A due passi dal paradiso

Scott Podsednik abbracciato dai compagni: è lui l'eroe di giornata!

I Chicago White Sox quasi vedono il traguardo.
D'accordo c'è quella trasferta in Texas da sistemare…
Ma se nientemeno che Scott Podsednik batte un "fuoricampo-tutti-a-casa!" significa davvero che dopo 88 anni i pianeti sono allineati correttamente, che the "Sox shock" sta per avverarsi, che questa squadra basata su lanciatori e velocità  è pronta a riportare nel South Side quel titolo che manca dal 1917.

Ma che cosa ha fatto Podsednik?
In 101 anni di Serie Mondiali, per la prima volta battitore con ZERO home runs durante la stagione regolare ne batte uno vincente in una partita delle finali. Ce n'erano stati 13 fino ad ieri di home run vincenti in una partita delle Serie Mondiali; gente come Mickey Mantle, Carlton Fisk, Kirk Gibson, Mark McGwire, Kirby Puckett, Joe Carter, Derek Jeter.

Ora c'è anche lui in quella illustre lista: Scott Podsednik, non certo uno slugger, ma il tipico leadoff hitter. Colui che va in base, in qualunque modo, ruba la seconda (59 basi rubate quest'anno) se possibile e viene spedito a casa dai vari Paul Konerko o Joe Crede di turno. Ma questa volta Podsednik ha fatto tutto da solo. Lui stesso ha detto: "Quando ho visto Paul (Konerko) battere il grande slam ho pensato a che sensazione si possa provare a battere una pallina vincente sulle tribune?". Gli è bastato aspettare poco più di mezz'ora ed ecco che la ha provata lui quella sensazione. "Incredibile, indescrivibile" non ha saputo usare altri termini per descriverla.

D'altra parte Podsednik si è abituato a battere fuoricampo "imprevisti" nella postseason, infatti ne ha battuto uno molto importante contro i Red Sox nel primo turno dei playoffs. Ma l'home run battuto contro il supercloser di Houston Brad Lidge in Gara 2 è molto pesante. Potrebbe aver definitivamente spinto il momentum della serie verso gli White Sox. Chicago ora è infatti 9-1 nella postseason ed ha vinto 14 delle ultime 15. Ma oltre ai numeri c'è quel senso di invincibilità , di fiducia, di "trovare comunque un modo di vincere". Non è la stessa invincibilità  che ebbero per 8 gare di fila i Red Sox lo scorso anno, ma è lo stesso molto efficace. Se gli "idiots" del 2004 sembrava quasi che fossero assenti nelle loro imprese, questi White Sox sono come il loro manager, Ozzie Guillen, ben presenti e pieni di energia. Pieni di energia, veloci, scaricano l'adrenalina correndo sulle basi.

La situazione è infatti diversa. I Red Sox dello scorso anno non potevano permettersi di pensare al passato, a tutti quei fallimenti, a tutte quelle cadute proprio all'ultimo giro. Questi White Sox di fallimenti non ne hanno da ricordare, non c'è il disappunto di sconfitte sul filo di lana sul quale rimuginare, loro alle Serie Mondiali proprio non ci andavano mai o quasi (l'ultima volta fu nel 1959). Sono tranquilli. Una squadra che mostra fiducia, che non soffre la pressione, che non sembra aver paura o preoccupazioni di sorta. E lo sottolineano bene i giornali di Chicago. E che sconvolge gli avversari con la puntualità  delle sue valide.

La fiducia ovviamente viene anche dal parco lanciatori. Jose Contreras, Mark Buehrle, Freddie Garcia e Jon Garland hanno un record combinato di 8-1 con 3.11 di ERA e ben 78 inning lanciati.
Con una rotazione del genere per gli avversari è molto difficile. Se poi nel bullpen ci sono Neal Cotts, ma soprattutto c'è Bobby Jenks, veloce da 98-101 miglia all'ora, che entra e chiude la porta prepotentemente la cose si fanno davvero difficili. Come mai era avvenuto in passato nelle Serie Mondiali poi tre battitori sono andati strike out con il potenziale punto del pareggio in base dopo il settimo inning. Diciamo che Houston ha saputo sprecare un'opportunità  praticamente impossibile da sprecare.

E sulla stampa texana non si è neppure troppo cattivi con gli Astros. Forse la gioia di aver raggiunto la prima finale ha un po' raddolcito le penne degli scribi. C'è più la preoccupazione, la coscienza forse, che questa squadra ha raggiunto il limite. Fisico e psicologico.

Sembra quindi destino. Anche gli arbitri hanno dato il loro (minimo) contributo come la chiamata sul colpito-non colpito di Jermaine Dye. Che certo ha regalato la base ma poi gli White Sox hanno saputo approfittare. Oltre alle ormai famose chiamate fortunate contro gli Angels. Ma sarebbe ingiusto rimarcare troppo questi episodi.

Per gli Astros ora si fa davvero difficile. La franchigia fondata nel 1962, anno di nascita di Roger Clemens (quale soprannome migliore di "Rocket" nella Houston delle missioni spaziali!), che è finalmente approdata alla Serie Mondiali si trova sotto 2-0 e vincere Gara-3 diventa fondamentale. Le rimonte da 0-3 in una serie di playoffs non avvengono tutti gli anni. L'anno scorso fu l'eccezione che confermò la regola.

Ci sono poi l'infortunio di Clemens (tornerà  a lanciare nella serie?) e la situazione psicologica di Lidge (saprà  dimenticare l'home run di Pujols ma soprattutto quello di Podsednik?). Ha lanciato troppo? È stato utilizzato in 7 delle prime 9 partite di playoffs di Houston, a causa di molte partite "strette". Non sembra aver più lo stesso controllo della slider e la veloce è sulle 95 miglia all'ora contro le 97 della stagione regolare. E domenica sera è stata una veloce troppo in mezzo al piatto che Podsednik ha spedito fuoricampo.

Come saranno allineati gli astri martedì sera?

La risposta sta nelle mani di Roy Oswalt, chiamato a partire in quella che potrebbe essere la partita che segnerà  l'inizio della fine della stagione di Houston. O forse l'inizio della rimonta.

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