Ci vediamo in finale

I due All Star dei New Jersey Nets

"See you in the finals". Con questa frase Jason Kidd si congeda dai giornalisti al termine dell'All Star Week-End. Cinque sole parole pronunciate con quel suo solito accattivante e misterioso sorrisetto che lascia a tutti questo dubbio:"Scherzava o era serio?"

L'All Star Game è sicuramente il momento più divertente e goliardico di tutta la stagione ma non siamo del tutto sicuri che gli scherzi siano proseguiti fino alle dichiarazioni del post partita. Kidd faceva sul serio, e anche il neo eletto giocatore della settimana, Kenyon Martin, gli dava corda: "Beh, ci siamo riusciti già  due volte, siamo i campioni in carica dell'Est, perché non dovremmo provarci per la terza volta?".

Le due stelle di New Jersey, selezionate per l'esibizione della domenica, hanno fatto vedere a tutta l'America di essere serene ed in gran forma: Kidd ha messo a referto la solita doppia doppia (14 punti e 10 assists) e ha recitato la parte del veterano navigato regalando in primis un assist al bacio per K-Mart con un inimmaginabile no look alley-oop (di sinistro sottomano!!!), e poi, dopo un canestro costruito interamente da Martin, gli ha dato l'investitura ufficiale:"Welcome to the All Star Game".

Di sicuro Martin ha tratto giovamento dalla presenza di Kidd, ma anche da solo non se l'è cavata male, totalizzando 17 punti (secondo miglior realizzatore dell'Est) e 7 rimbalzi in 23 minuti.
Si sapeva che alla partita delle stelle K-Mart ci teneva e la bella figura fatta davanti a tutti gli americani gli ha conferito ulteriori energie per le quattro partite (vinte) del dopo sosta. Contro Atlanta (W 98-92) ha messo a referto 21 e 10, contro Toronto (W 92-71) è stato fermato da una sinusite ma si è prontamente rimesso per registrare un 23 e 13 con gli Hornets (W 97-84) e un 25 e 15 ancora contro i Raptors.

La terza punta di diamante, quella che la partita delle stelle la vista alla TV, è sicuramente tanto carico e determinato quanto gli altri due. Richard Jeffersonnon ha avuto bisogno del bagno di folla e dell'entusiasmo del week-end "angelino" per mantenere le sue prestazioni ad ottimi livelli. Nelle ultime tre partite ha viaggiato a quasi 22 punti e sei rimbalzi di media, contribuendo ad allungare la striscia di vittorie consecutive dei Nets.

What about Frank?
Il più giovane (e più piccolo) allenatore della NBA continua a stupire e far parlare di sé. Lawrence Frank, con le "sue" tredici vittorie consecutive (quattordici considerando anche l'ultima partita di Scott), ha stabilito il nuovo record per un allenatore esordiente, frantumando il primato di Kurt Rambis.

Entrambi sembrano non preoccuparsi della cosa. Rambis dice di non aver mai dato importanza a questo tipo di statistiche e comunque era certo che prima o poi qualcuno lo avrebbe superato. Frank continua a mantenere un basso profilo, lavora con la stessa concentrazione tutti i giorni e cerca di coccolarsi il più possibile i suoi giocatori.

Sono due le persone interessate alla striscia vincente di Frank: la prima è la moglie, che avendolo frequentato per anni al liceo (senza mai degnarlo di uno sguardo), si è improvvisamente sentita attratta fino a volerlo sposare solo dopo aver saputo che era diventato assistente allenatore nella NBA. Immaginate come si senta eccitata al solo pensiero che il marito, se continua così, potrebbe addirittura strappare un contratto milionario.

L'altro personaggio coinvolto da questi brillanti risultati è Rod Thorn che, prima o poi, giocatori permettendo, dovrà  per forza di cose cancellare la voce "ad interim" dall'incarico del suo coach.
Ma questa volta i ragazzi stanno dalla parte di Frank, soprattutto i meno quotati e i panchinari.

Dopo l'addio di Scott alcuni critici dissero che Kittles, che in comune con l'ex Lakers aveva solo il ruolo, avrebbe avuto dei problemi di feeling con il nuovo capo allenatore. Una sparata fatta giusto per inventare un nuovo rapporto conflittuale e subito smentita dall'approccio di Double K, che sotto Scott era un fantasma con la canottiera blu e adesso è un uomo da almeno dieci tiri a partita con percentuali dal campo oltre il 45%.

Rogers ha più minuti, è più tranquillo e libero di usare con maggiore frequenza il suo tiro da tre, anche se per adesso la mano non è ancora caldissima. Lucious Harris sta giocando una delle stagioni più complicate da quando è nel New Jersey, ma Frank non gli ha ancora tolto fiducia e, pur di garantirgli un minutaggio sufficiente, lo impiega anche da point guard a scapito del povero (ma pur sempre rookie) Planinic.

La luna di miele è finita
Così è stato definito dalla stampa del New Jersey l'inizio della brillante e vincente avventura di Frank come capo allenatore. La striscia di vittorie consecutive si interrompe a Minneapolis: i Nets si arrendono ai T-Wolves, realizzando solo 68 punti, nonostante Martin sia riuscito nell'impresa di far sembrare Kevin Garnett un essere umano.

Dopo tre quarti di completo equilibrio, Hudson e Hoiberg piazzano il parziale decisivo, chiudendo la gara sul 81 - 68. Frank non è in grado di gestire le partite contro le grandi? Troppo presto per rispondere, certo è che la sua prima chance se l'è bruciata, ma con la complicità  di due dei suoi assi.

Kidd e Jefferson hanno chiuso la serata con un pessimo 10 su 39 complessivo dal campo e New Jersey si è presentata in lunetta soltanto cinque volte, per poi mettere a segno un solo tiro libero. Con queste statistiche non si può proprio andare da nessuna parte.

Il capitano è il primo a fare autocritica:"Ci è capitata la classica giornata no. Questa sera non avremmo segnato nemmeno tirando nell'oceano." Jefferson rincara la dose:"Non è possibile tentare solo cinque tiri liberi in una partita. Non sto criticando l'arbitraggio, è colpa nostra, non siamo minimamente riusciti ad avvicinarci alla loro area e se non attacchi il canestro non puoi pretendere di portare a casa dei falli""".

Serata storta quindi. Le parole di Kidd sopo l'All Star game sono ancora nell'aria, e Frank farà  di tutto per realizzarle:"Sarà  dura, anche perché alcune squadre della nostra conference si sono rinforzate parecchio. Prendete New York, o Detroit, che con l'arrivo di Rasheed Wallace adesso fa davvero paura. Adesso torniamo a casa, sabato ospiteremo Miami. Inizieremo da li".

Scusi Mr. Frank, inizieremo a fare cosa?
"A vincere ancora".

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