Un draft tinto di tricolore

Per Bragnani ed il basket azzurro, una notte leggendaria.

Si è conclusa da poche ore l'edizione del draft Nba che più rimarrà  impressa nella storia del basket italiano ed europeo, un'edizione che ci ha regalato la bellissima emozione di sentire il nome del neo-Raptors Andrea Bargnani chiamato per primo da David Stern sul palcoscenico più importante della pallacanestro mondiale e che ci rende orgogliosi di poter gustare, dall'anno prossimo, un pezzo consistente di Italia nei parquet americani, onore già  toccato ad altri ma con risultati ben diversi.

Nella notte in cui il nostro Andrea è diventato il giocatore europeo scelto più in alto nella storia del draft, nonché il primo ad essere scelto al n.1 (uno dei rarissimi non americani a riuscirvi), da ricordare ci sono molte altre sfaccettature, comprensive di un alto numero di trades tra le squadre, ben quindici, ed un'incertezza generale sulla maggior parte delle chiamate che ha reso l'atmosfera della serata un po' diversa dal solito, con tinte più forti e sorprese per tutti i gusti.

Barg-nah-nee!

Non è un urlo di guerra giapponese, è il ridicolo modo in cui, tra parentesi, molti siti americani hanno riportato la pronuncia del nome del nostro, onde evitare di sbagliare a pronunciarlo.

Non si può che partire dall'immensa soddisfazione di noi poveri italiani, che quando la Nba si è affacciata sui nostri teleschermi negli anni ruggenti ritenevamo tutti questi giganti dei marziani in grado di interpretare il basket come nessuno al mondo e mai ci saremmo immaginati che uno di questi marziani non solo l'avremmo un giorno spedito a dare dimostrazione di sé oltreoceano, ma che sarebbe addirittura stato preso con il primo pick assoluto.

Di Bargnani si è scritto e parlato tantissimo nell'ultimo mese e fino all'ultimo si è creduto che i Toronto Raptors avessero ormai deciso di scambiare quella prima scelta per un giocatore già  esperto e provato: all'una e trentasette minuti ora italiana, però, il primissimo nome chiamato di questa nuova ondata di rookies è stato masticato da Stern e l'emozione di questo, nonostante sapessimo già  tutti che non sarebbe sceso oltre la quinta posizione, è stata ugualmente grandissima.

E lui come ha vissuto questi indimenticabili momenti? Senz'altro in maniera ansiosa e nervosa nella corrosiva attesa, ed in maniera più adrenalinica ed entusiastica a fatti avvenuti, quando i consueti colloqui con i media hanno trovato il loro logico spazio trovando come interlocutore un ventunenne italiano molto preparato a rispondere, scusandosi per l'inglese imperfetto e sempre con il sorriso sulle labbra: "Sono contentissimo, non so descrivere quello che provo, devo essere sincero, non sapevo se i Raptors mi avrebbero scelto oppure no; Toronto per me è la situazione ideale e non solamente per la presenza di Maurizio Gherardini (assistente di Bryan Colangelo da qualche settimana) e sono davvero orgoglioso di poter rappresentare il mio Paese nella Nba. Il mondiale di calcio naturalmente occupa tutte le prime pagine dei giornali Italiani in questo momento ma credo che domani si parlerà  anche di me". Come testimonia l'edizione odierna della Gazzetta dello Sport, che non ha resistito alla tentazione di regalare lo spazio più grande ad Italia-Ucraina, ma che ha incastonato sul lato destro della prima pagina un articolo di degne dimensioni per questo splendido avvenimento.

Sicuramente una bella spinta per il basket azzurro, sempre troppo in secondo piano a livello nazionale, e l'inizio di un'avventura per un ragazzo che avrà  il sostegno di tutti gli appassionati della pallacanestro italiana e che, gli auguriamo, percorrerà  in maniera più decisa e longeva quelle orme che i vari Rusconi ed Esposito avevano solo timidamente lasciato, in attesa di tempi più maturi per lo sbarco delle nostre forze negli Stati Uniti. Nessuno di noi avrebbe immaginato, un giorno, di aprire Nba.com e leggere come titolo principale "Viva Italia! Bargnani n.1" o di leggere il Toronto Star e di vedere a caratteri enormi "Signor Raptor", oppure ancora di leggere lo storpiato “Benvenuto a Nba” nella pagina principale del sito della Cbs.

In bocca al lupo, Mago! Noi siamo con te e contrariamente agli americani non pensiamo nè che tu sia il nuovo Dirk Nowitzki e né il prossimo Milicic o Tskitishvili: sii te stesso e stendili tutti!

Quante trades!

La nottata, come si diceva poc'anzi, è stata caratterizzata da diverse trades, ben quindici, la quale maggior parte ha coinvolto diritti su giocatori appena scelti, partendo già  dalle prime posizioni considerando al proprio interno grossi nomi come quelli di LaMarcus Aldrige, Tyrus Thomas e Rudy Gay.

Attivissimi i Portland Trailblazers, desiderosi di rifondare una squadra oramai alla stregua di una vecchia carretta, con il risultato dell'ottenimento di una bella ventata d'aria fresca dopo tante scelte dirigenziali avventate e discutibili: la squadra dell'Oregon si è assicurata i diritti sull'ex Longhorn ottenendolo in cambio di Tyrus Thomas, scelto alla quarta posizione ed immediatamente spedito a Chicago, ed assicurandosi successivamente i servigi di Randy Foye (poi utilizzato per arrivare via Wolves a Brandon Roy) tramite i Celtics, che hanno ceduto LaFrentz e Dickau permettendo a Portland di liberarsi di Sebastian Telfair e di Theo Ratliff, quindi cedendo del denaro ai Phoenix Suns (i quali hanno ceduto tutte le scelte a disposizione preferendo non modificare troppo il gruppo attuale) in cambio dei diritti Sergio Rodriguez, interessante prospetto spagnolo di cui potremmo sentir riparlare presto, ed infine scegliendo l'inglese Joel Freeland, prospetto dalle potenzialità  misteriose, che salendo sul palco ha donato a Stern una maglia della nazionale di calcio del suo paese di provenienza.

Nell'era post John Nash, il GM che in tre anni ha fatto piazza pulita in loco ma criticatissimo per le scelte dei due draft passati, le operazioni sono state prese in mano da Kevin Pritchard, che è il candidato successore di Nash in questo momento particolare di transizione, con la squadra in vendita e tante grane, non ultima il Rose Garden, da sistemare.
Pritchard ha effettuato scelte sensate ed i Blazers si sono improvvisamente trasformati nella squadra che i media americani hanno presentato come la più migliorata: con un roster giovane e votato allo sviluppo futuro del talento, privo di una palla al piede come Telfair e presto privo anche di Darius Miles le basi per fare bene ci sono tutte. E se Zach Randolph decide di mettere la zucca a posto, potremmo essere già  a cavallo.

Jim Paxson, che ha gestito le due trades dei Chicago Bulls (è arrivato anche Sefolosha dai Sixers in cambio di Rodney Carney), l'abbiamo visto molto soddisfatto quando interpellato per commentare il suo operato, ed ha dichiarato che i giocatori da lui presi erano esattamente nel mirino dell'organizzazione "Ad essere sinceri Tyrus Thomas lo abbiamo seguito sin dal primo giorno, ed avremmo fatto di tutto per prenderlo, era il giocatore che ci interessava. Ora gli daremo l'opportunità  di giocare la summer league per svilupparne le capacità  perché lui, a livello di stadio di sviluppo, non è diverso da un giocatore appena uscito dall'high school e credo che entro un paio d'anni, sotto le direttive dei nostri allenatori diventerà  il giocatore che noi crediamo diventerà . Sefolosha l'abbiammo preso per la stazza (6-5) e per le sue indubbie qualità  difensive, è un ragazzo che può cambiare tutti gli uomini del nostro backcourt: con queste scelte e l'arrivo di Khryapa nell'affare Aldrige credo che il nostro futuro sia diventato quantomai roseo."

Rudy Gay, il cui viso ha fatto trapelare un'insofferenza evidente e placata solo dalla sua chiamata, invece si sentiva già  un Rocket e non si aspettava minimamente di prendere da subito la strada di Memphis, in una di quelle magate alla Jerry West che già  ora fanno tremare i tifosi di Houston, dato che quando Mr. Logo si muove non sbaglia veramente mai. Gay, scambiato ancora non ufficialmente (si attende il 12 luglio) per Shane Battier in una mossa logica se considerata dal punto di vista di Jeff Van Gundy, meno logica se vista in chiave di potenzialità  future, già  si aspettava di duettare ed evoluire con T-Mac, ma i suoi pensieri in merito hanno avuto davvero breve durata.

La faccia di Jerry West, intervistato da Nba Tv durante il primo giro, ha tradito soddisfazione per l'operato, che ha permesso ai Grizzlies di prendersi il secondo miglior giocatore del draft a loro detta, sperando che questi, assieme all'altro selezionato Lowry, sia almeno una delle chiavi per arrivare a vincere delle partite e delle serie di playoffs, l'unico neo di una trasformazione partita da una disastrata Vancouver ed arrivata per la prima qualificazione alla postseason poi ripetuta consecutivamente, ma con il tabellino delle vittorie tristemente ancorato allo zero.

Bobcat of the future

E' bello, in un mondo dominato da soldi, potere, consumismo ed altra feccia varia che un ragazzo come Adam Morrison, ovvero il futuro pilastro dei neonati Bobcats, si senta davvero a proprio agio per essere arrivato in una città  che si sposa perfettamente con la sua personalità  e non perda tempo a frignare perché non è in una grande metropoli piena di vizi come molti hanno già  fatto in passato.

Morrison, la prima scelta dei Bobcats da quando un certo Michael Jordan è comproprietario del team, ha raccontato a tutti che non vede l'ora di cominciare, e si è dichiarato felice (e chi non lo sarebbe) di poter intraprendere una carriera professionistica di basket e di poter dedicare ad esso 24 ore al giorno, senza i limiti imposti dal college.
Sia chiaro, Adam verrà  ricoperto di soldi da qui a fine carriera, ma perlomeno ha la testa sulle spalle, è interessato al basket sì come lavoro ma trasuda passione da ogni lato e attende con ansia di poter cominciare gli allenamenti e migliorare ogni giorno, senza avere tanti grilli per la testa e senza troppe distrazioni che, come confermato dalle dichiarazioni del padre, lui evita e detesta, preferendo ciò che ama davvero alle scorribande notturne con gli amici.

Il suo pick è un'ulteriore fonte di gioventù e di speranza futura per l'ultima arrivata della Nba, Charlotte, che con lui, Okafor, Felton, May e Wallace può finalmente pensare di costruire qualcosa di buono a lungo termine, e magari pensare di cominciare ad attrarre qualche free agent interessante. E la nostra simpatia e tifo vanno anche a lui, un ragazzo diabetico con un tiro straordinario, cappellone e con dei baffetti da sparviero appena accennati che ci dimostra come a volte la passione stia sopra a tutto, e la voglia di arrivare in alto possa far dimenticare tutte quelle iniezioni e diete particolari a cui bisogna sottostare nelle sue condizioni.

Ma quando mi chiamano?

Che draft sarebbe senza i soliti noti, che pensano di essere scelti in lotteria e poi finiscono nel tardo primo giro se non al secondo? Chiedere a Daniel Gibson o a Marcus Williams.

Gibson piaceva moltissimo ai Cavaliers, che infatti l'hanno scelto, dimenticandosi di avvertirlo che per lui avrebbero speso la loro seconda scelta e non la prima; le voci della garanzia della chiamata si erano fatte largo dopo i provini sostenuti dal ragazzo con i Cavs, salvo venire smentite con forza dal Gm Danny Ferry. Gibson, guardia proveniente da Texas e nativo di Houston, è finito alla 42, mentre con il pick di primo giro che sembrava destinato a lui i Cavs hanno selezionato un altro membro per il backcourt, Shannon Brown da Michigan State, amico e compagno di LeBron James ai tempi della high school. Ferry, anch'egli soddisfatto, si è detto felice di avere aggiunto due giocatori dalla mentalità  difensiva in un settore dove la squadra aveva parecchie esigenze e crede che almeno uno dei due possa dare un contributo anche a breve termine.

Alla fine della serata, l'unica promessa mantenuta è stata quella che gli Hawks hanno fatto a Shelden Williams, alona di Duke, per il quale Atlanta ha nuovamente rinunciato ad una point guard (avessero preso Chris Paul nel 2005") per un giocatore già  pronto per dare il suo contributo sotto canestro e già  in grado di stare tra i pro, contrariamente a quel Marvin Williams scelto un anno fa che pronto non era di sicuro. Williams, al momento della chiamata, è stato applaudito e complimentato dall'ex compagno di college, JJ Redick, finito ad Orlando con la 11 dopo che per lui sembrava già  sicura la direzione Houston alla 8, salvo saltare provini per infortuni non molto chiari e farsi beccare alla guida di un'auto in condizioni di ubriachezza.

Della categoria "scesi tanto in basso" fa parte anche Marcus "who stole my laptop" Williams di UConn, considerato da molti di scarsa affidabilità  dopo le complicità  emerse riguardo ai furti di computers portatili ai tempi del college e per questo passato via da parecchie squadre, non convinte delle sue possibilità  di redenzione e di maturità .

I Nets, ben contenti di prenderlo alla 22 dopo che i cugini dei Knicks avevano deciso di non chiamarlo alla 20 nonostante le richieste insistenti dei tifosi, hanno comunque fatto un affare, prendendo la miglior point guard disponibile secondo il loro punto di vista per dare preziosi minuti di cambio a Jason Kidd, che tecnicamente e psicologicamente potrà  essere preziosissimo per la crescita e la maturazione di Marcus che, come a suo tempo fu lo stesso Kidd, è atteso al varco alla dimostrazione di essere una persona responsabile, capace di capire le lezioni arrivate dai propri errori per migliorarsi.

Da notare che i Nets, tra le squadre che hanno draftato meglio, si sono assicurati anche il compagno di college di Williams, Josh Boone, nonché Hassan Adams di Arizona al secondo giro.

Fire Isaiah!

Allora, da dove potremmo riprendere i discorsi sui Knicks fatti a metà  stagione? Ah, sì. Fire Isaiah!

Il buon Thomas, già  responsabile per le oscenità  dirigenziali sciorinate a New York, diciamo così non godeva già  prima di grossa popolarità , figuriamoci ora che ha licenziato Larry Brown (che ha fatto causa al team) autoproclamandosi head coach dei Knicks per la prossima stagione, in attesa che qualcuno sequestri lui e Dolan e li riporti entrambi ad un minimo di ragionevolezza.

Nella notte del draft abbiamo visto tantissimi cartelli inneggianti al suo licenziamento ed alla vendita della franchigia presenti in ogni parte del Garden, e le dichiarazioni dei tifosi presenti (straordinarie le inquadrature sulle loro facce appena dopo i picks) non sono certo state tenere nei confronti della dirigenza, specialmente dopo la scelta di Renaldo Belkman alla 20 nonché di Mardy Collins poco più tardi, come se per gli appassionati della squadra della Grande Mela non fosse stato abbastanza vedere i Bulls là  in cima, alla 2, con un pick che poteva essere loro.

Avventurosi anche i cronisti di Nba Tv, che hanno avuto persino il divertito coraggio di chiedere opinioni ai fans, rischiando vagonate di parolacce in diretta globale.
Ma le parole più belle ed incoraggianti sono arrivate dalla voce diretta del proprietario:"L'anno prossimo ci ritroveremo tutti seduti qui a valutare i progressi della nostra squadra in vista della costruzione di un team da titolo. Se questi progressi non vi saranno, allora Isaiah non sarà  più parte del nostro gruppo."
Isaiah, interpellato in merito, risponde:"Ho passato l'intera vita ad affrontare situazioni di pressione, so come muovermi e mi fido di più di me stesso che non di chi c'era qui prima."

Quindi, una luce in fondo al tunnel o la solita confusione regnante? Chi lo sa. Tra un anno, o forse prima, ne riparleremo.

Nel frattempo, noi italiani continuiamo a goderci questo momento storico ed a sostenere il nostro Andrea senza caricarlo di eccessive pressioni: grazie, Andrea, per averci fatto sentire tutti più vicini ad un mondo che pensavamo di non riuscire nemmeno a sfiorare.
Per questo e numerosi altri motivi, il draft 2006 sarà  per sempre uno dei più belli da ricordare.

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