fa mai bene, ma in un momento del genere sembra proprio una beffa del destino.

BEN WALLACE
Nelle ultime 4 partite 13, 20, 27 e 15: un buon bottino di punti per qualsiasi lungo, peccato che questi siano i rimbalzi!
Big Ben sembra essersi scrollato di dosso i problemi di ambientamento e il rapporto difficile con Skiles, ritornando il dominatore del pitturato che conoscevamo.

Nello stesso arco di tempo, oltre alla clamorosa media di quasi 19 rimbalzi a partita, anche 10 punti (15 contro Seattle, season-high), 2,5 stoppate e 4 assist (niente male se si pensa che in carriera ne serve uno a gara), senza dimenticare un inusitato 2/2 ai liberi che regala ai suoi il supplementare (e poi la vittoria) contro gli Hawks.

TONY ALLEN
In una squadra con tanti giovani come i Celtics, soprattutto considerando gli esterni che traboccano letteralmente di giocatori con caratteristiche molto simili alle sue, il coaching staff sembrava esserselo quasi dimenticato (solo 3 volte impiegato per più di 20' nelle prime 20 gare della stagione), ma nello splendido momento dei biancoverdi c'è anche la sua firma: nelle ultime tre gare 19 punti, 53% dal campo, 7 rimbalzi a partita.

Ma attenzione anche ad Al Jefferson, che è andato in doppia-doppia a rimbalzo in 6 delle ultime 7 partite, mettendo anche 17 punti di media.

MARVIN WILLIAMS
Il confronto con Howard è sempre duro, e lo è stato più che mai in queste prime settimane di NBA in cui Dwight dominava in lungo e in largo, e lui stava a bordo campo in borghese per un infortunio alla mano sinistra.
L'ultima settimana, invece, ha visto per una volta invertirsi le parti, perché “Marvelous” ha registrato 23+7, 13+6, 23+7, mentre Howard ha vissuto un periodo difficile, come vedremo tra poco.

Va detto, però, che ha dimostrato la classica mancanza di esperienza, facendosi espellere per eccessive proteste con gli arbitri mentre i suoi si trovavano sotto di 30 nel quarto periodo.

Rimandati

DWIGHT HOWARD
Il miglior lungo visto in queste prime settimane di NBA, infatti, ha vissuto sulla propria pelle quanto è dura la vita quando sei sulla cresta dell'onda e, contemporaneamente, ti trovi a dover fare a meno di tre dei tuoi quattro abituali compagni di quintetto.

Senza Turkoglu, Hill e Jameer Nelson i Magic non sono la stessa cosa, e Howard ne ha pesantemente risentito: un drammatico 4+3 contro i Suns, che lo hanno messo in croce con la loro mobilità , ma più in generale 10 punti e 11 rimbalzi di media nelle ultime quatro gare, con il 39% dal campo: cifre magari buone per moltissimi giocatori NBA, ma pessime per chi viaggiava col 58%, 18 punti e 13 carambole di media.

HOUSTON ROCKETS
Yao è una macchina da basket inarrestabile (nelle ultime cinque gare ha tenuto una media di 34 punti, 12 rimbalzi e 4 assist, rimanendo sopra al 50% dal campo e l'85% ai liberi), ma di recente hanno perso McGrady e soprattutto tre partite in fila.

Houston rimane una squadra difficile da analizzare: gioca un efficacissimo basket “vintage”, con difesa arcigna, ritmo lento, gioco strutturato attorno ad una potenza in post basso, un gioco che nessuno di quelli che non hanno un cinesone di 230 cm in squadra con mani da amanuense può permettersi; però è debole con le forti, e forte con le deboli: in tutta la stagione ha ottenuto solo due vittorie contro squadre che, all'epoca del confronto, avevano un record vincente, e contro squadre da titolo ha sempre rimediato brutte sconfitte.

Come detto, una squadra enigmatica… ma c'è un dato statistico che può essere considerevolmente d'aiuto. Da quanto McGrady è arrivato a Houston, i Rockets sono, al momento, 91-55 (62,3%) nelle gare in cui TMac è sceso in campo e 9-34 (20,9%) in quelle in cui non si è cambiato. Ed infatti, da quando la schiena più preziosa e delicata del Texas ha ricominciato, per l'ennesima volta, a fare i capricci, queste ultime quattro gare senza Big Sleep non hanno fatto eccezione: una sola vittoria.

JAMEER NELSON
Un infortunio all'inguine lo ha costretto a fermarsi ai box; una assenza che, unitamente alle altre, ha determinato il periodaccio dei Magic.
Va detto, però, che già  prima dell'infortunio Jameer era incappato nella peggior serie di partite in stagione: 8 punti di media (13 in stagione), 32% dal campo (49%), 25% da tre.
Un rendimento ben differente da quello della sua prima parte di stagione, che stava confermando le opinioni di molti commentatori, che prevedevano un career-year per lui.

Bocciati

DONYELL MARSHALL
Sembra finito nella più classica delle “dog-house” dei coach NBA: la sua tripla sullo scarico, marchio di fabbrica di tutta una carriera e arma potenzialmente devastante quando giochi con King James, va e viene, e latitano anche l'intensità  e la cattiveria agonistica: solo una volta sopra ai 10 rimbalzi in stagione.

L'anno scorso poteva permettersi anche pause di questo genere, ma in questa stagione i Cavs hanno un brasiliano rasta che si mangia letteralmente il parquet su due lati del campo con una intensità  degna di Rodman, e con queste premesse il buon Donny rischia di veder crollare, ulteriormente, il minutaggio.

BRAD MILLER
I Kings scivolano inesorabilmente verso la mediocrità , e il primo imputato è il loro centro titolare, che è tornato dopo una decina di partite di assenza per problemi al piede sinistro, ma chiaramente è ben lontano dal suo miglior rendimento.

Rispetto alla scorsa stagione ha dimezzato i punti (da 15 a 7,5) e gli assist (2,3 contro 4,7), perdendo 10 punti percentuali precisi al tiro (39% contro 49%): nelle ultime tre partite 5 punti e 4 rimbalzi di media.

THE BRAWL, PART TWO
Una stagione NBA che si rispetti, come gli storici film di Bud Spencer, non può più farsi mancare una bella scazzottata da saloon; questa volta la mattanza scoppia nientemeno che nel Tempio dello sport indoor per eccellenza, il Madison Square Garden.

I Nuggets vanno in gita a New York e nel quarto periodo la gara non ha più storia, ma Karl non toglie i big dal parquet e i suoi fanno un po' troppo gli sboroni sul +20 a gara ampiamente conclusa.
A poco più di un minuto dalla fine, JR Smith fugge in contropiede e si fa bello con una schiacciata in rovesciata; poco dopo parte di nuovo in contropiede e va di nuovo su per l'ennesimo canestro, ma stavolta Mardy Collins (che a causa di una capigliatura ben poco fluente assomiglia sinistramente a Charles Oakley) lo abbatte con un doppio braccio teso da codice penale, e si scatena l'inferno.

Nate Robinson, che non perde mai occasione per rendersi ridicolo, si mette a sbraitare all'indirizzo di Anthony e Smith, che si libera di chi lo tratteneva, si allaccia al nano e vola in terza fila assieme a lui; da lì in poi la situazione si fa caotica, partono parecchi pugni, e proprio mentre i due litiganti vengono divisi, Carmelo stampa un pulitissimo gancio destro in faccia a Mardy Collins abbattendolo secco per il più classico dei K.O.; il segaligno Jeffries fa per lanciarsi contro di lui ma viene letteralmente sdraiato a terra, e da lì in poi è solo caos, con la rissa che si trasferisce da una parte all'altra del campo, e non manca neppure un duro faccia a faccia tra 'Melo e Isiah.

La partita, a differenza di quanto successo nel celebre precedente tra Pacers e Pistons, si conclude, ma ben dieci giocatori finiscono sotto la doccia anzitempo: 'Melo, Smith, Camby, Andre Miller, Najera da un lato, Robinson, Collins, Jeffries, Frye e Lee dall'altro.

I giocatori dei Knicks accusano i Nuggets di aver voluto strafare e “maramaldeggiare”, come direbbe Bruno Pizzul; Isiah come al solito si dimentica di contare fino a dieci, anzi fino a dieci milioni, per evitare di dire una vaccata e, anziché chiedere scusa a nome dei suoi per lo spettacolo indegno, li difende pure; Karl, al contrario, si limita a qualche commento di facciata senza entrare nei particolari, forse perchè ha la coscienza sporca: si dice che sia stato proprio lui a decidere di lasciare in campo i titolari nonostante la partita ormai conclusa, per “punire” Isiah del trattamento riservato al suo amico e mentore Larry Brown.

Le conseguenze? Per i Knicks cambia poco e niente, anzi forse questa vicenda potrebbe addirittura dare una scossa ad una squadra che sembra sempre più indolente ed indifferente ai risultati mediocri che si accavallano sera dopo sera (e nel frattempo Eddy Curry continua col suo rendimento eccellente, ed ora come ora è degno del premio di most improved a mani basse).

I Nuggets invece potrebbero pagare carissima la questione, perché i suoi quattro migliori giocatori sono stati espulsi, e i due più coinvolti, e verosimilmente puniti più duramente, rappresentano sostanzialmente tutto l'attacco di Denver.

Da un punto di vista personale, poi, questo potrebbe essere un vero disastro pe 'Melo: si era appena issato, nella partita precedente, in vetta alla classifica marcatori, confermandosi con 23 punti in 23' giocati nel secondo tempo contro NY: adesso però arriverà  una corposa squalifica; ma, soprattutto, nella lega di David Stern una faccenda del genere significa dare l'addio già  da oggi a qualsiasi speranza di MVP, titolo a cui, visto il livello delle sue prestazioni, poteva ambire più che legittimamente.

BREAKING NEWS: Stern, come previsto, ha fatto calare la mannaia: 15 gare di sospensione a Carmelo (la sesta punizione più lunga della storia), 10 a Robinson e Smith, 6 a Collins, 4 Jeffries, una a teste Nenè e Jerome James.

Fletcher's POWER RANKING

La rubrica riprenderà  soltanto dopo l'epifania, quindi guarderemo non solo ai risultati immediati ma anche alle prospettive delle prossime settimane.

30. Philadelphia 76ers -
Sono arrivati a 11 sconfitte in fila, ormai pensano solo alla prima scelta dell'anno prossimo, mentre sullo sfondo continua ad andare avanti la telenovela Iverson: un giovane, una prima scelta, un contratto in scadenza. Questo è il prezzo minimo per Allen I.

29. Memphis Grizzlies -
Gasol è tornato. Il suo minutaggio è ancora limitatissimo, e non potrà  comunque rivoltare una stagione ormai finita in lupanare, ma quantomeno ora c'è un motivo di interesse per la stagione dei Grizzlies.
Il calendario, però, è tosto, quindi anche il miglior spagnolo non basterebbe a ritirarli su.

28. Charlotte Bobcats -
Una sola vittoria nelle ultime sei, contro i Magic decimati dagli infortuni. Ma c'è chi sta peggio.
Nelle prossime 11 partite, solo una squadra è attualmente sotto al 50%, quindi ci sono pochi margini di miglioramento.

27. New York Knicks -
Alti e bassi. 2 W e una scontitta in settimana.
Durante le feste incontreranno i Sixers due volte, i Blazers e i Bobcats, ma le altre partite non sono semplici.

26. Toronto Raptors -
Bosh si ferma ai box, ma ciononostante arrivano tre vittorie in fila, giocando di squadra e difendendo forte: casualità  o qualcosa di più? Un duro viaggio ad Ovest ci dirà  se questi Raptors possono veramente puntare ai playoffs.

25. Milwaukee Bucks -
Due sconfitte nelle ultime tre gare, ma la zona playoffs è ancora a mezza partita di distanza. Villanueva è di nuovo infortunato, ed è la peggior notizia della settimana.

24. Seattle Supersonics -
Perdono Ray Allen, nonostante un calendario non impossibile incappano in 3 sconfitte di fila, e all'improvviso sono la penultima squadra dell'Ovest.

23. Portland Trail Blazers -
Rialzano la testa con quattro vittorie in fila, ma il treno buono ormai sembra passato.

22. New Jersey Nets -
Si fanno sorpassare dai Celtics, e dall'oggi al domani sono fuori dalle magnifiche 8. Sono i Rockets dell'Est, contro le squadre forti perdono sempre, e 6 delle prossime 9 sono contro squadre sopra al 50%.

21. Boston Celtics -
Cinque vittorie in fila, il solito, solidissimo Pierce e il miglior Al Jefferson mai visto in questa lega, e una squadra che era una spanna sopra al peggior record della lega ora come ora sarebbe ai playoffs. Mai sottovalutare l'orgoglio irlandese, ma attenzione che in questa folle division basta pochissimo per finire dalle stelle alle stalle.
Non incontrano nessuna delle prime 10 della lega nelle prossime tre settimane, quindi possono continuare a far bene.

20. Atlanta Hawks -
Una vittoria nelle ultime sei, ma riescono comunque ad aggrapparsi al fatidico ottavo posto. Partite difficili all'orizzonte, è probabile che all'Epifania siano fuori dai playoffs.

19. Washington Wizards -
Imprevedibili Wizards: nonostante un calendario tostissimo, ne vincono sei delle ultime sette, e tornano in zona playoffs.
Ancora un giretto ad Ovest, e poi la situazione si fa più semplice.

18. Miami Heat -
Continuano ad essere incostanti in modo preoccupante.

17. Los Angeles Clippers -
Hanno affrontato un calendario difficilissimo, contro Lakers e Spurs in pochi giorni, e sono arrivate tre sconfitte in fila.

16. Sacramento Kings -
Senza infamia e senza lode: sembra che i Maloof vogliano mollare, ma nel frattempo si buttano anche loro nell'”A.I. derby”.

15. Indiana Pacers -
Sono stati presi pesantamente a schiaffi da Cleveland e Chicago, ma da qui a Natale il calendario non è impossibile: hanno 2,5 partite di vantaggio sulla zona-pericolo, potrebbero consolidarsi ulteriormente.

14. New Orleans/Oklahoma City Hornets -
Quattro sconfitte nelle ultime cinque, nove nelle ultime dodici. Gli infortuni li stanno uccidendo.

13. Minnesota Timberwolves -
Dopo quattro vittorie in fila, arrivano due sconfitte: la lotta per l'ottavo posto è durissima: 7 squadre in due W di differenza.

12. Golden State Warriors -
Le ultime settimane sono state difficili, ma il calendario non aiutava. Sono in arrivo ben 11 partite di fila contro squadre tutto sommato abbordabili, è un momento da sfruttare.

11. Chicago Bulls -
11 W nelle ultime 12 partite, 4 nelle ultime 4, e sono a una sola partita di distanza dai Pistons.

10. Orlando Magic -
Decimati dagli infortuni, senza Turkoglu, Nelson e Hill, ultimamente sono riusciti a battere soltanto i disperati Sixers, ma rimangono in testa alla division.

9. Cleveland Cavs -
Ritorna Larry Hughes, e all'improvviso tutto sembra funzionare meglio. Si riportano in vetta alla Eastern Conference, e occhio a “the wild thing” Varejao che è sempre più determinante.

8. Detroit Pistons -
Hanno battuto in rapida successione Mavs e Magic, quando erano rispettivamente la squadra più in forma dell'Ovest e dell'Est, poi magari perdono contro squadre inferiori. Trovano gli stimoli per giocare al meglio solo contro avversari di altro livello.

7. Denver Nuggets -
Senza 'Melo per quindici partite e Smith per dieci, la loro stagione è probabilmente finita al momento della rissa. Peccato.

6. Houston Rockets -
Tre sconfitte in fila: hanno un passo chiaramente inferiori rispetto alle migliori cinque della lega.

5. Utah Jazz -
Le cinque migliori squadre dell'Ovest (e della Lega) sono sostanzialmente tutte sullo stesso livello, quindi potrebbero benissimo essere messe in ordine a piacere. I Jazz ultimamene hanno faticato un po', ma è in arrivo un calendario agevole per fare in modo che si tirino su.

4. Dallas Mavericks -
Battono i Lakers privi di Odom e ne vincono tre in fila. Sono sempre lì. Il calendario è tutto sommato agevole, solo i Suns tra le loro prossime avversarie sono di alto livello.

3. San Antonio Spurs -
Il big-match settimanale contro i Lakers li ha visti nettamente sconfitti, ma si sono immediatamente rifatti con quattro nettissime vittorie consecutive.
Il calendario prossimo venturo non è né particolarmente facile né esageratamente difficile.

2. Los Angeles Lakers -
Nonostante la caviglia dolorante di Kobe, nonostante l'infortunio a Odom che lo terrà  fuori almeno un mese, escono trionfalmente dal ciclo Spurs-Rockets-Mavs-Rockets: 3 vittorie convincenti e una sola sconfitta, i Lakers ci sono per davvero.
Ora li attende un lungo viaggio ad Est, 6 trasferte consecutive che rappresenteranno un altro banco di prova per i gialloviola, che sono solo 3-4 lontano dallo Staples, il peggior record in trasferta tra i top team.

1. Phoenix Suns -
14 W consecutive, eguagliato il record di franchigia. Nash continua a predicare basket, quattro delle prossime sei sono in casa e gli avversari non sono impossibili: big-match contro i Mavs il 28 Dicembre, poi i Pistons all'ultimo dell'anno, per il resto poca roba.

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