I quattro problemi di Detroit

Nonostante le 64 vittorie in stagione, l'annata termina con l'amaro in bocca per coach Saunders

E' parere abbastanza comune che la sconfitta di venerdì notte in gara-6 contro i Miami Heat, con conseguente eliminazione, abbia rappresentato qualcosa di più che la mancata terza qualificazione consecutiva alle Finali, per i Detroit Pistons.

Si è avuta infatti, come la sensazione che da quel momento non tutto sarebbe stato come prima; che forse il giocattolo avesse perso qualche pezzo. I veri Pistons, quelli che spazzarono via i Lakers nella serie finale del 2004 e che costrinsero gli Spurs ad una drammatica gara-7 in quella del 2005 ma anche quelli che hanno vinto 64 partite in stagione regolare, non si sarebbero fatti detronizzare così dagli Heat.

Magari avrebbero perso lo stesso, ma in ben altro modo; sicuramente combattendo fino all'ultimo. Cosa che questi Pistons non possono dire di aver fatto. I tifosi di Motown difficilmente dimenticheranno questa roboante asfaltata. 95-78 nell'ultima sfida e 4-2 nella serie. Miami per la prima volta nella sua storia a giocarsi il titolo, Detroit in vacanza anzitempo.

"Abbiamo avuto una grande annata. Ma fondamentalmente in una stagione, 29 squadre falliscono e una ha successo; e questo inevitabilmente influirà  sul tuo giudizio." ha commentato coach Flip Saunders, che molti indicano come il vero colpevole di questa cocente delusione.

Quel che c'è di sicuro, in ogni modo, è la necessità  di capire le reali ragioni di questo tonfo. Capire il perché i giocatori in maglia blu, che per anni sono stati l'icona del lavoro di squadra, del "let's go to work", siano scesi in campo con quell'atteggiamento così remissivo e superficiale.

Atteggiamento che, peraltro, non si è affatto limitato alla sopraccitata gara-6 di finale di Conference, ma bensì a tutta la parte centrale della serie contro Cleveland, dove Rasheed Wallace e compagni hanno buttato via un vantaggio di 2-0 per ritrovarsi sotto 3-2, salvo poi rimediare imponendosi in gara-6 e 7, e nelle prime partite contro gli stessi Heat.

E' ormai evidente che Detroit riesce a giocare come si deve soltanto nelle situazioni drammatiche, dove si trova con le spalle al muro; le così dette "elimination game". E non sempre ne esce vincitrice: come appunto abbiamo visto poche sere fa.

Questa propensione a snobbare praticamente tutte le occasioni che non siano di "win or die" è riconosciuta apertamente anche dagli stessi giocatori. Come ci dice Chauncey Billups, una delle colonne portanti del team: " Credo che paradossalmente noi ci troviamo troppo a nostro agio quando dobbiamo recuperare all'interno di una serie: e penso che probabilmente ci saremmo riusciti anche questa volta, se non avessimo incontrato una squadra forte come Miami. Purtroppo questa volta 'il vento ci ha soffiato in faccia'""

Il playmaker ha chiuso questa post season con 17.9 punti e 6.5 assist a partita: forse uno dei pochi in casa Pistons a non essere affondato del tutto. A Detroit si spera, almeno, che questo serva da lezione per gli anni a venire, in modo da non commettere di nuovo questi banali errori.

Problema Wallace/1

Chi invece ha fallito completamente l'appuntamento è stato Rasheed Wallace; l'uomo, che in teoria, dovrebbe essere il faro tecnico e mentale della squadra. Sheed ha abbandonato la postseason con soli 14 punti e 6.3 rimbalzi di media, tirando appena con il 43 % (96/223). Ancor peggio ha fatto se si considerano soltanto le partite della serie con Miami, dove l'ex Portland ha fatto registrare cifre assolutamente non da lui: 10.5 punti, 6.3 "boards", e 36.2 % al tiro.

Ma c'è una cosa che i numeri non riescono a dire, e che invece è la più importante (e preoccupante, per lui e per la squadra) : Rasheed, infatti, nei momenti decisivi non c'è mai stato. Non è stato un fattore. E ciò è davvero strano se si pensa al suo carisma, alla sua classe, ma soprattutto a quanto sia fondamentale per i compagni. I Detroit Pistons, infatti, non possono prescindere da Rashed Wallace; se gioca male lui, tutta la squadra ne risente.

E' davvero rilevante, quindi, capire i motivi di questa sua dèbacle, troppo prolungata e accentuata per poter essere etichettata come semplice incidente di percorso. Per il momento si crede che ad influenzare così le sue prestazioni possa essere stato un infortunio alla caviglia rimediato nel corso della serie contro i Cavaliers e da cui, sembrerebbe, non aver ancora recuperato appieno. Non è una caso che i problemi dei Pistons siano cominciati proprio con l'incidente a Wallace.

Per tutti questi motivi sarebbe interessante sentire le spiegazioni direttamente dall'interessato, ma al momento il giocatore sarebbe in una sorta di silenzio stampa, forse dovuto alla tanta delusione per l'uscita anticipata. Addirittura, finita gara-6, ha abbandonato l'America Airlines Arena senza rilasciare dichiarazioni. Sintomo questo, che palesa tutta la sua frustrazione.

Off season

Con l'eliminazione dai Playoff, inizia automaticamente anche l'off-season; il periodo che termina con l'inizio della stagione successiva, dove i General Manger di tutte le squadre cercano di portarsi a casa giocatori nuovi attraverso trade, o rifirmare quelli già  in roster. Stando alle parole del GM dei Pistons, Joe Dumars, questa sarà  un off-season tranquilla per la squadra del Michigan. Infatti, nonostante il fallimento, il parco giocatori non sarà  rivoluzionato.

Dumars, in una conferenza stampa di pochi giorni fa, organizzata appositamente per comunicare quelli che saranno gli obiettivi di questa estate, ha rivelato che il suo desiderio sarebbe quello di confermare tutti i primi sei uomini. Compresi coach Saunders e il centro, da poco insignito per la quarta volta in cinque anni del premio di miglior difensore dell'anno, Ben Wallace, che è in scadenza di contratto; due argomenti che però tratteremo in maniera più approfondita più avanti, con due capitoli a parte.

Le ultime partite, ma in genere tutta la stagione, hanno evidenziato la scarsa profondità  della panchina, con i soli Antonio McDyess e Lindsey Hunter (nei momenti in cui era disponibile) cambi credibili. Per questo, una delle priorità  del GM sarà  proprio rinforzare il back up.

"Non puoi fare quello che abbiamo fatto noi quest'anno, non puoi arrivare dove siamo arrivati noi quest'anno e poi dire che non siamo abbastanza forti. Non si può definire un fallimento quello che abbiamo fatto da 5 anni a questa parte, e neanche quello che abbiamo fatto questa stagione; ma se tu dici che gli ultimi risultati sono stati una delusione, allora sono d'accordo con te al 100%. Infatti aggiungeremo qualcosa a questa squadra."

Nello specifico, i Detroit Pistons, avrebbero bisogno di una buona point guard come cambio di Billups, visto anche che probabilmente Hunter si ritirerà , di un'ala piccola che sappia segnare e di un altro realizzatore in uscita dalla panchina. In questi giorni, si stanno facendo i nomi di Mike James, John Salmons, il veterano Bobby Jackson e soprattutto Bonzi Wells, reduce da un entusiasmante apparizione ai Playoffs con i Kings, e con il contratto in scadenza. Ma per ora sono soltanto rumors.

Problema Wallace/2

Sicuramente una delle priorità  più urgenti di questa estate per Dumars, sarà  quella di rifirmare uno degli uomini-franchigia dei Pistons, Ben Wallace, a cui come accennato brevemente poche righe fa scadrà  il contratto, il che lo renderà  quindi un non ristretto free agent di qui a pochi giorni. Vista l'avanzata età  del giocatore, che compirà  32 anni tra poco tempo, la società  preferirebbe proporgli un rinnovo da 10-12 milioni di dollari che non vada oltre i quattro anni. Wallace, invece, vorrebbe siglare un accordo da sei; il massimo che concede l' Nba. Proprio per affrontare al meglio questa delicata questione, il giocatore ha da pochi giorni assunto un nuovo agente, Arm Tellem; uno dei migliori nel suo ruolo.

Stando alle parole dello stesso Wallace, tuttavia,non sarebbero i soldi il nocciolo della questione, ma altri aspetti su cui vorrebbe avere garanzie.

"Il denaro non ha mai rappresentato un problema per me. Io sono lo stesso ragazzo che ero quando sono entrato nella lega. La mia principale preoccupazione è sempre quella di trovare un posto dove potermi sentire sicuro, dove poter metter su famiglia senza dover traslocare in continuazione, dove essere felici: un posto che possa chiamare casa."

Dando per scontato che la dirigenza dei Pistons non andrà  oltre ai termini già  proposti, bisognerà  vedere se qualche altra squadra con un discreto spazio salariale si farà  avanti, prendendosi tutti i rischi che la scelta comporta, mettendo sul tavolo di Tellem un contratto migliore. In quel caso, dato che Dumars non pareggerebbe l'offerta, il giocatore sarebbe libero. Ipotesi questa, a dir la verità  non molto plausibile, a causa dell'età  di cui sopra e dei molto limitati mezzi tecnici offensivi di Wallace.

"Io farò tutto quello che posso per convincere Ben a restare, ma è chiaro che alla fine sarà  lui a decidere". dice il GM "Sarà  lui ad alzare la cornetta e dire cosa vuol fare. Ma ripeto: la mia intenzione è quella di tenere tutti i migliori sei giocatori di questo gruppo. In ogni caso credo di avere un'idea su cosa ci occorrerà  per farlo rimanere; spero solo che gli vada bene."

Un altro fattore che potrebbe incidere sulla decisione del migliore difensore dell'Nba per la quarta volta in cinque anni, potrebbe essere il coach. Non è un segreto, infatti, che né lui, né buona parte della squadra abbia rapporti non proprio facilissimi con Saunders. In particolare, Wallace, lo accusa di non prestare abbastanza attenzione alla fase difensiva, e di non coinvolgerlo a sufficienza in quella offensiva. Per questi motivi un suo eventuale licenziamento (abbastanza improbabile al momento, come vedremo tra poco) sarebbe un ottimo presupposto perché il numero 3 non se ne vada dal Michigan.

Non sono mancate le dichiarazioni di sostegno da parte dei compagni di squadra. In particolare McDyess e Evans, ma anche tutti gli altri, si sono detti al tempo stesso speranzosi e fiduciosi che Ben rimanga con loro. E il diretto interessato ha fatto sapere di aver gradito molto questo affetto, dicendo che sapere che i tuoi compagni vogliono che tu sia ancora uno di loro fa molto piacere. In ogni caso, ricordiamolo, il contratto scade il primo luglio, e fino a quella data la lega proibisce che ci siano contatti tra la società  e l'agente del giocatore. Sarà  possibile firmarlo a partire dal 12 dello stesso mese.

Ancora Saunders?

La questione "coach", a sentire Joe Dumars non esisterebbe neppure; ma le insistenti voci che corrono su Flip Saunders autorizzano per lo meno ad analizzare la situazione. L'ex allenatore dei Minnesota Timber Wolves, chiamato giusto 12 mesi a sostituire Larry Brown che, dopo due Finali consecutive, una vinta e una persa, aveva fatto le valigie per spostarsi a New York, evidentemente non ha rispettato quelle che erano le attese della vigilia.

In effetti ancora una volta, Saunders, si è confermato un allenatore da regular season che trova molte difficoltà  nei playoffs. I giocatori, come prima abbiamo visto con Ben Wallace, si sono sovente lamentati per la scarsa libertà  che il coach gli concedeva in campo; inoltre a molti non è piaciuto come ha spremuto i suoi uomini nel corso di tutta la stagione, arrivando al momento clou a corto di energie. Come se non bastasse, alcuni lo accusano di non aver motivato a sufficienza i giocatori prima della serie contro i Miami Heat. Il general manager, in ogni caso, lo ha più volte difeso pubblicamente, sostenendo che questa stagione sia servita come anno di apprendimento al nuovo head coach. E anche lo stesso Saunders si è detto tranquillo sul suo futuro.

Insomma, al momento sembrerebbe abbastanza chiaro che Flip resti alla guida dei Pistons per lo meno ancora un altro anno, ma tuttavia, come esperienze passate ci suggeriscono, è sempre meglio non dare per scontato mai nulla. Anche perché la prospettiva di avere un coach delegittimato e non rispettato dai suoi stessi giocatori, non alletta molto Dumars. Tutto sta, quindi, all'ex Bad Boy e alle sue abilità  diplomatiche.

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