Dubbi e speranze in Colorado

Partenza col piede giusto per la stellina dei Nuggets, Carmelo Anthony

Il consueto,ma ormai remoto "ok vai!" di Max Giordan mi suggeriva un interessante argomento : "entusiasmo in casa Nuggets". Tema non scontato, ma che per un mio ritardo sarà  più improntato su queste prime battute di regular, nonché sull'impatto del rookie Carmelo Anthony, paragonato con Lebron James alla coppia di giovani che più ha infiammato il recente passato della NBA.

Larry Bird ed Ervin Magic Johnson" Senza ovviamente tralasciare i nuovi arrivati,con particolare riguardo al nuovo presente di Andre Miller, giunto dai Clippers e con impressioni, su di sé, non troppo convincenti.

Qualche bagliore si era intravisto pure sul finire della stagione scorsa, quando uomini alla Rodney White avevano improvvisato qualche prestazione quanto meno grintosa, per una squadra senza dubbio grezza ma con un futuro probabilmente non tragico. Anche allo stato attuale, specialmente nella Western, i playoff sarebbero comunque improponibili, ma la scalata all'Ovest non è poi impossibile, almeno considerando gli elementi positivi. Senza tuttavia sperare in qualcosa di più del nono-decimo posto.

Nikoloz Tskitishvili c'era l'anno scorso, e la grande attesa di quest'anno si basa molto sul suo rendimento,misero nel 2002-03 con appena 3.9 punti e 2.2 rimbalzi, decisamente poco per un 2.13 di tanta tecnica. Ora pare che il giovanotto si sia appositamente irrobustito per unire ai già  ottimi fondamentali un discreto apporto fisico.

I numeri delle primissime uscite di Denver sono, per ora altrettanto deludenti; occorre tuttavia ricordare, a vantaggio di Skita, quel 1983 sulla carta d'identità .

C'era pure Nenè Hilario, stellina di quel nucleo, i cui 10 punti abbondanti e 6 rimbalzi erano frutto di notevoli prestazioni altisonanti a stagione inoltrata, con numerose doppie-doppie e una bella percentuale dal campo.

Per il vero esiste anche un filone di "critici" nei suoi confronti: il brasiliano è senz'altro atteso ad una maggior intimidazione nel corso della stagione, specie contro i pari-ruolo che, nella Lega, possono infastidirlo; non è un caso che tra gli incerti serpeggiasse un certo timore di vedere un'altra versione di Marc Jackson, davvero sgonfiatosi dopo le transazioni tra Golden State e Minnesota, e nel passaggio a Philadelphia resta un'incognita.

Neppure per Hilario sarà  l'anno decisivo, ma forse la sua convivenza con Carmelo Anthony potrebbe fornire dati importanti a chi vorrebbe investire sul giovane, classe 1982.

L'altro giovane ora menzionato è oggetto di contrastanti pareri, nonostante i 17 punti e 7 tabelloni per gara totalizzati fin'ora. Per Melo troppi palloni persi(attualmente 4.67) e percentuali mostruosamente basse,che hanno fatto storcere il naso a molti e che un giocatore tanto blasonato non può permettersi. Si attende una riconferma.

Andre Miller, dal canto suo, non ha per nulla preso in mano la squadra, appare in difficoltà  anche, forse, a causa del minutaggio troppo limitato per i suoi abituali livelli. Il sistema non troppo complesso di coach Bzdelik non è ancora stato assorbito dal play da Utah, che era tra l'altro presente nel disastro di Indianapolis, e che ora non è che l'ennesima incognita dei Nuggets, potenza inattuata.

Parlano gli assist: 3.3 a sera mentre appena 2 anni fa fece registrare un 22 contro Phila. Poi i Clippers.

Citazione d'obbligo, tra i soggetti interessanti, per l'esplosivo folletto Earl Boykins, direttamente da Golden State, il quale dopo un ampio girovagare ha trovato una dimensione da point-man ed è da considerarsi un buon colpo di mercato per le Pepite, in veste di attaccante mortifero specialmente ai liberi, anche se per ora dal campo ha lasciato un po' a desiderare.

Ma tutti ricordiamo,d'altro canto, la sua sorprendente annata a Golden State. Neanche sottilizziamo poi sul figliol prodigo Voshon Lenard, tanto preciso quanto umorale e fin'ora penoso al tiro, inammissibile per una guardia che a Toronto ha viaggiato ai 14 di media partendo titolare una ventina di volte in sessantatre inconti.

Altrimenti l'attacco di Denver sarebbe a posto,con un'opzione molto affidabile dalla lunga distanza.

Per quanto riguarda la difesa è ritornato definitivamente il povero Camby, partito sempre titolare ed efficace a rimbalzo come non mai, per non parlare delle stoppate, che suppliscono indubbiamente ai pochi punti messi a segno.

Camby è il giocatore dei "se", non offre garanzie specialmente in termini di presenza, ma sa ancora giocare, e sarebbe l'ideale averlo per tutto l'anno, anche all'attuale ritmo di 25 minuti a incontro, anche perché in 48 minuti, ci dicono le statistiche, di rimbalzi ne prenderebbe 22 abbondanti a partita, primo di tutta la NBA.

Anche il carisma dei Barry, con il vecchio Jon, è arrivato in Colorado per dispensare grinta e difesa in pochi minuti,con cattiveria da veterano,poi dalla panchina appunto Rodney White e Chris Andersen,per nulla a disagio come "4". E se aggiungessimo pure quell'acrobata di Trepagnier la lista dei giocatori teoricamente utili diverrebbe alquanto estesa.

Alla fine dei conti si tratta di semplice e comprensibile euforia,per un ambiente in linea di massima perdente eccezion fatta per le eroiche imprese dell'era Mutombo, con quei playoff raggiunti ed abbandonati senza demerito.

Ora nessuno pensa alla post-season,perché razionalmente non è alla portata dell'attuale Denver, che perlomeno ha assemblato un gruppo con un senso tattico ma è pur sempre il risultato di diversi interrogativi senza risposta, con un limite di tempo di un paio d'anni per capire se sia lecito pensare in grande. Tutto sulle spalle di Melo, nulla da aggiungere.

E di un quintetto con Lenard-Miller-Anthony-Hilario-Camby appare futuribile,ma anche coperto adeguatamente in tutte le posizioni, con Skita, Boykins, Barry e gli altri dalla panca e se vogliamo, oltre alla sconfitta con Houston, sono arrivate le prime decise vittorie, con Sacramento e San Antonio, rovinando l'esordio dei campioni.

Inizio incoraggiante"

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