Quale futuro attende Detroit?

Nuova avventura per coach Brown…riuscirà  a portare i Pistons alla conquista del titolo?!

Questo pezzo sui Detroit Pistons doveva nascere sotto una luce differente.

Infatti avrei dovuto parlarvi della buona stagione disputata dai ragazzi di coach Carlisle capaci di ottenere ben 50 successi in stagione regolare e di vincere il titolo della Eastern Conference.

Poi saremmo passati ai play-off dove, pur tra tante difficoltà  e serie tirate, i Pistons sono arrivati ad una finale di Conference che li ha visti arrendersi, dopo 4 gare "alla morte", ai Nets.

Per alcuni versi l'annata è stata poi veramente entusiasmante: una difesa fortissima, forse la prima della Lega, un attacco che pur tra mille dubbi aveva trovato la propria strada ed un nucleo compatto capace di rendere al di là  del proprio reale valore.

Inoltre un giocatore come Ben Wallace in grado di spostare gli equilibri di una gara in difesa ed a rimbalzo, una giovane promessa come Richard Hamilton che, all'esordio con la nuova maglia, aveva giocato una buona pallacanestro così come il suo compagno di reparto Billups che pareva aver trovato la giusta dimensione alla guida della squadra.

Il tutto farcito da tanti specialisti affidabili come Robinson, Williamson, Curry e Barry più due giovani che tanto bene avevano figurato come Okur e Prince. Dopo due anni il lavoro del nuovo allenatore iniziava a dare i suoi frutti ed il gruppo sembrava rispondere bene, tanto carattere, disciplina, sacrificio al servizio della squadra in barba alle mille voci che vedevano Detroit come una chimera.

In tante altre situazioni poi, il fatto di essere stati spazzati via 4 a 0 in una finale di Conference, non sarebbe stato digerito tanto facilmente, ma qui si cercava di dare maggior credito a quanto di buono prodotto strizzando magari l'occhio ad eventuali miglioramenti.

Successivamente era arrivata la buona notizia del draft. Retaggio di un'operazione del '97 (scambiato Otis Thorpe per una prima scelta degli allora Vancouver Grizzlies) i Pistons avevano la seconda scelta assoluta e la concreta possibilità  di scegliere un elemento in grado di incidere sul futuro della franchigia.

Insomma tanti buoni motivi per essere felici e continuare su questa strada. Ma evidentemente così non è parso "opportuno" al management che venerdì 30 maggio ha sollevato dall'incarico coach Carlisle ufficializzando, lunedì 2 giugno, l'arrivo di Larry Brown.

Adesso però urgono alcune puntualizzazioni: ovvio che tutto ciò non cancella quanto di buono fatto a Detroit nell'ultimo anno, il GM Dumars ha ringraziato il vecchio allenatore per quanto dato e lo stesso ha lasciato il suo incarico senza polemiche, ricambiando anzi stima ed auguri per il futuro. Allora cosa è successo nella città  del Michigan??

Pare che a sancire il divorzio tra società  ed allenatore ci siano state diverse motivazioni di vario ordine. Da una parte i dissapori sono nati quando, a fine annata, Carlisle ha chiesto un adeguamento ed allungamento contrattuale all'owner Davidson, reclamando anche maggior voce al capitolo giocatori.

E qui si innesta un altro discorso riguardante la valutazione di alcuni elementi e della loro stagione: il coach voleva puntellare il roster con alcuni innesti di peso (specie in fase offensiva) senza però stravolgere l'ossatura e la sua impostazione,

Dumars invece non riteneva soddisfacente l'apporto di alcuni e premeva per una "mezza rivoluzione" che portasse maggior talento (ed un nuovo leader). Tutti e due miravano al potenziamento della squadra (da erigere attorno a Wallace), ma le strade per arrivarci erano diverse.

Infine tra i due la discussione si è spostata sul nome da scegliere al draft: la società  (e soprattutto il GM) puntava sul giovane lungo serbo Darko Milicic un prospetto su cui lavorare, ma che sarebbe potuto diventare una grande star per Detroit, il coaching staff voleva un elemento in grado di incidere da subito portando attacco e punti e questo era stato individuato in Carmelo Anthony di Syracuse.

Ma la vera svolta c'è stata quando Larry Brown ha lasciato la panchina dei 76ers; lì Dumars ha deciso di fare il salto mortale, mandare via un grande allenatore per prendere, al suo posto, uno dei migliori di sempre, uno che avrebbe aiutato la squadra a fare l'ultimo passo, quello per il titolo.

Così alla conferenza stampa al Palace di Auburn Hill c'erano grandi sorrisi, Brown si diceva entusiasta di allenare i Pistons (per 25 mln di $ in 5 anni), Dumars aveva fatto un gran colpo accaparrandosi il pezzo più pregiato del mercato allenatori e Davidson, malgrado l'esborso, era convinto di poter rivincere, a breve, l'anello.

Anche a Rick Carlisle alla fine è andata bene (e comunque non è che i suoi rapporti con Dumars siano oggi pessimi), in questi due anni ha visto salire le proprie quotazioni ed ora si può guardare attorno alla ricerca di una buona sistemazione (si parla di Portland con Cheeks a Phila o Washington).

Ora non resta che analizzare gli scenari che si aprono in Michigan: se inizialmente pareva certa la scelta al draft di Milicic, di cui Brown si era detto colpito per le doti del ragazzo e voglioso di "plasmarlo" fino a farne una stella (certo sono orami leggendarie le infatuazioni del coach per alcuni giocatori salvo poi cambiar idea), ora da Detoit giungono voci dissonanti.

Pare infatti che Brown gradirebbe maggiormente un realizzatore come Anthony, più pronto da subito e forse anche migliore del serbo in prospettiva futura, ma anche che abbia ventilato l'ipotesi di cedere il pick n.2 (e qualche elemento) per arrivare ad una super star (si parla di Iverson, ma per ora si tratta di fantasie al limite del fanta-mercato).

Il roster attuale è comunque sotto analisi, sul mercato i vari Williamson (anche se piace al nuovo allenatore), Barry, Rebraca e Atkins, sotto esame la situazione di Hamilton che non sembra poter essere un leader per la squadra (è in scadenza la prossima estate ed in cerca di un contratto importante, e poi è l'unico giocatore sacrificabile veramente appetibile).

Per quanto concerne il mercato diverse voci si rincorrono, pare che interessi Coleman, si sia fatto avanti Howard (che a Michigan ha fatto il college e verrebbe per una "mid-level exception") e non dispiacciono Brand e Maggette. Comunque rimangono solo voci e vanno ben interpretate, la sola cosa certa è che i Pistons sono vigili alla ricerca di un eventuale colpo e non disdegnerebbero un realizzatore coi fiocchi.

L'unica certezza è che a Detroit si è approntata una mezza rivoluzione, si è deciso di accelerare rispetto ai piani programmati ed il prossimo obiettivo è la caccia al titolo. Vedremo dove porteranno queste scelte, non resta che attendere una nuova entusiasmante stagione a Detroit.

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