Com’è il bicchiere di L.A.?

Lamarvelous viaggia subito con una doppia doppia di media… durerà ?

Atlanta Hawks 90 @ L.A. Lakers 106
L.A. Lakers 106 @ N.O. Hornets 98
L.A. Lakers 87 @ Memphis Grizzlies 110
L.A. Lakers 113 @ Orlando Magic 122
L.A. Lakers 84 @ Houston Rockets 79

Ogni stagione NBA che si rispetti, all'inizio dello svolgimento del suo calendario riserva parecchie sorprese. Squadre attese a spaccare in due la lega che faticano, altre che nessuno si attendeva che improvvisamente salgono sugli scudi e prendono a calci degli anelluti sederi, eccetera eccetera"

Quest'anno la regola sembra essere rispettata in pieno, ma anche nella sorpresa ci sono delle situazioni che fanno comunque una certa impressione, quando le si osserva con il dovuto distacco. E' il caso della classifica che in questi giorni si sta delineando nella Pacific Division della nuova era della NBA.

I rinnovati ed incompleti Lakers di questo periodo infatti navigano proprio dove li si poteva aspettare maggiormente, una mezza classifica ancora difficilmente leggibile, frutto (lo vedremo più avanti) di incoraggianti prestazioni (poche) e di brucianti cali di attenzione soprattutto difensiva (troppi").

Meno attese però, erano le posizioni nelle quali si trovano le avversarie dirette degli angelini: a guidare il gruppo stanno infatti gli splendenti, è il caso di dirlo, soli di Mike D'antoni, seguiti, e qui sta la sorpresona, dai cugini poverelli dei L.A. Clippers!

Ebbene sì, dopo anni di angherie e soprusi sportivi, la bande bianco rossa sembra per ora essere più in palla dei ricchi e viziati cugini Hollywoodiani, che dovendo rifondarsi si ritrovano per forza di cose a percorrere una strada tutta in salita.

I Lakers di questo primo scorcio di stagione, potrebbero essere davvero l'oggetto del desiderio degli amanti dei test psicologici"quanto è pieno il bicchiere del record di L.A. dopo le prime 8 partite conclusesi con 4 vittorie ed altrettante sconfitte? Mezzo pieno o mezzo vuoto?
Partiamo dagli ottimisti.

Chi vede il bicchiere giallo viola mezzo pieno, può portare in dote alla propria causa tre vittorie nelle ultime cinque partite.
In queste gare, vinte contro gli Atlanta Hawks, i New Orleans Hornets e gli Houston Rockets, le note liete sono arrivate in primis da Kobe Bryant.

L'ex quasi ergastolano, sta viaggiando con medie nettamente da MVP (28.3 punti di media con 4.6 assist) , se non esistesse Kevin Garnett, è diventato davvero il padrone di casa dello spogliatoio una volta diviso con l'ingombrante ombra di Shaquille O'Neal e cosa più importante sta cercando seriamente di coinvolgere più compagni possibili nella sua visione della pallacanestro.

Capita così che nella gara della Louisiana, i Lakers abbiano dominato per almeno 30 minuti puliti di grande basket "corri e tira", ma abbiano poi lasciato riavvicinare un po' troppo gli avversari nell'ultimo parziale.
Chi ha fatto quindi la ramanzina a tutto il gruppo? Rudy T, forse?
No, è stato proprio il numero 8 ad apostrofare i nuovi arrivati sulla mentalità  da tenersi in ogni situazione e sulla necessità  di non abbassare il livello di tensione prima che la partita avesse termine.

Altre note liete vengono dall'inserimento generale dei nuovi.

Dopo qualche titubanza infatti, sia Caron Butler che Lamar Odom stanno cominciando a farsi seriamente apprezzare dalla critica californiana.
Il primo ha segnato un massimo di 23 punti proprio nella gara contro gli Hornets. Si muove con scioltezza a rimbalzo e cerca di sfruttare il più possibile gli scarichi che gli giungono allorquando Kobe e Odom vengono raddoppiati dalle difese avversarie.

Il secondo, proprio Lamar Odom, dopo appena due gare di tirocinio ha ripreso la bella abitudine di Miami alla doppia doppia. E' chiaro, i tempi dei bicipiti d'acciaio di O'Neal o Malone sembrano lontani, ma una media di 14.6 punti a gara con 10.3 rimbalzi e 2.5 assist a condire, non possono non far sperare l'ambiente dei Lakers.

Peccato però che gli argomenti dei pessimisti sembrino altrettanto convinti nel giudicare questo primo scorcio d'annata.

La squadra dei Lakers fino ad ora ha giocato con sole 5 squadre che potremmo considerare speranzose di post season: in due casi ha vinto, contro Denver all'esordio e contro Houston proprio quarantotto ore fa. In un caso ha perduto con onore, contro gli Spurs, in altri due casi è stata letteralmente maltrattata dagli avversari, con Utah e con Memphis. Se a questo si aggiunge la sconfitta contro Orlando, dove le difese si sono allegramente prese un giorno di buona uscita e dove per fortuna dei palati fini la serata è stata salvata dal sopraffino confronto fra due ballerini come Kobe e Grant Hill, ecco che il futuro prossimo di Los Angeles sembra puntare al brutto tempo.

La squadra sembra risentire ancora del cambio di filosofia innescato questa estate, la difesa non sembra essere neppure lontana parente di una difesa da play-off, a rimbalzo i lunghi dei Lakers perdono costantemente il confronto con gli avversari.

Nell'ultima gara giocata, quella di Houston appunto, i Lakers hanno potuto beneficiare dell'assenza di Tracy Mcgrady per infortunio. Questo ha permesso loro di lasciare una serata di lavoro leggero a Yao Ming, che ha chiuso il suo lavoro con 32, punti, concentrandosi sulla limitazione del resto della banda di Van Gundy.

Il risultato ha visto i Lakers prevalere con il minimo sforzo, conseguenza anche di due back to back in cinque giorni, con miglior marcatore Lamar Odom (20 + 13 per lui) e Bryant fermo a quota 19 punti e 11 rimbalzi.

Il meglio della settimana: fra le note liete mostrate nelle cinque partite giocate in questi ultimi 10 giorni, certamente le note liete arrivano dal già  citato rendimento di Bryant, sempre più calato nel ruolo di uomo squadra, tanto che i Lakers sono 4 - 1 di parziale quando la guardia di Philadelfia tira non più di 20 palloni per sera.

Accanto al numero 8 però sta mostrando segnali positivi quello che era stato il vero tallone d'Achille delle vecchie edizioni: la panchina.
I Lakers di oggi non sono certamente una squadra di enorme profondità , ma hanno da subito cercato di distinguere i ruoli: chi è titolare e chi invece è lo specialista o il gregario se così si vuol dire.

Ecco quindi che di volta in volta, Brian Grant porti buoni minuti sotto le plance, in attesa che le sue ginocchia gli permettano di fare di più; che Jumaine Jones metta nel ruolo di ala piccola un po' di sostanza e qualche cattiveria in più rispetto ai pari ruolo, che Cook e Brown escano dalla panca e segnino quegli 8 / 10 punti che servono a far riposare senza troppi dolori i titolari.

Il peggio della settimana: la domanda che i Lakers sembrano farsi maggiormente in questo periodo è: ma perché difendere?
L'alibi del poco tempo insieme c'è, la stagione è lunga, tanto questo è un anno di assestamento" No, questi Lakers devono proprio ancora imparare un'etica di difesa di squadra. Le batoste subite da Memphis e Orlando, non possono essere giustificate per una squadra che dovrebbe fare della velocità  in attacco nascente da tante palle recuperate, la propria filosofia.
In più le statistiche su palloni persi e falli sembrano condannare i giallo viola e la mediocrità  potrebbe essere la punizione del 2005 se il livello di attenzione non verrà  nettamente incrementato.

E adesso?
Dopo la prima lunga trasferta, la squadra affronterà  il primo derby contro i cugini Clippers e poi si dovrà  preparare a far visita ai capofila della division, i Phoenix Suns. A seguire lo Staples Center vedrà  scendere in campo i Bulls, Milwaukee e Sacramento, in attesa del rientro di Divac, l'uomo che dovrebbe dare fluidità  e peso al gioco dei giallo viola.
Alla prossima"

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