Matador-Wade: 3-2 Heat

Un uomo solo al comando, ha la jersey bianca, il suo numero è il 3, il suo nome è Dwyane Wade!

I campioni si vedono quando la palla comincia a diventare pesante come una palla medica, i campioni si dimostrano tali nelle condizioni più disperate, i campioni acquisiscono questo status quando la loro sola presenza sposta il risultato di una partita.

Dwyane Wade è un campione 5 stelle extralusso.

Scenario: American Airlines Arena, 2 Maggio 2006, delicatissima gara 5 di Playoff tra Miami Heat e Chicago Bulls.

Grazie a un paio di giocate da courtside countdown (da vedere e rivedere il passaggio dietro la schiena di Wade quadruplicato) e Shaquille O'Neal finalmente in palla Miami conduce 38-33 sui Bulls con 2.45 sul cronometro del secondo quarto e tutto sembra filare liscio per la squadra di Riley.

Wade riceve palla in post, manda al bar Hinrich (scena vista più e più volte durante la partita) e vola per schiacciare, ma stavolta non riesce a inchiodare al ferro: Mike Sweetney (ottima partita per lui, 16 punti e 9 rimbalzi in soli 26 minuti) piazza una stoppata tonante a Dwyane.

Il problema non sono i due punti mancati, quanto le conseguenze: Wade cade male, si fa male all'anca ed è costretto ad abbandonare il campo.

Come risultato Miami perde la bussola, e si trova sotto di 5 (55-50) a 5 minuti e mezzo dalla fine del terzo quarto con Shaq a 4 falli (tra l'altro il quarto fallo fischiato per motivi misteriosi dato che l'autore era Walker) e Wade fuori per infortunio.

Sembra finita per gli Heat, serie e stagione.

Ma così non è: Wade infila il mantello, si trasforma ancora una volta nel cavaliere che fece l'impresa, torna in campo e rimette in sesto la partita e soprattutto il morale degli Heat, guidando un parziale di 7-0 in cui i Bulls son rimasti a secco per 4 minuti.

In apertura di ultimo periodo gli Heat tentano di allungare con un parzialone di 10-0 guidato, manco a dirlo, da Flash. Chicago provava a riavvicinarsi sul -4 (77-73 per Miami a 4.47 dal termine), ma la quattordicesima tripla della stagione di Wade, la prima dei Playoff, e la tripla di Posey sono un uno-due micidiale che stende i Bulls e regala il soffertissimo punto del 3-2 agli Heat.

Inutile dire di come i Bulls abbiano perso una grande occasione, non capita sempre di affrontare gli Heat che tirano con uno scandaloso 4-23 da 3 (17%, ma abbiamo visto che quando contava le triple sono entrate…) e un altrettanto inconcepibile 22-41 ai liberi (53%, O'Neal campione di specialità  con 2-12, abbiamo visto rispolverato un po' di hack-a-shaq), con Wade non a pieno regime e con O'Neal con problemi di falli.

L'arma vincente dei Bulls di questa serie, il tiro da fuori, sale stavolta sul banco degli imputati (4-16 da 3, 25-72 al tiro), e soprattutto pesa la serataccia del dinamico duo Gordon-Hinrich, che ha combinato per soli 19 punti per un complessivo di 6-29 al tiro.
In particolare Hinrich non è riuscito a mettere la museruola a Wade una volta che sia una, facendoselo sempre scappare e facendosi puntualmente battere. Intendiamoci, difendere su Wade è forse uno dei compiti più ingrati che vi possano essere, ma finora Harry Potter sembrava aver trovato la soluzione dell'enigma.

Con queste premesse era francamente difficile cercare di portare a casa la partita, contando che anche Luol Deng ancora non è entrato nella serie (solo 4 punti per lui in 29 minuti).

Ormai esauriti gli aggettivi per Nocioni, dopo l'ultima grande prova da 20 punti e 9 rimbalzi, ed applausi anche all'ottima prova di Sweetney.

Se Sparta piange, Atene non ride. Miami, pur avendo portato a casa la preziosissima W, non ha convinto del tutto, anzi diciamo pure per niente. Ciò che non va nella franchigia della Florida è l'assenza di giocatori alla Nocioni per intendersi, gente che voglia lottare, gente che voglia sacrificarsi.

Al momento appare la più debole tra le contender, ma ovviamente su questo giudizio pesa il “peso” (vogliate perdonare il bisticcio di parole) che O'Neal avrà : il Gozzillone è apparso in netta ripresa comunque, senza forzare più di tanto, complici anche gli ormai soliti problemi di falli (anche se stavolta l'ineffabile Dick Bavetta ha commesso un errore abbastanza grave nei suoi confronti) ha messo 7 dei suoi 9 tiri tentati per un totale di 16 punti. Avesse tirato più decentemente i liberi avrebbe messo almeno il solito ventello di ordinanza.

Nel supporting cast spiccano i 17 punti di Walker e i 12 di Posey, utile soprattutto in difesa finalmente, così come spiccano ma in negativo i soli 4 punti di Jason Williams.

Inutile dire che in gara 6 bisognerà  cambiare registro, portare la serie a gara 7 potrebbe essere pericolosissimo per gli Heat che arriverebbero sfiancati alla semifinale di conference e soprattutto non si sa in che condizioni ci arriverebbero Wade e O'Neal, concetto ribadito da Riley:”La cosa peggiore che può capitarci sarebbe arrivare a gara 7 e non è sicuro che avremo Wade al 100%, ma faremo di tutto per chiudere il discorso a Chicago. Quando Dwyane è caduto, è stato uno shock, eravamo tutti intontiti. Poi quando Shaq ha commesso il quarto fallo sembrava si stesse mettendo sempre peggio”.

O'Neal si è reso subito conto dell'importanza capitale di Wade per questa squadra: “Ho detto nello spogliatoio che avevamo assoluto bisogno di lui, e avevamo bisogno di questa vittoria” (riferendosi ovviamente a Wade) e Posey rinforza il concetto: “È il nostro uomo, è suo compito portarci fuori dalle situazioni difficili. Sapeva quanto importante fosse questa gara per noi”.

Hinrich invece prova ad analizzare la partita: “Abbiamo avuto buoni tiri, pensavo che tutti i miei tiri potessero entrare, quando non entrano ci si sente inevitabilmente frustrati. Ci sono scappati via nell'ultimo quarto, e senza dubbio il ruolo del pubblico che li ha caricati è stato importantissimo”.

Ora occhi puntati a gara 6, già  un “Win or go Home game” per i Bulls, che comunque vada hanno reso la vita molto difficile agli Heat nel corso della serie.

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