Jim O'Brien se ne va

Ecco il nuovo allenatore dei Boston Celtics: John Carroll

Boston Celtics @ New Jersey Nets 91-110
Detroit Pistons @ Boston Celtics 106-103
New York Knicks @ Boston Celtics 92-74

Il 27 gennaio 2004 Jim O'Brien ha rassegnato le dimissioni da allenatore dei Boston Celtics.

Non bastavano gli scambi, gli infortuni, i problemi alcolici. Ora ci si è messo di mezzo anche un cambio d'allenatore a movimentare gli animi della franchigia bostoniana.

Già  il fatto che O'Brien ha rassegnato le dimissioni è inusuale perché in genere sono i proprietari od i general manager a licenziare gli allenatori, così questi ultimi possono continuare a ricevere i soldi del contratto già  stipulato senza lavorare. Lui invece no, e con un'onestà  quasi sconosciuta nel cinico mondo dell'NBA, ha presentato le dimissioni al general manager Danny Ainge, il quale le ha subito accolte.

Il fatto è stato annunciato in una conferenza stampa dove erano presenti il proprietario Wycliffe Grousbeck, il suo braccio destro Stephen Pagliuca ed il maggiore azionista Robert Epstein.

Nessuno ha mai negato che c'erano dei contrasti tra Ainge ed O'Brien, ma dei colloqui chiarificatori ad inizio campionato avevano stemperato le prime polemiche ed i primi dissapori. Purtroppo con l'avanzare della stagione questi contrasti sono riemersi e quando O'Brien non ne poteva più, ha lasciato.

Un'analisi semplicistica vede Jim O'Brien più orientato alla difesa, mentre Danny Ainge è più propenso a favorire l'attacco, ma non c'è solo questa differenza filosofica diametralmente opposta sulla direzione da far prendere dalla squadra a dividere i due. Ainge non si consultava col suo capo-allenatore quando progettava e realizzava i suoi scambi e le sue idee rimproverandogli di far giocare poco i rookies. Di tutto questo O'Brien era infastidito.

Se la trade che ha portato Walker a Dallas e Welsch e LaFrentz a Boston ad O'Brien non era molto dispiaciuta, quella che ha fatto allontanare Brown, Battie ma soprattutto Williams è stata molto dura da digerire. Ainge si è giustificato col fatto che O'Brien ha una visione futura più a breve termine della propria, ma è anche giusto perché un allenatore deve pensare a vincere adesso mentre il general manager deve pensare a vincere nel futuro prossimo. Su questo contrasto si basano molte incomprensioni tra coach e g.m.

Nonostante O'Brien si sia precipitato a precisare che non ha niente contro Mihm o Davis, i due principali giocatori arrivati in cambio dei tre citati in precedenza, la partenza di un giocatore come Williams è stata difficile perché con la partenza di Walker, il buon Eric, oltre a garantire spesso un punteggio in doppia cifra, dava quello che serviva alla squadra: una guida, un leader che tutti ascoltano.

No, non si sta parlando di migliore giocatore della squadra, il go-to-guy, quello che ti fa vincere le partite. Quel giocatore è Paul Pierce, ottimo penetratore, ottimo tiratore, sia dalla lunga che dalla media, buon palleggiatore, ora anche ottimo rimbalzista e l'uomo decisivo nei momenti caldi della partita. Purtroppo quello che si supponeva si è verificato: Pierce, nonostante il suo impegno, non sarà  mai un trascinatore nello spogliatoio, non è nella sua natura. Per questo ruolo c'erano Walker e Williams. Una volta andato via Walker, Williams è riuscito, non con poche difficoltà , a colmare questa lacuna, ma una volta scambiato anche lui, la mancanza di una guida in spogliatoio è stata devastante.

Ainge ha cercato di migliorare la squadra dal punto di vista del talento, eliminando un giocatore che non gradiva (Walker) e prendendone altri con un buon presente (Davis) ed un buon futuro (Welsch). Dal punto di vista prettamente tecnico le sue mosse non sono state malvagie. Si potrebbe discuterne a lungo, lo abbiamo già  fatto e lo faremo ancora su queste righe, ma quello che Ainge non ha tenuto in debita considerazione sono altri fattori non prettamente tecnici che fanno la differenza tra una squadra vincente ed una perdente. Se sai che il tuo leader non ha carisma, devi prendere o tenerne uno che ne abbia, altrimenti non si avrà  uno spogliatoio "positivo".

Questo aspetto forse è stato capito, in ritardo ma è stato capito, infatti proprio Grousbeck nella conferenza-stampa ha affermato: "una volta che Eric (Williams) sarà  libero dal contratto questa estate chissà  se potrà  tornare con noi". Questa è solo una speranza, ma molti nell'ambiente bostoniano lo sperano. Wyc ha anche affermato che la costruzione di una squadra da titolo può avere passaggi dolorosi, il problema è quando si fa due passi indietro per farne uno avanti, allora quel passaggio non è stato positivo.

Oltre alle dimissioni dell'allenatore è stato annunciato anche il licenziamento dello specialista difensivo Dick Harter. Un'altra brutta notizia perché i miglioramenti in difesa sono dovuti proprio al suo lavoro. Alcuni si sono meravigliati di questo licenziamento, ma fin da subito è stato chiaro che era un atto dovuto. O'Brien e Harter erano troppo in sintonia, troppo amici per farlo rimanere al suo posto. Dispiace, ma non si poteva far altro.

Ora come allenatore è stato nominato "ad interim" (in pratica, adesso alleni ma alla prima occasione ti sostituiamo) il primo assistente John Carroll. Dopo aver allenato per 6 anni l'università  dei Duquesne è stato uno degli assistenti sotto Rick Pitino nel 1997 a Boston. In ogni caso sembra che abbia già  capito come gira il mondo, infatti ha dichiarato che lui ed Ainge non hanno tutte le differenti filosofie sulla squadra che Danny aveva con O'Brien. Noi invece giudicheremo i fatti e nient'altro.

Molti erano convinti che Ainge non si sia comportato bene con O'Brien per costringerlo ad andarsene perché voleva allenare lui stesso la squadra. Ad una domanda diretta in proposito Ainge ha categoricamente risposto "no, mai".

Nell'attesa di vedere come si evolverà  la situazione (ci sarebbe molto altro da dire, ma preferiamo fermarci qua per il momento), i risultati sono passati in secondo piano. Purtroppo però non sono positivi: 3 partite, 3 sconfitte. Indubbiamente gli ultimi sconvolgimenti sono stati motivo sufficiente per questo periodo negativo e non è escluso che prosegua.

Anche in momenti come questi si possono trovare degli spunti interessanti, come i 26 punti di Ricky Davis contro i Nets, la prova complessivamente non malvagia dell'intera squadra contro i Pistons ed il record in carriera di punti con 22 di Mark Blount contro i Knicks. Nel frattempo s'inizia a vedere Brandon Hunter, rimbalzista undersized che inizia a farsi le ossa.

Piccolo gossip in casa Celtics: la moglie di Jumaine Jones gli ha regalato un bambino alle 12.30 del 25 gennaio, ed a causa di questo ha avuto il permesso di trascorrere alcuni giorni con la moglie. Subito dopo il suo ritorno in squadra si fa male al gomito ed è costretto a farci cucire la ferita con 9 punti di sutura.

Ancora tre partite per i Boston Celtics:
sabato ad Indianapolis
mercoledì in casa contro i Clippers
venerdì in casa contro Atlanta

Inutile dire che la caratura degli avversari è l'ultimo dei problemi. Attualmente è necessario che le acque si tranquillizzino e che i giocatori ritrovino la lucidità  necessaria per svolgere egregiamente il proprio compito: vincere.

Per la cronaca, dopo una sfida difficile contro i Pacers, le altre due partite sono relativamente facili e tutte dentro le mura amiche, anche se quest'anno non è che il campo sia stato un fattore.

Nonostante la brutta settimana, la classifica per i Celtics nella Eastern Conference non è modificata: sempre secondi nella Division e sempre sesti-settimi nella Conference. Le altre squadre non ne hanno approfittato, permettendo ai biancoverdi di non perdere la propria posizione. Il problema è che arriverà  il momento in cui un paio di queste squadre non continueranno a graziare Boston, quindi è imperativo fare in modo che il proprio successo sia dato dalle proprie vittorie e non dalle disgrazie altrui.

Aggiornamento fra 7 giorni.

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