Non è ancora finita

In gara 6 Sheed deve rispondere alle critiche-

Ancora una volta in questi playoffs i Pistons si ritrovano con le spalle al muro. Anche contro Miami, infatti, i campioni in carica si erano ritrovati sotto tre a due e sono riusciti a spuntarla. E, se è vero che la situazione e gli avversari erano completamente diversi, altrettanto vero è che Detroit ha già  dimostrato una volta (per non parlare della post season dell'anno scorso) di saper reagire nei momenti di difficoltà .

In questi due giorni tra gara 5 e gara 6, l'attenzione dei Pistons, ma soprattutto di tutti i fan e i giornalisti di Detroit, è stata rivolta a quell'incredibile overtime dove la squadra del Michigan sembrava avere la gara in mano. Praticamente tutti hanno ancora negli occhi quell'ultima, sciagurata azione e sis tanno ancora chiedendo per quale motivo il buon Rasheed Wallace, sopra di due a nove secondi dalla fine, abbia deciso di lasciare Robert Horry solo sulla linea da tre punti.

Mi scuserete ma a mio avviso in questa analisi post gara c'è veramente poco da parlare di tecnica e di tattica, perché quando una partita è così equilibrata e si decide negli ultimi secondi di un tempo supplementare, non ha molto senso stare qui a parlare degli aggiustamenti compiuti dai due coach ma, piuttosto, concentrare la nostra attenzione su quella che è attualmente la situazione della serie.

Gli Spurs sono infatti ad una partita dal titolo, hanno sbancato il Palace di Auburn Hills ed ora hanno la prosepttiva di poter giocare le ultime e decisve gare della serie sul campo amico. Detroit, dall'altro lato, non solo deve recuperare in fretta le energie mentali ma, più di tutto, deve convincersi di avere ancora una possibilità  di portare a casa il titolo e lasciarsi alle spalle il rimorso per una gara 5 buttata via in modo incredibile.

Coach Brown ha vissuto malissimo il post partita "Non ho dormito bene, non ho volato bene ma io posso sopprtare la situazione. Sono molto preoccupato per i miei giocatori, non voglio che loro si abbattano" ,ed ha dichiarato che a dargli speranza ci ha pensato un suo amico che "mi ha chiamato e ricordato dei Red Sox. Loro sono andati in quello stadio (lo Yankee Stadium), dovevano vincere due partite e non erano nemmeno i campionni in carica. Per questo sono fiducioso che i nostri ragazzi giocheranno al loro meglio".

Certo è che, Red Sox o no, la situazione è veramente grigia perché espugnare l'SBC Center è un impresa non da poco e, se consideriamo gli ultimi dieci viaggi dei Pistons a San Antonio, la squadra di Detroit non ha mai chiuso la partita con una vittoria, tanto che l'ultima doppiavù conquistata risale al 2 Aprile del 1997, quando una squadra allenata da Doug Collins espungò l'Alamodome per 99-92.

Da quella partita ne è passata veramente tanta di acqua sotto i ponti, e bisogna anche ricordare che, dal 1999 ad oggi, i Pisons sono 10-0 nei cosiddetti closeout games, le partite decisive per la vittoria o per eviatre l'eliminazione.

A Detroit non hanno assolutamente intenzione di mollare, ben sapendo che il titolo non è stato ancora asseganto anche perché, come ha detto Rasheed Wallace facendo riferimento al numero di vittorie necessario per il tiolo "Loro sono a quota tre, non a quattro". In poche parole, San Antonio non ha ancora vinto nulla e c'è da giurare che Detroit scenderà  in campo super carica.

Probabilmente sarà  fondamentale l'impatto inziale sulla partita del quintetto della Motown, che dovrà  partire molto aggressivo per lanciare dei messaggi agli avversari e, in un certo senso, per autoconvincersi di potercela fare. Nelle prime due gare giocate in Michigan, infatti, i Pistons hanno stabilito il ritmo della gara fin dalla prima azione grazie soprattutto al lavoro della loro difesa, e di Ben Wallace in particolare.

All' SBC Center sarà  molto più difficile partire lanciati ma è importante che i Pistons non si lascino mettere sotto in difesa visto che, nelle prime due gare della serie, è sembrato che per lunghi tratti non avessero delle risposte all'attacco degli avversari. In gara 5 Detroit ha subìto ma non troppo il trio Duncan-Ginobili-Parker, in quanto, in un certo senso, le loro prove erano più o meno da metter in conto, ma ha probabilmente perso la gara a causa di due uomini che di solito in attaco giocano un ruolo minore, come Robert Horry e Bruce Bowen.

Alla fine della gara in tanti si sono scordati di sottolineare anche l'inattesa ( per usare un eufemismo) prestazione offeniva di Bowen che ha letteralmente tenuto in piedi gli Spurs nel terzo quarto e che è chiaramente stato messo in ombra dalla gara monstre di Horry.

Non mi dilungo a parlare di quello che ha fatto Big Shot Rob visto che ormai tutti avrete letto e straletto dei resoconti sull'argomento, ed anche perché, sinceramnete, non ci sono aggettivi per descriverlo e, a parziale discolpa dei Pistons (non di Sheed, per carità ) bisgona dire che una prova del genere da parte del numero cinque neroargento era imprevedibile, almeno in questi termini.

In gara 6 ci sarà  un uomo, in maglia Pistons, che avrà  quantomeno il doppio di pressione dei compagni, Rasheed Wallace. L'immensa cavolata commessa sull'ultima azione di gara 5 gli ha fatto piovere addosso una quantità  incredibile di critiche alle quali lui vuole e deve rispondere sul campo. Tutti, a Detroit, si aspettano una sua reazione nella prossima gara per farsi perdonare la sciocchezza e non far riaffiorare i vecchi discorsi che sembravano seppelliti (almeno in parte), quelli che lo hanno fatto andare via da Portland con l'etichetta di genio e sregolatezza, con la seconda che sfortunamtamente tendeva a prevalere.

A Detroit si aspettano un reazione anche dalle due guardie titolari, perché Chauncey Billups sì ha segnato 34 punti e per lunghi tratti è sembrato onnipotente contro la difesa Spurs ma, alla fine, sono stati lui e Hamilton a sbagliare gli attacchi decisivi con delle decisioni sbagliate, come la penetrazione di Billups, o con dei tiri non realizzati, come quello di Rip. In particolare siamo qui ancora una volta ad attendere un segno di vita convincente da [Rip Hamilton, che ha giocato veramente al suo livelllo una sola gara della serie mentre per la maggioranza del tempo è sembrato esageratamente innervosito dalla difesa di Bowen e dal trattamento degli arbitri, che sicuramente stanno lascinado una notevole libertà  alla guardia di San Antonio.

Ora però non ci sono più scuse, i Pistons devono tirare fuori dal cilindro una gara superba, e non credete a chi sostiene che il titolo sia già  assegnato perché se c'è una squadra che può ribaltare la situazione quella è proprio Detroit che, per fare un esempio, è riuscita a reagire, l'anno scorso, dopo aver perso in casa gara 5 della finali di conference contro i Nets dopo tre supplementari e con il canestro decisivo segnato da Brian "Veal" Scalabrine.

A caricare ulteriormente i suoi giocatori ci ha poi pensato anche Dumars, che ha ricordato come i Pistons del 1990, dei quali faceva parte, riuscirono a vincere tre partite consecutive a Portland e a conquistare il loro secondo titolo consecutivo nonostante il fatto che, da diciannove partite e dall'anno di grazia 1976, non erano riusciti a vincere una sola gara sul parquet dei Blazers.

Questo per far capire ancora meglio quale sia stato il ritornello a Detroit negli ultimi giorni, quello che dice che non è finita perché i Pistons sono sì in ginocchio, ma non si sono ancora arresi.

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