(Un)official second round

Alex Acker, uno dei tanti “disperati”

Non perdiamo il nostro tempo in sterili chiacchere, vediamo subito quali saranno i disperati che verranno chiamati dalla 31 in avanti, quando le platee cominceranno a svuotarsi, e tutti saranno già  nella stanza accanto, ad ascoltare cosa diranno i Marvin Williams, gli Andrew Bogut circa la loro scelta d'elite. Qua non parliamo di pedigree, ma siamo certi che sul board di questo secondo giro 2005, rimarranno impressi dei nomi che non saranno più trascurabili come possono apparire in questa sede, in questo frangente.

31. Atlanta Hawks- David Lee
Le ultime strategie degli Hawks sono state all'insegna dello smantellamento, per accaparrarsi il maggior numero possibile di talenti e ripartire verso orizzonti di playoff. David Lee è una delle tanti ali forti di buon talento presenti in questo draft che notoriamente non ha punte d'eccellenza alla LeBron James, ma offre una profondità  tale per cui anche al secondo giro sarà  possibile spuntare l'affarone, lo steal, come lo chiamano di là . Lee è un atleta stratosferico, dotato di un'elevazione davvero incredibile. Con Josh Smith potrebbe formare una coppia di ali in grado di stare sempre in area. Nell'ultimo anno a Florida, Lee ha dimostrato buoni progressi tattici, anche se non è sicuramente un giocatore che si farà  notare principalmente per la propria intelligenza cestistica.

32. LA Clippers- Salim Stoudamire
Il cuginetto di Damon potrebbe essere lo specialista al tiro che manca alla seconda squadra dello Staples Center. Una pedina venuta meno con la partenza di The Q e del suo predecessore Erik Piatkoswki, leggendario spadellatore dal nome polacco noto per la propria riluttanza ad effettuare le pratiche di igiene che seguono l'attività  sportiva insieme ai giocatori di colore. Aneddoti andrologici a parte, Stoudamire è un tiratore vero, non uno che tira tanto e a vanvera, e l'ha dimostrato quest'anno, quando ha chiaramente fatto capire di poter ribaltare le sorti di una partita con le sue bombe.

33. New Orleans- Ryan Gomes
Questa eclettica ala da Providence, bollata dal marchio di qualità  “undersized” è il classico giocatore che potrebbe sfruttare la crisi di identità  degli Hornets per mettersi davvero in mostra. A livello Ncaa si è dimostrato in grado di fare la squadra da solo, facendo pentole, coperchi, primi, secondi e dessert. Al piano di sopra, i dollari che girano potrebbero sgravarlo dall'ingrata pratica del lavaggio delle stoviglie.

34. Utah- Luther Head
Luther Head è un giocatore chiave, per aprire la porta dei playoffs a questi Jazz che dopo le belle speranze svanite con Arroyo, si sono ritrovati privi di un regista in grado di ridare loro una vera identità . Head non è un playmaker, è un giocatore che sa fare praticamente di tutto. Sa giocare a basket. Una buona premessa, per chi avrà  voglia di sudare con un sergente come Sloan, che in lui saprà  benissimo di non avere un nuovo John Stockton, ma una pedina importante da usare probabilmente dalla panchina come jolly per il backcourt.

35. Portland-Mickael Gelabale
Una scelta, una volta tanto, intelligente per la panchina dei Blazers potrebbe essere costituita da questo francese attualmente in forza alle merengues. Vanta già  una buona esperienza a livello internazionale, dove non si è messo granchè in evidenza con cifre da capogiro, essendo in sostanza un buon giocatore di complemento, in grado di fare il collante. Se l'esperimento andasse a buon fine, Portland potrebbe continuare con Mickael sbarazzandosi di uno tra Miles o Patterson, due elementi di cui tutto si può dire, tranne che siano totalmente a posto di cervello. Inoltre, Gelabale a livello atletico, prende la paga davvero da pochi.

36. Milwaukee- Tiras Wade
In tempi in cui si va a caccia del talento esotico, aprendo gli occhi e guardandosi attorno, si potrebbe tranquillamente capire che persino dalle parti di Los Angeles circolano dei giocatori interessanti. Guardia di due metri, in grado di viaggiare sui venti di media a Lafayette, potrebbe essere il backup ideale per Michael Redd, giocatore che tra l'altro i Bucks scelsero sulla base di presupposti simili ragionando con Ray Allen. Wade è un giocatore che sa fare tutto abbastanza bene, e soprattutto, sa fare canestro con confortante costanza.

37. LA Lakers- Matt Walsh
Cosa se ne facciano di tutte queste scelte i Lakers, lo sanno solo loro. Di sicuro, sulla quantità , hanno più probabilità  di azzeccarne qualcuna. Perchè Matt Walsh potrebbe essere una scelta da Lakers? Semplice, è un vip. Beh, si, è anche un giocatore interessante, abbastanza completo nonostante non sia un fulmine di guerra, dotato di un buon tiro sia dalla lunga che soprattutto dalla media, dote rara al giorno d'oggi, ma tutto questo conta ben poco. Ciò che conta davvero, è che i Lakers un figlio di papà  già  visto in compagnia di playmate e star assortite non possono lasciarselo sfuggire, perchè il jetset a L.A. è tutto. Lì devi essere un vero figaccione, e Matt Walsh lo è. Che coppia con Luke Walton!

38. Orlando- Jason Maxiell
Umile lavoratore nella vigna di Coach Huggins, questo reduce dei Bearcats porta grinta ed intensità  tipiche dell'avanzo di galera passato da Cincinnati. La fedina penale comunque ce l'ha abbastanza pulita, ma non si senta per nulla tranquillo chi se lo ritrova davanti. Questo è un vero guerriero. Al college faceva quasi stabilmente il centro, pur essendo una spanna sotto i due metri. Il trucco sta nella lunghezza delle sue leve, che lo rendono cestisticamente ben più alto della sua statura, e in un mix di forza fisica e grinta con pochi eguali. I Magic latitano proprio sotto questi aspetti, per cui possono permettersi ampiamente il lusso di buttar via questa scelta per rischiare su Maxiell.

39. LA Lakers- Will Conroy
Messo a posto il contenuto mondano dell'entourage, che ancora sente drammaticamente il vuoto lasciato da Rick Fox, Mr. Buss, magari andando, ed è di solito buona cosa, contro la volontà  del proprio GM, potrebbe assicurarsi i servigi di questo playmaker che non farà  probabilmente mai titoloni sui giornali, ma che nel frattempo nel proprio palmares ha già  scritto il record di miglior assistman della Pac-10. Play ordinato, intenso in difesa, questo Senior da Washington potrebbe a sorpresa diventare una sorta di nuovo Derek Fisher.

40. Golden State- Linas Kleiza
Il lituano di Mizzou è un giocatore che sa fare tutto senza eccellere, almeno per ora, in niente. In due stagioni insieme a coach Snyder ha saputo farsi apprezzare a sufficienza dagli scout e provare il gran salto. I Warriors potrebbero anche svegliarsi una mattina con una rivelazione mistica che suggerisce loro che anzichè dare contratti morattiani a giocatori qualsiasi come Fisher e Foyle, possono garantirsi pari manovalanza non specializzata con un dispendio d'ordinanza scegliendoli con un minimo di accuratezza in qualsiasi punto del draft.

41. Toronto- Jawad Williams
E' il meno celebre dei Tar Heels in giro, ma è pur sempre uno che esce dal college con il nobile marchio di Chapel Hill, da sempre garanzia di un certo successo tra i pro. Jawad non ha un talento di quelli che nascono una volta ogni cinquant'anni, possiamo dire che è un po' un giocatore qualunque sotto quest'aspetto. Tuttavia, la sua serietà  è dimostrata dagli enormi progressi fatti in questi anni sia dal punto di vista fisico che tecnico. Se i Raptors lo prendono, si garantiscono un giocatore che il campo lo sa tenere per davvero. Vi pare poco?

42. Golden State- Alex Acker
Snobbato praticamente da tutti, questo junior da Pepperdine potrebbe essere una delle sorprese assolute. Ha doti fisiche interessanti ed una stazza prelibata per il ruolo di playmaker. Sa fare tutto. Ok, non eccelle in nulla, ma se riesce a trovare la giusta dimensione nella Nba, può fare ottime cose. Serve qualcuno che abbia il coraggio di dargli fiducia. Ai Warriors potrebbe averla sfruttando i continui infortuni che vedono protagonista Baron Davis. Ve lo ricordate Rampulla, celebre portiere di riserva della Juve che si rendeva protagonista a causa dei ripetuti acciacchi di Angelo Peruzzi? Ecco, per rendere l'idea, qualcosa del genere.

43. New Jersey – Angelo Gigli
Rod Thorn ha dimostrato di apprezzare parecchio gli international. Dopo le buone prospettive riposte e risposte in Nenad Krstic, forse l'unica nota positiva nei disgraziati playoff dei Nets, il GM dei venturi traslocatori al di là  dell'Hudson, potrebbe optare su un ragazzo fisicamente ancora da costruire, ma dotato dei fondamentali e di quella maturità  tattica che contraddistinguono la vera differenza tra il giovane europeo tipo ed il giovane americano tipo. Se al primo giro i Nets sono andati con uno tra May o Simien, ed a questo punto si vedono regalare anche Gigli, i loro tifosi possono riporre concrete speranze in un pronto rilancio di una frontline svanita nel nulla dopo la cessione di Kenyon Martin.

44. Orlando – Ronnie Turiaf
Così in basso? Ma perchè, vi aspettavate qualcosa di più da questo francese? Probabilmente avete ragione voi, in tal caso, perchè Ronnie ha la statura e il curriculum collegiale per aspirare ad una chiamata un po' più precoce. Se arriva fin qua i Magic gli diano pure un'occhiata, perchè il francese dalle mille smorfie potrebbe consolidare una frontline di tutto rispetto, che vedrà  in D12 una delle star della prossima Nba.

45. Philadelphia- Kennedy Winston
Perchè questa big guard da Alabama ai Sixers? Inanzitutto sarà  dura che lo possano prendere in considerazione, vista la probabilità  che venga scelto più in alto. Se fosse ancora libero, potrebbe portare un contributo alla causa che renderebbe pensionabile l'operato di Aaron McKie. Non è un difensore, ma ha il phisique-du-role per poterlo diventare. Ci pare, in tutta franchezza, uno scorer sin da subito meno monodimensionale di Kyle Korver e se Willie Green non diventerà  il fenomeno che nella città  dell'amore fraterno si dice che sia, per Kennedy le prospettive potrebbero farsi interessanti.

46. Indiana- Taylor Coppenrath
Spedito Bender ai Lakers, i Pacers potrebbero garantirsi questo lungo tiratore che ha fatto impazzire l'america con i suoi amici di Vanderbilt, la vera cinderella dell'ultimo torneo Ncaa. Le sue doti sono compatibili con quelle di coach Carlisle? Ad occhio e croce diremmo di no, ma Rick ha dimostrato di saper inquadrare alla perfezione anche giocatori piuttosto atipici, nel contesto di quegli orologi svizzeri che sono le squadre che allena.

47. Minnesota- CJ Miles
Quando questo talento texano ha confermato la propria presenza al draft, i sostenitori dei Texas Longhorns potrebbero non aver avuto delle parole diciamo oxfordiane ad appendice di tale episodio. Con i suoi 195 cm di talento, Miles è tuttora piuttosto acerbo, ma ha fatto intuire un potenziale decisamente interessante. La scelta migliore per lui molto probabilmente sarebbe stata quella di farsi un giro da Nick Barnes e ripresentarsi con qualche credenziale in più. In ogni caso, per una scelta a questo punto del draft, è persin sprecato.

48. Seattle- Monta Ellis
Altro giro, altro high schooler. Altro giro, altro giocatore assolutamente non pronto per il salto in Nba. Se fosse andato a Mississippi State anzichè sfidare la sorte in questo modo, avrebbe avuto certamente più chance di successo. E' un playmaker naturale dal fisico decisamente interessante, con un talento che gli è valsa la convocazione ai McDonald's. Il suo palleggio è lungi dalla perfezione, pertanto se non farà  rapidamente dei progressi, rischia di uscire con le ossa rotte.

49. Washington- Moussa Badiane
Una scelta che aumenta il tonnellaggio dei Wizards sotto le plance. Non serve aggiungere altro. Questo senior da East Carolina, certamente più credibile come prospetto per l'Europa che non per la Nba, ha comunque una stazza calibrata sui sette piedi, cui una chance, a qualsiasi livello, va sempre data.

50. Boston- Mile Ilic
Questo ventenne bosniaco ha dalla sua 215 cm veri e doti atletiche interessanti per cui vale la pena spendere un pick. Se qualcuno è riuscito a spiegare ad Ainge che anzichè dare 42 milioni a Mark Blount, vedasi discorso Golden State, conviene avere pazienza e puntare, Krstic docet, anche su giocatori europei, i Celtics, Ilic o non Ilic, potrebbero sopperire ai disastri compiuti dal loro GM in sede di saturazione del pay-roll.

51. Utah- Erazem Lorbek
Fresco di scudetto in maglia Climamio, questo lungo sloveno ha un buon biglietto da visita da presentare al di là  dell'oceano. Le sue quotazioni anzichè crescere, sono andate calando di anno in anno. Avanzando con l'età , Lorbek non ha fatto i progressi sperati in termini di solidità . Non è tanto una questione fisica, quanto una questione di attitudine. Rimane un buon attaccante, su cui si può tranquillamente puntare, pur essendo consci del fatto che si tratta di un lungo piuttosto soft.

52. Denver- Stefano Mancinelli
E' compagno di Lorbek alla Fortitudo, nonchè una delle speranze più sincere del nostro basket. Non me ne vogliano i suoi fan, ma la personalissima impressione che nutro nei suoi riguardi, è legata al fatto che se un giocatore come lui si lascia dietro una qualsiasi buona ala grande di targa Ncaa, il basket a stelle e strisce deve davvero farsi un esame di coscienza. I pregi di Mancinelli sono indiscutibili. Grande atleta, ha applicazione difensiva in grado di fare la differenza almeno in Europa. Ha già  saputo distinguersi anche come rimbalzista ma offensivamente siamo ai livelli della tabula rasa. Davvero in casa propria gli americani non hanno di meglio?

53. Boston- Travis Diener
Torniamo all'amato Danny Ainge, uno di quei personaggi che sono la manna dal cielo per qualsiasi giornalista, visto che non ti farà  mai mancare gli argomenti su cui discutere. Dopo aver preso Gary Payton in modo da levare minuti alla prima scelta Delonte West, potrebbe essersi accorto che questi non è forse il playmaker del futuro, quindi potrebbe provare a cercarne uno migliore. In questo draft di registi ce ne sono tanti e Diener è un prospetto sicuramente interessante. Orfano di Dwyane Wade, ha continuato a produrre delle buone annate a Marquette, ed ora è pronto per diventare un play Nba. Titolare o riserva?

54. New York- Brandon Bass
Siamo al cospetto di un'ala granda undersized, per cui viene spontaneo pensare ad Isiah Thomas. Al primo giro potrebbe fare un'eccezione alla propria logica andando con Channing Frye, come pare pressochè certo, per cui come potrà  astenersi dallo sfruttare questo pick per un'altro cinghialone di due metri? Ironie knicksiane a parte, Bass è la dimostrazione che il discorso tecnico fatto con Mancinelli, deve assolutamente portare a serie riflessioni chi governa il basket statunitense.

55. Seattle- Jared Homan
L'ala grande dei Cyclones è un giocatore apparentemente dotato di scarso talento, ma dotato di una peculiarità  che non deve lasciare indifferenti. Partito praticamente dal saper correre e basta, nel suo quadriennio ad Iowa State ha messo su un repertorio tecnico più che dignitoso, con una conclusione dai cinque metri piuttosto affidabile. Chi punta sulla sua voglia di lavorare e fa una scala dei suoi progressi, potrebbe scoprire un giocatore davvero utile.

56. Detroit- Uros Slokar
Per far compagnia in allenamento a Darko Milicic, Joe Dumars potrebbe optare per lo sloveno della Snaidero Udine. In comune con il serbo scelto per far morire di crepacuore Larry Brown, che al suo posto sarebbe andato a prendersi in ginocchio Carmelo Anthony, Slokar ha caratteristiche che si basano su buoni fondamentali ancora da sviluppare ed abbinare con un fisico attualmente non adeguato agli standard Nba. Un prospetto, e come tale, toccherà  lavorarci su parecchio.

57. Phoenix- Stephen Graham
Questo tuttofare visto con i Cowboys alle Final Four, potrebbe essere l'eccezione che conferma la regola per i Suns, che hanno recentemente rinunciato a Quentin Richardson. Graham è una guardia poliedrica in grado di lavorare molto per la squadra, con un'applicazione difensiva che D'Antoni potrà  considerare poco rilevante, ma alla fine quando ti ritrovi contro il Manuel Ginobili della situazione, rimpiangi di non avere. Graham è il backup perfetto di Joe Johnson. Da prendere in considerazione.

58. Toronto- Rawle Marshall
Proviene da Oakland, è una guardia che sa attaccare il canestro come si faceva una volta, prima che si iniziasse a tirare praticamente solo da tre. E' il classico giocatore che può fare bene pur arrivando dal sommerso. Gli scout parlano bene di lui specie alla voce “sapersi creare un tiro da soli”.

59. Atlanta - Eddie Basden
Esterno di dubbio talento, ma di grande solidità . Queste caratteristiche potrebbero fare la fortuna di una big guard molto fisica, in grado di ritagliarsi uno spazio nel deserto che tuttora caratterizza il backcourt degli Hawks. In ogni caso, sarà  un giocatore utilissimo come sparring partner per una scelta quasi certamente giovanissima, quale Marvin Williams o Gerald Green.

60. Detroit- Nate Robinson
Non è esattamente il tipo di giocatore per cui Larry Brown non dorme la notte, ma questa trottola ha dimostrato di saperci fare eccome. Non supera il metro e settanta, ma la rapidità  e la propensione offensiva di questa guardia tascabilissima da Washington, potrebbe farci trovare l'anno prossimo un novello Earl Boykins, un giocatore in grado di entrare in partita e spezzare le gambe agli avversari nei finali di quarto.

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