Stack e Dampier, Mavs sul 2-0

Jerry Stackhouse è stato fondamentale per i Mavs in gara 2

Siamo a metà  del cammino. I Mavs hanno conquistato la loro seconda vittoria nella Finale NBA, facendo in pieno il loro lavoro. Dallas, infatti, aveva come obiettivo principale quello di mantenere e difendere il fattore campo, conquistando entrambe le partite giocate all'America Airlines Center per poi spostarsi a Miami con la situazione sotto controllo.

Ma i Mavs, in questa finale che non é esattamente la più bella della storia NBA, hanno fatto anche di più, conquistando una vittoria molto più che convincente in gara 2, dando un messaggio forte e l'impressione di poter controllare la situazione e di avere una risposta per le caratteristiche degli avversari.

Ancora più importante questo 2-0 perché conquistato con un Dirk Nowitzki al di sotto dei suoi standard in gara 1 e comunque non ancora completamente rodato nella seconda partita, dove comunque il fenomeno dei Mavs ha messo a referto 26 punti con 16 rimbalzi.

Ma i nomi di questa vittoria dei Mavs sono soprattutto due, uno tra l'altro un po' inaspettato.

Iniziamo proprio da lui, da quel Erick Dampier che sta giocando una finale veramente notevole per i suoi standard, soprattutto considerando che sta giocando contro Shaq O'Neal. Ma in realtà  si è visto, negli anni, che alla fine le sfide con Shaq hanno sempre spinto Dampier a tirare fuori il meglio del suo repertorio, reagendo nel modo migliore alle mille provocazioni del suo avversario. O'Neal, infatti, nel corso degli ultimi due/tre anni, non ha fatto mancare di far saper la sua opinione sull'attuale centro dei Mavs.

Prima della finale, l'ha pure chiamato "Ericka", sottolineando come Dampier non fosse proprio un cuor di leone. Ma la situazione in questa finale sta in realtà  dando ragione a Dampier, che, con l'aiuto di Diop e di tutta la squadra, che raddoppia puntualmente ogni volta che O'Neal riceve la palla, sta tenendo Shaq al minimo in carriera nelle finali, ed addirittura l'ha limitato a soli cinque punti in gara 2, suo minimo storico nella post season. E' chiaro che per questi risultati sotto la media di Shaq il merito non sia solo dei Mavs e di Dampier ma è anche dovuto al fatto che il centro di Miami è lontano dall'efficacia e dalla forma fisica che aveva qualche anno fa.

A fine gara, in un primo momento, Dampier preferisce smorzare i toni della sua polemica con Shaq: "E' chiaro, l'anno scorso ci sono stati delle polemiche, ma credo che ora siano passate. La cosa importante per me è giocare e cercare di aiutare la squadra.". Poi però trova anche il tempo di mandare un piccolo messaggio a O'Neal, che si è lamentato dopo la prima partita perché non aveva toccato abbastanza la palla: "In gara 1 si è detto che non ha toccato abbastanza la palla. Ma poi riguardando la partita, vedi che l'ha avuta almeno trenta volte, e dodici l'ha ripassata fuori. Quante volte ancora vuole la palla?".

Il secondo uomo che ha girato la partita per i Mavs è stato l'immarcescibile Jerry Stackhouse, diventato protagonista in una serata da sogno, che in un certo senso completa la sua metamorfosi in giocatore utile e inserito all'interno della squadra, ma che comunque ha il talento per essere protagonista e decidere una partita di finale NBA. Sì perché il buon Doctor Jerry, da sempre personaggio particolare, ha chiuso e sigillato il risultato finale grazie ad una scarica di triple che ha annichilito gli avversari che, da quel momento in poi, non si sono più ripresi.

Ed è lo stesso Stackhouse che ha accettato la sua metamorfosi da grande realizzatore in squadre di medio – bassa classifica, a giocatore che esce dalla panchina e può decidere una partita senza dover essere il miglior realizzatore in una squadra che ambisce all'anello: "Non credo che tornerò ad essere un giocatore che segna 30 punti a sera. Non credo che sia la cosa migliore per avere successo ed arrivare a questo livello"
Ora Stack si sente a suo agio nel suo nuovo ruolo, che comunque gli permette sempre e comunque di essere decisivo così come nell'ultima partita, con quei suoi dieci punti consecutivi esattamente prima dell'intervallo di gara 2, che hanno spaccato la partita.

Avery Johson lo ha paragonato a Vinnie Johnson sesto uomo dei Pistons del 1989 e 1990, per la sua capacità  di accendersi immediatamente anche partendo dalla panchina. Poi ci sono i numeri, tutti a favore di Jerry in questa serie, come dimostra il fatto che lui da solo, in entrambe le gare, ha segnato più di tutta la panchina di Miami messa insieme (32-22).

All'interno della franchigia texana la fiducia nelle capacità  della squadra ha ormai raggiunto livelli molto alti, grazie anche alla consapevolezza che aver vinto le prima due partite rappresenta un passo molto importante con l'obbiettivo, già  da stasera, di cercare di portare a casa almeno una delle tre gare che verranno giocate consecutivamente nella Florida.

Il primo a calmare gli animi e mantenere alto il tasso di concentrazione perché il titolo non è ancora stato vinto, è, però, Nowitzki: "Non abbiamo ancora fatto niente, dobbiamo ovviamente continuare a stare concentrati. Abbiamo vinto due gare in casa e sappiamo che loro sono una squadra diversa a Miami, di sicuro reagiranno e Shaq e Wade prepareranno le loro truppe a giocare ".

Tra l'altro Nowitzki è al centro dell'interesse degli americani anche per la strana situazione che trovano nel suo paese, in Germania, dove gli inviati hanno trovato un affetto vero e sincero nei confronti di Dirk, ma allo stesso tempo un'attenzione non esagerata (per usare un eufemismo) sulle Finali NBA. I cronisti americani sottolineano come la gente in questo momento in Germania sia più concentrata sui Mondiali di calcio che (come tutti sanno in Italia) si stanno svolgendo nel loro paese piuttosto che alle imprese e alla possibile conquista del titolo NBA da parte di Nowitzki, distante migliaia di chilometri da casa loro.

Ma al di là  dell'affetto dei tifosi tedeschi nei suoi confronti, Dirk sa perfettamente che cosa deve fare in questa finale per vincere l'anello e dare una soddisfazione ai suoi fans americani, deve continuare, come ha fatto, a fidarsi dei suoi compagni, che stanno risolvendo molte situazioni spinose, senza forzare e senza incaponirsi troppo a tirare se il tiro non entra: "So che siamo una buona squadra e che possiamo tutti prendere e segnare dei tiri. Se mi marcano e rimangono con me anche sui pick 'n roll come hanno fatto, i miei compagni devono salire di livello. Abbiamo un sacco di giocatori in doppia cifra e questo è il modo in cui dobbiamo attaccare se vogliamo vincere".

Stasera si inizia dunque dal 2-0 per Dallas, con la consapevolezza che gli Heat non cederanno un centimetro in una gara che per loro assume un'importanza fondamentale dal momento in cui, se dovessero perderla, si condannerebbero probabilmente a una sconfitta finale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *