Detroit: Need for Speed

Billups e Wallace quest'anno non scherzano niente…

"Morto un Papa, se ne fa sempre un altro"" (detto popolare romanesco)

Immaginate di essere un anziano coach ebreo, reduce da due serie finali NBA, di cui una vinta dopo aver abbattuto la Dinasty angelina al gran completo e una persa perchè una stella capricciosa, un'ala di colore con il numero 5 sulle spalle, si è svegliato in gara 5 in tempo per mettere 5 punti (bomba e schiaccione nel traffico) e segnare di neroargento una serie che altrimenti vi apparteneva.

Immaginate di leggere negli occhi dei vostri ragazzi appena sconfitti il desiderio di rivincita, non uno sguardo di circostanza ma di quelli che, se avete guardato in viso Ben Wallace quando è contrariato per qualcosa, avete capito di cosa parlo, roba da trasformare un bel principe nel più brutto rospo di stagno (poi aspettala tu Biancaneve").

Sapete di poter contare sul front office, anche se le vostre bizze di un anno intero (Darko si, Darko no, mi dimetto anzi no resto, sto male, mi fermo, no aspettate, mi sa che sto bene e mi dirigo le finali") non hanno lasciato il GM Joe Dumars esattamente fresco come un cetriolo e sereno come un bonzo tibetano; ma voi siete il Santone da UNC, l'allievo di Dean Smith, l'apostolo del "Play in the right way" : siete un cavallo vincente e su di voi si può ancora scommettere.

Allora Larry, chi scegliamo al draft? Come ci orientiamo per il mercato? E magari voi vi immaginate a dispensare perle di saggezza, che vi derivano da un esperienza quasi millenaria, quando la NBA era un feto indefinito e la ABA regnava sovrana con le sue franchigie, una delle quali allenata proprio da voi.

Ma no, assolutamente no, sarebbe troppo facile"voi siete Larry Brown e siete famoso, oltre che per essere uno degli allenatori più geniali che abbiano calpestato questa terra, anche per chiedere il taglio di un vostro giocatore ogni giorno e dimettervi più volte in un anno di quante andate a trovare la vostra affezionata e anziana mamma a New York, che al telefono con vostro fratello Herb prima del "ciao come va?" chiede sempre del piccolo Larry.

Voi avete già  altri progetti, guarda caso proprio da quelle parti, nella Grande Mela, presso la franchigia gestita da Isiah Thomas, si proprio quello che aveva detto che Larry Bird, se fosse stato di colore, sarebbe stato un giocatore solo discreto e non ci sarebbe stato bisogno di pubblicizzarlo tanto, sollevando più di qualche perplessità  sulle proprie condizioni mentali.

Il miglior playmaker e peggior GM della storia (non facilissimo essere al top mondiale in due campi nella vita, ci avevate pensato?), dopo i trascorsi gloriosi in campo è stato capace di farsi ridere dietro per la gestione non proprio oculata della CBA, lega professionistica minore che esisteva da quel dì che il nostro ha portato in breve al fallimento; poi ha messo le mani sui derelitti Knicks, non più vincenti dai tempi di Abramo Lincoln, con un bilancio da uccidere sul colpo di infarto un ragioniere ed un roster che definire complesso da gestire è un eufemismo, almeno finchè David Stern si ostinerà  a pretendere che nella NBA il basket si giochi con un solo pallone.

Via Larry Brown dunque, ma Joe Dumars, GM dei Pistons, non ha battuto ciglio e ha convocato immediatamente dalle parti di Motown il coach Flip Saunders, tutt'altra pasta rispetto al santone da UNC, e tutto altro gioco anche, il quale non ha fatto una piega alla prospettiva di gestire una squadra messa su da altri, matura, con equilibri e gerarchie ben precisi ed ha accettato al volo.

Beh non è che si tratti di un incarico del tipo missione impossibile capiamoci, il nostro sa cosa fa : ha per le mani la proverbiale fuoriserie, che deve soltanto abbellire con una bella vernice metallizzata e neon quanti ne bastano, attrezzarla con nitro per accelerazioni fenomenali e metterne a punto la tenuta di strada alle alte velocità .

Senza contare la quantità  di presidenti defunti che hanno cambiato proprietario, entrando dalla porta principale in un conto bancario che soffre di obesità  già  da quando Saunders era nel Minnesota.

Detto fatto: ecco una squadra uguale e pure diversa rispetto a quella vincitrice nel 2004 e acerrima contender degli Spurs nelle NBA Finals 2005 ; l'attacco ricerca maggiormente le situazioni di campo aperto, risultando più spettacolare ed esaltando le qualità  di Chauncey Billups, che gode ora di maggiore iniziativa; infatti le sue cifre sono lievitate notevolmente (dai 16,5 punti del 2005 ai 19,0 punti di questa prima parte di stagione ; dai 5,8 agli 8,6 assist per gara, pur giocando sempre una media di 35 minuti).

A metà  campo invece i Pistons attaccano utilizzando una gamma di giochi specifici per i diversi ruoli, in grado di esaltare per esempio le caratteristiche di tiratore in uscita dai blocchi di Rip Hamilton, che può prendere tiri a maggior percentuale, segnando di più (da 18,7 a 21,5 punti di media) e tirando con percentuali sensibilmente migliori.

Taishaun Prince ha invece in questa prima parte di stagione cifre pressoché analoghe allo scorso anno (14,6 punti, 4,6 rimbalzi e 2,4 assist per allacciata di scarpe) ma se possibile la sua efficacia difensiva è ulteriormente aumentata. Discorso analogo per il più basso, atletico e robusto (probabile che il diametro del suo bicipite sia più ampio del giro vita di un essere normale dopo le feste natalizie") dei due Dioscuri, o bronzi di Riace, o Torri Gemelle o come vi pare chiamarli, il duo Wallace insomma.

L'altro Wallace, Rasheed, quello talentuoso dal carattere al peperoncino (provate a guardare qualsiasi video NBA su risse e affini e trovate quasi sempre protagonista Sheed, più o meno come trovate Pat Ewing a polverizzare tutti i record di schiacciate subite, "in his face, Mama" , posterizzazioni e simili, poi non è vero che uno certe cose le ha nel sangue"), oltre ad essersi decisamente tranquillizzato, segna più dello scorso anno benché prenda meno rimbalzi e però serva qualche assist in più, grazie alle sue doti di passatore sopraffino.

Gli altri? Beh, oltre a "Totò" McDyess, meno ascensore col passare degli anni, ma decisamente più efficace nel suo ruolo di sesto uomo e cambio dei due lunghi, Saunders può contare sull'esterno Maurice Evans, che due anni fa non incantava nell'Italbasket in quel di Treviso, ma che ha saputo ritagliarsi uno spazio importante nella panchina dei vicecampioni (15 minuti con quasi 6 punti e 2,5 rimbalzi a gara).

Per Arrojo e Delfino rimangono le briciole, specialmente per quanto riguarda il primo, che con il ritorno dell'infortunato Lindsey Hunter, protagonista nelle finali dello scorso anno e destinato a riprendere il suo posto in regia alle spalle o al fianco di Billups, pare sulla via di un ruolo ancora più defilato e non sarebbe azzardato scommettere su una trade che lo riguardi prima del 23 febbraio.

A proposito di Arrojo e di Milicic, va spesa una parola. I due erano finiti in fondo alla panchina di coach Brown, accusato di avere un'allergia conclamata ai giovani e di aver ostacolato la trade in entrata del buon Carlos e la scelta del talento (?) serbo.

Addirittura voci di corridoio asserivano all'epoca che coach Carlisle, prima di andarsene, avesse insistentemente sconsigliato Dumars dallo scegliere Milicic. Ma come si fa? Potendo scegliere con la 2 e partito Lebron verso i Cavs, chi avrebbe mai pensato di scegliere il nostro quando a disposizione c'erano fior di talenti, da Carmelo, a Wade e Bosh per citare i principali ; ma anche i migliori hanno i loro scheletri nell'armadio e l'ex Bad Boy ha Darko, che ci volete fare?

Ora se contate che nelle poche apparizioni il giovane serbo è apparso sempre svogliato e irritante, mentre Arrojo è capace di segnare come una stella Nba ma perdere palloni come il più inesperto tredicenne, tanto sotto coach Saunders che, prima, con coach Brown ; se aggiungete che coach Brown lo spazio ai giovani (però di spessore ben diverso) lo sta riservando a New York, voi come la vedete la situazione?

32-5.
Non è la data di scadenza di una confezione alimentare, ma il record vinte-perse di Detroit in questo primo scorcio di stagione; non basta, ha umiliato per due volte i campioni e messo in chiaro le cose ad Est con Miami, Indiana e le altre pretendenti, perdendo solo a Dallas dopo una striscia vincente di 8 partite e poi a Washington e con Cleveland.

Neanche una striscia negativa, non si fermano davanti a nulla, a meno che non abbia l'aria di un mormone dello Utah; appunto i Jazz infatti, forse più accidentalmente che altro, sono divenuti l'autentica bestia nera di quest'anno per Detroit, essendo stati capaci di vincere anche al Palace oltre che in casa propria.

Proprio l'inesorabilità  e la continuità  di questa marcia lasciano presagire un cammino da record, che alcuni paragonano al 72-10 dei Bulls di Jordan, come anche paragonano questa squadra alle più grandi di sempre.

Andiamoci piano, ragazzi ! Intanto qualche momento duro si potrà  verificare nelle rimanenti 47 gare di qui ai playoffs, e andrà  superato. Probabilmente questo è e sarà  l'anno dei Pistons, ma è improbabile che la marcia continui così spedita fino ai playoffs ; ad Est però non sembra ci sia una squadra in grado di impensierire gli uomini di Saunders .

Non Miami, ancora alla ricerca del giusto amalgama tra le tante sue stelle, vere o presunte tali, specie dopo l'insediamento di Riley sulla panchina che fu di Stan Van Gundy, e soprattutto della continuità  che si addice a una squadra vincente.
Neppure Indiana o New Jersey, che si dibattono ancora tra problemi di identità , ora leoni ora gazzelle, alla mercè di squadre anche modeste.

Solo Cleveland sembra, grazie alla sua stella Lebron James, in grado almeno di impensierire i Pistons, peraltro in grado di sviluppare, specialmente in ambito playoffs, un potenziale difensivo che i Cavs non si sognano neppure né sono in grado di controbattere, troppo carenti di talento e legati alle iniziative di LBJ, l'unica vera superstar che hanno.

Non scherziamo, quindi ; per il titolo di Conference non si comincia neppure a discutere e tutto sta a vedere chi ad Ovest sarà  l'avversario designato.
Dallas, i Clippers, i Suns e i soliti Spurs sembrano i contendenti più accreditati ma non si escludono sorprese (magari proprio la Los Angeles gialloviola, chi lo sa").

Tra questi teams, pur non potendo realizzare un pronostico certo (ricordiamo che Phoenix gioca ancora senza Stoudemire) la più accreditata pare ancora una volta la franchigia di San Antonio, più completa, versatile, potente nei suoi esterni, anche se ancora un po' deboluccia in vernice, soprattutto nella fase difensiva, quando occorre fermare i due Wallace.

Gli Spurs sono stati massacrati da Detroit già  due volte quest'anno ma nei playoffs sarà  tutta un'altra storia. Conteranno soprattutto le motivazioni delle due squadre e probabilmente anche questo fattore favorirà  i Pistons, che agognano una rivincita e sembrano il classico esempio di squadra "in missione".

Se sarà  così, tra qualche tempo ci sarà  da divertirsi dalle parti del Palace di Auburn Hills perché la squadra di Saunders mai come quest'anno è in versione NEED FOR SPEED.

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