I Tori son tornati

Decisivo Ben Gordon in questo finale di stagione…

Alzi la mano chi avrebbe mai pronosticato i Chicago Bulls lanciati verso i playoff e con una striscia aperta di 7 vittorie dopo aver visto i risultati di inizio stagione.

Dopo un avvio quantomeno traballante (il 13 Dicembre dopo la sconfitta con Dallas si era scesi fino a 4-15) i Bulls sembravano destinati ad essere il solito team futuribile ma privo di esperienza destinato ad un'annata perdente e costretto a pescare in lotteria una scelta non abbastanza alta per cambiare il destino della franchigia.

Dopo un'estate in cui Pippen si era ritirato definitivamente, il bizzoso Jamal Crawford era partito alla volta di New York insieme al cagnaccio Jerome Williams in cambio sostanzialmente di niente (Mutombo presto girato a Houston in cambio di Piatkowski e Adrian Griffin, Trybanski tagliato, Frank Williams perennemente in lista infortunati e Othella Harrington, l'unico a dare un contributo accettabile di 7,4pts), la nuova stagione diventata l'ultima chiamata per Tyson Chandler e Eddie Curry, i due ragazzi meraviglia (scelti rispettivamente 2° e 4° al draft di 3anni fa) che avrebbero dovuto cambiare i destini della franchigia ma che causa infortuni (Chandler) e scarsa applicazione e comprensione del gioco (Curry) non si erano ancora espressi a livelli accettabili.

Se il mercato si era dimostrato abbastanza povero, al contrario il Draft è stato uno dei più prolifici degli ultimi anni, alla 3 è stato infatti chiamato Ben Gordon, neo-campione NCAA con Uconn, che dopo un inizio stentato ha mostrato un'abilità  realizzativa insospettabile (15pts in soli 24min di media) e una capacità  di giocare i palloni importanti fuori dal comune. Invece di abbattersi sul famoso rookie-wall, le difficoltà  che tendenzialmente i rookie incontrano dopo la pausa per l'all star-game, Gordon sembra aver accelerato ulteriormente: votato rookie del mese ad Est a gennaio, nelle undici partite successive ha viaggiato a 19,4pts a partita e si è meritato il riconoscimento anche per febbraio.

Alla 7 (scelta scambiata con Phoenix) veniva invece chiamato l'africano Luol Deng da Duke che ha convinto ampiamente e viaggia a 11,4pts, 2,2 assists e ben 5,3 rimbalzi. Il vero "steal of the draft" è stato però Chris Duhon, guardia anch'essa da Duke che è stato positivo oltre ogni aspettativa (5 assist a partita), tanto che i Bulls, che gli avevano fatto firmare un contratto non garantito per un anno, rischiano seriamente di perderlo in estate nel mercato dei free agent. Anche il campione olimpico Andres Nocioni, precedentemente scelto, ma sbarcato nell'NBA solo quest'anno, dopo un inizio fortissimo, continua a dare un contributo positivo.

Dopo l'inizio stentato a cui abbiamo accennato, il team di Scott Skiles (al secondo anno sulla panchina)ha iniziato un'ascesa che ultimamente è diventata vorticosa fino al 38-31 di oggi.

Al momento siamo alla sesta vittoria consecutiva, una striscia che non si verificava dagli anni gloriosi del 23,nonostante l'assenza di Hinrich fermo per un problema al tendine del ginocchio.

La classifica ora li vede al 4° posto ad Est, con lo stesso record dei Wizards, ma il calendario è molto favorevole: le ultime 10 partite non vedono squadre dell'Ovest e escludendo le partite a Miami e Washington (in cui si deciderà  probabilmente la griglia dei playoff) e quella in casa con Detroit, le altre sono ampiamente alla portata.

I playoff rimangono un'incognita vista l'esperienza nulla dei giocatori (se escludiamo i veterani Antonio Davis e Othella Harrington), ma
di sicuro i Bulls sono una squadra antipatica da incontrare, sono infatti molto fisici per i canoni dell'Est, hanno una panchina lunga, da cui possono permettersi di far uscire Gordon e Chandler (20 partenze da titolare in due) e magari la sfrontatezza della loro giovane età  potrebbe non fargli sentire la pressione delle partite che contano. Un difetto potrebbe essere la scarsa fisicità  nel backcourt, che in un'eventuale sfida contro la squadra della capitale rischia di subire in cm e chili dal trio Arenas, Jamison e Hughes.

Da qui a vederli alla finale dei playoff ne passa, di sicuro sono una squadra giovane e con molto talento nei ruoli giusti, la classica squadra a cui manca un giocatore chiave per farla diventare veramente pericolosa e in un'Est più che mai senza padroni, in cui Shaq non potrà  durare in eterno, e i soli Pistons sembrano una squadra quadrata, non è una follia pronosticare un ritorno ad altissimi livelli nel giro di uno o due anni.

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