Il ritorno dell’MDE

Il tiro di Jason terry si stampa sul ferro, per Miami è il primo titolo NBA

Alla fine come sempre ha avuto ragione Shaq, due anni fa dopo la diaspora dei Lakers scelse Miami, per provare a rivincere quel titolo, promettendolo a chiare lettere, e in due anni ha mantenuto la promessa. La scelta non era casuale, perchè Shaq più che la squadra si era scelto il compagno con cui provare a vincere, e se oggi è facile dire che Dwayne Wade è uno dei primi 5 al mondo, due anni fa nonostante un ottimo anno da rookie e dei playoff grandissimi nei quali decise da solo diverse gare nei finali, non era proprio così scontato. Shaq da subito spese parole d'elogio per questo ragazzo, parole che a tanti sembrarono quasi folli, invece da qualche ora sono come sempre quando tali parole escono dalla bocca di Shaq tremendamente reali, solo che con Shaq non sai mai quando è serio o quando scherza, ma evidentemente sul proprio futuro cestistico non aveva voglia di scherzare.

La Miami fresca campione NBA è obbiettivamente una squadra strana, difficile da decifrare se si va oltre Shaq e Wade, lo stesso Riley secondo me a livello tattico non ha fatto così tanta differenza come sembra, ma la ha fatta a livello emotivo sicuramente, riuscendo a svoltare la serie in gara3 in maniera per lo più oscura a tutti. Un titolo quello di Miami dove ci sono dentro tante grandi storie che meritano di essere ricordate.

L'eroe del momento Dwayne Wade arrivò tre anni orsono nell'NBA con diversi dubbi al seguito, nonostante fosse reduce da un torneo NCAA da sballo in cui piazzo pure una tripla doppia, un'autentica rarità  al college. Nonostante tutto sulla scelta di Riley di prenderlo alla 5 di quel draft in molti ebbero da ridire, c'è chi diceva che un centro come Chris Kaman non andava lasciato per strada, chi diceva che forse Miami avrebbe avuto più bisogno di un playmaker come Hinrich o TJ Ford, invece Riley prese questo ragazzo che passò quasi inosservato nella sua prima stagione da rookie, quando tutti gli occhi erano puntati sulla coppia LeBron James Carmelo Anthony, ma già  dai playoff nella serie di primo turno contro gli Hornets Wade gettò la maschera, segnando addirittura tre winning shot in quella serie. Poteva sembrare uno dei tanti eroi per una serie, ma evidentemente l'MDE al secolo Shaquille O'Neal la pensava in maniera opposta, e il taglio di retina di stanotte da piena ragione a Shaquille. Sono anni che sentiamo dire del “nuovo Jordan”, l'ex Marquette nei modi e nel basket è forse quello che lo ricorda di più, non oso pensare cosa possa diventare se mette a punto il tiro da tre punti.

Su Shaq cosa dire, il sottoscritto lo venera dai giorni da rookie di Orlando, il dopo Jordan è lui, c'è poco da dire, personaggio fuori dagli schemi se c'è un'istantanea di questa serie è la lucidità  on cui NON ha reagito alla porcata di Stackhouse in gara4, perchè credo chiunque compreso il sottoscritto al suo posto avrebbe ridotto l'ex North Carolina ad un mucchio di segatura, invece Shaq si rialza se ne va come se nulla fosse, tutti che lo guardano terrorizzati che succeda il peggio e lui che torna in panchina, con altri a discutere al suo posto in campo, dopo di che come sempre ogni bella storia che si rispetti deve avere il suo finale “e vissero tutti felici e contenti”, così Riley manda Shaq ad amministrare due liberi dei falli tecnici, e gli Dei del basket acconsentono il più bello e scontato 2/2 dalla lunetta della carriera di Shaquille.

Miami oltre a Shaq e Wade è una squadra molto ambigua, ci sono in pratica tre ex Franchise Player riciclati a uomini da rotazione, Alonzo Mourning, Gary Payton e Antoine Walker. Voglio spendere due parole per Zo, per tutto quello che ha vissuto fuori dal campo, e anche perché ha accettato una situazione teoricamente non bella perché Miami gli aveva voltato le spalle non rifirmandolo qualche anno fa, e perché tornando ha dovuto accettare di fare il backup al suo grande nemico di alcuni anni prima ossia Shaq, invece Zo è tornato volentieri, e con Shaq pare abbia stabilito un ottimo rapporto che va molto al di la del campo. Una gran persona che lo meritava davvero questo titolo.

Sono contento pure per il titolo di Gary Payton, uomo dalla lingua lunga, ma che alla fine a differenza di tanti altri campioni ad un certo punto della sua carriera ha deciso che avrebbe giocato per vincere il titolo e non per soldi, gli era andata male con i Lakers, e gli è andata bene con Miami, in una serie in cui si è visto poco o nulla, ma dove però ha messo un paio di canestri risultati fondamentali ai fine della vittoria in due convulsi finali di partite vinte poi da Miami. Pare che vorrebbe ritornare un anno ai Sonics per chiudere la sua carriera, e forse sarebbe la miglior fine per la sua favola.

Un applauso per va fatto agli sconfitti, e forse l'applauso più grande della nottata va tributato a Mark Cuban eclettico Owner dei Mavs che al momento della fine di gara6, dove come sempre in questa serie ci sono state proteste verso decisioni arbitrali, invece di lanciarsi in proteste inutili, è stato il primo ad applaudire a mani alzate il titolo vinto da Miami, Mark è una di quelle persone che fa un gran bene allo sport e non solo per i soldi che si porta appresso.

Dallas ha giocato una finale obbiettivamente strana, aveva quasi sua la serie, poi nel quarto periodo di una gara3 già  vinta è crollata emotivamente e da li in poi non ha più trovato il modo di rialzare la testa, però a conti fatti ridurre la sconfitta al lato emotivo sarebbe un errore, in verità  la sconfitta dei Mavs sta tutta nell'aver sbagliato tanti, troppi buoni tiri, e se sbagli 10-12 tiri con un metro di spazio ogni partita c'è poco da fare. Dallas è una squadra giovane e dal grande futuro Nowitzki ha ancora davanti i suoi anni migliori, c'è un telaio di giovani di tutto rispetto con Howard Harris Daniels e perchè no anche Diop, quindi forse questa squadra ha fatto un autentico miracolo a sconfiggere gli Spurs più forti di sempre, e forse avrà  solo bisogno di tempo per crescere ancora.

La cosa curiosa dei Mavs è che il roster arrivato ad un soffio dal titolo sembra frutto di un romanzo fantasy, il quintetto prevede Jason Terry ossia uno scarto di Atlanta dove non era reputato ne play ne guardia, ma solo uno in grado di dare 15 punti che servivano a poco, un Journeyman dell'era Pitino a Boston alla fine della sua onesta carriera Adrian Griffin, un giocatore che al draft nessun GM ha voluto, ossia Josh Howard scelto all'ultimo pick del primo giro nel 2003, un tedesco pescato in A2, e un senegalese che a casa di LeBron era già  stato abbondantemente silurato, segue poi la panchina più pagata del mondo, Johnson è stato bravissimo a convincere uno dei più grandi individualisti degli ultimi 10 anni come Stackhouse a riciclarsi come sesto uomo d'impatto, il loro mattoncino lo hanno portato i multimilionari Dampier e Van Horn, c'è una grande promessa come Devin Harris, e un grande e poco usato undrafted come Marquis Daniels, insomma il roster dei Mavs a prima vista sembra tutto fuori che una squadra pensata a tavolino, cosa che invece è.
Chiudo ribadendo che è stata una finale atipica in tutto e per tutto, delle due però credo sia più facile rivedere Dallas in finale che non Miami, ai Mavs secondo me manca un esterno solido con 20 punti sicuri nelle mani e basta, per me Ray Allen sarebbe perfetto per loro, a Miami la cosa si fa più complicata, Zo ha fatto capire che se vinceva smetteva, Payton avrebbe espresso il desiderio di ritornare un anno ai Sonics a chiudere la carriera, obbiettivamente Riley dovrà  muoversi sul mercato, secondo me cercando degli specialisti difensivi.

Per ora applausi ai campioni e ai vinti e appuntamento ai primi di novembre.

Non si può esimersi però dal pensare cosa passi per la testa a Kobe Bryant, l'uomo che di fatto ha preso la decisione più fondamentale per il titolo di Miami, quando nel 2004 impose alla dirigenza dei Lakers la cessione di Shaquille O'Neal minacciando di andarsene da Free Agents, i due avevano in comune tre titoli, di cui lui ha sempre rivendicato la paternità , Dopo quello che è successo stanotte, spero si sia schiarito le idee su come sono arrivati i tre anelli che porta al dito ?

Dwayne Wade è stato eletto da poche ore MVP delle finals, ossia quel titolo che lui speravi di poter vincere da solo contro tutto e contro tutti, il segreto di Wade è molto semplice, Wade dice : “OK Shaq il capo sei tu, io ne segno 30, però il capo sei tu, però poi se ci scappa l'MVP e l'MVP delle Finals tocca a me, però Shaq il capo sei tu !” . Domanda per il signor Bryant era così difficile accettare 2-3 anni una cosa del genere, magari rivincendo un paio di titoli e portando a casa quel tanto agoniato MVP, che nonostante gli 81 punti segnati ai Raptors (per poco non li fa perdere), non te lo hanno dato lo stesso ?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *