L’estate di Bonzi Wells

Bonzi Wells deve ancora trovare squadra

L'ultimo anno di contratto è sempre particolare, per qualunque giocatore NBA, in particolare per quei cestisti che nella lega hanno un ruolo importante, è il caso di Bonzi Wells.

La sua scorsa regular season è stata sicuramente buona, non eccezionale però, vuoi soprattutto per problemi di carattere fisico che gli hanno fatto saltare ben 30 partite. Ma è nella post season che la guardia dei Sacramento Kings ha messo complessivamente in mostra le sue qualità  e il suo talento, nella serie persa 4-2 contro i San Antonio Spurs ha mantenuto 23.2 punti e 12 rimbalzi in media, un'enormità  per una guardia.

Bonzi a quasi 30 primavere, viene ancora etichettato come il classico giocatore talentuoso ma non facilissimo da gestire, per via anche di problemi extracestistici che portarono Portland (i Blazers di Qyntel Woods, Zach Randolph e Rasheed Wallace per far capire il clima di allora) a spedirlo a Memphis in cambio di Wesley Person per cercare di ripulire la propria immagine. Poi i problemi con Mike Fratello e la successiva trade che lo ha mandato a Sacramento.

Poco gestibile perché certi episodi lo hanno aggiunto nel reparto "teste calde". Lo sputo a Danny Ferry, i gestacci al pubblico di Philadelphia e il lancio della fascetta per il sudore all'arbitro dopo una decisione che non condivideva, sono alcune tra le "birbate" di Bonzi Wells. Senza dimenticare i famosi battibecchi avuti con i coach, Maurice Cheeks in testa.

Ma con lo stesso criterio andrebbe ricordato lo splendido rapporto con Hubie Brown nella stagione 2003/2004, quella in cui partendo dalla panchina risultò determinante per il primo raggiungimento storico della post season da parte dei Grizzlies. Tanto per non parlare delle sole cose negative…

Le sue cifre nei playoffs sono state veramente straordinarie, ma perché a differenza di altri importanti free agents come Ben Wallace, Al Harrington, Peja Stojakovic e Jason Terry, non è riuscito ad accasarsi? Prima di tutto perché gli ultimi playoffs lo hanno fatto pensare troppo in grande, senza valutare bene la situazione.

Il prodotto di Ball State ha rifiutato l'offerta di Geoff Petrie, GM di Sacramento, che consisteva in un contratto quinquennale da 38 milioni di dollari, quasi 8 milioni per stagione. Una proposta sicuramente buona se rapportata ad un giocatore di 30 anni, ma non per Bonzi che però a differenza di Latrell Sprewell (fuori ormai dal radar NBA) si è risparmiato frasi fuori luogo.

Petrie sa come vanno queste cose e infatti non ci ha pensato due volte a trovare un'alternativa, trovata in John Salmons che si aggiunge già  ad un settore guardie composto da Francisco Garcia e Kevin Martin, entrambi sulla rampa di lancio.

Eppure per la prima volta in carriera lo possiamo dire (se escludiamo la parentesi Memphis con Hubie Brown), Wells aveva trovato finalmente la sua dimensione a Sacramento, l'importante post season gli avevano fatto conquistare il pubblico dell'Arco Arena che lo incitava con dei cori. Per lui la stima del pubblico era qualcosa di nuovo, dopo che le esperienze di Portland e Memphis lo avevano portato a dialoghi non proprio ortodossi attraverso la stampa.

Se ne parlava con insistenza prima, ma si continua a vociferare ancora che Bonzi possa tornare nella sua Indiana, che ha sempre amato. “Ogni volta che hai l'opportunità  di tornare a casa, è una grande opportunità “ - aveva detto tramite il suo agente William Philips (da poco licenziato) tanto che i rumors si erano fatti forti e chiari e dicevano che i Pacers erano pronti ad impostare una sign and trade e spedire Jeff Foster e Sarunas Jasikevicius a Sacramento per assicurarselo.

Già  quando si apprestava ad entrare nella lega, Bonzi si era fatto conoscere non solo per i suoi discorsi senza peli sulla lingua (ad esempio quando era in rotta con Memphis disse apertamente di non farsene una ragione, anzi aggiunse che a lui interessava il 30° giorno di ogni mese"e immaginate il perché) ma anche per l'orgoglio con cui esaltava le sue origini.

“Lo scambio non mi tocca più di tanto perché Detroit non e' Indiana e nemmeno Portland e' Indiana" - disse Bonzi quando appena selezionato dai Pistons nel draft del 1998 con la 11° scelta, venne girato ai Blazers. Di certo non rinnega le sue origini e i suoi passati nella Muncie Central High School e nel college di Ball State.

Un suo ritorno a casa, è probabilmente destinato ad essere soltanto un rumor e niente di più, soprattutto per via del reparto guardie già  abbastanza folto dei Pacers.

In generale, questa off-season non verrà  ricordata (anche se c'è da dire che non è ancora finita) per i diversi "botti" e cambi di maglia. Per quanto riguarda il mercato dei free agents, tolto il trasferimento di Ben Wallace e la telenovela Al Harrington, vuoi forse per mancanza di nomi eccellenti o vuoi perché tutte le franchigie stanno cercando di limitare la luxury tax, Bonzi al momento è il nome più intrigante ma allo stesso tempo quasi inarrivabile.

Parliamoci chiaro, 38 milioni in 5 anni per una guardia trentenne con un passato non proprio fatto di rose e fiori non sono pochi, ma Wells voleva mirare più in alto e difficilmente ci saranno offerte economicamente migliori per lui. Come detto prima, le franchigie NBA cercano di spendere meno per evitare di esagerare con la luxury tax, ma non è da sottovalutare neanche il fatto che da qualche anno ad ora, i contratti enormi si stipulano con i lunghi (ultimo Nenè con i Nuggets) e agli esterni solo se delle stelle di prima fascia, e Wells non possiamo considerarla tale.

Eppure una guardia (all'occorrenza pure ala) energica in difesa con punti nelle mani, super atleta per il ruolo, ottimo rimbalzista (il migliore tra le shooting guards) nonostante non abbia un tiro costantissimo, farebbe comodo a diverse franchigie NBA anche partendo dalla panchina in una contender.

E' notizia di pochi giorni che Wells si possa accordare per un contratto annuale, e non è detto che non sia Sacramento la squadra, nonostante si sia parata dalla sua partenza. Siamo certi che non farà  la fine di Latrell Spreewell come ha pronosticato qualche maligno.

Una uova sfida per il folletto di Indiana, non è utopia pensare che nella prossima post season lo rivedremo super motivato.

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