Corey Maggette is back!
La franchigia più bistrattata della Lega da all'incirca… sempre, fortunatamente pare abbia trovato la strada giusta, quella che significa il rispetto e la considerazione da parte di tifosi ed avversari. Non solo. Dopo aver vinto il derby dei poveri precedendo la ciurma di Kobe nella scorsa regular season, quest'anno i Clippers sembrano prossimi a ripetersi, centrando in più l'obiettivo playoff.
Ma le buone notizie non finiscono qui: la dirigenza ha lavorato benissimo, ha riconfermato (e pagato) i giocatori su cui costruire la squadra, completando con intelligenza il roster e creando le basi per continuare a migliorarsi anche in futuro. Per non essere più i soliti Clippers.
ULTIMI RISULTATI
24.02 L.A. Clippers – L.A. Lakers 102-83 W
27.02 L.A. Clippers – Charlotte 95-87 W
01.03 L.A. Clippers – New Orleans 89-67 W
03.03 L.A. Clippers @Utah 103-105 L
05.03 L.A. Clippers – Memphis 86-102 L
07.03 L.A. Clippers – San Antonio 98-85 W
10.03 L.A. Clippers @Chicago 107-96 W
11.03 L.A. Clippers @Milwaukee 106-98 W
13.03 L.A. Clippers – Minnesota 95-87 W
15.03 L.A. Clippers @Phoenix 95-126 L
17.03 L.A. Clippers - Philadelphia 99-89 W
Next week:
20.03 @Houston
21.03 @New Orleans
23.03 @Memphis
25.03 vs. Washington
26.03 @Portland
Record stagionale: 38W-26L (59.4%)
Clippers on stage
Questi Clippers sono una squadra di primo piano nell'attuale panorama del basket professionistico americano. Dividono la città con una delle franchigie più note e blasonate dell'intero sport americano e, inevitabilmente, ne rimangono spesso all'ombra.
Hanno la fama di perdenti, con un presidente avaro che non trattiene i giocatori migliori. Giocatori (e rookie) che accettano di giocare con la seconda squadra di L.A. per mettersi in mostra, per trovare minuti e registrare quei numeri che permetteranno loro di finire sul mercato e inchiostrare ricchi contratti. Quasi fosse una dolorosa ma necessaria tappa di passaggio in attesa di un domani migliore.
Ora le cose stanno cambiando. Si può intravedere un disegno, un progetto che accomuna dirigenza, allenatore, giocatori e che carica di euforia i tifosi dei Clippers, perché sia chiaro, esistono! Come testimonia uno Staples Center tutto esaurito per la sfida contro i 76ers.
Dalle chiacchiere ai fatti. Due anni fa i Clippers erano la peggiore squadra ad Ovest, con la miseria di 28 vittorie stagionali. Lo scorso anno non si qualificarono per i playoff, ma aggiunsero ben 9 successi al termine della regular season: 37-45.
Quest'anno? Sono 38-26: superato il record di vittorie dello scorso anno e mancano ancora diciotto partite. Fatti i debiti scongiuri, è difficile immaginarsi una post season senza di loro.
Come vincono? Catturando 43.23 rimbalzi a partita (leader NBA), in media 2.65 più degli avversari (5th); concedono il 43.1% al tiro dal campo ai propri avversari (4th) e sono di gran lunga i migliori in quanto a stoppate con 6.39 tiri bloccati a partita.
Difesa, dunque? Non esattamente. Le statistiche offensive dicono 97.2 punti a partita con un eccellente 46.2% di realizzazioni dal campo (8th) ed un 78.8% (4rd) dalla lunetta poco incoraggiante per gli avversari di turno.
E va detto che questi dati pochi giorni fa erano ancor più lusinghieri, ma in settimana i Suns hanno fatto quello che hanno voluto dei Velieri, prendendosi gioco delle statistiche stesse.
Lasciamo i numeri da parte, non prima di aver ricordato che sono stati ottenuti con un certo Corey Maggette infortunato per oltre metà campionato e da poco rientrato. Così come da poco il settore ali può contare su un nuovo, prezioso innesto.
L'addizione Radmanovic
Vladimir Radmanovic, arrivato il 14 febbraio da Seattle nella trade che ha visto fare le valigie Chris Wilcox, sta già dimostrando di essere molto utile. Coach Dunleavy è tra i più entusiasti: "E' esattamente ciò di cui avevamo bisogno" – e precisa – "può giocare ala forte, ala piccola, allarga le difese con il suo tiro da fuori."
Da quando veste la divisa dei Clippers, gioca in media 7 minuti in più, migliorando nettamente il suo rendimento rispetto al resto della stagione. Nelle prime 11 partite al servizio di Dunleavy ha segnato 12.5 punti, preso 7.1 rimbalzi, tirato con il 46.4% dal campo e soprattutto ha piazzato un mortifero 49.2% da tre (tirando 6 volte a partita dalla lunga distanza!)
"Sono contento e non lo nascondo. Mi diverto e credo che si veda" – proclama l'ultimo arrivato – "Questo team ha molte armi ed aggiungere il mio tiro da tre significa aprire gli spazi per i miei compagni. Dobbiamo semplicemente trarne vantaggio."
Una striscia di 4 W consecutive in cui il serbo faceva parte dello starting five testimonia come effettivamente l'innesto dell'ex Sonic stia dando i suoi frutti.
Costruzione di un progetto
Ma quello di Radmanovic è solo l'ultimo tassello di un lavoro magistrale svolto dal tanto discusso management dell'altra Los Angeles.
Due anni fa vennero prese decisioni importanti, rinunciando a diversi giocatori di talento (Odom su tutti) per puntare a trattenere (e quindi pagare quanto dovuto) i giocatori su cui costruire il futuro. La scelta ricadde su Elton Brand e Corey Maggette.
Il primo sta registrando numeri da MVP (titolo che non comunque non vincerà , ndr) mentre il secondo è uno swingman in costante ascesa dal suo esordio fra i professionisti, il cui talento è tale da aver indotto Baylor, Sterling & co. a rifiutare lo scambio con Artest (aggiungerei, in un momento in cui non erano chiari i tempi di recupero dall'infortunio dell'ala dei Clippers).
Jaric e Kittles sono stati rimpiazzati quest'estate da Cassell e Mobley. Il buon Cuttino ha portato doti realizzative e pericolosità dal perimetro, Cassell ha portato … se stesso. Quindi leadership, personalità , esperienza: ha già vinto un titolo a Houston, dando un contributo importante a quei Rockets. Sa segnare canestri importanti, distribuire assist per i compagni.
Le sue quotazioni erano in rapida discesa a Minnesota, dove le prospettive erano divenute tutt'altro che vincenti. A Los Angeles ha ritrovato stimoli, energie, un gruppo dal grande futuro e dal presente eccitante.
La nuova coppia di guardie sta facendo il suo dovere e sta permettendo a Shaun Livingston, point guard del futuro (prossimo) della franchigia californiana, di crescere senza troppe pressioni alle spalle di Cassell.
Olowokandi, Ely e Wilcox hanno tutti lasciato Los Angeles, testimoniando i progressi dell'ottimo Chris Kaman, centro inamovibile dal quintetto e tra i candidati come M.I.P. dell'anno. Lui e Brand formano una delle migliori coppie di lunghi dell'intera Lega.
A completare il roster Quinton Ross, guardia-ala con compiti prevalentemente difensivi; James Singleton, adoperato spesso da ala forte e capace di registrare cifre significative alle voci punti e rimbalzi nei pochi minuti a disposizione; un'altra conoscenza del basket italiano, Zeljko Rebraca, avrebbe dovuto far rifiatare Kaman, ma i continui problemi fisici dell'ex-benetton hanno portato alla firma del veterano Vin Baker, sulla cui utilità qualche perplessità resta.
Infine i rookie Daniel Ewing e Yaroslav Korolev ai margini della rotazione di coach Dunleavy, mentre Walter McCarty passa alle cronache per cantare l'inno all'ASG…
Prospettive future
Radmanovic e Cassell sono in scadenza di contratto, ma suppongo verranno rifirmati. Il payroll dei Clippers è ancora uno dei più bassi della Lega e ci sarà ancora spazio per compiere delle operazioni di mercato o firmare qualche free-agent.
Le certezze su cui programmare si chiamano Maggette, Brand, Kaman e Livingston: questi ultimi ottimi draft-pick selezionati dai Clippers, i primi due presi rispettivamente da Chicago (dopo la stagione da sophomore) ed Orlando (dopo quella da rookie).
Segnale che il management ha lavorato in modo impeccabile, con ottime chiamate al Draft, dando spazio e tempo per crescere ai propri gioielli e concludendo trade che hanno portato giovani talenti pronti ad esplodere. Non bastasse, hanno saputo creare quel giusto mix di esperienza (Cassell, Mobley, ora anche Baker) e giocatori ancora in via di maturazione.
E non sono molte le franchigie NBA che possono guardare al futuro senza sentirsi scoperte in qualche ruolo. Soprattutto chi ce l'ha un centro di ruolo, giovane e delle qualità di Kaman?
L'ex franchigia di Buffalo e San Diego è, da questo punto di vista, messa molto meglio dei famosi concittadini lacustri, costruiti attorno a Bryant, ad Odom forse, ma privi di point guard e centro degni di una squadra ambiziosa. Lì sì ci vorrà un arduo lavoro per non sprecare il talento immenso di Kobe.
Parlare di prospettive da titolo per i Clippers può suonare come una barzelletta. Quest'anno è ancora troppo presto e, dopo un decennio di assenza dalla post season, sarebbe già un grande traguardo riuscire a vincere una serie. Ma ad Ovest, insieme a Suns e forse Hornets, si sono assicurati un ruolo da protagonista dei prossimi anni.
Presente e ambizioni playoff
La situazione attuale è abbastanza ben definita: secondo posto nella Pacific, quinto nella Western Conference. Migliorarsi è impensabile, dato che San Antonio, Dallas e Phoenix sono troppo lontane, mentre Denver finirà terza in qualità di vincitrice della NorthWest. A meno di disastri finali, Brand e compagni non dovrebbero farsi superare da Lakers, Kings e Hornets, mentre l'insidia proviene dai Grizzlies.
Paradossalmente ad Ovest finire quinti è decisamente peggio che finire sesti, dato che la prima ipotesi significa affrontare al primo turno una tra Dallas e San Antonio, mentre nella seconda si pescano i Nuggets.
L'inserimento di Radmanovic ed il rientro di Maggette dovrebbero migliorare il record di vittorie, ma il calendario da qui alla fine è pessimo: 18 delle ultime 20 partite da disputare contro avversari della Western Conference. È anche vero che Memphis farà i suoi conti e non sputerà sangue per centrare uno scomodissimo quinto posto ad Ovest.
Tuttavia non si può nemmeno scherzare troppo e cercare di farsi superare da chi segue, perché la Los Angeles di Phil Jackson ultimamente è stata capace di sconfiggere Detroit e San Antonio, mentre i Kings di Artest & Bibby sono la squadra più in forma della Lega.
Cercando di essere obiettivi e realisti, l'ipotesi più plausibile è un'eliminazione al primo turno ad opera di una delle due squadre con il miglior record ad Ovest.
Quasi certa contro i campioni in carica, la cui abitudine a giocare e vincere nei playoff non dovrebbe dare scampo ai giovani Clippers. Probabile contro i Mavs di Avery Johnson, più affidabili rispetto alla gestione Nelson.
In entrambi i casi Clippers senza il vantaggio del fattore campo. Ma dovranno essere degli Spurs o dei Mavs agguerriti ed al completo, o la prima grande sorpresa della post season potrebbe portare la firma dei ragazzi di Dunleavy.
Se altrimenti il tabellone della Western proporrà a fine aprile uno scenario diverso da quello che qui ho anticipato, allora i tifosi della Los Angeles rossobiancoblu possono anche sognare di fare strada ai prossimi playoff.
Comunque vada sarà un successo e sognare non costa nulla.
Last minute news
Sam Cassell allenatore! Pare che il 36enne playmaker stia pensando al suo futuro e sebbene voglia giocare ancora un paio di stagioni - possibilmente restando a Los Angeles come backup di Livingston - si è già proposto come allenatore dei Clippers nella prossima Summer League.
"Vorrei allenare anche solo una partita. È tutto quello che mi serve" – le sue eloquenti parole.