Lockout NBA: scampato pericolo

Anche dopo questo importante accordo l'uomo solo al comando rimane sempre il commissioner David Stern

Nella settimana in cui i San Antonio Spurs si sono laureati campioni del mondo in una delle serie più eccitanti ed equilibrate degli ultimi anni, un'altra partita altrettanto rilevante si stava giocando: quella tra l'NBA capitanata da Mr. David Stern e l'associazione giocatori rappresentata da Billy Knight .

Oggetto del contendere era il rinnovo dell'accordo tra le due parti, in scadenza il 30 giugno prossimo, senza il quale si sarebbe giunti alla "serrata" (lockout) ovvero alla rottura delle trattative e al rischio altissimo di veder ritardare, o addirittura come successo nella NHL quest'anno non vedere proprio partire, l'inizio della stagione Nba 2006.

Questo rischio la National Basketball Association non lo correrà  perché pochi giorni fa l'accordo, della durata di 6 anni, è stato raggiunto e verrà  ufficializzato nei primi giorni del mese di luglio.

Il nuovo contratto firmato prevede diverse interessanti novità  che qui sotto andremo ad elencare:

– l'età  minima per giocare nella Nba è stata alzata da 18 a 19 anni, ciò significa che un giocatore (high schooler o europeo) per essere eleggibile al draft dovrà  aver compiuto 19 anni entro la sera prima del draft stesso. Si tratta di una decisione sconvolgente poiché l'Nba è la prima lega statunitense a mettere in vigore delle limitazioni d'età  per poter giocare in un campionato professionistico. Con questa regola Lebron James e Kobe Bryant, ad esempio, non avrebbero potuto entrare nel draft (rispettivamente del 2003 e del 1996) perché non ancora diciannovenni.

– La durata dei contratti passa da 7 a 6 anni in caso di rinnovo con la medesima franchigia e da 6 a 5 anni per coloro che firmano un accordo con un'altra squadra.

– Gli incrementi massimi degli stipendi dei giocatori diminuiscono passando: dal 12.5% al 10% per coloro che rinnovano il contratto con lo stesso team e dal 10% all'8% per coloro che firmano un accordo con un'altra franchigia.

– Il tetto salariale delle franchigie (salary cap) sale dagli attuali 43.8 milioni di dollari ai 47 - 50 milioni a partire dal prossimo campionato (si tratta di un incremento del 3%, dal 48% al 51%).

– I contratti garantiti per le matricole scendono da 3 a 2 anni di durata ciò potrebbe portare ad una notevole riduzione di giovani prospetti europei nel draft poiché costoro avrebbero meno possibilità  a pagare l'ingente liberatoria (il buyout) prevista dalle squadre europee.

– Non è stata posta una "super luxury tax" che avrebbe ulteriormente penalizzato le squadre che sforano il tetto salariale.

Questo accordo oltre a far tirare un sospiro di sollievo tutti gli appassionati della lega cestistica per antonomasia toglie da un incubo i rappresentanti della NBA che non dovranno attraversare lunghi mesi di accese trattative con la comprensiva perdita di ingenti ricavi.

Se da questo accordo, inoltre, si vuole trovare un vincitore questo non può non essere che David Stern il commissioner NBA. E' stato costui, infatti, a proporre il limite d'età , la riduzione della durata dei contratti a rookie e giocatori e la riduzione dell'incremento dei contratti degli stessi e tutto ciò che ha preteso ha ottenuto con discreta facilità .

Ciò dimostra una volta di più che nonostante un anno travagliato (iniziato con la delusione team USA ad Atene e continuato con "Da Brawl" e le polemiche per le maxi squalifiche, contro Artest, O'Neal e Jackson) il timoniere unico e incontrastato del transatlantico NBA è sempre Mr. Stern.

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