Anche gli speroni sono umani

Duncan contro Yao è ormai una classica del Texas…

I San Antonio Spurs hanno rallentato la loro corsa irrefrenabile. Certo non si tratta di una crisi a tutti gli effetti, ma è dato indiscutibile che il meccanismo infallibile creato da Gregg Popovich ha sofferto negli ultimi venti giorni di qualche difetto, dovuto soprattutto al merito degli avversari e all'irrefrenabile calendario Nba che, al giorno d'oggi, di pause ne prevede davvero pochissime.

Record al 18 gennaio 2005 = 30W-9L
Record 30 dicembre-18 gennaio = 7W-3L

Risultati
30 dicembre: PORTLAND TRAIL BLAZERS-SAN ANTONIO SPURS = 80-114
31 dicembre: LOS ANGELES CLIPPERS-SAN ANTONIO SPURS = 79-98
2 gennaio: SACRAMENTO KINGS-SAN ANTONIO SPURS = 86-81
4 gennaio: SAN ANTONIO SPURS-LOS ANGELES LAKERS = 83-100
6 gennaio: SAN ANTONIO SPURS-INDIANA = 111-98
8 gennaio: SAN ANTONIO SPURS-DENVER = 99-90
10 gennaio: UTAH JAZZ-SAN ANTONIO SPURS = 97-96
12 gennaio: SAN ANTONIO SPURS-MILWAUKEE BUCKS = 84-79
14 gennaio: SAN ANTONIO SPURS-DALLAS MAVERICKS = 98-95
15 gennaio: HOUSTON ROCKETS-SAN ANTONIO SPURS = 67-73

* Le squadre indicate per prime hanno giocato in casa.

COMMENTO
Iniziamo dalle note dolenti, cioè le sconfitte. La prima delle tre è arrivata sul campo dei Sacramento Kings. Stiamo parlando di una delle squadre più “on-fire” della lega (nove vittorie negli ultimi sette incontri), quindi una sconfitta sul parquet californiano era anche concessa.

Sacramento ha poi indovinato la serata dell'anno, rispoleverando un Peja Stojakovic cinque stelle extra lusso dal perimetro (6/10 dall'arco, massimo stagionale e 28 punti complessivi) e presentando un Chris Webber scintillante in attacco (14 punti, 13 rimbalzi di cui 7 offensivi e 7 assist) e accettabile, molto più del solito, in difesa (4 rubate e 3 stoppate).

Con questi presupposti era difficile per gli Spurs ritornare a casa con un'altra W, anche se il risultato è stato incerto fino alla fine e solo due triple sbagliate da Ginobili, non hanno permesso un successo in extremis.

È evidente però che un grave problema psicologico aleggia sui nero-argento. I liberi rimangono un grave problema che spesso, come accaduto in questa occasione, pregiudicano un finale punto a punto. Il 50% dalla linea della carità  non è una percentuale accettabile per una squadra che viene ritenuta dalla maggior parte degli addetti ai lavori, e me per primo, la principale candidata al titolo.

Tutto il lavoro messo a punto dal Pop, compreso l'atteggiamento da duro tipico dell'ex agente della Cia, non ha sortito effetti. Inutili tutti gli esercizi in allenamento, inconcludenti le sedute psicologiche. Ormai i liberi rappresentano il vero tallone d'Achille degli Spurs, un difetto che fa parte del Dna di questo roster e che probabilmente diverrà  l'avversario più difficile da battere nella corsa al titolo.

La seconda sconfitta è arrivata, ad otto giorni di distanza, sul campo degli Utah Jazz. Un colpo durissimo nel morale di Duncan & co. che hanno dovuto alzare bandiera bianca contro un roster che, dopo l'infortunio al leader Andrei Kirilenko, ha subito un crollo verticale (prima della vittoria con gli Spurs, i Jazz avevano rimediato 9 sconfitte di seguito). Eppure i Jazz sono riusciti a piegare la miglior squadra Nba, esibendo un gioco scintillante e mettendo in mostra tutte le loro qualità , fatte di transizione, agilità  e tanto tanto cuore.

Certo oltre al cuore, i Jazz hanno usufruito di una discreta dose di fortuna (chiamiamola così…), infilando, con Mehmet Okur, il buzzer beater decisivo al quale gli Spurs non hanno potuto replicare. Ancora una volta un colpo mortale senza diritto di replica. Ancora una volta una vittoria importante svanita all'ultimo decimo. Molti hanno visto aleggiare sopra al Delta Center di Utah la maledizione di Derek Fisher, che lo scorso maggio aveva buttato gli Spurs fuori dai playoff.

Ma aldilà  di questa nota di colore, la cosa più grave è che in questi finali risicati è sempre San Antonio ad uscirne sconfitta. Anche questo, come quello precedente, un difetto congenito che richiede un'immediata cura. Inaccettabile inoltre concedere 51 punti complessivi al trio Eisley-McLeod-Okur che fino a due ore prima erano imputati come principali responsabili del cattivo rendimento della squadra.

Infine, sanguinoso nell'economia dalla partita, lo zero alla voce palle recuperate, nonché (ma questa non è una novità ) il 24/33 ai liberi, che alla fine è risultato essere fattore decisivo nella sconfitta nero-argento.

La terza caduta degli speroni è arrivata a casa della nuova "combo" Nba Yao-McGrady. Delle tre si tratta della più significativa. Non perché T-Mac ha continuato a fare quello che voleva (proseguendo il cammino iniziato lo scorso 9 dicembre, con gli ormai celebri 13 punti in 35 secondi), non perché si è trattato di un'occasione persa per riagguantare i rivali di Phoenix in cima alla Western Conference (sconfitti 103-108 sul campo dei Washington Wizards), ma perché gli Spurs sono stati battutti nel loro punto più forte: la difesa.

73-69 è un punteggio che fa male, che evidenzia alcune imperfezioni (soprattutto offensive) che gli uomini di coach Popovich molto spesso erano riusciti a mascherare. T-Mac dal canto suo quando vede Duncan deve provare qualche brivido speciale, una sfida particolare e niente e nessuno, neanche il meglio del meglio Nba per quanto riguarda la difesa, in arte Bruce Bowen, può far nulla per fermarlo.

L'ex Orlando mette a referto 28 punti (10/28 dal campo e 7/9 ai liberi) 5 rimbalzi, 4 assist, 4 rubate, ma è dà  davvero l'impressione di essere in ogni zona del campo, aiutando continuamente i compagni con atteggiamenti, movimenti e aiuti, che nessuna statistica Nba è ancora in grado di segnalare: "Quest'anno riesco a realizzare tiri decisivi che gli scorsi anni non entravano mai. Le due partite con gli Spurs, entrambe vinte, sono state decisive per noi. Ci hanno fatto capire che non siamo di meno a nessun avversario, compreso il più titolato", ha dichiarato T-Mac alla fine del match, dimostrando un'elevata consapevolezza nei propri mezzi.

Gli Spurs dal canto loro hanno però contribuito parecchio a questo successo texano. Innanzi tutto ancora l'orribile lavoro dalla linea dei liberi con un pessimo 63% (17/27), ma anche il 12% (2/16) dalla linea da tre e le 14 palle perse complessive alla fine non hanno dato alcuna speranza di successo ai nero-argento e hanno ulteriormente sottolineato gli evidenti limiti psicologici in condizioni di scarsa sicurezza.

Dopo le critiche dobbiamo però considerare anche gli aspetti positivi che quando si parla degli Spurs sono sempre maggiori rispetto a quelli negativi.

La squadra, a parte qualche caso sporadico, sta continuando a mantenere un buon livello offensivo. Rare le prestazioni sotto quota 80 punti e elevato il rendimento dei singoli, con un Tim Duncan che mantiene la sua solita doppia-doppia di media (21.9 punti e 11.7 rimbalzi) e Tony Parker che, dopo le difficoltà  iniziali, continua a fornire un ottimo apporto alla causa nero-argento (15.4 punti, 5.9 assist di media).

Emanuel Ginobili e Bruce Bowen completano poi il back-court titolare di San Antonio, garantendo un importante sostegno offensivo e la solita concretezza difensiva. Dal pino inoltre, continuano le prestazioni strabilianti di Brent Barry (il 50% delle volte in doppia cifra di punti) e Beno Udrih (vedi la gara con Portland in cui lo sloveno ha messo a referto 12 punti e 10 assist), tanto che una nomination per miglior rookie dell'anno ad oggi non sembrerebbe follia, mentre un po' sottotono è risultato Devin Brown a cui probabilmente vengono concessi pochi minuti (16.7 in 39 partite giocate) rispetto a quello che meriterebbe.

Per quanto riguarda invece la front-line, detto di Duncan, va a corrente alternata Radoslav Nesterovic (5.4 punti e 6.8 rimbalzi di media) che non riesce ad affiancare in maniera degna Timoteo e che molto spesso in gara riceve le classiche "punizioni militari" di coach Popovich, sempre pronto a stimolare psicologicamente i suoi ragazzi.

Dal pino, sempre per quanto riguarda i lunghi, efficace il contributo di Malik Rose, che di sicuro non risparmia nulla in energia e buona volontà , mentre Robert Horry, non certo parco in generosità , non è più il go-to-guy di una volta e raramente risulta essere decisivo. Solo garbage time invece per Tony Massenburg.

IL FUTURO
In questa seconda parte di gennaio ne sapremo di più sui campioni del mondo 2003. Gli Spurs, in rapida successione, affronteranno le migliori squadre Nba, il più delle volte in trasferta. Primo confronto quello di stanotte all'Sbc Center di San Antonio, con Washington, vale a dire la squadra, insieme a Sacramento, più in forma della lega.

Due giorni dopo, sempre in casa, gli Spurs se la vedranno con i cugini poveri dei Lakers, i Los Angeles Clippers. Poi tre trasferte, di cui due durissime: la prima sul campo dei Phoenix Suns, la seconda a Sacramento con i Kings. La terza sarà  sul campo dei Portland Trail Blazers.

Le ultime tre partite di gennaio non saranno certo avare di emozioni; il 27 gennaio gli Spurs se la dovranno vedere in casa con Sacramento, nel più classico dei back-to-back, il 29 contro New Orleans (sempre in casa) in quello che sicuramente è il confronto più facile che gli speroni dovranno sostenere in questo periodo e infine il 31 in casa dei Seattle Sonics di Ray Allen.

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