Johnny Damon agli Yankees

Il nuovo look di Johnny Damon

Johnny Damon è andato agli Yankees. Il trasferimento che nessuno avrebbe ritenuto possibile è invece avvenuto. L'Impero del Male ha soffiato ai Red Sox uno dei giocatori-bandiera, il primo degli Idiots, che nel 2004 hanno riportato il titolo nel New England. Damon è solo l'ultimo, dei tanti Sox, ad essere passato in pinstripes, eppure è già  uno dei più odiati.

Nonostante il clamore della firma dell'ormai ex Johnny Jesus, l'affare non danneggerà  i Red Sox quanto potrebbe sembrare a prima vista. A pensarci bene non è troppo strano che Steinbrenner e Cashman abbiano puntato su Damon offrendogli un contratto, diciamolo francamente, esagerato.

L'aspetto pratico

Gli Yankees nel 2005 hanno palesato un buco pauroso nel ruolo di esterno centro. Hanno provato svariate soluzioni, ma nè Bernie Williams, ormai decisamente oltre la data di scadenza, nè Hideki Matsui hanno offerto le necessarie garanzie. Non parliamo neanche degli altri. Quale migliore occasione quella di firmare Damon? Johnny giocherà  al centro, batterà  leadoff, consentendo a Jeter di tornare nella più congeniale posizione numero due del lineup, e soprattutto farà  ingoiare l'ennesimo boccone amaro ai tifosi dei Sox.

Almeno questo è ciò che pensa l'organizzazione della Grande Mela. In realtà  ci sono tantissimi motivi per cui i tifosi del calzino rosso non solo non devono fasciarsi la testa, ma devono essere contenti che il front office non abbia gettato via una quantità  ridicola di soldi su un giocatore che negli anni a venire non potrà  di sicuro ripagarli interamente.

Insomma, la frenesia da rivalità  è stata ben gestita, ed al contrario degli Yankees, in affanno per coprire la loro unica lacuna nel campo, i Red Sox hanno deciso di agire con la testa, lasciando andare un giocatore sostituibile, senza giocare al rialzo bloccando una cospicua parte del loro payroll per gli anni a venire.

Chi è Johnny Damon

Ma andiamo per gradi e ripercorriamo innanzitutto la carriera di Johnny Damon. Il ragazzo del Kansas ha debuttato nel 1995, nelle file dei Royals. Il suo è stato un crescendo rossiniano, migliorando tutte le sue cifre offensive anno dopo anno, fino al trasferimento ad Oakland, teatro di una stagione a dir poco negativa, nel 2000. Ma è nel 2001, all'età  di 28 anni, con l'acquisizione da parte dei Sox, che comincia la parte significativa della sua carriera.

Johnny non fatica a diventare un idolo dei tifosi. In breve tempo riesce a tirare su le proprie cifre offensive. In 4 anni nei Red Sox batterà  complessivamente con una media di .295, decisamente ragguardevole. Ma è la sua personalità  che colpisce. Nel corso degli anni emerge come leader carismatico del dugout. La sua barba ed i suoi capelli diventano la bandiera di Boston, contrapponendosi allo stile perfettino degli Yankees, i quali obbligano costantemente i propri giocatori (non ultimo il "selvaggio" Jason Giambi) a coprire i propri tatuaggi, a tagliarsi i capelli ed avere la propria barba curata.

In particolare nel 2004 Damon sforna uno dei turni di battuta più importanti della storia di Boston. Nel secondo inning di gara-7 della ALCS, allo Yankee Stadium, con basi cariche, Joe Torre sostituisce Kevin Brown con Javier Vazquez. Le menti di tutti i tifosi di ambo le parti tornano all'anno prima, quando in una situazione analoga Mike Mussina entrò, spegnendo letteralmente il fuoco sacro dei Sox, prima che Grady Little rovinasse tutto tenendo dentro un Pedro Martinez cotto. Ebbene, Johnny al primo lancio di Vazquez ha cancellato tutti quei timori: Grande Slam e maledizione spezzata. In quel momento si è capito che nulla avrebbe potuto frenare i Red Sox da lì alla storia.

L'offseason 2005

La storia d'amore sembrava interminabile. Dichiarazioni di fedeltà  eterna, una particina nel film celebrativo "Fever Pitch", il libro "Idiot". Ma il Dio Denaro ha fatto un'altra vittima. E ciò che in effetti da' più fastidio sia ai tifosi dei Red Sox, sia agli osservatori neutrali, non è tanto la firma di per sè. Non è neanche il passaggio dall'altra parte della barricata, nè il contratto gonfiato, nè la presunta insostituibilità  di Damon. E' il tradimento, la bugia, la menzogna, la pugnalata alle spalle dello stesso giocatore.

Gli Yankees hanno perseguito il free agent che ritenevano soddisfacesse meglio di altri le proprie necessità , ed hanno fatto un'offerta dal loro punto di vista congrua. Scott Boras, l'agente, è riuscito a far salire il prezzo ed a strappare 52 milioni per 4 anni (in origine ne voleva 90 per 7 anni). Ma Damon ha tradito tutti: i suoi tifosi, i suoi ideali, sè stesso.

Non è storia di 10 anni fa, ma bensì di metà  stagione. Damon ha dichiarato a maggio che, avendo ottenuto tutto ciò che voleva dalla carriera, stava addirittura contemplando la possibilità  del ritiro. Non era interessato assolutamente ai soldi, e voleva finire la carriera a Boston, a patto di avere almeno 4 anni di contratto.

Per la cronaca, i Red Sox hanno offerto un più che soddisfacente contratto da 40 milioni per 4 anni, rifiutato. Nella stessa intervista Damon dice anche che mai, per alcun motivo, sarebbe andato agli Yankees, nonostante sapesse che l'avrebbero ricercato strenuamente durante l'offseason. E tutto questo perchè? Perchè i soldi per lui non hanno (avrebbero) alcuna importanza.

Ed allora eccoci qui, qualche mese dopo, a discutere le sue dichiarazioni. Ha firmato per New York per 3 milioni di dollari in più all'anno (da tassare, quindi effettivamente meno di 3). La lunghezza dell'offerta di Boston (l'unica teorica discriminante) era quella auspicata, ed è questo ciò che fa rabbia: nessuno aveva chiesto a Damon quelle dichiarazioni d'amore spontaneo.

Tutti avrebbero capito se avesse firmato in cambio di qualche anno in più di contratto, o se avesse richiesto garanzie tecniche che magari a suo avviso Boston non era in grado di fornire. Tutto sommato questo sarà  il suo ultimo grande contratto, ed era anche legittimo che cercasse i dollaroni. I tifosi avrebbero anche capito se avesse in qualche modo preannunciato la propria scelta spiegando come il lato economico avesse la sua importanza. E' normale perseguire un cospicuo guadagno in dollari. Se non fosse che aveva detto che non gli interessassero per niente.

Si è dimostrato un bugiardo, un falso, uno che svende tutto quanto per cui ha vissuto negli ultimi 4 anni, come se stesse bevendo un bicchier d'acqua. Dopo tante dichiarazioni di fedeltà , si è subito precipitato a tagliare barba e capelli per posare come il classico pinstriper dal sorriso di plastica. Ha mostrato di non voler rimanere nel New England.

Quando uno vuole restare, fa come Jason Varitek l'anno scorso: lo dichiara, evita di ascoltare le offerte degli altri, e firma un contratto congruo (40/4), sebbene al di sotto dei suoi potenziali guadagni, e sebbene il suo agente (sempre Boras, e chi sennò?) gli suggerisca di sondare il mercato per mettere su una vera asta.

Damon invece aveva così poca voglia di rimanere che al management dei Red Sox non ha neanche chiesto di pareggiare l'offerta newyorkese, ma chiedendo anzi di rilanciare ai livelli di una presunta, teorica, altra squadra dell'American League, che aveva offerto 65 milioni per 5 anni. Il fatto che infine abbia accettato 52/4 da NY significa quindi che: o ha accettato di fare un sacrificio economico per vestire le pinstripes, o quell'offerta non è mai esistita ed ha solo cercato di prendere i Sox per la collottola. Vergogna comunque.

Il lato tecnico

Ma passiamo a parlare degli aspetti meramente tecnici della faccenda. A parer mio i Red Sox hanno fatto benissimo a non strapagarlo come gli Yankees. A Boston hanno un bilancio sui 130-140 milioni di dollari sul payroll annuale, ed era impensabile bloccarne il 10% per i prossimi 4 anni su un leadoff/CF oggi 32enne. La posizione di esterno centro è una delle più dispendiose nel gioco del baseball, e Johnny stesso ha dichiarato che entro 2 anni, massimo 3, vorrebbe spostarsi in uno degli angoli per allungare un pò la sua carriera. Già  solo questo diminuirebbe il suo valore.

Inoltre i leadoff devono essere veloci e scattanti, e queste non sono certo qualità  che si affinano con l'età . Insomma, i soldi pagati oggi per un leadoff/CF, tra 3 anni potrebbero andare ad un battitore numero 2 (o addirittura nella parte bassa del lineup)/RF. Non ne vale la pena. Gli Yankees hanno fatto comunque bene a prenderlo perchè coi soldi che hanno possono entrare in una logica che va anno per anno.

Se dovesse andare male, col budget di Steinbrenner, si potrà  tranquillamente far finta di niente tra un anno e buttarsi sui free agent Torii Hunter e Andruw Jones. Boston (e tutte le altre squadre) non possono permettersi di sbagliare nettamente una mossa ad alto rischio e lunga durata.

Damon fra l'altro, al contrario di quanto potrà  dire Boras, è lungi dall'essere il miglior leadoff della lega. Non ha un'altissima OBP, .366 nonostante una media battuta eccellente (.316), ed è solo 42esimo in questa speciale graduatoria tra i giocatori della MLB, addirittura dietro al suo neo-compagno, ed ex-leadoff dei NYY, Derek Jeter (.389).

Ma è scavando a fondo che si trovano delle vere e proprie sorprese. E si scopre che molte delle sue buone cifre Damon le ha messe a referto grazie all'aiuto di Fenway Park, uno degli stadi che più favoriscono i battitori. Lo Yankee stadium è molto più neutrale di Fenway, e pertanto andando a curiosare tra gli splits si nota che Damon, fuori casa, nel 2005 ha battuto .298, con una OBP di .342, che lo fa crollare letteralmente in 81esima posizione! Ossia addirittura peggio del suo potenziale sostituto Coco Crisp.

Johnny inoltre ha sviluppato la cattiva abitudine, negli ultimi anni, di far scendere notevolmente le proprie cifre successivamente all'All Star Game. Nella seconda parte della stagione le sue cifre globali sono .282/.343. Fuori casa diventano addirittura imbarazzanti: .272/.328, che, se replicate allo Yankee Stadium nel corso di un paio di mesi, unite al background che si porta dietro e che non lo fa diventare certo uno dei preferiti dei tifosi, probabilmente lo spingerebbero nell'occhio del ciclone della contestazione.

Uno dei lati positivi di Damon, rispetto alla maggioranza dei leadoff, era sicuramente la capacità  di portare a casa i punti. Ben 94 i suoi RBI nel 2004, scesi però a 75 nel 2005. Un altra grande sua qualità  era quella di saperla buttare fuori: l'ha fatto 20 volte nella stagione 2004 (con 2 bombe supplementari nel famoso game-7 dell'ALCS nel Bronx), ma solo 10 nel 2005, a fronte di un numero identico di battute da extra-base.

Ruba meno ogni anno che passa, dal 2002: 31-30-19-18, e rispetto agli anni scorsi, pur mantenendo più o meno lo stesso numero di strikeout (sempre intorno ai 70 a stagione, 69 nel 2005), ha abbassato drasticamente il numero di basi su ball (76 nel 2004, 53 nel 2005). Insomma le sue cifre sono in netto calo rispetto agli anni precedenti.

Per essere più precisi nel 2005, rispetto al 2004, ha segnato meno punti, ha avuto meno basi su ball, una più bassa slugging average, meno fuoricampo, un'inferiore OBP, meno rubate ed ha persino commesso un errore di più in difesa (6 contro 5, dopo i 2 complessivi nel biennio precedente). L'unica cosa migliorata è stata la media battuta, da .304 a .316, ma anch'essa è scesa nel corso dell'annata stessa.

Damon è un giocatore che inizia a sentire il peso dell'età , e questo è evidente. Il suo declino è cominciato, e sta iniziando anche ad avere qualche problemino fisico (alla spalla per essere più precisi), proprio lui che per anni non è mai andato sulla disabled list.

Che significa comunque tutto ciò? Non certo che gli Yankees abbiano sbagliato l'acquisto. Sicuramente Damon copre molto territorio, ed è un discreto difensore, anche se non spettacolare. Ha un braccio estremamente debole, ma si può sopravvivere a qualche doppio che diventa triplo o a qualche giocatore in più che arriva in terza dalla prima su un singolo di un compagno.

Il suo teorico valore aggiunto è offensivo, e tutto sommato nel 2006, e forse anche nel 2007, magari riuscirà  a mettere su cifre accettabili. Forse, stimolato dal nuovo ambiente e dalla nuova sfida, riuscirà  a tenere in piedi le cifre del suo periodo a Fenway (che in sostanza significa migliorare nettamente, considerando la morfologia del suo nuovo stadio).

Magari, miracolosamente ispirato, riuscirà  persino a gonfiarle ulteriormente nel prossimo anno o due. Ma questo è un affare che andrà  valutato a settembre 2009, non certo a maggio o giugno 2006. E per allora verrà  quasi certamente dimostrato che i Red Sox hanno fatto bene a non pareggiare l'offerta degli Yankees. Damon non vale quei soldi.

Conclusione

Ma chi vince in questo trasferimento? I Red Sox hanno fatto bene a non sprecare tutti quei soldi, perchè tra due o tre anni non varrà  più quello stipendio, non nei ruoli per i quali viene pagato. Gli Yankees hanno fatto bene a prenderlo, perchè copre la loro unica lacuna nel campo, e per loro i soldi non sono assolutamente un problema. Avrebbero potuto dargliene 70 per 4 anni, non sarebbe cambiato niente.

Damon invece, secondo me, ha fatto male. Ha barattato l'amore dei fan e la sua immagine per trasferirsi in un posto che non lo amerà , mai quanto Fenway. Per anni è stato il simbolo del nemico giurato, già  lo odiano. Nella migliore delle ipotesi, se dovesse rendere al massimo, sarà  rispettato, ma certo non idolatrato. Ha solo da perderci dal punto di vista tecnico, allontanandosi anche dalla protezione del suo ex-stadio. Dal punto di vista dell'immagine, si è autodistrutto. E tutto questo per una ragione venale, per 3 miseri milioni l'anno.

Addio Johnny, non mancherai a nessuno.

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