Lakers: processi e speranze

E' lui! Arnold è tornato e occuperà  il posto di Shaq! Se non è giustizia questa….

Una squadra senza futuro, Senza testa, senza attributi, senza gioco o ancora La peggior pallacanestro della lega"sono davvero tanti i titoli negativi raccolti quest'anno dai Lakers.

Una stagione disgraziata, in sostanza una scommessa persa dalla dirigenza che per bocca dello stesso Dr. Jerry Buss ha più volte ricordato come molte delle aspettative legale a questo 2004/05 fossero legate a fattori poi puntualmente non verificatisi.

I tanti infortuni, la malattia (vera, presunta, organizzata?) di coach Rudy T, le incomprensioni di spogliatoio fra Kobe Bryant e il resto dell'universo, il pessimo utilizzo di Lamar Odom.

Certo. Si tratta di frasi circostanza già  trite e ritrite, discorsi sentiti puntualmente ad ogni fine di stagione dai dirigenti di tutte le squadre professionistiche (e ci limitiamo a parlare di NBA), ma che poco hanno da aggiungere ad un progetto che per la felicità  di un ex capitano della squadra, ha veramente fatto toccare il fondo alla franchigia più ricca della lega.

Il tempo dei processi però è svanito già  da qualche settimana.

Gli Spurs hanno meritatamente vinto il loro terzo anello di Campioni del Mondo, il tanto temuto lock out sembra essere stato scongiurato dall'azione di David Stern e così senza neppure il tempo di pensare troppo a tutto quanto è andato storto, la pagine della vecchia stagione è stata girata e ci si è ritrovati nel turbine del draft.

I Lakers hanno già  ottenuto da questo inizio di estate una dote importante.

Ormai lo sanno anche i sassi, alla guida del carrozzone è tornato il Coach Zen, il buon Phil Jackson e questo solo fatto sembra avere portato un'euforia non certo da team perdente, nell'ambiente di L.A.

Il rinnovo della franchigia si sta affrontando con uno spirito diverso.

Lo si può intuire dai titoli di giornale. Fino a pochi giorni fa, l'argomento più amato dai mass media era la scarsità  di fondi per impostare una campagna di rinnovo seria, ora non sembra essere più così.

Lungi dall'aver trovato il modo di pagare due dollari i giocatori già  a roster, i Lakers appaiono una squadra dagli orizzonti più aperti vista la presenza del materasso Jackson, il coach capace di far rendere al meglio anche squadre date per defunte.

Sarà  così?

Realisticamente i Lakers dovranno operare al meglio con il materiale umano a disposizione, dimenticando le sessioni di basket 1 contro 5 e sfruttando le potenzialità  di Lamar Odom e dei comprimari, con un Kobe che dopo l'annata di licenza dalle responsabilità  vere, dovrà  dimostrare la differenza che passa fra un giocatore da statistica ed il capitano di una franchigia potenzialmente da titolo.

Per reperire poi il personale da mettere a disposizione di Jackson, si guarda al draft e alla free agency con qualche scambio possibile, ma solo a livello comprimari.

Il draft i suoi verdetti li ha espressi.

Tanto per non abbandonare il ruolo di squadra da chiacchierare, le scelte effettuate dal Gm Kupchak non sono state esattamente quelle attese.

La più bassa scelta da 10 anni a questa parte per i giallo viola è stata spesa per"Gary Coleman? No, seriamente il più giovane prospetto entrato fra i Pro di quest'anno non è l'ex protagonista della serie "Arnold".

Nonostante la sconcertante somiglianza di viso, il nuovo centro dei Lakers è un 17enne alto 7 piedi, dalla stazza che quindi ricorda da vicino un certo ex ora stante in Florida, dai piedi veloci e le mani morbide che risponde al nome di Andrew Bynum.

Una sorpresa certamente quella del nativo di Plainsboro, New Jersey.

Questo ragazzo infatti viene da una stagione da 22 punti, 16 rimbalzi e 5 stoppate per sera nel suo ultimo anno da High Scooler, ma fino a sei mesi or sono sembrava semplicemente avviato alla frequenza presso l'Università  del Connecticut.

Poi, dopo il McDonald's High School All-American Game ed alcuni work out, sembra che la dirigenza californiana abbia visto in lui il nuovo futuro dominatore delle aree pitturate e gli abbia promesso una chiamata.

Le reazioni sono discordanti: di impatto immediato, anche per la cura Jackson che certamente non mancherà  di farsi sentire, sarà  difficile averne, ma questa scelta potrebbe preludere al taglio di Brian Grant (o ritiro del suddetto) e al rinnovo di Vlade Divac che potrebbe sostenere al meglio il ruolo di guida, di secondo coach per il nuovo arrivato.

Meno incerta la seconda scelta.

Il lavoro migliore fatto dalla dirigenza sembra essere stato quello di pescare la stella di Gonzaga, Ronny Turiaf.

Per questo atleta classe 1983, cittadino francese e nativo della Martinica, i pareri sono certamente più concordi: si tratta di un giocatore vero, solido, dal possibile impatto immediato.

Se la fisionomica non è un opinione. Basta guardare le suo fotografie. Il giocatore Nominato nel 2004/05, West Coast Conference Player of Year, è un duro, un ala grande tostissima, dall'istinto per il rimbalzo estremamente sviluppato, che potrebbe levare parecchie castagne dal fuoco a Lamar Odom e permettergli di giocare maggiormente libero oppure sostituirlo nei momenti di riposo come pedina in post basso.

Questo potrebbe anche consentire ai Lakers un sacrificio in vista del mercato degli scambi e quindi il lusso di lasciar andare Devean George o Caron Butler.

La terza scelta poi è stata la ciliegina sulla torta.

In quale mock draft si è mai sentito il nome di Von Vafer?

Certamente l'arte del pronostico non è così esatta, ma il nome di Vakeaton Quamar Wafer era preceduto nella fila dei papabili ad indossare la maglia da allenamento degli angelini, perfino dal nostro Andrea Mancinelli.

Eppure, il prospetto da Florida State, a guardare adesso i suoi numeri, non sembra poi così male: in sole due stagioni, si è imposto come l'undicesimo miglior tiratore da 3 della Florida, dodicesimo per percentuale dall'arco.

Discreto difensore e velocissimo realizzatore, questa guardia pura si trova davanti a due destini: essere un nuovo Kareem Rush, ovvero un giocatore come tanti da dimenticare o un nuovo Derek Fisher e allora la storia sarebbe diversa.

Ad oggi il pronostico sembra essere più per la prima ipotesi, ma voci di corridoio danno per alte le sue possibilità  di fare la squadra (molto dipenderà  dalla Summer League di Long Beach) e poi con il coach zen sul pino, nulla sembra essere impossibile.

Il resto del roster è quanto di più ipotetico vi sia ad oggi sotto il sole del Golden State, anche più del piano di risanamento ambientale voluto dal Governator.

Andando per ordine, sembrano essere la cabina di regia e il front court i settori maggiormente indiziati d'innesto.

Fermo restando che non sono molti i danari spendibili, gli oggetti del desiderio sembrano essere Antonio Daniels di Seattle e Donyell Marshall di Toronto mentre per quanto riguarda il reparto ali, il numero e la qualità  (?) degli uomini a roster consiglierebbe prima di tutto lo sfoltimento delle fila.

Come già  detto, la Summer League sarà  in questo caso il primo banco di prova importante per coloro che vorranno continuare a vestire i colori della squadra che attualmente più manca nel gota della lega.

Infine ci sono i sogni impossibili.

Giocatori che per un verso o per l'altro qualcuno ha già  visto in maglia Lakers, anche senza una coerenza precisa dal punto di vista tecnico o di bilancio.

Allora è facile sbizzarrirsi: Peja Stojakovic, Carlos Boozer, Theo Ratliff, Jay Williams, addirittura Yao Ming! Azzardarsi a dire impossibile no, tutto è possibile a questo mondo, ma tanto, tanto, tanto, difficile".

Alla prossima"

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