Il basket, potere globale

Stern, sei ridicolo…adesso nella NBA non ci si può vestire più come Hot Sauce ? Iverson, non mollare, fallo per noi.

"They're playin' basketball, we love that basketball – they're playin' basketball, we love that basketball".

A cantare queste parole di giubilo era Kurtis Blow. L'anno il 1984. Il rapper cantava allegramente del suo sport preferito, il basket, e dei suoi eroi. Dr. J, Moses Malone, Tiny, Earl The Pearl, Wilt, Big O, Jerry West, Magic, Bird, Bernard King, Kareem, Clyde, Rick Barry, Pistol Pete, Isiah, Iceman, Dantley, Wilkins, Ralph Sampson, Bill Russell, Darryl Dawkins e Willis Reed.

Altri tempi. Mai altro uomo sarebbe arrivato al godimento troppo presto come Kurtis. A letto si chiamerebbe eiaculazione precoce, nel meraviglioso mondo nel quale il basket seduce l'hip hop e viceversa l'orgasmo sfiorato può avere il nome di Michael Jordan.

Giugno 1984. Chicago sceglie al draft col numero 3 (!!) la guardia da UNC Michael Jordan. Il vinile sta già  uscendo dalle catene di montaggio, sta già  raggiungendo le case degli americani"il disco ha cominciato a suonare"here comes Michael"slam dunk !

E Kurtis non cantò Michael per un amen, signori, proprio Kurtis, no, che nelle sue intenzioni voleva rendere la gloria al basket, alla sua storia e a chi lo aveva fin lì divertito.

Sorprese della vita, questioni di attimi, piccoli istanti come briciole di una pagnotta gigante che la tua fame travolgente non può inghiottire e allora guardi Michael volare in contropiede, si alza, schiaccia con una mano all'indietro, poi ritorna in difesa ma se lo vedi bene in volto sorride, è felice.

Michael Jordan è stato il più grande giocatore della storia della NBA, probabilmente di tutti gli sport in ogni epoca. Anzi, non ne ho dubbi. Ma è stato il più grande giocatore della storia del basket ? Sì amici, non prendetemi per stupido, ripeto, è stato il più grande del basket ? Della NBA direi di sì ma del gioco del basket ?

Ecco, è qui che volevo portarvi. Pensateci, adesso, nel 2005, nella nostra società  globalizzata. Il basket è un potere globale, come McDonald's, la fame, il terrore, la TV, la stupidità , Internet, la Coca Cola e la mediocrità  della ragione .Globale perché il basket è in ogni angolo del mondo e ovunque viene giocato, guardato, amato.

Ma non è questo il punto. Il basket è globale perché ha tante espressioni, tanti way of life di una stessa precisa identità , di un'unica grande passione, il gioco del basket appunto. E quali sono queste espressioni ? Ecco, solo il basket può vantare di essere giocato per strada, ma in modo vero, autentico.

Si gioca a basket dappertutto, sul cemento dei playground, in giardino, in cameretta col gomitolo dei tuoi calzini che spari da tre dietro il letto verso un mini canestro incastrato nell'armadio. Oh, se per questo è vero anche per il calcio, alzo le mani.

A Napoli ci sono diverse vie che si chiamano Pallonetto e addirittura un intero quartiere, il leggendario Pallonetto a Santa Lucia. La passione per il calcio qui si è fatta cemento, strade, palazzi, e i bambini continuano a "jucà  miezz a 'na via appriess' a nu pallone".

Guardate la foto in alto a destra. Lo riconoscete ? Sì, certo, è Hot Sauce. E' questo il basket potere globale. Questo ragazzo con il cappellino ribelle non ha mai giocato un minuto nella NBA, ma è famoso lo stesso. In tutto il mondo. E' il più elettrico eroe dello streetball odierno, il baller dei mille tricks e moves reso leggendario dai mixtape della And1.

E non ha mai giocato un singolo minuto nella NBA. Ora, in quale altro sport si è diventati famosi, anzi, adorati, dai ragazzini prima d'America poi del mondo intero senza aver mai fatto parte della Lega ? Nel basket è semplicemente diverso. Lo streetball è un'espressione del gioco ma non serve andare nella NBA per farsi un nome.

Lo streetball e la NBA sono due mondi diversi e ognuno ha le proprie regole, le proprie abitudini, i propri eroi. Ma streetball e NBA sono espressioni di un antico grande amore, way of life dell'istinto, il basket. Lo sguardo antico si risveglia ogni mattina.

Il basket è lo sport dinamico per eccellenza. Ha una lega professionistica (NBA) - la ABA negli anni '70 fu sua divertente rivale – e diverse leghe semi -professionistiche (CBA, USBL, l'odierna ABA, la NBDL gestita de Stern e altre a livello locale),

Poi c'è il circuito scolastico. Innanzitutto il college (NCAA, NAIA, JUCO) e anche qui altre regole, altre abitudini, altri eroi. Nella finalissima NCAA del 1987 Keith Smart segnò il jump shot del sorpasso e del titolo di campioni per gli Hoosiers di Indiana con 5 secondi sul cronometro. Era il nome sulla bocca di tutti, il personaggio da copertina.

Smart giocherà  nella sua carriera due partite di NBA con gli Spurs. Due partite in una vita. Altre regole, altre abitudini, altri eroi.

Ognuno ha il suo Michael Jordan quindi. Scendendo dal college al livello immediatamente inferiore, l'high school, nessuno ha catturato tanta attenzione nei licei più di Lebron James. E' lui The King.

Michael Jordan, ecco la risposta, è stato solo il miglior giocatore della storia della NBA. Dici poco, certo" Ma sul cemento comanda Earl Manigualt, The Goat in Harlem, oggi Hot Sauce è la versione elettrica dell'elegante Skip to my Lou, Helicopter è il Vince Carter dell'asfalto, J Williams di Miami sfigurerebbe in prodezze con la palla con il ragazzino bianco che si fa chiamare The Professor.

Se si facesse un film sulle storie della CBA (Federico Buffa docet) venderebbe come Hoosiers, pellicola leggendaria che racconta solo una storia di high school. Dico, di un liceo, parliamo di ragazzi diciottenni che hanno partecipato ad una favola. Solo nel basket. Eppure non ci sono miliardari, non c'è Kobe, Tmac, non ci sono i professionisti. Only in basketball, one more time. Hollaback.

Un altro mondo si chiama Harlem Globetrotters. Oggi fanno spettacolo fine a se stesso, prima delle guerra erano la squadra migliore d'America, poi divennero semplicemente gli ambasciatori del basket (e della fratellanza) in tutto il mondo.

Nel 1951 giocarono allo stadio Olimpico di Berlino davanti a 75000 spettatori ma prima della gara atterrò sul campo un elicottero e ne uscì fuori Jesse Owens. Tanti saluti al razzismo nel cuore della Germania. Qui comanda il profondo Sud, quello colpito da Katrina. Ad Harlem e Bed Syuy si va con Jay Z e Biggie, qui si preferiscono invece B.B. King, Ray Charles e il jazz suadente di Sweet Georgia Brown, l'inno della squadra.

Altre regole, altre abitudini, altri eroi. Come Marques Haynes in palleggio strisciando per terra, Goose Tatum, Michael "Wild Thing" Wilson che nel 2000 schiaccia ad un canestro posto all'altezza di 12 piedi. Ancora, mettete tutto in un DVD e contate i soldi. La NBA, dov'è la NBA ?

Altro totalitarismo, altro giro di chiave alla porta già  chiusa del Novecento. Alla caduta degli Stati Uniti contro i comunisti dell'URSS (che pure nel basket erano la seconda potenza) ai Giochi di Seul '88 si decise di vestire con canotta e scarpette un sogno. Riunire i migliore giocatori nella NBA in una sola squadra.

Un sogno allora, anzi, tanti sogni, che come nella nostra vita quotidiana sono lontani anni luce dal campo. Uno qualsiasi, che li possa mettere insieme perché noi possiamo viverli. Ma nel 1992 il mondo era desto : Magic, Bird e Michael e poi ancora Stockton, Malone, Barkley, Drexler, Ewing, Pippen, Robinson, Laettner e Mullin.

Il basket è proprio lo sport globale, l'unico. Il miglior giocatore di sempre e la miglior squadra di sempre. MJ and The Dream Team. E il basket, come ogni potere globale, esige che la sua identità  specifica, ovvero il suo istinto, uno nelle molteplici espressioni, venga riconosciuto e venerato. Il rischio è infatti quello di considerare, qui il basket, qualcosa di indefinito.

Ebbene, io penso che l'istinto del basket non sia l'NBA, giammai. L'istinto del basket è il ragazzo che gioca al playground, è The Goat, Skip to my Lou, Hot Sauce, un basket dove l'unica regola è il bello, la ricerca dell'unico, l'improvvisazione che viaggia libera sulle ali della passione. Questa grande passione.

Ma questo è uno stile di vita, non è solo basket. E' uno stile di vita evitare le tattiche, i razionalismi, la difesa a zona, il 4-4-2, il pensiero che un giocatore deve avere
di eseguire uno schema".ma quale schema ??? Gioca e divertiti, e scusate se esagero, ma Iverson non ha torto quando dice che non ha bisogno di allenarsi.

Perché, uno come lui ha bisogno di allenarsi ? Ma mi "faccino il piacere" diceva Totò. Lui ci mette il cuore in campo, dall'inizio alla fine, è uno dei pochi che gioca per passione, per vincere ma lottando, cercando la penetrazione sempre anche quando sa che Shaq in mezzo all'area può rovinargli una costola. Questo è il bello del basket e della vita.

Si gioca a basket sempre, il suo All Star Game è di gran lunga il più bello di tutti gli sport, soprattutto per la gara delle schiacciate. Il basket è soprattutto spettacolo, armonia di atletismo e tecnica, il tiro di Bird e i passaggi no look di Magic, le invenzioni di Maravich e la difesa di Artest, la sapienza di Stockton e la follia di J Williams and on and on"

Non vi capiterà  in un altro sport di vedere accanto un bambino di 1 metro e 60 (Earl Boykins) ad un gigante di 2 e 30 (Yao Ming).

Ecco, se questo gioco non è l'espressione della vita, e se la vita non è una altalena di alti e bassi, se in questo altalenare non rinunciamo mai al nostro istinto che ci da il principio del nostro essere e se questo istinto non è il bello, l'unico e l'improvvisazione di un crossover di Allen Iverson, beh, che dire, avete torto.

Io non ho ragione, gioco. E guardo gli Harlem Globetrotters, i Knicks, la CBA, i Tar Heels, Oak Hill Academy, il Dream Team e Hot Sauce.

Perché tutti, ma proprio tutti"

"."They're playin' basketball, we love that basketball – they're playin' basketball, we love that basketball".

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *