Il dramma dei Knicks

Coach brown pensa ai suoi errori

Peggio di così proprio non poteva andare alla squadra più famosa del pianeta: una stagione da 59 sconfitte, l'affermazione totale dei vicini di casa dei Nets (li divide il Lincoln Tunnell), un payroll che supera il limite stabilito della modica cifra di 82 milioni di pezzi in verde e un roster pieno di multimilionari vestiti da rapper che badano più alle loro finanze che buttare la spicchia in quel cesto posto a 3 m dal suolo.

L'analisi della situazione dei New York Knickerbockers è presto fatta: un passato vincente ma non troppo (solo due titoli, '70 e '73), un presente fallimentare e un futuro buio con qualche barlume di speranza.

Tutto ha inizio con la finale Nba del 1999 contro i San Antonio Spurs raggiunta partendo dall'ottava testa di serie del tabellone della Eastern Conference, una coppia di esterni favolosa con la crescita di Allan Houston e la presenza di Latrell Sprewell, impegnato nell'operazione "rifarsi un'immagine", un coach vero come Jeff Van Gundy e un leader spirituale che teneva tutti uniti come Larry Johnson, seppur con l'assenza determinante di Pat Ewing.

Da lì hanno inizio le disgrazie dei blu arancio: il GM Layden, chiamato in un secondo tempo "Osama Bin Layden", dà  a Houston un contratto da oltre 120 milioni per sette anni, acquisisce, tramite scambi o firme sul mercato dei free agent, contratti pesantissimi per giocatori sul finire della carriera, Rice e Longley, o per gente nella sua orbita, Shandon Anderson e Eisley, inoltre le bandiere Ewing e Johnson lasciano, uno viene ceduto, l'altro si ritira.

Il guaio è che Houston ha gravi problemi a un ginocchio che non verrà  mai risolto e lo costringerà  al ritiro anche se la guardia è ancora a libro paga, Sprewell è molto altalenante e verrà  ceduto per Keith Van Horn (da Utah University".), i veterani acquisiti, forti dei nuovi contratti, non danno l'apporto sperato, in più, Van Gundy viene silurato e in un secondo tempo lo seguirà  a ruota lo stesso Layden. Il punto è che Layden era stato l'architetto dei Jazz bifinalisti nel '97 e nel '98 ma la pressione della Big Apple ha finito per schiacciare lui e gli attori del suo progetto.

Così, il proprietario Dolan decide di affidare la franchigia ad una delle più controverse personalità  del basket USA, quel Isiah Thomas capace di scoprire talenti come McGrady, Bender, Al Harrington e Jamaal Tinsley, ma anche l'uomo che fece fallire una lega intera, la CBA, che non ha mai portato una squadra forte come i suoi Pacers oltre il primo turno dei Playoffs. Thomas però non fa altro che aggravare la situazione: nel tentativo di ridare entusiasmo ad una squadra sul baratro, si rimbocca le maniche e smantella il roster costituito da Layden tagliando giocatori e dispensando buyout, vedi Shandon Anderson, e cercando di entrare in tutte le trade.

Proprio con gli scambi riesce a portare a casa l'idolo della città , Stephon Marbury, ma con lui anche il contratto pesantissimo di Penny Hardaway; poi si è preso anche gli stipendi onerosi di Tim Thomas, Malik Rose e Mo Taylor andando a gonfiare il monte salari arrivando vicino a quello dei concittadini Yankees. Ormai la Luxury Tax è diventata una tassa obbligata per Dolan.

Ma veniamo alla stagione appena conclusa: inizia con la firma del miglior allenatore sulla piazza, un newyorkese e tifoso dei Kinicks, quel Larry Brown campione nel 2004 e vicecampione nel 2005 coi Pistons, insediato sul piano dei blu arancio per la modica cifra di 12 milioni l'anno per quattro stagioni.

Poi, dopo un draft che si è dimostrato comunque positivo e fruttuoso con le scelte di Frye, Lee e Nate Robinson, sono arrivate le firme di Jerome James e Eddy Curry, il "Cuore Matto" dei Bulls, per il quale sono stati sacrificate due prime scelte future e Tim Thomas.

Non contento, il factotum dei Knicks ha spedito l'anima Kurt Thomas per il tiratore Q-Richardson. A metà  stagione, con il coach che voleva un play puro che guidasse la squadra e difendesse, Brevin Knight ed Earl Watson le scelte di Brown, Thomas gli compra Jalen Rose dai Raptors per il mahatma Antonio Davis, e Steve Francis per Trevor Ariza, uno dei giovani leoni, e il contrattone di Penny Hardaway. Risultato finale: 23 vinte e 59 perse e un payroll da 134 milioni di dollari, 82 sopra il cap.

Il presente è fatto di una possibile lottery pick che però andrà  ai Bulls, una situazione salariale che non consente movimenti ma soprattutto una serie di giocatori che non interessano a nessuno nella lega, per il loro contratto ma non solo, vedi Marbury, Francis e Jerome James. C'è comunque il nucleo di giovani che è più che interessante e considerato incedibile, con Frye, Lee e Crawford su tutti, più la spinta adrenalinica di Nate "The Gadget" Robinson e la mezza sorpresa Qyntel Woods.

L'altra buona notizia è che, alla fine della prossima stagione, verranno estinti i contratti di Houston, Jalen Rose, Taylor e di Shandon Anderson. La stagione successiva verrà  scalato anche il contratto del cagnaccio Jerome Williams, che da due stagioni prende 6 milioni l'anno e nel prossimo arriverà  a sette, per stare spaparanzato sul suo divano. In più c'è da decidere cosa fare per Curry, FA alla fine di questa stagione.

L'idea è ovviamente di rifirmarlo soprattutto in relazione a quello a cui si è rinunciato per avere un lungo da appena 13+6 quest'anno e che può fermarsi in qualunque momento per via del suo cuore.

Inoltre c'è da capire cosa vuole fare Brown: è troppo orgoglioso per abbandonare la nave ma si deve mettere in testa che la prossima stagione assomiglierà  sinistramente a questa vista l'impossibilità  di variare il roster. Ciò lo obbliga a sopportare per un'altra annata l'odiato Marbury, cui si è aggiunto anche Francis. Auguri coach!

Poi c'è il problema Thomas: Dolan dovrebbe sollevarlo e chiamare qualcuno che pensi prima a sistemare la situazione finanziaria e poi al resto, magari uno alla Paxson o tentare lo stesso Dumars, mente dirigenziale dei Pistons attuali, per rimanere in tema Bad Boys. Ma del resto a New York non puoi non pensare al gioco, a chi riempie il Madison, perché la stampa non aspetta altro che buttare benzina sul rogo blu arancio.

Per il futuro, guardando il payroll, alla fine dell'annata 2008/2009 saranno scaduti i contratti di Marbury e Francis, che da soli gonfiano il tetto salariale con 21 e 17 milioni di presidenti spirati e che non sembrano gli individui adatti cui affidare una ricostruzione e la guida della linea verde.

Se Thomas non combina altri casini, i Knicks si ritroveranno all'inizio della stagione 2009/2010 con un monte stipendi pari a 25 milioni di $ e sotto contratto solo Crawford, Frye, Lee, Robinson, James e Q-Richardson. Forse sono andato un pò troppo avanti negli anni ma è solo per far capire quanto siano incasinati i nostri Knicks.

Auguri di pronta guarigione!

Se volete vedere la situazione salariale dettagliata dei Knicks, cliccate sul link: Salario Knicks

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